Reverend Gary Davis – Harlem Street Singer

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Souljam Records/Egea Music
reverend-coverUna preziosa e definitiva riedizione, a opera dell’attenta Souljam Records, è quella di quel Harlem Street Singer di Reverend Gary Davis, LP che originariamente venne registrato da Rudy Van Gelder nel suo studio a Englewood Cliffs, New Jersey, e pubblicato dall’etichetta Prestige/Bluesville nel 1961.
La session di registrazione si è svolta nel corso di un solo pomeriggio e ha prodotto quella manciata di canzoni per cui Davis divenne famoso e ammirato dai suoi contemporanei, complici alcune delle sue più appassionate performance vocali e il suo apprezzato modo di suonare la chitarra. Pezzi come “Death Don’t Have No Mercy” e “Samson And Delilah” (una rielaborazione di Blind Willie Johnson di “If I Had My Way I’d Tear This Building Down”) ne sono un convincentissimo esempio.
Il focus del disco è incentrato  sul repertorio gospel del reverendo. Anche se più in generale è stato descritto come un evangelista gospel, un cantante blues, un chitarrista ragtime o musicista folk, c’è stato un tempo, intorno ai tardi anni Sessanta, in cui Davis ha affrontato soltanto materiale religioso e, in questo album, si tiene più o meno fedele a questa linea. Come del resto fa nelle otto bonus tracks aggiuntive, ancora una volta registrate da Rudy Van Gelder alcuni mesi più tardi, dedicate a brani ispirati al Vangelo o a materia spirituale.
Trattandosi di registrazioni voce/chitarra, si può godere appieno della tecnica chitarristica di Gary Davis che suonava solo con pollice e indice muniti di picks. Il suo era uno stile particolarmente complesso, fatto di arpeggi e lunghe sequenze di note sia sui bassi, sia sugli acuti. L’energia della sua voce forte e rauca insieme con il suono potente della Gibson Jumbo 200 vengono ben restituite dall’ottimo lavoro di rimasterizzazione.
Oltre a queste bonus track, Harlem Street Singer comprende un libretto di 16 pagine con foto rare, articoli sulla sua carriera e la storia di queste registrazioni, così come un lungo estratto dalla copertina originale del LP del 1961.

Gabriele Longo

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