Un Paese a Sei Corde

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In Acustico
In Acustico

(di Patrizia & Mauro Gattoni) – La lunga estate di Un Paese a Sei Corde è iniziata tra i colori del lago d’Orta e di un gruppo di giovani torinesi che credono in un modo originale di fare arte, un modo che mixa musica e pittura.

Dopo la conferenza stampa di Lidia Robba e Domenico Brioschi, arricchita dalla presentazione in anteprima assoluta del CD “Archivio Chitarristico n. 1” del Duo Talete, formato da Sara Collodel e da Francesco Biraghi, la serata del 1 giugno ha visto sul palco del Teatro degli Scalpellini di S. Maurizio d’Opaglio l’originale performance dei Blucordero, al secolo Guglielmo Diana – chitarra, Tobia Rossetti – batteria, Marcello Cavuoto – basso,  Zeno Colangelo – pittore, che hanno incuriosito i presenti, improvvisando musica che si ispirava alla pittura che a sua volta prendeva vita dalle note suonate, per rappresentare a colori vivacissimi un tema suggerito al momento dal pubblico. Tutti col naso all’insù, poi, intrigati dalle pennellate danzanti di Zeno, mentre i musicisti mescolavano generi e influenze, un po’ di jazz e potenza rock, in perfetta armonia coi colpi di colore, come fossero tutti braccia di un unico cervello. Il risultato? Uno spettacolo unico ed irripetibile ed una grande, vivida tela dipinta a colori sgargianti rimasta a brillare in mezzo al palco anche quando, uno dopo l’altro, i suoi creatori se ne sono andati tra gli applausi.

Reno Brandoni
Reno Brandoni

Nel weekend successivo, la rassegna ha voluto rivolgersi ai più piccini presentando due pomeriggi di didattica presso la Ludoteca di Omegna grazie a Davide Mastrangelo e Masella Re che sabato 11 giugno hanno giocato con la musica insieme ai piccoli spettatori, mentre il 12 giugno è toccato a Micki Piperno, coadiuvato da Silvia Battisti D’Amario alla viola e di Alessio Mancini al flauto, intrattenere un bel gruppo di bambini sulla storia della chitarra. Un piccolo primo passo che, si spera, servirà a far crescere nelle nuove generazioni di ascoltatori più consapevoli e, magari, chissà, di grandi chitarristi.

Gavino Loche
Gavino Loche

Sabato 18 giugno, tutti a casa Brioschi per conoscere le nuovissime chitarre Effedot presentate da Gavino Loche, Nazzareno Zacconi e Dario Fornara che, durante tutto il pomeriggio, hanno dimostrato quanto questi nuovi strumenti possano dimostrarsi versatili tra le mani e con gli stili diversissimi di questi chitarristi. A Reno Brandoni, anima e motore di questo nuovo progetto, il compito di chiudere la giornata, presso il Teatro degli Scalpellini di S. Maurizio d’Opaglio, con un concerto nato dalla sua voglia di raccontare la sua storia, per non dimenticare i grandi nomi che ha incontrato e che gli sono stati amici e maestri. Una narrazione inframmezzata dalle sue impeccabili esecuzioni e, qua e là, da piccoli interventi di Dario, Nazzareno e Gavino, fino al finale, in cui tutti i musicisti sono saliti sul palco per un classicissimo Mississippi Blues in cui riunire le diverse caratteristiche musicali di ognuno per farci ascoltare un pezzo di tutto rispetto. Nel mezzo, seduto, gli occhiali calati sul naso, Reno a guidare tutti quanti, come un vecchio maestro di scuola. E che scuola!

Tuoni, fulmini e saette, il 26 giugno, è arrivato lo Schertler & Friends Day! In collaborazione con la manifestazione Ameno Blues, gli amici de Un Paese a Sei Corde hanno organizzato una giornata interamente dedicata alla svizzera Schertler, in occasione del lancio del nuovissimo e innovativo mixer modulare Arthur, oltre che a tutto quel segmento della liuteria, e non solo, che si avvale dei vari sistemi prodotti dagli straordinari ingegneri elvetici. In un divertente mix tra fiera di settore e sagra paesana con tanto di salamelle alla griglia e birra alla spina, a partire dal pomeriggio, era possibile vedere e toccare con mano chitarre classiche, acustiche e semiacustiche, corde e sistemi di amplificazione per tutti i gusti e, nel contempo, ascoltarne le qualità sonore grazie alle performance di artisti provenienti dai vari angoli d’Europa e non solo. Nonostante un temporale estivo abbia trasformato per un attimo il piazzale, riparato da un bel tendone, in un torrente di pioggia, uno dopo l’altro, sono saliti sul palco Dario Fornara, il tedesco Florian Blöchinger, con la sua performance classica, Gavino Loche e un inatteso e sorprendente Luca Fiore, giovane talento italiano trasferito a Londra. Dopo un duo locale, Alice Greco & Diego Gianfardoni, è stata la volta di Greg Coulson & Joe Jeffery, arrivati da Londra per portarci un momento di blues di gran classe, elegante ed energico. Agli svizzeri del Sebalter Acoustic Trio il compito di chiudere la giornata, con un country – celtico in cui i ragazzi hanno dato prova di sapere il fatto loro nel maneggiare chitarre, ukulele, banjo, violino e voce.

Luglio ci ha portati sul lago Maggiore, nella deliziosa chiesa di S. Carlo Borromeo, a Feriolo di Baveno, per ascoltare una delle più grandi interpreti della chitarra classica che il maestro Francesco Biraghi, curatore della sezione Chitarra Femminile Singolare, rincorreva già da qualche anno: Antigoni Goni. Con la sua bravura e una personalità fortissima, semplice e regale allo stesso tempo, ha stregato tutto il pubblico presente, presentando un programma intenso e originale il cui fulcro principale era costituito dalla musica di Mikis Theodorakis.

La successiva domenica 3 luglio, l’antico giardino parrocchiale di Briga Novarese, grazie ad un sapiente gioco di luci e alla musica dell’Hologram Duo, con le chitarre di Edoardo Bignozzi e il sax soprano e il flauto di Francesco Consaga, si è trasformato in un luogo fiabesco. Le belle composizioni originali che i due hanno raccolto nel loro ultimo CD , mescolate a nuovi inediti, ci hanno regalato un concerto dall’atmosfera serena e raffinata, in un meraviglioso intreccio di corde e chiavi, perfetto per farci godere l’aria aperta di questa serata estiva.

Sabato 9 luglio, il concerto di Omegna è stato di tutt’altro genere. Sul palco della centrale piazza Mameli, l’americana Elise Witt ha condotto la serata da vera protagonista, facendoci piombare in un’atmosfera anni settanta da cui traspariva forte il suo impegno sociale. Al suo fianco, il bravo chitarrista locale Renato Pompilio si è ritagliato un ruolo di accompagnamento e poco più, lasciando un po’ sconcertato chi ne conosceva la maestria. La Witt è passata con disinvoltura dal repertorio jazz americano a pezzi scritti da lei stessa, a grandi classici provenienti dal mondo intero, tra gli applausi del variegato pubblico di turisti.

Chi, invece, la successiva domenica pomeriggio ha deciso di salire alla chiesetta di S. Antonio Abate a Vacciago di Ameno, si è potuto godere la musica straordinaria di un altro artista americano, Doug Macleod, fresco vincitore del titolo di “Acoustic Artist of the Year” ai Blues Music Award. Un concerto intimo e di altissimo livello che, in collaborazione con Ameno Blues, ha fatto risuonare le sponde del lago d’Orta della grande musica a cui Un Paese a Sei Corde ci ha da sempre abituato.

In Acustico
In Acustico

Sabato 16 luglio, la rassegna è approdata a Gravellona Toce e – finalmente – per la prima volta, è riuscita a realizzare un concerto all’aperto, nel Giardino Albertini. A esibirsi questa sera c’era il trio In Acustico, composto da Fabio Curetti al sax e voce, Giuseppe Bonazzi alle chitarre (no, non è un errore) e Riccado Codeglia alla batteria. Il loro intento dichiarato era quello di stupire e far lavorare le menti dei presenti nell’ascoltare le loro canzoni. Intento davvero ambizioso. Forse un po’ troppo. Lo stupore era tutto per Bonazzi, che si è inventato un modo per suonare due chitarre alla volta, una imbracciata e l’altra appoggiata tra un supporto e il ginocchio, come se avesse due mani sinistre con cui fare tapping sui rispettivi manici. Un po’ meno accattivanti i testi di Curetti, più apprezzato come sassofonista.

Ben altre atmosfere quelle che ci hanno accolti il 23 di luglio nella piccola piazza di Bolzano Novarese, tra le colline che circondano il lago d’Orta, dove, ad attenderci c’era il Djamolulù Swing Trio con la sua musica allegra e spensierata. Insieme al contrabbasso scanzonato di Nicola Vernuccio, le due petit bouche di Maurizio Geri e Jacopo Martini, ci hanno deliziato con pezzi della tradizione manouche e brani originali composti da loro stessi, suonati con tecnica impareggiabile. I fedelissimi del nostro festival già li avevano applauditi a Nonio nel settembre 2011, mentre tutti gli altri hanno fatto la piacevole scoperta di una musica italiana diversa, nata dalla mescolanza dello swing dei primi decenni del secolo scorso, ritmi gitani e tradizione popolare, con quel pizzico di poesia toscana che non guasta mai, se dosata con gusto. Bellissime le loro composizioni, scritte e presentate alternativamente da Maurizio e Jacopo, con quel loro incantevole accento toscano a raccontare le piccole storie racchiuse in ogni brano. Le loro dita correvano precise sulle chitarre in un continuo scambio di assolo strepitosi che conquistavano gli applausi del pubblico, sotto la guida del buon Vernuccio, sempre sorridente, base portante col suo contrabbasso abbracciato come in un eterno valzer.

E sulle ali dei festosi applausi della sera prima, domenica 24 luglio è stato facile Volare in Alto, a Cesara, per ascoltare i due giovani chitarristi per l’omonima sezione del festival. Davide Sgorlon, che la cura, ha portato l’istrionico e solare Pierangelo Mugavero e la magnetica e dolcissima Anna Mancini. Con un fingerpicking tra i più classici, interpretato con la sua aria scanzonata da ragazzo del sud, Mugavero ha divertito ed entusiasmato il pubblico, mentre la più timida Mancini ha ammaliato e incuriosito i presenti, intrigati dalle sue atmosfere un po’ inquietanti. Grandi applausi per entrambi, per quei loro modi così diversi ma altrettanto efficaci di giocare con la chitarra.

Dopo due giovani promesse, è arrivata la volta di una grande certezza della chitarra italiana, un grande professionista che ancora riesce a farsi entusiasmare da questo strumento e dal contatto diretto col pubblico. Stiamo parlando di Massimo Varini, che il 30 luglio ha riempito di spettatori il bel giardino della Villa Ducale affacciato sul lungolago di Stresa. Accolto da un caloroso applauso, che voleva anche augurargli buon compleanno, semplice e accattivante, con la parlantina sciolta e quel po’ di accento emiliano che fa sempre simpatia, ha intrattenuto i numerosi spettatori con un concerto di grande livello, dove la tecnica precisa andava di pari passo con melodie piacevoli e ricche delle sue canzoni senza parole. Uno spettacolo davvero strepitoso che ha commosso e divertito tutti quanti, per la gioia degli organizzatori.

Gioia che non si è spenta neppure la sera successiva, nonostante un terribile temporale avesse fatto saltare la corrente elettrica e abbattuto qualche albero sulle strade intorno al lago d’Orta. Ma ci vuole ben altro per fermare Un Paese a Sei Corde e la chiesa di S. Albino di Pella ha accolto il gran pubblico che non voleva comunque perdersi il concerto del Caravan Trio, trasformatosi per l’occasione in un sestetto, con l’aggiunta di altri due musicisti e una cantante, che ha offerto uno spettacolo fantastico, tutto costruito sulle corde della musica manouche e sul repertorio degli anni trenta e quaranta (ma non solo), con la freschezza e l’energia della loro giovane età. Piemontesi d’origine o d’adozione, Vittorio Ostorero, con le sue bretelle colorate e la grande bouche stretta fra le mani sapienti, Lorenzo Panero e Oliver Crini, con le petit bouches, Federico Tosi al contrabbasso, hanno presto abbandonato la flemma sabauda, mentre al loro fianco un’incredibile Anais Drago non riusciva più a trattenere l’ardore del suo violino. Con una grinta insospettabile per il suo fisico minuto, ha fatto impazzire un pubblico esaltato dalla sua incontenibile bravura. Quando poi ha fatto il suo ingresso Yendry Fiorentino, il panorama musicale del Caravan Trio si è fatto ancora più ampio, e il pubblico ha saputo entusiasmarsi anche per la sua giovanissima voce jazz dal fascino esotico.

Senza allontanarci troppo nel periodo storico, il 7 di agosto ci siamo ritrovati nel cortile della sede de La Finestra sul Lago, a Lagna di S. Maurizio d’Opaglio, per applaudire il duo Anita Camarella e Davide Facchini, che sembrava appena sceso da un vecchio torpedone per farci fare un fantastico viaggio nello swing italiano e americano degli anni ’30 e ’40. Perfetti persino nell’abbigliamento, i due hanno fatto rivivere la spensieratezza delle vecchie canzoni dei nostri nonni, quelle che, in fondo, non abbiamo mai dimenticato ancora oggi, con la sublime voce melodiosa di Anita e lo splendido accompagnamento della chitarra di Davide. “Il Pinguino Innamorato”, “Mamma Voglio anch’io il Fidanzato”, “La Classe degli Asini”, “Oh, Lady be Good” alcuni degli indimenticabili brani che hanno scatenato gli applausi festosi dei presenti.

Il successivo sabato 13 agosto, ci siamo spostati ad Armeno, sulla strada che sale al Mottarone, per un trio completamente diverso, che ha visto protagonista la bella voce della cantautrice Liana Marino, accompagnata dalla chitarra di Stefano Barbati e dalla fisarmonica di Matteo Castellan. Con “La Grazia e l’Eleganza” che la contraddistingue – e dà il titolo al suo album – ha saputo offrire un concerto delizioso, fatto di canzoni dai testi interessanti e mai banali, che il pubblico della nostra rassegna ha dimostrato di apprezzare.

Quando c’è chi pensa di aver già ascoltato di tutto e che la chitarra non abbia più segreti, avendola sentita suonare in tutti i modi e in tutti i generi, ecco che dall’altra parte del mondo arriva un artista diverso e straordinario, dal fascino antico e magnetico a scompigliare le certezze e a riempire il cuore di emozioni che sembravano superate dall’esperienza di tanti concerti. Così la sera di Ferragosto, nell’incanto del Santuario della Madonna del Sasso – là, sullo strapiombo di roccia che guarda dall’alto il lago d’Orta – il pubblico de Un Paese a Sei Corde ha avuto la fortuna di incontrare la musica di Horacio Burgos. Il chitarrista argentino, in Italia per la prima volta, fisico da asceta e lunghi capelli grigi raccolti dietro la nuca, ha subito incantato con la sua musica fatta di tango, milonga e chacarera, con un pizzico di jazz, ma senza esagerare, per darci il meglio della tradizione musicale della sua terra. La magia dei suoi brani originali e degli straordinari arrangiamenti non si è persa neppure nel piccolo duetto con Carlos Boschini, bassista di Cordoba ritrovato alle nostre latitudini. Grandi emozioni per il folto pubblico salito fin lassù e ripagato da questo concerto appassionato.

Il successivo 20 di agosto, ancora un’altra chiesa ha accolto gli appassionati di chitarra, quella di Santa Caterina, a Pettenasco, sull’opposta sponda del lago d’Orta, per il secondo e ultimo appuntamento della sezione Volare in Alto. Introdotti da Davide Sgorlon, curatore di questi momenti della rassegna, la milanese Laura Fontana e il giovane triestino Emanuele Grafitti. Emozionatissima e spiritosa, Laura – al suo primo vero concerto – ha saputo presentare i suoi brani con l’ironia di chi ha deciso di tornare ad un vecchio amore un po’ dimenticato per la chitarra con la passione della maturità e con la sapienza della semplicità. Pochi deliziosi brani giocati sulle accordature aperte, che il pubblico ha apprezzato e applaudito. Più grande l’esperienza di Emanuele Grafitti, che ha subito dimostrato di saper dominare il palco con grande sicurezza da concertista e intrattenitore. Le sue mani intrecciavano le varie tecniche per dar vita a melodie bellissime e strutturate. Plettro, fingerstyle, percussioni, bottleneck e tutto quel che vi può venire in mente, per Emanuele non avevano segreti, sia che suonasse dolci ballate, sia che passasse a brani pieni di ritmo con cui coinvolgere il pubblico, sempre più divertito.

Cambio di lago e di atmosfere per la sera successiva. Con la scenografia incantevole di Villa Giulia a Verbania, sul lago Maggiore, Stefano Barone, insieme ad Anna Mancini (già ascoltata il 24 luglio a Cesara), Peppe Marano e Tommaso Pelliccia, ha presentato un concerto in cui melodie quasi pop si intrecciavano a percorsi sperimentali, base di un progetto appena nato sotto il nome di Lab4Kids. Uno spettacolo in cui i quattro musicisti fondevano tecniche classiche con l’uso sapiente dell’elettronica, mai fine a se stessa, mentre chitarre acustiche e percussioni facevano da contraltare ai pochi tocchi, misurati e incisivi della chitarra elettrica. La loro musica sembra venire da lontano, forse dalle onde del lago alle nostre spalle, con effetti onirici e ipnotici. Il pubblico non sapeva più dove guardare per capire chi tra loro producesse di volta in volta un particolare effetto sonoro. Il gioco coreografico (chissà se voluto) dello spostarsi dei chitarristi sul palco, che si scambiavano di posto e di strumento a seconda delle esigenze del brano, ha enfatizzato un concerto davvero unico, introvabile a queste latitudini, ma che ha già lasciato il segno e tracciato una via.

E il 26 agosto eccoci a Baveno, sempre sul lago Maggiore, nella meravigliosa e suggestiva piazza della Chiesa, luogo magico e fuori dal tempo, dove un pubblico numeroso e appassionato si è riunito per godere di uno spettacolo raffinato e spensierato allo stesso tempo, che ha avuto come protagonista il Luigi Tessarollo Jazz Guitar Quintet. Alla chitarra classica il giovane Enrico Degani ha prontamente dimostrato di saperci fare con le corde di nylon, aggiungendo quel tocco di morbidezza così originale, mentre Alessandro Chiappetta, abbracciato alla sua semiacustica, si rivelava, oltre che un bravissimo chitarrista, anche un bravo autore. Tra loro, il contrabbasso di Stefano Profeta, tanto in sintonia col resto del gruppo da non far certo sospettare che per lui fosse la prima volta che suonava in questa formazione. Dietro a tutti svettava Enzo Zirilli, che, dall’altro della sua batteria, dominava e dava il giusto ritmo all’allegra brigata di musicisti, in modo armonioso e mai invadente. Per tutti, un susseguirsi di applausi a scena aperta che non erano solo doverosa usanza jazz, ma sincero apprezzamento per la bravura di questi musicisti arrivati da Torino e dintorni in questa bella serata di fine agosto ricca di sorrisi, bella musica e sano divertimento.

In un attimo ci siamo ritrovati al 3 di settembre. Certe serate hanno una magia speciale che ti lascia stampato in faccia un sorriso che niente riesce a cancellare. Ed è stato così che in questa calda atmosfera settembrina che parlava ancora di estate, la piazza Motta di Orta, stracolma di turisti e amanti della bella musica, ha fatto da meravigliosa scenografia, col suo lago, l’isola di S. Giulio e il Palazzotto, al magnifico concerto di Paolo Bonfanti, Roberto Bongianino, Alessandro Pelle e Nicola Bruno. I musicisti, carichi e scatenati come nelle grandi occasioni e con l’aria di chi si sta divertendo un sacco, sono partiti subito alla grande a ritmo di blues, con Paolo Bonfanti spettacolare frontman in versione cantante e chitarrista. Al suo fianco, Roberto Bongianino si divertiva con la fisarmonica che, tra le sue mani, sembrava trasformarsi ora in un organo Hammond, ora in un’armonica. Dietro a loro, Alessandro Pelle non deludeva con la sua batteria misurata a legare e dare il giusto ritmo a tutto il gruppo.

Paolo Bonfanti Band
Paolo Bonfanti Band

Questa sera abbiamo anche avuto l’occasione di ascoltare un bassista di grande valore, Nicola Bruno, che finora Paolo non aveva ancora portato a Un Paese a Sei Corde. Persino i ragazzini che correvano vocianti fino a poco prima non potevano fare a meno di applaudire entusiasti, mentre una giovanissima turista straniera ha dimenticato il suo handicap danzando leggiadra sotto il palco per tutta la sera. Questo il potere della musica. Della bella musica. E del grande cuore di Paolo Bonfanti e dei suoi compagni.

Tania Chagnot
Tania Chagnot

Il secondo e ultimo appuntamento di quest’anno con la sezione Chitarra Femminile Singolare de Un Paese a Sei Corde è approdato a Invorio la sera successiva, abbastanza calda da convincere gli organizzatori a far suonare la grande Tania Chagnot all’aria aperta, nel cortile di Casa Curioni. Le sintetiche presentazioni di Francesco Biraghi, prezioso curatore di questo momento della rassegna, hanno permesso, come sempre, di seguire ogni attimo dell’esecuzione con maggior consapevolezza. E quando la chitarrista francese è salita sul palco, ci siamo subito resi conto che il suo non sarebbe certo stato un concerto banale. La mise da rocker, coi jeans spalmati e il gran ciuffo argenteo a coprirle gli occhi, erano in spiazzante contrasto con le atmosfere dei brani, suonati con impeccabile maestria e grande sensibilità, ma è bastata qualche nota a concentrare l’attenzione del pubblico sulla bellezza della musica che scaturiva dalle sue mani e dalla sua chitarra potente. Vario e originale il suo programma, con un finale scatenato, quasi a ricordarci che la musica, in fondo, è sempre una festa.

Il 10 settembre Un Paese a Sei Corde è stato accolto all’interno delle Cantine Conti di Maggiora, tra le colline novaresi, con un concerto un po’ fuori dalle righe. Sergio Arturo Calonego, come ha detto Dario Fornara nel presentarlo, è un chitarrista puro, dalla fortissima personalità e dalla tecnica emozionante, che questa sera abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare poco a poco, stregati dalla sua voce ruvida. Le sue note non sono pulite e mancano di quell’asettica perfezione che troppe volte rende il musicista un alieno di fronte al pubblico, ma una volta risucchiati da questi suoni e dal racconto intrigante di una vita, non si riesce più ad andar via. Così il pubblico, affascinato e silenzioso, ha applaudito entusiasta ogni attimo di questo vivace concerto in cui protagonista non è stata la chitarra, ma lo stesso Calonego e il suo modo di raccontarsi, con le sue storie così strane e così vere e narrate con la forza di un teatrante, oltre che musicista. Le storie che hanno dato vita alla sua musica sembrano impossibili da credere, ma in fondo non ci importa, perché questa sera ci siamo divertiti ad ascoltare un artista che ha imparato a prendere la vita con leggerezza, ma dal profondo del cuore. E l’assapora a suon di musica.

Sergio Arturo Calonego
Sergio Arturo Calonego

Il successivo 18 di settembre ci aspettava un altro pieno di storie incredibili raccontate sulle corde della chitarra. Il tour italiano del grande chitarrista canadese di origini iraniane Maneli Jamal ha fatto tappa ne Un Paese a Sei Corde passando per Gozzano, ad un passo dall’incanto del lago d’Orta, dando l’opportunità di assistere ad imperdibile esibizione dal sapore fresco e internazionale. Una musica ricca e varia, eseguita in maniera impeccabile, in cui le esperienze vissute e respirate alla ricerca di un posto sicuro da chiamare casa insieme alla sua famiglia, si sono mescolate alle suggestioni dei luoghi visitati per i suoi concerti diventando una pura poesia di note. Tutti i luoghi, gli incontri sono diventati musica, annotata sulla sua chitarra come fosse un taccuino di ricordi di viaggio, per essere narrate al pubblico incantato da tanta bravura e da una schietta simpatia che lo ha fatto amare fino all’ultimo applauso.

Il 23 settembre, invece, la graziosa Sala del Carrobbio, nascosta nel cuore di Omegna, ha accolto il concerto che il chitarrista Danilo di Prizio ha preparato insieme alla liutista messicana Karina Gonzalez Treviño. Originali le composizioni scritte apposta per questo strano connubio di strumenti, divisi da settecento anni di storia, in cui le antiche culture messicane riaffioravano nei titoli e nelle ispirazioni dei brani, mescolate ad arrangiamenti tra il rock, il jazz e le arie medievali, accomunati dall’andamento ipnotico che contraddistingue la produzione dei due musicisti.

Ed eccoci arrivati al 25 settembre, ultima data de Un Paese a Sei Corde. Con un concerto inaspettato. Un vero salto nel vuoto, da parte degli organizzatori, perché la musica ascoltata questa sera non esisteva all’epoca della stesura del calendario. Ma la fiducia riposta in Giangi Parigini ha fatto il miracolo di originare uno spettacolo di altissimo livello che ha sorpreso tutti quanti. Un circolo virtuoso che ha permesso di trasformare il brutto incidente che un anno fa ha quasi fatto perdere l’uso di una mano a Giangi, in un momento di riflessione e rinascita che, grazie all’impegno e all’aiuto di qualche amico, ha portato ad una rapida guarigione e una nuova consapevolezza musicale che gli ha fatto comporre tanti nuovi brani. Così, il concerto di stasera nella rustica sala del Museo della Civiltà Contadina di S. Cristina di Borgomanero, è cominciato con un pezzo delicato e melodico scritto proprio questa settimana per Lidia e Domenico, e che Giangi Parigini ha voluto suonare da solo, sotto allo schermo su cui scorrevano le immagini di alcuni particolari dei suoi dipinti, per ringraziarli di aver dato il via a tutto ciò. Poi sul palco lo hanno raggiunto quegli amici preziosi, Lautaro Acosta, col suo violino meraviglioso e spettacolare, Daniele Manzo al contrabbasso e Francesco Brancato alla batteria, che hanno così completato il quadro di questo ricco percorso nella cultura e musicalità mediterranea che ha dato vita allo spettacolo di questa sera. Una conclusione di rassegna applauditissima e ricca di emozioni, che ha lasciato tutti con la gioia della sorpresa mista alla malinconia dell’autunno che sta arrivando. E ora che anche l’ultimo applauso si è spento, non rimane che una domanda: quale altra sorpresa Lidia e Domenico sapranno estrarre dal cilindro per la dodicesima edizione de Un Paese a Sei Corde? Fra poco lo scopriremo insieme.

Patrizia & Mauro Gattoni

 

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