Una granitica chitarra bretone – Intervista a Soïg Sibéril

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Acoustic Guitar Village 2016
(di Fabio Lossani / foto di Eric Legret) – Un brano del repertorio di musica folk – o tradizionale o etnica, a seconda da che lato della scrivania la si guarda – è composto nella maggior parte dei casi da melodia e struttura semplici, quindi la differenza tra i vari esecutori sta nelle sfumature, nella legatura o nel come portare la nota, quale variazione, fioritura (abbellimento, diminuzione), quali modifiche vengono apportate nelle ripetizioni senza allontanarsi dallo spirito del pezzo.

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Come per tutte le cose semplici, ci vuole attenzione e umiltà per acquisire un linguaggio, quindi non delle note da ripetere o un ritmo frenetico da bonghista nel parco. Soïg (pronuncia Suaik) Sibéril ha genialità e la esprime, in DADGAD, sia quando suona da solo in fingerpicking che quando accompagna col plettro: una raffinatezza che è l’espressione di una sensibilità prima di tutto dell’uomo Soïg che ho conosciuto, frequentato ed apprezzato durante l’Acoustic Guitar Village all’interno di Cremona Musica 2016.

soig-siberil_21727_ph-eric-legretPer conoscere meglio il suo percorso musicale lui stesso ci consiglia, tra i più di quaranta album pubblicati, quelli con i due gruppi che ha fondato in momenti diversi negli anni ’80 e con i quali ha fatto conoscere la musica bretone nel mondo: i Kornog, con lo scozzese Jamie McMenemy (voce, bouzouki, mandolino), Christian Lemaître (violino) e Jean-Michel Veillon (flauto); e i Gwerz, con Erik Marchand (voce, clarinetto), Jackie Molard (violino, basso), Patrick Molard (biniou, uilleann pipes, flauto) e Pierre Crepillon (bombarda). In un secondo tempo le due formazioni si sono unite in parte per formare i Pennoù Skoulm. Per quanto riguarda poi gli album da solo: Entre ardoise et granit (1996) e Dek (2014). Ma Sibéril ha anche suonato e inciso molto e con differenti formazioni, spesso di soli chitarristi: il trio PSG con Jacques Pellen e Jean-Charles Guichen, o Celtic Guitar Festival con Tony McManus, Alain Genty e Steeve Cooney. Personalmente trovo straordinario Duo libre con Cédric Le Bozec alla cornamusa, però è indubbio che chi voglia conoscerlo meglio è opportuno che realizzi prima quali dei suoi straordinari ma molteplici lati è più interessato ad approfondire, se quello da solo in fingerpicking, o in gruppo dove naviga tra i fest-noz, le grandi feste a ballo bretoni, e la world music, o ancora quando suona in duo e accompagna con gusto e fantasia davvero unici. Per la primavera 2017 è prevista l’uscita di un nuovo CD per Coop Breizh, con la formazione Celtic Guitar Journey insieme ai chitarristi Dylan Fowler e Ian Melrose.
Sibéril collabora inoltre da tempo con l’associazione Breizh Music, molto attiva nel promuovere la musica bretone, ed ha pubblicato sul loro sito delle lezioni di chitarra. Attraverso queste lezioni dedicate a vari brani di differente genere (an-dro, gavotte, plinn, rond, marche) è possibile così approfondire in maniera esclusiva la sua tecnica e profondità artistica. Le lezioni sono a pagamento, ma ne è assolutamente consigliata la visione non solo per approfondire l’argomento ‘chitarra bretone’ (anche i chitarristi Gilbert Le Pennec e Roland Conq collaborano col sito) ma anche per gli altri strumenti della tradizione bretone (http://www.breizh-music.bzh).

Soïg, quali sono le tue origini?
Io vengo dal centro della Bretagna, Breizh in bretone, una regione del Nord-Ovest della Francia, o ‘confinante’ con la Francia a Nord-Ovest, a seconda delle sensibilità etniche. Si tratta di una zona di origine celtica come l’Irlanda, il Galles, la Scozia, la Galizia, la Cornovaglia. Mi sono specializzato nella musica irlandese e scozzese, ma quella che mi interessa è soprattutto la musica del mio Paese. In Bretagna ci sono due zone principali tra Est e Ovest secondo la cosiddetta frontiera linguistica: ad Ovest, in Bassa Bretagna, si parla bretone; mentre in Bretagna orientale, la Alta Bretagna, si parlava storicamente gallo o francese. La musica di ognuna delle piccole regioni che costituiscono la Bretagna ha caratteristiche particolari ed è soprattutto legata alla danza.

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Lo stesso interesse che c’è per la musica tradizionale in Bretagna investe anche altri settori della cultura e dell’arte? È presente anche un aspetto di rivendicazione indipendentista?
Da parte dei bretoni c’è molta attenzione per tutto quello che riguarda la storia e la cultura. Io mi sento bretone, ma non condivido quando la passione per la propria terra viene politicizzata e porta a nazionalismi estremizzati.

Come si dice in questi casi, ‘il discorso è molto lungo e complesso’… Parliamo perciò della musica e del tuo percorso musicale. Come ha inizio il tutto?
Ho cominciato molto tardi, avevo diciotto anni. L’interesse per la chitarra me l’ha trasmesso mio fratello, più grande di me di quattro anni, che suonava blues. Poi è successo che lui se n’è andato di casa, ma ha lasciato la sua chitarra; così un giorno, non so perché, l’ho imbracciata e da allora non l’ho più lasciata. Sono passati quarantatre anni!

Sei autodidatta?
Non sono andato a scuola di chitarra, ma certo ho avuto degli esempi che ho seguìto: Dick Gaughan, chitarrista e cantante scozzese, Nic Jones e altri che mi hanno ispirato…

Con quale genere musicale hai iniziato a suonare?
Col bluegrass: Tom Paxton, Tony Rice… A un certo punto, però, ho pensato che fosse un peccato occuparmi di una musica che non era la mia, soprattutto perché intorno a me, nel mio Paese, c’era un fervore di iniziative musicali e molte cose da fare e da scoprire.

Perché hai scelto la DADGAD?
È una storia di tanto tempo fa. In Bretagna, nei vari club sparsi un po’ dappertutto, c’erano molti concerti. Un giorno ho visto un manifesto con due chitarristi irlandesi: Mícheál Ó Domhnaill e Mick Hanly. Sono andato a vedere il concerto ed è stata per me una folgorazione… ma non capivo come suonavano! Allora mi son fatto coraggio e ho chiesto a Ó Domhnaill: lui è stato disponibilissimo e mi ha spiegato quel differente modo di accordare la chitarra. Quel giorno decisi di accordare la chitarra in DADGAD e di non suonare più bluegrass! Era il 1976. Nel corso degli anni poi ci siamo incontrati di nuovo durante delle tournée in Irlanda e Stati Uniti e siamo diventati amici.

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Hai delle preferenze tra il suonare da solo o in gruppo? Quali differenze riscontri?
Mi piacciono tutte e due le situazioni. Mi piace suonare con altri ma è anche vero che, dato che per sua natura la chitarra è confinata a un ruolo di accompagnamento e che io amo interpretare i brani, il lavoro in solo mi permette di esprimere maggiormente la mia sensibilità musicale.

Suoni anche per la danza?
Sì, ho suonato per molto tempo con un gruppo, i Pennoù Skoulm con Ronan Le Bars, Jackie Molard, Christian Lemaître e Jean-Michel Veillon, e continuo con Cédric Le Bozec ad animare i fest-noz. Ultimamente mi hanno invitato a suonare a un fest-noz da solo, e ho trovato molto interessante questa esperienza. Credo che la ripeterò.

Cosa significa ‘musica celtica’?
Innanzi tutto io direi ‘musiche celtiche’ al plurale, perché ci sono molte differenze, per esempio tra la musica bretone e quella irlandese, pochi i punti in comune secondo me. Parlando della mia musica, e dovendo trovare un’etichetta, io la definirei ‘musica di ispirazione celtica’, ma soprattutto… ‘la mia musica’!

A questo proposito: come ti definiresti?
Chitarrista ‘granitico’, eh, eh! [il suo primo disco è stato Entre ardoise et granit ndr] Chitarrista di ispirazione celtica, che reinterpreta e adatta la musica tradizionale, ma sempre legato alle radici.

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Dove recuperi i brani che adatti ed esegui?
Incontrando suonatori e cantanti che li eseguono, ma anche da vecchie registrazioni. Ascolto e adatto, ma non scrivo personalmente le trascrizioni, perché non conosco la musica.

Negli arrangiamenti pensi prima: al ritmo, all’armonia o alla melodia?
Prima alla melodia con le sue piccole variazioni, rispettando lo stile delle arie, poi al ritmo, soprattutto se si tratta di danze. E infine all’armonia, evitando di fare troppi movimenti di basso.

Interpretando un passaggio pensi a qualche altro strumento in particolare?
Sì, qualche volta mi rifaccio al fraseggio della cornamusa o della voce.

Ho notato che utilizzi molto le legature e il tapping. Inoltre che altre tecniche espressive usi?
Sì, uso le legature, perché mi permettono velocità e anche corrispondenza allo stile della danza, così come il tapping che riesco a praticare anche con unghie molto lunghe. Per questo sulla mia chitarra ho bisogno di un’action molto bassa. Utilizzo anche il frailing, ispirato alla tecnica del banjo nordamericano. Adoro l’aspetto ‘percussivo’ che queste tecniche possono dare anche su brani lenti.

Che musica ascolti? Quali sono i tuoi chitarristi preferiti?
Ascolto tutti i generi con una propensione per le canzoni. I chitarristi che preferisco sono Dick Gaughan, Mícheál Ó Domhnaill e Tony McManus.

soi%cc%88g-siberil_83755_ph-eric-legretE tra i nuovi?
Sono rimasto sorpreso dal livello dei chitarristi in Italia: una miniera di talenti! Anni fa, nel 2005, partecipai all’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana e rimasi fortemente impressionato da un giovane chitarrista, Simone Agostini.

Hai pubblicato due libri con Coop Breizh, Musique celtique e nel 2002 Gitar partitions, entrambi esauriti, e il DVD didattico La guitare celtique, questo fortunatamente ancora in vendita. Oltre ai libri e ai seminari in giro per il mondo, dove insegni e come promuovi la tua chitarra?
A dire la verità non insegno molto al di fuori dei workshop, a parte la collaborazione con l’associazione Breizh Music e con il suo sito, per il quale ho pubblicato delle lezioni di chitarra.

Cosa stai facendo in questo periodo e quali progetti hai per il futuro?
Dopo l’esperienza italiana ho qualche concerto in Bretagna, sia da solo che con altri musicisti: in duo col fisarmonicista e cantante Étienne Grandjean [col quale ha pubblicato l’album La tempête lo scorso maggio – ndr] o con Breizharock, un ensemble di musicisti sotto la direzione di Cédric Le Bozec, con bombarde, cornamuse, rullante e in più basso, batteria, tastiera, chitarra elettrica e acustica: siamo in venticinque sul palco! Poi con i Celtic Guitar Journey, con Dylan Fowler e Ian Melrose, abbiamo alcune tournée: in Germania e a Glasgow per la Celtic Connection, quindi ancora da solo in Svizzera. Ma mi sto occupando anche del prossimo disco.

Un disco da solo? Comprenderà brani tradizionali o tue composizioni originali?
No, non da solo ma con i Celtic Guitar Journey. Cominceremo a registrare a Quimper in novembre. Ancora non so il titolo dell’album, ma sicuramente lo registreremo con Patrice Marzin, un amico e ottimo fonico con il quale ho già collaborato. Come mia abitudine, sia composizioni originali che arrangiamenti di brani tradizionali.

fabio.lossani@fastwebnet.it

DISCOGRAFIA
Per una conoscenza approfondita della sua discografia, Soïg Sibéril consiglia di visitare la pagina web http://folkvinyls.it/siberil.htm, che presenta una discografia illustrata molto completa e commentata in dettaglio da Walter Buscaglia, Claude Jannic e Agostino Roncallo.

STRUMENTAZIONE
Chitarre (tutte con Fishman Matrix Infinity)
Yamaha LL36 costruita a mano
Paul Reed Smith Angelus Custom
Kopo Ouessant Cyclade
Martin OM-28 Vintage

Pedali
Preamp Fishman ToneDEQ
TC Electronic Ditto X2 Looper
Electro-Harmonix Nano Freeze Sound Retainer (per i bordoni)
TC Electronic BodyRez (per migliorare il suono elettroacustico)
Stomp Box

Corde
Elixir Phosphor Bronze Medium (.013-.056)

Plettro
Gibson Medium

L’intervista è stata realizzata con il contributo dei partecipanti al seminario che Soïg Sibéril ha tenuto all’Acoustic Guitar Village. Grazie perciò a: Marco Cavina, Carlo Conti, Silvano Ceranto, Corrado Pusceddu, Alberto Guglielmo, Diego Bastianelli, Mattia Signaroldi, Paolo Bicego.

 

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