La felicità delle piccole cose

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Reno Brandoni
Reno Brandoni

Noi del Sud, quando torniamo a casa, ‘scendiamo’. Così quest’anno sono sceso in Sicilia per passare il Natale con i parenti. Si dice «Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi» e io ho rispettato il detto, ma soprattutto gli affetti. Non è semplice decidere di percorrere oltre duemila chilometri in macchina, in particolare se sul tuo percorso hai un pezzo della Salerno-Reggio Calabria a corsia unica. Ma un abbraccio vale la fatica, tanto più se accompagnato dall’immancabile lacrima di una madre che riesci a vedere a malapena due volte l’anno e che, nonostante l’età, ti fa sentire ancora figlio. Ed è così terribilmente bello esserlo di nuovo, ancora una volta, anche se solo per qualche giorno.
Figlio è la parola che s’impara per ultima, alcune volte troppo tardi per comprenderne il senso; perché devi esserlo per impararne il ruolo, ma non devi più esserlo per poterne capire il significato profondo. Però c’è quello stato intermedio in cui dimentichi di esserlo, ma per fortuna ancora lo sei. E quando ti svegli dal torpore del tuo lavoro – o dalla fatica di essere a tua volta genitore di altri figli, che come te chissà quando capiranno – ecco che i duemila chilometri li faresti a piedi, per quel sorriso e quel bacio dato sulla fronte che profuma di rosa, come quel rosario appoggiato sul comodino che sapeva di nonna. Evidentemente quello è il profumo dell’età, delicato ma persistente, che ha il potere di evocare ricordi e tenerezza. Pensi, allora, che non per forza ogni cosa deve inseguire un profitto o un fine: si può vivere cercando emozioni, come vedere la gioia dipinta su un volto, sul quale a contare le rughe ti vola il tempo; ma così in alto, che non riesci più ad afferrarlo e ti senti così piccolo, ma importante, unico e irripetibile. Grande cosa la felicità delle piccole cose.
Poi ritorni. E la strada sembra più corta, come se il destino volesse regalarti la possibilità di allontanarti il più rapidamente possibile, perché altrimenti l’abitudine ritornerebbe a confonderti la memoria.
Così, dopo il Natale con i tuoi, è la volta di un ‘Capodanno con chi vuoi’… I figli sono in giro per il mondo, a fare il lungo percorso che li riporterà nel tempo al futuro abbraccio, che mi racconterà di un altro giro di ruota e di una nuova generazione che avanza. Attenderò, stando seduto lì, dinnanzi alla porta, a pretendere il mio bacio sulla fronte profumata di rosa… o forse succede solo alle donne? Probabilmente io saprò di pastiglie Valda o di sciroppo per la tosse. Mio nonno lo riconoscevi dall’odore di caramelle alla carubba, ma erano altri tempi.
Intanto suonano al citofono e devo aprire il cancello. Lascio i ricordi sul divano e mi alzo prontamente con un sorriso: è Gavino, che porta la sua chitarra e una bottiglia di spumante. Così il Capodanno, che si preannunciava nostalgico, grazie alle nostre chitarre diventa entusiasmante e spumeggiante. Si suona e si progetta il futuro, ma soprattutto si sta bene insieme, senza scopo, ragione o strategia, solo per le emozioni, per la musica e il piacere di esserci.
Buon Anno e buon fingerpicking!

Reno Brandoni

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