mercoledì, 22 Settembre , 2021

Bob Dylan 80: Buon compleanno Robert

Bob Dylan 80
Buon compleanno Robert

di Reno Brandoni

Dipinto di Franco Ori

Ogni 24 maggio aggiungo 19 anni alla mia età. Una semplice somma che mi aiuta a ricordare quanti anni compie quel giorno Bob Dylan. «È una cosa stupida» penseranno molti di voi. Lo penso anch’io. Ma da quando avevo quattordici anni non riesco a sganciare la mia vita dalla sua, e mi piace pensare che mentre io nascevo lui stesse pensando a “Blowin’ in the Wind”. Di sicuro stava organizzando la sua fuga verso il Greenwich Village con la testa piena di canzoni di Woody Guthrie… Quel periodo, magico per tutti i dylaniani, ho avuto la fortuna di viverlo non solo attraverso i libri e le biografie, ma anche grazie al racconto di uno dei suoi maggiori protagonisti.

Quand’ero ragazzo, la cultura non si assimilava attraverso il Web o YouTube, ma la si costruiva seguendo un percorso. Per esempio, leggendo la biografia di Dylan scritta da Anthony Scaduto (che poi su molte cose, compresa l’origine del nome Dylan, sarebbe stato contraddetto da Robert Shelton), si scoprivano personaggi come Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Joan Baez… Ecco, ogni volta che s’incontrava un nuovo nome, subito si cercava tutto ciò che lo riguardava, iniziando un nuovo percorso di ricerca parallelo. Era molto faticoso, ma affascinante, perché bastava uno spunto, una semplice citazione, per entrare in un altro mondo e immergersi in milioni di altre storie.
Tutti coloro che conoscono Dylan, sanno che uno dei nomi fondamentali presenti all’inizio della sua biografia è quello di Dave Van Ronk, il musicista che lo ospitò appena arrivato al Village e che lo introdusse nel circolo del folk. Il primo disco di Bob si può dire sia frutto di quella amicizia.
Nel 1979 – all’età di 19 anni, strana coincidenza – il destino bizzaro, o forse solo i sogni che cercano di farsi strada per diventare realtà, mi portarono ad accettare il mio primo lavoro da musicista professionista: dovevo accompagnare e aprire i venti concerti italiani di Dave Van Ronk.
Mi tremarono subito le gambe, per l’emozione del primo lavoro, ma anche perché avrei viaggiato in macchina con uno dei miti e delle leggende del Greenwich Village; e, soprattutto, colui che aveva dato l’avvio decisivo alla carriera di Bob Dylan.

Con Dave diventammo molto amici, tant’è che da lui fui soprannominato ‘Brother Reno’. Avevo la stessa età che Bob aveva all’epoca, e attraverso Dave stavo vivendo ‘quasi’ la medesima esperienza. Imparai “Sportin’ Life Blues” durante una notte insonne a Ortisei, davanti a una bottiglia di grappa Williams, con Dave che mi spiegava gli accordi, le posizioni e il suo modo particolare di usare i bassi. Ecco, in quel momento mi sentivo anch’io un po’ Dylan.
È inutile dirvi, anche perché forse l’ho raccontato più volte, che ho massacrato il buon Van Ronk di domande su Bob. E lui, sempre un po’ infastidito dal fatto che fossi interessato più alla leggenda di Dylan che alla sua, mi raccontava tutto pazientemente, fino a confessarmi che erano suoi gli arrangiamenti delle canzoni del primo album di Dylan e che li aveva insegnati a Bob esattamente come aveva fatto con me con “Sportin’ Life Blues”. Dovevano essere i brani del suo nuovo disco, ma Dylan – senza dirgli nulla – li aveva registrati per sé assumendosene la paternità. Un furto in piena regola… a suo dire.

Capirete che, avendo vissuto con queste manie e fissazioni, se quel 19 sommato alla mia età dà come risultato 80, non posso far altro che comprendere come la vita viaggi veloce. E come il tempo sia un frammento dell’infinito. Non voglio omaggiare questo importante compleanno di Bob Dylan con un altro tributo alla sua storia. Voglio semplicemente condividere con voi l’importanza di avere, durante il proprio percorso di crescita, delle figure di riferimento. Cosa che ultimamente vedo mancare sempre più.

Ora voglio farvi una confessione. Tra le varie biografie che ho scritto per raccontare la vita dei musicisti famosi ai ragazzi, mi sono cimentato anche in una narrazione ispirata alla vita di Dylan. Sono riuscito a mettermi in contatto con il suo manager, che ha visionato i miei libri precedenti; penso che anche Bob lo abbia fatto, e mi hanno dato il permesso di scrivere una nuova storia. Il mio modo di scrivere è particolare, non faccio il biografo, ma ispirandomi alla storia vissuta cerco di inventare un nuovo percorso, che possa essere aderente alla verità ma narrato in forma di ‘racconto’. Ho presentato il progetto più in dettaglio, ma visto che il mio personaggio ‘parlava’ e raccontava le sue storie, il manager di Dylan mi ha ricontattato dicendomi che Bob era ancora tra noi e che, se avesse avuto voglia di dire qualche cosa di nuovo rispetto a quanto aveva già detto, sarebbe stato giusto lasciargliela dire a lui. 
Il messaggio era strano e anche un po’ fastidioso, dopo otto mesi di lavoro. Ma lasciava una speranza per il dopo, al quale sinceramente non voglio né pensare né sperare. 
Ho riflettuto a lungo sull’argomento e ne ho compreso le ragioni. Ho anche capito perché Dylan continua a essere così amato e venerato dopo tutto questo tempo: penso per il suo essere sempre distante da ogni celebrazione di cui non possa assumersi la paternità. Così ho riposto il mio nuovo libro nel cassetto dei sogni, nella speranza di riaprirlo il più tardi possibile. 

Buon compleanno Robert!

Reno Brandoni

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