Piccole Storie – Il ritorno di Giorgio Cordini alla canzone d’autore

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Piccole-Storie---Giorgio-Cordini(di Reno Brandoni) – Recensire il CD di un amico non va mai bene, soprattutto se poi ti viene voglia anche di intervistarlo. Ne parlerai male? Litigherai con l’amico, che ti dirà che potevi evitare di parlarne se non ti piaceva… Ne parlerai bene? I lettori non crederanno mai al tuo giudizio onesto e obiettivo… Se poi il chitarrista di cui devi analizzare il lavoro è tuo ‘fratello d’arte’, col quale hai condiviso i tuoi ultimi lavori, realizzato un disco insieme e suonato per lungo tempo sui palchi di tutta Italia, allora anche solo il pensiero di scrivere di lui è assolutamente da evitare. La somma delle obiezioni già mi aveva fatto abbandonare l’idea, ma dopo aver discusso con la redazione, in totale disaccordo con me, ho capito che non potevo farne a meno. Dovevo scrivere di Giorgio Cordini e del suo nuovo Piccole storie.
Giorgio ritorna alla canzone d’autore – ma l’aveva mai lasciata? – con un disco cantato; anzi, il termine giusto dovrebbe essere ‘narrato’, in quanto i testi descrivono fatti ed eventi ben riconoscibili, storie di guerra e di violenza, storie di dolore e di disagio. Ma non pensiate a un lavoro ‘cupo’ e introverso. Al contrario, il disco suona gioioso, denso di carica emotiva positiva; mai si perde nel banale, pur risultando semplice sia nelle liriche che nelle musiche.
La carriera di Giorgio si rivela traccia dopo traccia, nella voce e nei testi. Ascoltando il CD emergono il profumo di De André, le sillabe di Fossati, le pulsazioni di Pagani. Ma non sono semplici citazioni o ingenue clonazioni, sono lingue diverse, dialetti che Cordini ha assimilato nel proprio linguaggio e che usa per dare colore e tono a ogni battuta. Una lingua nuova, globale, fatta di slang e cadenze, che lui rievoca ma non imita. Il mondo dei cantautori e la sua collaborazione con i più grandi devono aver attratto fortemente Giorgio, che naviga nel regno delle parole sedotto ma non sottomesso, creando il suo personale stile, così che del suo passato se ne intuisca la conoscenza, ma mai ne prevalga la presenza.

Giorgio-Cordini2Il mio giudizio positivo lo si può dedurre già dal fatto che io abbia accettato la ‘sfida’ e mi sia lasciato trascinare dalla passione. Ma il lavoro è complesso da decifrare, le storie raccontate sono dense di straripante verità e, certe volte, di allarmante attualità. Il libretto interno aiuta nella comprensione del percorso, ma l’amicizia con Giorgio mi spinge a chiedergli una mano per capire il meccanismo compositivo e aggiungere i suoi commenti alle mie presentazioni dei brani.

I silenzi di Monte Sole” – Apre tutto il lavoro e accoglie il primo ospite, Alessandro Sipolo il quale, oltre a donare la sua voce, partecipa alla scrittura del testo insieme a Luisa Moleri. È un inizio che cattura; racconta della strage di Marzabotto… Nello scrivere questa frase, capisco già di aver sbagliato approccio. Non è questo che arriva, non è questo quello che sento. Per entrare nel ‘dolore’ dovete immergervi nel testo; lo dovete volere fortemente, altrimenti la musica coprirà ogni impegnata riflessione regalandovi una melodia che entrerà nelle vostre teste, consegnando così al CD due diverse chiavi di lettura: quella più leggera, accompagnata dalle note, e quella più profonda raccontata nei testi. Credo che questa sia stata la parte più difficile: affrontare temi così ‘impegnati’ offrendoli nel modo più piacevole possibile. La parola a Giorgio.
È proprio così! Quando avevo immaginato questo lavoro come un album di parole e musica, mi ero reso conto fin da subito di quanto sarebbe stato difficile affrontare dei temi così impegnativi e dolorosi con delle melodie. Perché non puoi descrivere un episodio tragico o un argomento triste con una melodia allegra, ma non puoi nemmeno fare di ogni brano una marcia funebre. Così mi sono lasciato andare, nel modo che mi veniva più naturale possibile, alle emozioni che suscitavano in me i testi. Dal punto di vista musicale, ogni brano rispecchia fedelmente ciò che ho provato nel momento in cui ne ho assimilato il testo e mi sono immerso in quel fatto angoscioso che viene descritto.

gio_libAngelina” – Ecco una ballata che suona come una filastrocca. Il testo è di Mario Mantovani. Giorgio e il figlio di Mario, Enrico, riempiono di sagge note parole che già da sole suonerebbero sufficienti. La voce di Max Manfredi ne caratterizza l’umore. È la storia di una sartina, madre dell’autore, la quale assiste all’assassinio di una ragazzo di vent’anni nella piazza del paese di Orzinuovi. Mario era un grande artista dotato di una sensibilità straordinaria; sembra che accompagni Giorgio in questo difficile cammino.
Del caro amico Mario Mantovani mi aveva sempre affascinato la capacità di rendere accattivanti con parole semplici degli argomenti impegnativi e credo che Angelina sia un chiaro esempio di questa sua attitudine, che ho sempre ritrovato anche nei suoi libri. Il cantautore genovese Max Manfredi è un amico che lo stesso Mario mi aveva fatto conoscere e mi è sembrato naturale invitarlo a cantare con me una sua canzone.

Il battello del lago d’Iseo” – Banale dire che la musica è fatta dai musicisti, eppure lo stile e la mano di ogni artista firma ogni singola battuta: così Ellade Bandini, con pochi tocchi del suo sapere, regala a questa storia una cadenza da brivido. Questa canzone è nata alcuni anni fa ed era stata già eseguita più di una volta dal vivo. Credevo ormai di averla assimilata e di avere le idee molto chiare su ogni dettaglio dell’arrangiamento. Ma ti assicuro che quando l’abbiamo suonata in studio e Ellade Bandini ha inventato quel tempo nel ritornello, sono rimasto sbalordito dalla sua capacità di immergersi nel pezzo dandogli una veste nuova, un colore inaspettato, aggiungendovi tutto il suo talento di grande maestro della batteria.

Mordere i Sassi” – Ritorna il trio Moleri, Cordini, Sipolo. L’ospite di turno è Marino Severini, fondatore dei Gang. Giorgio ha sempre creduto nelle collaborazioni: in questo CD non è mai solo; i suoi compagni di viaggio lo accompagnano discreti e sapienti permettendogli di esprimersi al meglio. Credo che se non ci fossero stati questi bellissimi testi realizzati da mia moglie Luisa, il nuovo CD Piccole storie non avrebbe mai visto la luce. Le immagini a volte così realistiche, altre volte fantasiose, le metafore e le descrizioni così intense e profonde dei suoi testi, sono state per me lo stimolo vero per comporre nuove musiche o per accostarvi qualche melodia che già avevo nel cassetto, mai utilizzata. Così sono nate le canzoni di Piccole storie: l’origine è sempre stata la parte letteraria di Luisa, mentre la melodia è stata cucita addosso in un secondo momento. E quasi sempre Luisa ha contribuito anche ad affinare le melodie.

La notte dei fondi”, “Sogno di Natale”, “Occhi nocciola” – Infatti i pezzi successivi sono composti da Giorgio e Luisa, che in questo viaggio sonoro si tengono per mano. La vita vissuta insieme, la quotidianità, il condividere giornalmente ogni peripezia, ogni gioia, ogni problema crea indubbiamente una forte intesa. Certe volte in una coppia le parole intimidiscono e le carezze svaniscono nell’imbarazzo di uno sguardo. Ma la musica apre i cuori e l’intesa diventa forza, legame indistruttibile: le storie di Luisa e la musica di Giorgio si somigliano talmente da non riconoscere la paternità dell’uno o dell’altra. Piccola magia di due cuori semplici ma forti. In particolare in “Sogno di Natale” le parti di basso sono state tutte realizzate da Max Gabanizza, che per l’occasione ha usato un basso fretless. Ogni nota è frutto del suo estro e della sua creatività e, anche in questo caso, la sua maestria e le sue doti di grande musicista escono chiaramente e conferiscono alla canzone intensità e sfumature imprevedibili.

Cevo 3 luglio 1944” – Leggere il nome di Claudio Lolli fa un certo effetto: per quelli della mia generazione ha rappresentato un importante momento di ‘crescita’; le sue canzoni sono state simbolo e stimolo di riflessione. La sua partecipazione a Piccole Storie è un avvenimento di grande suggestione, che regala a questa ballata vissuta storicità. Non cambia o arricchisce il percorso del CD, ma lo timbra col marchio di genuina autenticità.

Respiro di pace” – È l’unico brano strumentale, il giusto epilogo di questa lunga storia: nessuna parola, solo musica per sognare, riflettere e ricordare. Ritorna il Cordini chitarrista che conosciamo, quello di “Anna” per intenderci, quello che le note… sono solo quelle che servono. Mai una di troppo, mai una fuori posto. In questo brano ha avuto una parte importante il clarinetto di Mario Arcari. Infatti nella prima strofa esegue la semplice melodia insieme alla mia chitarra. Nell’arrangiamento non era previsto, ma quando in studio Mario ha provato a suonarla con me, né io né il fonico ce ne eravamo resi conto: nel riascoltarla ci è sembrato quasi un effetto aggiunto al suono della mia chitarra, talmente in sintonia, talmente incollato alle mie note. E così è rimasto!

Giorgio-CordiniEccoci alla fine. È stato faticoso seguirlo fino a qui, trovare per ogni brano un perché, ma sapevo che Giorgio non mi avrebbe tradito: mai nulla è per caso e anche il suo istinto si manifesta equilibrato e tempestivo. Ho imparato nel tempo che averlo al fianco è una garanzia, grazie alla sua cortese consapevolezza. Piccole storie è un atto coraggioso e consapevole, tirato fuori forse nel momento più opportuno, in cui la memoria è più importante dell’osservazione. Se si può avanzare una ‘critica’, bisogna dire che al primo ascolto si fa fatica a percepire la ‘profondità’ delle liriche. La musica scorre piacevole, melodia e arrangiamenti catturano l’ascoltatore vietandogli di entrare nel significato vero e proprio dei testi. Solo dopo il secondo o terzo ascolto, le frasi iniziano a comporsi assumendo il loro senso compiuto, prima accarezzandoci poi aggredendoci, lasciando sul loro percorso profonde ferite che diventeranno cicatrici difficili da curare. Ma per uno come me che è cresciuto a pane e Woody Guthrie, è cosa nota e giusta. Piccole storie scritte da grandi uomini.

Reno Brandoni

PUBBLICATO
Chitarra Acustica n.05/2015, pp. 34-38

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