ADGPA 2014 – I seminari

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Darragh O'Neill

(di Giorgio Gregori) – La XXI convention dell’ADGPA Italia è stata anche una ghiotta occasione per i soci dell’associazione di partecipare gratuitamente a una serie di seminari, nei quali è stato possibile ammirare da vicino la tecnica dei chitarristi intervenuti, fare domande, apprezzare il lato umano dell’artista. Una convention piccola per dimensioni, ma grande per i contenuti, per la simpatia e il calore degli organizzatori Marino Vignali, Alberto Grollo e di tutto l’efficientissimo staff. I workshop sono stati molti, come molte sono state le occasioni di esibizione con le chitarre dei liutai presenti. Non potendo entrare nel dettaglio di tutti gli incontri, abbiamo scelto di riportare alcuni appunti relativi ai seminari di Darragh O’Neill, Simon Fox, Gareth Pearson e Anna Compagnoni.

Darragh O'Neill
Darragh O’Neill

Darragh O’ Neill
È un bravissimo giovane chitarrista classico irlandese, che ha eseguito dal vivo brani di sua composizione. Nel suo bel CD Fountain, oltre ai suoi brani originali, sono presenti anche arrangiamenti di musiche di Johann Sebastian Bach, Domenico Scarlatti, Gaspar Sanz e Turlough O’Carolan. Darragh O’Neill usa una chitarra costruita dal liutaio australiano Greg Shallman, con applicate due grandi pellicole sopra e sotto la buca per proteggere la tavola dai graffi, e amplificata con un piezo sotto il ponte, più un microfono esterno; le corde sono D’Addario J46 Hard Tension. Il tema del suo workshop era: Come far uscire il suono dalle corde di nylon?
E la sua è stata una vera e propria lezione. Ma del resto Tommy Emmanuel ha detto: «Guardate bene la mano destra di questo ragazzo!» Il workshop è stata un’ottima occasione!
Secondo O’Neill produrre un suono comporta diversi tipi di riflessione. La prima cosa importante è come si posizionano le dita, poi come si esercita la pressione, l’attacco e infine come viene rilasciata al corda. Ci si avvicina alla corda in modo concentrato, si esercita la pressione, poi si colpisce lentamente. Così ci si costruisce il proprio suono, per poi applicare il tutto sempre più velocemente. È molto importante quello che succede prima di colpire la corda.
Difficile è spiegare questo agli studenti più giovani, che fremono per suonare, mentre è importante avere pazienza e applicarsi sulla ricerca del suono, ripetendo più volte una sola nota.
Interessanti i suoi esempi di controllo delle dinamiche applicati al tremolo, al legato e allo staccato. Egli definisce la chitarra come uno strumento molto intimo, delicato. Oltre che un ottimo suono e un ottimo attacco, è importante suonare in maniera espressiva: questo è ciò che differenzia i grandi chitarristi dai grandissimi chitarristi.
Darragh insiste sulla necessità di passare molto tempo a cercare il proprio suono e riporta l’esempio di Keith Richards al quale avevano chiesto come facesse a ottenere dalla sua Telecaster quel suono così Telecaster. E lui rispose: «Il problema è che tutte le chitarre che suono sembrano suonare come una Telecaster!»
Si affronta poi il problema delle unghie sul quale è stato scritto tantissimo, con molte informazioni spesso contraddittorie. C’è chi nasce con le unghie che si curvano come un cucchiaio e chi ha le unghie molto piatte: Darragh dà in entrambi i casi preziosi consigli. Non importa quanto è lunga l’unghia; all’inizio lui le aveva lunghe, poi per sbaglio ne ha limata troppo una, ma si è accorto che suonava bene lo stesso e ora le usa corte. Nel caso che un’unghia si spezzi, usa la seta del pacchetto di riparazione Savarez (seta, colla e rifinitura con la limetta).
Nello stand Carlos Juan, lo abbiamo visto molto interessato, oltre che ai pickup, anche al Power Nails Reinforcement Set, rinforzante delle unghie con fissaggio agli ultravioletti, del quale sembra entusiasta Pat Metheny.

Gareth Pearson
Gareth Pearson

Gareth Pearson
Così si esprime su di lui Andy McKee: «Non solo Gareth è uno dei chitarristi più incredibili in circolazione, è anche un ragazzo proprio simpatico e terribilmente divertente!» In effetti, il ‘tornado gallese’ ha molto impressionato alla convention. E nella serata del diluvio universale, quando in fretta e furia abbiamo traslocato dal parco alla sala consiliare visto che all’aperto il cielo aveva aperto i rubinetti, Gareth ha sfidato l’acustica della sala e la relativamente scarsa potenza della sua Maton EBG 808 Artist (dal top consumatissimo…) scegliendo di non essere amplificato, suonando e danzando in libertà.
Ci ha raccontato di non avere mai avuto un insegnante e di non saper leggere la musica. Il suo è un workshop a domanda e risposta, nessuna lezione, ma la possibilità di osservare da vicino la sua tecnica (stava un po’ più fermo che non sul palco!).
Dapprima inizia parlando delle sue influenze musicali, in particolare di Tommy Emmanuel (che gli ha appunto dedicato il pezzo “The Welsh Tornado”), Chet Atkins e Jerry Reed. Essendo totalmente autodidatta, ha imparato osservando questi musicisti, che tengono il mignolo fermo sulla cassa, cosa molto utile quando si vuole fare un preciso basso alternato col thumbpick, unito a varie altre tecniche, in particolare il palm muting. In questo periodo Gareth sta cercando comunque di suonare anche senza l’appoggio del mignolo sulla cassa, per poter avere una maggiore mobilità di anulare e medio. Durante l’incontro ha continuamente cercato di evidenziare la differenza dinamica e di suono tra la tecnica con e senza palm muting, alternando ad esempio un pezzo di Chet Atkins con la propria versione di “Billie Jean” di Michael Jackson, eseguiti con entrambe le tecniche e… senza tapping! L’azione delle corde è bassissima, ma il suono è pulitissimo e grande cura è messa nel far risuonare le corde mantenendo la linea dei bassi in palm muting.
Quando Gareth arrangia un pezzo, comincia a cercare la linea dei bassi, poi gli accordi, poi la melodia. Gli piace partire da atmosfere semplici per poi svilupparle in modo complesso.
Fa una serie di esempi ed esercizi con banjo rolls, in particolare esegue lentamente pezzi di Chet Atkins. Racconta che quando era a scuola, metteva un ukulele sotto il banco, con le corde stoppate, e provava tutte le varie combinazioni possibili di banjo rolls alle varie velocità. Ovviamente il suo rendimento scolastico non era granché…
Non sapeva cosa fare nella vita, fino a quando a quattordici anni ha visto Tommy Emmanuel in un video e sei mesi dopo dal vivo. E si è detto: «Ehi, questo è uno che mi somiglia, ma ha una chitarra!» Così ha cominciato a esercitarsi ed è riuscito a incontrare Tommy, che all’epoca non era ancora famosissimo e quindi ancora avvicinabile-. Tommy gli ha chiesto di fargli sentire dei pezzi e poi gli ha dato dei consigli. Si sono risentiti dopo sei mesi, poi ancora, e un giorno Tommy gli telefona e gli dice: «Ho scritto un pezzo per te»…
A Gareth non interessa avere un rapporto competitivo con gli altri chitarristi, ma ritiene importante darsi degli obiettivi tecnici: ci ha raccontato di aver fatto una lista delle cose che voleva raggiungere come chitarrista, e man mano che le raggiungeva le depennava. La sua ragazza si lamenta del fatto che sposarla non è mai stato messo in cima alla lista!
www.garethpearson.com

Simon Fox
Simon Fox

Simon Fox
È nato in Australia, ma da anni vive a Vancouver in Canada. Suona principalmente in DADGAD; sul suo sito www.playdadgad.com sono scaricabili intavolature dei suoi pezzi e altro materiale didattico. Le sue composizioni sembrano riflettere la sua personalità calma e riservata. Usa moltissimo legati e pull-off; il dorso dell’unghia dell’indice della mano destra spesso viene usato come fosse un plettro. Un capo Shubb è sempre sul secondo tasto. Anche per lui niente tapping, ma tutta una serie di tecniche di crosspicking e leggere percussioni sulle corde per darsi il ritmo.
Nel workshop ha suonato brani anche in CGDGCD – accordatura che risulta un misto tra tonalità di Do e di Sol – avendo cura di alternare le dita nel pizzicare le corde (mai suonare due note di seguito con lo stesso dito della mano destra!) e di lasciar risuonare le corde, dimostrando allo stesso tempo come si fa a stoppare le corde basse con il pollice se il loro risuonare interferisce con l’armonia delle altre.
Usa spessissimo dei piccoli barré con l’indice sulle due corde più basse o anche con anulare o medio su due corde in mezzo alla tastiera.
Ha suonato inoltre anche un esempio in CGCGCD, accordatura simile per certi versi alla DADGAD, ma più agevole nel caso si voglia fare dello strumming; perché DADGAD (che è associabile a un accordo di Resus4) ha il quarto grado Sol in mezzo alla tastiera, mentre in CGCGCD (che è associabile a un Dosus2) si ha il secondo grado Re sul cantino, e questo facilita il gioco.
Un altro esempio è stato in DAAEAE, accordatura creata per imitare il bordone delle cornamuse, usando una tecnica della mano destra appresa da Tony McManus, con le dita che ‘danzano’ allungandosi molto e prendendo lo slancio lontano dalle corde.
Attualmente usa una chitarra Laurie Williams Tui, della Nuova Zelanda, costruita con legni nativi del luogo. Le corde e il pickup sono della Carlos Juan.

Anna Compagnoni
La liutista Anna Compagnoni ha tenuto un workshop sull’origine della chitarra e sulle antiche intavolature dal 1500 in poi, in particolare per liuto, chitarra rinascimentale e chitarra barocca. Allo scopo ha distribuito ai partecipanti fotocopie di manoscritti e di brani a stampa dell’epoca, per poter confrontare i diversi sistemi di scrittura. In comune tra le antiche intavolature e le moderne tabs, che ormai usiamo tutti noi chitarristi acustici, è il fatto che ambedue descrivono non le note ma la posizione delle dita sulla tastiera. I sistemi di intavolatura antica però sono moltissimi e dobbiamo tener conto del fatto che un serio esecutore di musica antica abitualmente legge i manoscritti originali, non le trascrizioni in notazione moderna. Quindi, a seconda del paese di origine del compositore o del momento storico, possiamo avere testi con le note gravi in basso, oppure in alto; oppure, invece dei numeri, avere lettere dell’alfabeto (la lettera ‘a’ designa la corda vuota, la ‘b’ il primo tasto ecc.). Possiamo avere sopra l’intavolatura i ‘gambi’ che descrivono la durata della nota, o anche testi particolari.

Anna Compagnoni
Anna Compagnoni

A questo proposito è molto interessante il magnifico manoscritto di Vincenzo Capirola Gentil homo bresano (‘bresciano’) del primo Cinquecento, che ci offre una lunga descrizione su come eseguire quanto scritto nell’intavolatura. Dato che molte opere musicali importanti sono andate perdute, perché capitate in mano a persone che non capivano di musica, ogni pagina del manoscritto è dipinta con bellissime illustrazioni floreali e di animali: Capirola sperava così che questo suo manoscritto sarebbe stato conservato almeno per la bellezza dei dipinti. E così è stato.

Giorgio Gregori

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 10/2014, pp.18-20

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