Acoustic Guitar Village 2016 – Da Sarzana a Cremona

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Lo stadd dell'Acoustic Guitar Village - foto di Piero Angelo Legari

(di Andrea Carpi) – Un anno di transizione, quindi, per l’Acoustic Guitar Village, già Acoustic Guitar Meeting. Innanzitutto per verificare le effettive potenzialità del suo spostamento nell’ambito delle esposizioni internazionali di Cremona Musica, in concomitanza con Cremona Mondomusica dedicata alla liuteria di alta gamma, in special modo in relazione agli strumenti ad arco, con Piano Experience dedicata agli strumenti a tastiera, e Cremona Winds dedicata agli strumenti a fiato. Di conseguenza per capire se e come Sarzana potrà mantenere in futuro un suo ruolo in sinergia con Cremona. In definitiva, per determinare realmente le modalità della trasformazione dell’AGV da grande festival locale, seppure assurto a un respiro decisamente internazionale, in una fiera primaria della chitarra acustica in una grande città patria di Stradivari, simbolo della più alta liuteria storica.

Lo staff dell'Acoustic Guitar Village - foto di Piero Angelo Legari
Lo staff dell’Acoustic Guitar Village – foto di Piero Angelo Legari

La ‘Street Music Edition’. In quest’ottica Alessio Ambrosi, direttore artistico dell’AGV, ha pensato di sperimentare quest’anno a Sarzana nel consueto periodo di fine maggio – per sopperire all’assenza dello spazio espositivo e alla limitata disponibilità della Fortezza Firmafede, destinata solo a un concerto serale – un’anteprima tutta di musica dal vivo dell’evento principale di Cremona, che potesse portare la kermesse musicale anche nelle piazze, nelle strade e nei locali del centro storico, per coinvolgere il più possibile una popolazione delusa dall’allontanamento del festival. Allo scopo sono stati allestiti due grandi palchi in due delle piazze principali di Sarzana, l’Open Stage 1 nell’imponente e multicolore Piazza Matteotti, forse un po’ dispersiva per l’occasione, e l’open Stage 2 nella più raccolta Piazza Garibaldi, tra lo storico Teatro Impavidi e il monumento al ‘Genio della stirpe’.

Figli di Dylan. Dopo la prima giornata di venerdì 27 maggio – che si è svolta a Piazza Garibaldi e che è stata interamente occupata dalle preselezioni riservate all’associazione Armadillo Club, l’associazione che organizza l’AGV, in vista del concorso New Sounds of Acoustic Music – il palco di Piazza Matteotti ha ospitato nella giornata seguente il raduno di cantautori Figli di Dylan, in celebrazione dei settantacinque anni di Bob Dylan compiuti il 24 maggio. Oltre ai nomi più noti, come Tito Schipa Jr., che ha inciso nel 1988 l’album Dylaniato con sue traduzioni di canzoni di Dylan, o come Luigi Grechi e Jackie Perkins, beniamina da sempre del festival di Sarzana, che si è esibita anche la sera in un club del centro storico, non sono mancati interpreti particolarmente interessanti: Tiziano Mazzoni, già ospite di Sarzana e di altri festival chitarristici, ricordato oltre che per le sue canzoni originali anche per le traduzioni di “Deportee” di Woody Guthrie e “Don’t Think Twice, It’s All Right” di Dylan; Massimo Donno, fresco del suo recente bell’album Partenze prodotto da Riccardo Tesi; Stefano Fedele, bravo cantante, ottimo chitarrista acustico, autore di raffinate canzoni in friulano con retroterra westcoastiano; e Francesco Lucarelli, coordinatore del raduno oltre che a sua volta autore e interprete di canzoni originali in inglese e italiano, che ha suonato con il suo solido gruppo dei Rawstars. Una menzione particolare merita infine Chiara Ragnini, che abbiamo ritrovato molto cresciuta rispetto alla sua partecipazione al New Sounds of Acoustic Music del 2012: molto cresciuta nell’interpretazione vocale, nell’efficacia ritmica dell’accompagnamento chitarristico, nella tenuta del palco, nella scrittura energicamente femminile di canzoni intimamente intriganti.

Women & Guitars. Nella stessa giornata Piazza Garibaldi ha ospitato il tradizionale evento al femminile, di cui ospite d’onore è stata la fuoriclasse Muriel Anderson. A lei si sono aggiunte diverse ‘creature’ del festival di Sarzana: la vincitrice del New Sounds del 2014 nella sezione ‘chitarrista-cantautore’, Camilla Conti; la ‘presentatrice’ Betty Verri con il raffinato progetto Macadam; la ‘coordinatrice’ Sara Kismet con il progetto acustico di ascendenze rock blues Sara & Sara Trio.

Camilla Conti – foto di Alessio Betti
Camilla Conti – foto di Alessio Betti

Una nuova sorpresa è stata d’altra parte Teresa Plantamura, un’interprete dalla presenza teatrale, ricca di energia e comunicativa, con un repertorio che alterna canzoni rétro come “Solo me ne vo per la città”, “Vecchio frack” e “Albergo a ore” a composizioni originali dal sapore balcanico.

 

ScuolacusticA. A metà strada tra Piazza Matteotti e Piazza Garibaldi, in un piccolo slargo intitolato significativamente a Fabrizio De André, era montato un altro palchetto, l’Open Stage 3, gestito dalla scuola di Fingerpicking.net, ScuolacusticA. Di fatto si è rivelato il palco con la maggiore densità di chitarristi acustici solisti, in ossequio in qualche modo allo ‘spirito originario’ del festival di Sarzana. Infatti il sabato pomeriggio, in attesa degli esami e dei saggi degli allievi in programma per domenica, gli insegnanti hanno dato vita a un lungo spettacolo non stop: Daniele Bazzani, Gavino Loche, Nazzareno Zacconi, Giorgio Verderosa, Tonino Tomeo, Giuseppe Tropeano, Reno Brandoni. Era assente Stefano Barbati, che si è fatto degnamente sostituire da uno dei suoi migliori allievi, Liana Marino, una cantautrice veramente brava e molto poetica. C’è stato spazio anche per alcuni ospiti, Stefano Nosei e Giovanni Pelosi, da solo e con Esther Oluloro.

Il concerto in Fortezza. Non c’è niente da dire, rientrare per il concerto serale nella piazza d’armi della Fortezza Firmafede ci riporta a un aspetto magico del festival di Sarzana. Il concerto allestito per questa edizione della manifestazione, del resto, è veramente ricco e di grande livello. Si parte dalla musica etnica dei Sukarma, ambasciatori nel mondo della cultura del Nepal, gruppo di punta della musica nepalese di tradizione classica e folklorica. Sono formati dal fondatore Dhrubesh Chandra Regmi al sitar, da Umesh Pandit vero folletto del flauto, e da Avirodh Sharma virtuoso innovatore nell’uso delle tabla. È poi la volta ancora di Muriel Anderson, onnipresente in questa edizione e vera regina della manifestazione, incredibile alla chitarra con corde di nylon e alla chitarra arpa. A seguire Tito Schipa Jr., che dopo la breve presentazione nel corso dell’evento Figli di Dylan, ora interpreta alcune delle sue traduzioni di canzoni di Bob Dylan: accompagnandosi al pianoforte canta “Mr. Tambourine Man” (“Tu col tamburino”), presente nel già citato album Dylaniato; mentre di prossima pubblicazione in un secondo capitolo di Dylaniato sono “To Ramona” (“A Ramona”), sempre al pianoforte, “Father of Day, Father of Night” e “Desolation Row” (“Nel fango di Firenze”), cantate su basi registrate e arrangiate; il testo italiano dell’ultima canzone, scritto all’epoca dell’alluvione di Firenze nel 1966, è in particolare un’inedita libera interpretazione dell’originale, nella quale il dylaniano ‘vicolo della desolazione’ viene associato – in una sorta di parodia in senso classico – alla desolazione della Firenze alluvionata. Il fondatore dei New Trolls, Vittorio Scalzi, ha poi dato vita in duo con Andrea Maddalone a un set di una professionalità cristallina, oltre che emozionante per la storia che portava con sé, come confermato anche dalla loro successiva partecipazione a Ferentino Acustica. La serata si è conclusa infine con Paola Turci, che ha estasiato le numerose persone accorse per ascoltare soprattutto lei, ma che ha colpito molto positivamente anche coloro che non erano legati in modo particolare alla sua musica: da sola sul palco con la sua Maton, infatti, Paola ha portato avanti un’ora e un quarto di concerto senza un calo di tensione, con un’intensità interpretativa, una padronanza del palco, un’efficacia ritmica sulla chitarra e una comunicativa invidiabili, attraversando una manciata di canzoni dirette al cuore.

Paola Turci
Paola Turci

Vedere certi artisti di successo in una dimensione più spoglia e intima, in un contesto più raccolto e attento, fa pensare che spesso la dimensione ‘discografica’ non sia in grado di metterne in risalto tutto il talento di cui dispongono.

La domenica in Fortezza. Domenica mattina Sarzana si è risvegliata con la pioggia, e le attività – con qualche diminuzione del programma – si sono spostate nel grande salone interno della Fortezza Firmafede. Anche in questo caso, la Fortezza conferma di essere un punto di riferimento e di attrattiva importante, garantendo una buona affluenza di pubblico e un felice svolgimento della giornata. Si comincia con la Pulce che Salta Salta, un gruppo di ventisei bambini delle scuole elementari di Loano in provincia di Savona, che cantano e suonano con l’ukulele. Contagioso il loro entusiasmo, come quello dei loro genitori tra il pubblico, e bravissimo il loro maestro direttore Ferdinando Marchese per averli formati efficacemente con un vasto repertorio, che passa da “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” a “No Woman, No Cry” e “Guantanamera” per arrivare a “Via con me (It’s Wonderful)”, con il testo leggermente modificato per meglio adattarsi ai giovani interpreti. Un emozionante ricordo di Rodolfo Maltese è stato poi portato da due chitarristi che spesso hanno suonato con lui, il ‘nostro’ Giovanni Pelosi e Maurizio Pizzardi, per lungo tempo parte dei Têtes de Bois, che ha collaborato con Rodolfo e Francesco Di Giacomo in un trio acustico che reinterpretava le canzoni dei Beatles, Eric Clapton e altri: immancabile la riproposta de “Il volo del gabbiano”, così come alcune versioni strumentali delle canzoni dei Beatles, per terminare con “Imagine”. A seguire Danilo Cartia che, con un bel trio insieme ai bravi Edoardo Martinez alla chitarra e Matteo Cristofori al violino, ha annunciato il prossimo IV Bluegrass Meeting che si terrà all’AGV di Cremona. Il trio ha avuto anche l’onore di suonare un paio di brani con Muriel Anderson.

Muriel Anderson
Muriel Anderson

La giornata è stata per il resto riempita dall’ormai consueto Bob Brozman Memorial Blues Place, a cominciare dall’intervento della moglie di Bob, Haley Sage Brozman, per presentare la nascita di una fondazione ispirata alle idee e allo spirito del marito, che si chiamerà Omnivox International, avrà la missione di sostenere le forme di musica popolare nel mondo e aiutare i musicisti del terzo mondo a ottenere strumenti per fare musica, e che per iniziare sarà finanziata dalla vendita di alcuni strumenti della straordinaria collezione di Bob. Lo spettacolo che ne è seguìto ha raccolto alcuni ospiti e giovani musicisti che ben rappresentano una continuazione delle concezioni di Brozman sui ‘blues del mondo’: innanzitutto i Dans la Rue con Simone Baggia (chitarra lap steel e resofonica, charango), Marco Galli (percussioni varie e ukulele), David Domilici (percussioni ed effetti sonori) e Flavia Restuccia (basso e triangolo), che hanno attraversato con vivacità atmosfere sonore hawaiane, caraibiche, indiane, dell’Isola della Réunion e divertenti canzoni originali; Muriel Anderson con “Memphis Blues”, un brano che ha avuto occasione di suonare insieme a Bob, e alcune divagazioni di world music; Paolo Sgallini, che in questi giorni ha animato come uomo orchestra le vie di Sarzana, qui con l’armonicista Aldo ‘Blues’ D’Elia in esecuzioni ‘stradaiole’ di standard come “Jesus on the Mainline” o “Jambalaya (On The Bayou)”; i Sukarma, a testimonianza della dimensione etnica nella forma più piena. La bella giornata si conclude infine con quella che per me è stata la ‘rivelazione’ del festival, i Betta Blues Society: un ottimo gruppo composto da Lorenzo Marianelli (chitarra resofonica, ukulele), Fabrizio Balest (contrabbasso e bottiglia), Pietro Borsò (rullante e percussioni) a sostenere una cantante straordinaria, Elisabetta Maulo, dotata di una vocalità ricchissima, di una grinta ed energia inesauribili, di una presenza scenica molto coltivata ed emozionante. Un finale veramente coinvolgente.

Il Village a Cremona. E arriviamo a CremonaFiere. L’impatto sembra essere subito positivo: l’ingresso del pubblico è affollato, i padiglioni sono pieni e ben allestiti, l’Acoustic Guitar Village è in un’ottima posizione vicino all’ingresso, le cose da vedere e da fare sono tante. Nelle pagine che seguono parleremo diffusamente dell’esposizione e delle mostre, delle masterclass di liuteria, delle masterclass di chitarra con Franco Morone e Soïg Sibéril, con un particolare approfondimento della figura di Sibéril. Qui iniziamo col raccontare alcuni degli eventi collaterali.

New Sounds Of Acoustic Music in memoria di Stefano Rosso. Al Live Stage 2, uno dei due palchi allestiti nell’area esterna ai padiglioni, la giornata di venerdì 30 settembre si è aperta con la finale del concorso per musicisti emergenti, cui erano approdati dieci concorrenti. Nella categoria dei chitarristi solisti si è aggiudicato la vittoria Roberto Zadra, che ha ricevuto in premio da Aramini una chitarra classica Effedot, seguìto nell’ordine da Lorenzo Niccolini, Nik Seccia e Mosè Morsut.

New Sounds: premiazione di Roberto Zadra – foto di Alessio Betti
New Sounds: premiazione di Roberto Zadra – foto di Alessio Betti

Primo classificato nella categoria dei cantautori-chitarristi è risultato invece Giacomo Rossetti, cui è andata una chitarra acustica Taylor, seguìto da Edoardo Chiesa, Renza Castelli e Alberto Montagnani. Infine ha riportato la vittoria nella categoria dei gruppi acustici il trio Nora con Eleonora Grondacci (voce e chitarra), Gianni Grondacci (basso) e Alessandro Piccioli (percussioni), che ha ottenuto un ampli Acus, seguìto dal quartetto chitarristico dei Chordwall. Altri premi sono inoltre stati offerti ai partecipanti da John Pearse Strings e Kyser Capos. E alcuni partecipanti hanno avuto l’opportunità di suonare come dimostratori negli stand e sul palco per alcuni marchi, come Nick Seccia per le chitarre Lowden e Renza Castelli per le chitarre Eastman.

Bluegrass Meeting. Nella giornata seguente il Live Stage 2 è stato teatro della quarta edizione del Bluegrass Meeting, giudicata unanimemente la migliore fin qui realizzata, con un incremento della quantità e qualità dei partecipanti, giovani e meno giovani. Non sono mancati alcuni ospiti internazionali di rilievo: il duo francese composto dal chitarrista Francois Vola – figlioccio di Louis Vola, contrabbassista dell’Hot Club de France – e dal mandolinista Bernard Minari, ha dato una grande lezione di stile nella più pura tradizione bluegrass, sia dal punto di vista strumentale che vocale; sempre dalla Francia Marc & Rémy Dalmasso, padre e figlio giovanissimo, hanno proposto un repertorio molto interessante di classic banjo, «la musica prima del bluegrass e prima della radio» come ha spiegato Marc, a cavallo tra la parlor music di fine ’800 e il primo ragtime. Internazionali invece i Blueways con il francese di origine italiana Jean-Marie Peschiutta (chitarra), l’americana Natalie Shelar (basso) e i nostri Massimo Gatti (mandolino) e Icaro Gatti (banjo).

Blueways – foto di Alessio Betti
Blueways – foto di Alessio Betti

Tra i veterani, da ricordare inoltre la partecipazione di Roberto Dalla Vecchia. Alcuni laboratori di strumento sono stati poi curati da Edoardo Martinez (chitarra), Marco Pandolfi e Nirvano Barbon (banjo), Stefano Santangelo (mandolino). Il tutto ben coordinato da Danilo Cartia, che ha suonato con Luciano Tortima (basso) e i già citati Edoardo Martinez e Stefano Santangelo.

Demo Stage 1 e Live Stage 2. Oltre ai due eventi appena descritti, le esibizioni musicali si sono susseguite per tutte e tre le giornate sui palchi dell’area esterna ai padiglioni e negli stand di alcuni espositori. Presenti alcuni dei musicisti che avevano già dato vita all’anteprima di Sarzana: Chiara Ragnini, Camilla Conti, Teresa Plantamura, il gruppo Pulce che Salta Salta, Betta Blues Society. Folta anche la rappresentanza dei chitarristi e autori di Fingerpicking.net: Reno Brandoni, Gavino Loche, Giuseppe Tropeano, Giorgio Verderosa, Nicola Paradiso, Juan Lorenzo, che ha presentato ‘dal vivo’ i suoi volumi della Escuela de la guitarra flamenca, i Bruskers, Dario Fornara. E poi gli insegnanti delle masterclass di chitarra, Soïg Sibéril e Franco Morone, Diane Ponzio, ambasciatrice delle chitarre Martin, Finaz, Pietro Nobile, Alberto Caltanella e tanti altri, tra cui segnaliamo ancora il giovane chitarrista fingerstyle polacco Karl Koch, la chitarrista classica Alexandra Whittingham, Fabio Lossani (chitarra) e Gabriele Coltri (cornamusa) in un interessante repertorio di bal folk, i Macramè con Mauro Manicardi (organetto e piva), Laura Merione (violino) e Pierluigi Giachino (ghironda) in un programma di riproposta della musica tradizionale ligure. Infine ricordiamo tra gli altri, al Coffee Stage 3 all’interno dei padiglioni, Marco Poeta, Marco Manusso, Alberto Lombardi.

Conferenze e incontri. Molto ricco anche il programma di conferenze e incontri nell’area conferenze all’interno del padiglione dell’AGV. Anche in questo caso è stata importante la partecipazione di Fingerpicking.net, con la presentazione delle sue novità editoriali alla presenza degli autori: il Metodo per l’interpretazione della musica moderna per chitarra di Giulio Tampalini; La chitarra napoletana – Manuale di prassi e tecnica esecutiva di Vito Nicola Paradiso; Contemporary Fingerpicking Guitar di Gavino Loche e Melakartas – 72 modi dell’India del Sud per chitarra di Paolo Anessi. Oltre alla conferenza legata alla mostra delle chitarre Wandrè, Wandrè artista liutaio e la rivoluzione della chitarra, curata da Marco Ballestri con lo storico verniciatore delle Wandrè, Gianfranco Borghi, ricordiamo in particolare l’interessantissima relazione di Leonardo Petrucci, Il restauro della chitarra Stauffer modello Legnani del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali: criteri e valutazioni sulle tecniche di restauro su strumenti a corde pizzicate. Molto intrigante anche la conferenza Restauro rigenerativo delle chitarre classiche antiche: come dare una seconda occasione a strumenti di liuteria non eccelsa come se fossero stati costruiti da grandi liutai del passato, condotta dal liutaio Walter Franchi con l’ausilio del chitarrista Edoardo Catemario, che ha proposto un confronto dal vivo tra alcune chitarre sottoposte a restauro generativo e alcune chitarre antiche di pregio. Fabio Lossani, che è stato anche il traduttore della masterclass di Soïg Sibéril, ha parlato inoltre di Django Reinhardt e i chitarristi del bal musette, approfondendo un aspetto inconsueto dei contatti del grande chitarrista manouche con la tradizione musicale francese. Indimenticabile infine il seminario Un viaggio nello spirito della Taylor Guitars a cura di Andy Powers, il liutaio braccio destro di Bob Taylor e profondo conoscitore di tutti i segreti del custom shop della casa americana.

Conferenza di Andy Powers sulle chitarre Taylor – foto di Alessio Betti
Conferenza di Andy Powers sulle chitarre Taylor – foto di Alessio Betti

Certamente, questo Acoustic Guitar Village a Cremona Musica, così come si va configurando, è in fin dei conti qualcosa di molto diverso dal ‘vecchio’ Acoustic Guitar Meeting di Sarzana. È in tutto e per tutto una fiera degli strumenti, come poteva esserlo il SIM di Milano o il Dismamusica di Rimini, però in un ambito più circoscritto alla musica classica e acustica. Il che è qualcosa di cui c’era il bisogno; di una fiera degli strumenti, cioè, e di una fiera più su misura per un contesto musicale ‘acustico’ in senso lato. Da questo punto di vista il bilancio complessivo dell’AGV non può che dirsi positivo. Le cifre di Cremona Musica 2016 parlano di quasi diciassettemila visitatori, con un incremento del dieci per cento rispetto al 2015. L’avventura quindi continuerà. Ma c’è ancora un punto da chiarire: quest’anno Alessio Ambrosi ha voluto prudentemente concentrarsi sull’obiettivo di far funzionare bene tutta la parte riguardante la vita dei padiglioni di CremonaFiere, rinunciando ad aggiungervi la dimensione dei concerti serali. L’anno prossimo, però, tutto fa credere che questa dimensione verrà ripresa in considerazione. Solo allora si potranno tirare le somme di un bilancio più definitivo. Solo allora si potrà capire quale ruolo potrebbe restare a Sarzana, alla sua dimensione di festival musicale.

Andrea Carpi

 

 

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