Quando iniziai a suonare il bouzouki

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Quando iniziai a suonare il bouzouki, alla fine del 1990, ero convinto che quello strano strumento greco, che assomiglia a un mandolino di proporzioni smisurate, fosse un oggetto antico e che affondasse le sue radici nella tradizione ellenica. Mi chiedevo se fosse appartenuto al mondo di Atene o a quello di Sparta: le corde metalliche hanno un suono solido e compatto, ma nello stesso tempo lo strumento produce un caratteristico sustain dal sapore vagamente lirico dato essenzialmente dalle accordature aperte che fin dall’inizio avevo imparato a usare. Tutto questo nella mia fantasia mi lasciava nel dubbio, se assegnare le sue origini all’ars bellica spartana o all’orgoglio dell’artigianato ateniese. Scoprii con una certa delusione che il bouzouki fu costruito per la prima volta intorno al 1920, che è quindi relativamente recente. Assomiglia molto al “saz”, tipico strumento turco, e ricorda solo da lontano il “pandouris”, antico liuto greco, entrambi a tre corde doppie. Il primo bouzuoki, che utilizzava accordature aperte (DAD), aveva appunto tre corde doppie. Soltanto dopo la seconda guerra mondiale Manolis Chiotis, un virtuoso dello strumento, introdusse la quarta fila di corde, impiegando l’accordatura che da allora utilizzano normalmente i musicisti greci (DAFC), uguale a quella di una chitarra, un tono sotto. Accordato in questo modo, il bouzouki assume il suono di una dodici corde cui mancano i bassi e perde tutto il fascino che avevano i suoi antenati, il saz e il pandouris, anche se ovviamente risulta molto facile da imparare per chi sa già suonare la chitarra. Le rare volte che l’ho accordato in questo modo non ho avuto grandi soddisfazioni: tanto valeva suonare la chitarra. Già, perché per ottenere il suono migliore da un bouzouki si deve cercare di far suonare il più possibile le corde libere. Provate ad accordarlo come nei brani di Fabrizio De André, Creuza de Ma (DADA) o Jamin-a (EBEB) e vi accorgerete della magia del suo suono. In quei brani vi renderete conto che sempre ci sono almeno 2 corde (doppie) che suonano libere. Ma molto spesso sono 3 o addirittura 4. Se, dopo averci provato, riaccordate il bouzuoki “alla greca” (DAFC), vi renderete conto che non c’è modo di ottenere le stesse sonorità.

Negli anni ’60 anche gli irlandesi si appassionarono al bouzouki greco. Al punto da decidere di reinventarne una loro versione. Ma avevano imparato la lezione e utilizzarono da subito delle accordature aperte (la stessa DADA o, più frequentemente, DADG), solo più raramente lo accordano a intervalli di quinta (EADG). Naturalmente la loro versione è molto diversa da quella greca. Ha una cassa appiattita, con una conseguente differenza timbrica, e viene chiamato “irish bouzouki” o anche “cittern”, in ricordo dell’antico liuto della tradizione irlandese.

Se volete riprodurre le sonorità dell’album “Creuza de Ma” dovrete dotarvi di uno strumento greco e non irlandese, e con accordatura aperta.

Se volete acquistare un bouzouki ne troverete di certo in qualsiasi negozio di strumenti musicali ben fornito. Ne vengono importati dalla Grecia, ma normalmente in questi modelli viene curata più l’apparenza (fregi e ornamenti) e meno la timbrica e la liuteria. In Italia esiste un unico produttore (Musikalia) che ne ha di diversi tipi. Fra questi i più costosi non sempre sono i migliori. Eventualmente scegliete pure il modello più economico (902): ne possiedo un paio e suonano bene. Naturalmente il massimo è trovare un bouzouki Eko usato. Sono proprio quelli utilizzati da Mauro Pagani nell’album Creuza de Ma, ma sono pressochè introvabili, perché chi ne possiede uno se lo tiene ben stretto.

Beh, ora sapete tutto del bouzouki. Non vi resta che trovarne uno e provare a suonarlo!

Giorgio CordiniWhen I first started playing the bouzouki, at the end of 1990, I was convinced that this strange Greek instrument, which looks like a giant mandolino, must be an ancient object from the Hellenic tradition. I wondered whether it was Athenian or from Sparta: the metal strings have a solid, compact sound, while the instrument can also produce a peculiar timbre rather like a lyre, this is largely the result of the open tunings which I had learnt to play from the biggining.

I was in two minds: did the instrument originate from warlike culture of Sparta or from the proud tradition of Athenian artistry?

I was disappointed to discover that the bouzouki had in fact been created as recently as 1920.

It looks like a “saz”, a traditional Turkish instrument, and is also reminiscent of the “pandouris”, an ancient Greek lute, both of which have three doulble strings. The first bouzouki also had three opened strings (DAD). It was only after the World War Two that Manolis Chiotis, a virtuoso of that instrument, added the fourth string, using the tuning which Greek musicians have been using ever since (DAFC). This is exactly the same as guitar tuning except one tone lower. Because of this tuning, the bouzouki has the sound of a twelve strings guitar. If, therefore, lacks the lower tones and loses the original charm of its ancestors: the saz and the pandouris, but is much more easily played by anyone who can already play the guitar.

When I tuned my instrument in this way, I found it completely unsatisfying, preferring to play the guitar. If you want to get the best sound from a bouzouki, you must play the free strings bouzouky.

Try to tune the instrument as Fabrizio De André did in his songs Creuza de Ma (DADA) or Jamin-a (EBEB) and you will experience the magical power of this sound. In these songs you will find that there are at least 2 double strings ( and often 3 or even 4) which are always left open. If, after trying this, you tune the bouzouki following the Greek style,(DAFC) you will discover you can’t get the same sonority.

In the 1960s the Irish became found of the Greek bouzouki and decided to create a version of their own. They soon started using open tunings( DADA-and more often DADG), and occasionally they tune the instrument using interval of fifths (EADG). The Irish instrument is very different from the Greek one. It has a flat case and as a consequence a different timbre, it is called The “Irish bouzouki” or “cittern” , to remember of the old traditional Irish lute.

If you want to reproduce the sonorities of the album “Creuza de Ma” you will need a Greek instrument, not an Irish one and with open tuning.

If you want to buy a bouzouki, you can easily find one in any good music shop. They come from Greece, but are usually more valuable for they appearance ( their decoration and ornamentation ) than for their timbre.

Musikalia is the only bouzouki maker in Italy which makes several different types.

You could choose the cheapest one (the 902): I have two of them and they are good. Howevwr, the best thing woulb be to find a secondhand Eko bouzouki. These are the ones used by Mauro Pagani on the album “Creuza de Mar”, but they are very hard to come by. Any musician who owns one, doesn’t want to let it go!

Well, by now you shoud know just everything you need to about a bouzouki…All you have to do now is find one and learn how to play it!

Giorgio Cordini

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