Un italiano al Canadian Guitar Festival

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(di Tonino Tomeo) – Quando Reno Brandoni mi ha chiesto di scrivere qualche riga sul Canadian Guitar Festival, e in particolare sulla Fingerstyle Guitar Competition alla quale avrei partecipato, mi sono sentito onorato di poter esordire su questa rivista, che è sempre stata di grande ispirazione per me come chitarrista e come uomo di pensiero! Tonino-BNEppure nel momento in cui metto la penna sul foglio (perché sono all’antica e sono sull’aereo di ritorno da Kingston nell’Ontario), mi viene il dubbio che potrei essere troppo coinvolto nel racconto, a discapito degli elementi più strettamente chitarristici della storia. Perdonatemi dunque se, appunto, sembrerò troppo ‘implicato’…
Sorvolando su quanto mi senta orgogliosamente meridionale, per il fatto di essere stato ospite a casa del figlio della signora della porta affianco, il quale vive e lavora proprio lì da anni, veniamo ai fatti: un concorso (competition, come lo chiamano loro) organizzato in maniera apparentemente molto rigida ma, a ben vedere, con buone motivazioni. Partecipano solo 25 concorrenti; 3 brani da proporre; si suona solo seduti e questo, che sembra il primo nonsense, è invece giustificato dall’altra regola secondo cui si suona senza amplificazione, davanti a un microfono a condensatore, per cui sarebbe una tragedia dover modificare per ogni chitarrista il setup del palco. Niente flatpick, è ammesso solo il thumbpick. No talking at all: vietato parlare, dire titoli, insomma niente che possa strappare un minimo di simpatia alla giuria!

A proposito della giuria c’è il dettaglio più affascinante del concorso: non era presente in sala! Per garantire il massimo della trasparenza, il fonico di sala invia un audio feed trailer (un prefabbricato su ruote) che si trova alle spalle del palco: questo dettaglio, insieme al sorteggio di un numero da parte dei concorrenti fatto qualche minuto prima dell’inizio, assicura la totale neutralità della giuria.

Non ci sono categorie di età o altro (impariamo, italiani!): basta solo non avere contratti con major discografiche. I brani possono essere arrangiamenti, ma sono preferiti gli originali, però mi chiedo: a meno che non ci sia il Signor Wikipedia della chitarra acustica in persona, come si fa a sapere se si tratta di un originale o no? Almeno questo fatelo dire!
All’atto pratico, quando sei lì, sapendo che a quel concorso hanno negli anni preso parte persone come Andy Mckee, Ewan Dobson, Maneli Jamal e così via, viene da pensare che forse sia il caso di convincersi che l’importante è partecipare.

Ad ogni modo, con tutti i dubbi del caso, ho preparato i miei tre brani e vada come vada… Ho deciso di portare la mia “Kappuccetto Rosso”, vincitrice di Arrangiatevi 2014! ad Acoustic Franciacorta, e altri due inediti: “Wild Prairie Rose” e “Gioiosa” che faranno parte, insieme ad altri inediti e ad alcuni arrangiamenti cantati, del mio CD From Up There!
Purtroppo non sono arrivato fino alla finale, per cui il terzo brano non l’ho suonato. La cosa che più mi ha colpito è stata proprio la scelta dei cinque finalisti: ne ho ‘beccati’ solo due, eppure il concorrente che secondo me avrebbe meritato senza dubbio di vincere, proponendo due pezzi divertenti, groovy e suonati meravigliosamente, si è fermato con me: come si dice, aver compagno al duol…
I concorrenti erano per la gran parte canadesi, ma c’erano anche (adesso sembrerà una barzelletta): un giapponese, simpaticissimo e molto… giapponese nell’esecuzione; un uruguayano, tradito dall’emozione del palco; un paio di francesi e io, l’italiano!
Gli stili sono stati davvero vari, ma c’è comunque stata una buona predominanza di hedgesiani. o credo di essere stato l’unico ad aver suonato un ragtime.

Il vincitore è stato Blake Goodwin (sissignore, proprio Good-win), dal Texas mi pare: si è imposto con dei brani ultratecnici, tendenzialmente frigi, con accordature degne di una B.C. Rich sette corde, che sinceramente ho trovato un po’ noiosi… Il secondo e il terzo classificati erano molto più godibili e freschi, melodici, un po’ pop (nel senso buono) e sicuramente hanno eseguito magistralmente i loro pezzi. Mi rimane solo un dubbio: sarebbero capaci di tenere un concerto intero, o questo è stato il frutto del lavoro di qualche anno?

Una nota a parte la merita il fonico: eccellente! Reattivo come un leopardo e preciso nei settaggi; e tutto ciò senza uno straccio di soundcheck! Un suono così è davvero fantastico, anche se… non perdona! O suoni… o te le suonano!

Per finire mi domando: sono soddisfatto di com’è andata? Direi di si: quel palco mette paura, e Don Ross che ti presenta già fa sciogliere anche i più smaliziati!
Come mi colloco nella mia personale classifica? Non male, proprio non male, ma non posso dire di più: sono un cavaliere…
Lo rifarei? Costa, costa un sacco arrivare lì… Sì, lo rifarei!

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