Il mondo è grande ma è anche piccolo. Nulla di strano che ci si ritrovi a frugare sugli stessi scaffali. Può persino capitare che un certo Antoine Dufour vada a mettere le mani in cassetti in cui noi abbiamo già rovistato. E scusate se è poco. Nel numero di settembre dello scorso anno ci eravamo occupati infatti di un curioso preamplificatore buffer prodotto da una piccola azienda statunitense e denominato X5, che ci aveva favorevolmente colpito per caratteristiche costruttive originali e per qualità in termini di resa sonora. Dopo un anno torniamo sull’argomento, richiamando velocemente quanto già scritto e rimandando i lettori a quella recensione.
La Archangel Electronics è una piccola ditta di Patterson, Georgia, che si occupa prevalentemente di sistemi di preamplificazione per strumenti acustici. L’ingegner Willie K. Smith ci aveva promesso una futura evoluzione del suo progetto e i fatti dimostrano che si tratta di persona di parola. Ciò che abbiamo di fronte questa volta è un’intera linea di prodotti nati dall’implementazione dell’idea iniziale, perfezionata e differenziata in quanto a caratteristiche e funzioni. Tre piccoli preamplificatori denominati X4, X5 e X7, ognuno dei quali riprende e completa le caratteristiche del modello già recensito. Come quest’ultimo, tutti e tre si prestano all’utilizzo con svariati sistemi, pur essendo pensati in modo particolare per i trasduttori multipli sottosella (SBTs); la casa dichiara infatti di aver lavorato in combinazione con il Prestige 330 della JJB e con il nuovissimo Elevation EV1.3 della BGM Electronics, di cui ci occuperemo prossimamente su queste pagine.
La linea nasce da una riprogettazione della circuiteria e dell’alimentazione elettrica, che la Archangel definisce “Generazione 6”, capace di fornire una migliore resa in termini di pulizia di suono e di resistenza alla distorsione. Questa volta il prodotto si discosta un poco, ma soltanto un poco, dai canoni tipicamente “artigianali” del modello precedente. Identico box in alluminio ma niente più “top” in legno, sostituito da una graziosa decalcomania che del legno riproduce in qualche modo fattezze e venature e sulla quale, rispetto al minimalismo di partenza, troviamo questa volta precise indicazioni circa la funzione dei comandi, l’ubicazione degli ingressi e delle uscite. Più tradizionale, forse, ma un poco di chiarezza non guasta.
L’X4 e l’X5 sono con tutta evidenza prodotti “gemelli”. Entrambi offrono un unico ingresso e un’uscita sbilanciata da 1/4“ posizionati nella parte superiore del box, mentre lateralmente si trova la presa per un eventuale alimentatore esterno, non fornito. Le unità si attivano all’inserimento del jack in ingresso e il loro funzionamento è segnalato da una doppia retroilluminazione dei comandi, blu e verde acqua.
I due preamplificatori sono spinti da una pila da 9 volt, la cui durata dichiarata è di circa 180 ore. Non male davvero, visto che l’accesso alla batteria si ottiene rimuovendo le 4 viti che bloccano la base del box. Nulla di strano, in fondo si tratta di una soluzione adottata anche da altre rinomate case concorrenti. A tale proposito, come nel modello esaminato in precedenza, la Archangel sembra prediligere la possibilità di fornire una certa flessibilità nel settaggio, imponendo però al musicista uno sforzo iniziale nel definire i parametri di utilizzo del prodotto. Accendendo al vano interno delle due unità si può infatti agire su un piccolo trimmer di regolazione del gain e selezionare inoltre la funzione del robusto fooswitch in modalità mute o, se si preferisce, standby. Particolare non trascurabile, a differenza del fratellino minore, l’X5 offre anche la possibilità di definire l’impedenza in ingresso (fissa a 1 Mohm sull’X4) e attraverso un facile settaggio interno si può scegliere tra gli 1 e gli 11 Mohm, a seconda del tipo di trasduttore che equipaggia il nostro strumento.
I due preamplificatori sono dotati di robusti potenziometri in alluminio tornito. Il più grande è il controllo di volume dell’unità; un secondo comando, più piccolo, presenta la dicitura resonance e lavora fondamentalmente come un notch filter in grado di controllare l’insorgenza di feedback o comunque di risonanze indesiderate, agendo con dei tagli di frequenza un po’ particolari, che esamineremo nel dettaglio trattando le caratteristiche del “fratello” maggiore della linea. In aggiunta, sull’X5 troviamo un terzo potenziometro, affiancato a quello del notch, che offre una regolazione di presenza. Apprezziamo in modo particolare la funzionalità dei comandi a 41 microscatti, soluzione che fornisce la possibilità di una regolazione minuziosa e che preserva il settaggio ottenuto da eventuali manomissioni fortuite.
Le due scatoline sono dunque nel complesso molto simili, con qualche dettaglio che rende l’X5 un oggetto caratterizzato forse da una maggiore flessibilità di utilizzo.
Discorso molto diverso invece per il fratello maggiore, l’X7, un prodotto che per caratteristiche e funzioni va a collocarsi in un campo in cui la concorrenza è quasi spietata. Anche e soprattutto in un questo caso, quelli dell’Archangel hanno optato per soluzioni originali, nel tentativo di distinguersi e di offrire alcune soluzioni intelligenti e innovative.
L’X7 è un’unità molto più completa e flessibile. Il tradizionale ingresso jack da 1/4“ è affiancato questa volta da ben tre uscite. L’Aux out è un’uscita diretta sbilanciata, dotata di un proprio controllo di volume, concepita per il monitoraggio da palco e per registrazioni di alta qualità. Il segnale bypassa tutto lo stadio di equalizzazione ed è lecito aspettarsi dunque che venga restituito in modo molto fedele. Particolarmente intrigante appare la possibilità di utilizzare quest’uscita in combinazione con quella XLR al fine di trattare i due segnali in modi differenti (applicando ad esempio compressione e riverbero in modo separato) e sperimentare pertanto diverse soluzioni sonore. Il footswitch in mute attiva l’uscita tuner, espressamente dedicata all’accordatore. Essa risulta completamente isolata dal resto della circuitazione; il segnale viene pertanto processato separatamente da un particolare filtro subsonico per basse frequenze, al fine di ottenere un’accordatura più accurata, senza false oscillazioni. L’uscita XLR è invece una vera uscita bilanciata a bassa impedenza con un controllo di volume dedicato; in questo caso il suono viene processato da una vera e propria sezione di equalizzazione, che rappresenta forse la caratteristica più originale dell’oggetto nonché il vanto della casa produttrice. L’X7 è infatti dotato di un equalizzatore isometrico a tre bande, ognuna delle quali offre un incremento di 26dB e un taglio di 15dB. L’aspetto più innovativo è rappresentato dal fatto che ogni banda di equalizzazione lavora con un proprio filtro e pertanto in modo indipendente. Questo fa sì che le regolazioni di alti, medi e bassi non interferiscano tra loro nei valori limite, cosa che si riscontra abitualmente in prodotti analoghi. Ma le novità non si esauriscono qui. In omaggio al cliché del “set and forget” a cui accennavamo poc’anzi, rimuovendo la placca inferiore del box e accedendo al suo interno, si ha la possibilità non solo di settare al meglio il gain con il solito piccolo trimmer, ma di agire su una sezione di sei piccoli switches e di attivare quella che la casa definisce “eliminazione armonica del feedback” (HFE). Il potenziometro dei medi è dotato infatti di una doppia funzione, selezionabile attraverso gli switches interni. Settando gli switches 1 e 2 in posizione ON e quelli 3 e 4 in posizione OFF, la manopola di controllo delle frequenze medie si trasforma in un vero e proprio comando antifeedback . La regolazione sulla frequenza dei 237Hz cattura ed elimina la prima armonica della fondamentale emessa tra i 95 e i 110 Hz, che è la principale responsabile dell’innesco del feedback soprattutto con sistemi di amplificazione di tipo piezoelettrico. Il tutto avviene mantenendo inalterata la nota fondamentale e preservando pertanto l’integrità dei bassi. Posizionando gli switches al contrario, il potenziometro torna alla sua tradizionale funzione di controllo delle frequenze medie intorno agli 1.5 kHz. Come nel caso dell’X5, attraverso lo switch n. 5 si può commutare l’impedenza in ingresso da 11 MOhm (in posizione OFF) a 1 MOhm (in posizione ON); lo switch n.6 infine agisce sulla regolazione di frequenza del filtro degli alti e attiva un vero e proprio effetto di presenza, utile a schiarire strumenti dalle sonorità un po’ scure come ad esempio le chitarre dal top in laminato.
Completa la dotazione un interruttore che attiva l’alimentazione phantom. Colpisce invece in questo caso l’assenza di una presa per l’alimentazione esterna. Anche qui si tratta di una precisa scelta progettuale: le 2 pile da 9V che alimentano l’unità, con un limite di utilizzo dichiarato di ben 450, garantiscono all’utente un ampio margine di sicurezza riducendo al minimo la tentazione di accedere all’interno del preamplificatore. Insomma, si apre, si sistema il tutto, si richiude e ci si mette l’anima in pace.
LA PROVA
Colleghiamo all’SR Jam una piccola Orchestra Model equipaggiata con un JJB 330 e diamo inizio alle danze. La memoria non tradisce: quello che arriva dai piccoli X4 e X5 è un suono cristallino, aereo, dalla timbrica asciutta, secca, scavata tipica dello strumento. Quale che sia l’equalizzazione predefinita impiegata dalla casa, i due piccoli sistemi riescono a riprodurre fedelmente il suono della chitarra. Si avverte molto “spazio” intorno alle singole note, tutte rotonde e ben definite, lontane mille miglia dalla plasticosità dei sistemi piezo e semmai prossime a un certo effetto microfonico. Il suono è “quello che è” e qualsiasi ulteriore equalizzazione finirebbe in qualche modo per rimodellare ed inevitabilmente alterare la timbrica originaria. Forziamo i volumi (anche attraverso un sensibile incremento del gain interno degli apparecchi) e rileviamo immediatamente l’azione del controllo resonator che “depotenzia” il boominess di alcune frequenze basse, senza però stravolgere i volumi e dunque l’equilibrio dell’insieme. La timbrica si ispessisce o si asciuga a seconda della regolazione, ma l’impressione è sempre quella di un’estrema naturalezza; un accenno di feedback viene immediatamente individuato e neutralizzato, il tutto senza massacrare la voce della nostro strumento. Tutt’altro che marginale appare la regolazione presence in dotazione all’X5; la chiusura progressiva del potenziometro scurisce sensibilmente il suono con un accenno di decremento di volume, l’azione inversa rende invece la timbrica molto più chiara, aperta e intellegibile. Ovviamente è sempre bene non esagerare, ma anche in questo caso l’impressione di fondo è che si tratti di interventi capaci di modificare il nostro suono senza stravolgerne le caratteristiche. In genere, è proprio questo il tratto che distingue i prodotti di qualità.
Passiamo la palla al fratello maggiore X7, curiosi di sperimentare le promesse della casa produttrice. Come in precedenza, manteniamo l’impedenza in ingresso a 1Mhom e questa volta lasciamo inalterata la regolazione del gain. Tiriamo su il volume dedicato e l’uscita AUX regala lo stesso bel suono ancora nelle nostre orecchie. Armati di un cavo cannon-cannon connettiamo l’apparecchio all’ingresso bilanciato dell’ampli. Il suono restituito dall’uscita XLR questa volta è sensibilmente diverso, molto naturale ma in qualche modo più influenzato dalla sezione di equalizzazione rispetto a quello nudo e crudo dell’uscita sbilanciata. Anche in questo caso però, non si avverte alcun desiderio di stravolgere un timbro che appare nel complesso naturale e credibile. I comandi di equalizzazione intervengono in modo sensibile ma piacevolmente graduale giustificando appieno la scelta dei microscatti di regolazione. Proviamo a spingere leggermente le frequenze basse e a ispessire il suono, tenendo contemporaneamente a freno le frequenze alte di una chitarra già brillante di suo. Ancora una volta, la variazione timbrica avviene all’interno di sonorità che conservano inalterata la fisicità di un suono acustico naturale. Forse per questo reputiamo valido ma sostanzialmente superfluo mantenere il potenziometro dei medi sulla funzione tradizionale e “switchiamo” il tutto sulla funzione anti-feedback, ritrovandoci alle prese con lo stesso effetto sperimentato col comando resonance dei modelli X4 e X5. Oltre alla tranquillità nel disporre di un controllo anti larsen, anche in questo caso registriamo lievi ma significative variazioni timbriche sulla gamma dei medio – bassi, che modificano in maniera sensibile ma sempre discreta e credibile alcuni caratteri del suono. La vera sorpresa ci attende però nel momento in cui ci concediamo una “doppia mandata” e facciamo lavorare contemporaneamente il segnale proveniente dalle due uscite su due diversi canali dell’ampli. Pur con le ovvie differenze di volume, parzialmente compensate dai comandi onboard, il suono si arricchisce di una meravigliosa naturalezza; le note acquistano un “respiro” che per un attimo ci dona l’illusione di lavorare non più con un semplice trasduttore passivo a pastiglie ma con un vero e proprio sistema doppio; l’uscita XLR garantisce corpo e attacco mentre quella AUX regala spazialità, definizione e naturalezza, quasi una spruzzata di suono microfonico. Davvero molto bello. Sarà forse questo il motivo per cui non sentiamo alcun bisogno di aggiungere ulteriore presenza e riportiamo lo switch n. 6 in posizione OFF; nella configurazione da noi scelta, la brillantezza del suono è infatti facilmente ottenuta giocando sull’incremento e sul decremento del volume dell’uscita ausiliaria, oltre che naturalmente attraverso il comando di equalizzazione degli alti.
In conclusione, non possiamo che esprimere un giudizio ampiamente positivo sui prodotti testati. Quelli dell’Archangel non mancano certo di coraggio nel calarsi nell’agone di una nicchia di mercato decisamente affollata. Le soluzioni adottate non sono semplici vezzi di marketing, ma appaiono intelligentemente pensate per alcune esigenze tipiche del musicista acustico. Un paziente e sapiente lavoro di ricerca, quello del sig. Smith, suffragato oltretutto da una politica decisamente amichevole nei confronti del cliente: i prodotti sono acquistabili direttamente sul sito www.archanhelelectronics.com; i listini validi fino al 1 Luglio parlavano rispettivamente di 99 $ per l’X4, di 129 $ per l’X5 e di 179 $ per l’X7. In attesa di un importatore italiano, è lecito pensare che in nuovi prezzi di vendita non si discosteranno molto da quelli sopra indicati.
Qualità a prezzi “popolari”: un doppio miracolo degno di un arcangelo!
Roberto De Luca
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