Un disco e un libro per riempire i silenzi

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(di Paolo Bonfanti) – La percezione del tempo in questi giorni di pseudoarresti domiciliari è davvero peculiare: non si capisce se non passi mai, o se passi troppo in fretta; non si sa se veramente ne abbiamo tanto in più da dedicare alle cose che non possiamo fare di solito, impegnati in progetti, richieste di concerti, solleciti di pagamenti e tutto il resto che sapete/sappiamo bene; oppure se questo tempo semivuoto passi a velocità impreviste.

Per quel che mi riguarda, a parte qualche diretta Facebook, qualche video per amici che lo richiedono espressamente (in alcuni casi anche club che hanno dovuto forzatamente interrompere l’attività e che in questo modo cercano, come noi d’altronde, di riempire gli spazi e i silenzi), non sto nemmeno leggendo o suonando troppo. È come se una certa apatia si fosse impossessata del mio cervello e delle mie mani. Essendo poi già piuttosto pigro di indole, figuratevi che invito a nozze!

Però ho seguito il suggerimento di Reno, Andrea, Mario e tutta la combriccola di Chitarra Acustica con gioia, anche perché forse scrivere, anche soltanto qualche riga, può essere un modo intelligente di fare i conti con questa situazione e svegliarsi dal torpore (almeno per me).

Allora ho scelto di parlare di un disco e di un libro che ho ascoltato e letto ultimamente, e che mi hanno particolarmente colpito.

Cominciamo con la lettura: Il nostro desiderio è senza nome. Scritti politici. K-punk/1 di Mark Fisher, pubblicato da Minimum Fax all’inizio di quest’anno (ed. or.: K-punk. The Collected and Unpublished Writings of Mark Fisher (2004-2016), Repeater, 2018).

Mark, che ci ha lasciati nel 2017, a soli 48 anni, è stato un musicista (nei D-Generation, una band di Manchester attiva a metà anni ’90), un critico musicale e un sociologo, ma soprattutto l’ideatore-redattore-supervisore del blog K-punk, che ha creato nel 2004. Un blog che è pian piano diventato un punto di riferimento non solo per la critica musicale, ma anche per l’analisi politica e sociologica, per tutti coloro che hanno sempre pensato che ciò che Mark ha definito ‘realismo capitalista’ – e cioè l’idea che il capitalismo sia l’unico tipo di società ed economia possibile – fosse un’idea falsa e imposta dal capitalismo stesso e dalle forze sociali ed economiche che lo sorreggono; e che questa idea si fosse radicata profondamente anche nella mente e nella mentalità di quelli per i quali il capitalismo dovrebbe essere un antagonista da abbattere prima possibile.

I suoi interventi, spesso brevi e taglienti, rivelano profonde e non comuni conoscenze di economia, sociologia, psicologia e arte in generale. Magistrale il capitolo finale “Comunismo acido” – introduzione a un libro che avrebbe dovuto avere lo stesso titolo, ma che non è stato mai completato – con una serie di rimandi tra la fase musicale psichedelica dei Temptations di Psychedelic Shack e le aspettative della cultura alternativa nei primi anni ’70. Non voglio anticiparvi altro e vi lascio alla lettura.

Ed ora il CD: è stato pubblicato nel 2019, si intitola Planet England e i suoi protagonisti sono due tra i più interessanti, geniali, imprevedibili musicisti che la scena rock inglese anni ’80 abbia prodotto: Robyn Hitchcock e Andy Partridge (sì, proprio quello degli XTC). In realtà si tratta di un mini CD di soli quattro brani, ma il concetto che mi piace è proprio questo: poco materiale, ma di enorme densità, e allo stesso tempo assolutamente privo di pesantezza e prosopopea.

Tutto è stato composto, suonato, cantato e mixato dai due da qualche parte a Swindon, pianeta Inghilterra. Al di là di tutte le considerazioni che si possono fare (se vorrete, ascolterete), la cosa che mi preme di più sottolineare è la forza, direi anche l’enorme potenza, che una canzone ben scritta ed equilibrata continua ad avere, sia in valore assoluto che nell’immaginario comune.

È chiaro che l’influenza di chi ha fatto partire tutto a inizio anni ’60 (sì, proprio quei quattro di Liverpool) risulta evidente, ma tutto fa parte della magia. Pochissime cose sono più belle di una bella canzone. Buon ascolto e fatemi sapere.

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