È online “Chitarra Acustica” n. 03/2015

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È online il numero 03/2015 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su chitarra-acustica.net o nei migliori negozi di strumenti musicali.

Nel nome di Paco, di Vicente e del duende

Marzo2015Mentre mi sto accingendo a scrivere queste note di presentazione del nostro nuovo numero, un brivido mi corre lungo la schiena quando mi rendo conto che esattamente un anno fa, in questo stesso giorno, moriva Paco de Lucìa. E queste note erano destinate a introdurre proprio una storia di copertina dedicata a Vicente Amigo, da molti considerato il naturale erede di Paco.
Anche in questo caso, com’era accaduto per il ricordo dedicato poco dopo a de Lucía, abbiamo affidato la scrittura dell’articolo a Francesco Rampichini, che aveva avuto occasione di intervistare in passato sia il vecchio maestro che il giovane epigono. Nell’intervista realizzata con Amigo e pubblicata nel giugno 1996 sul mensile Chitarre, l’allora ventinovenne chitarrista di Guadalcanal in provincia di Siviglia così raccontava la sua precoce scoperta di Paco: «Avevo tre anni quando vidi Paco de Lucía alla TV, e mi impressionò molto, ma cominciai a suonare a otto anni, quando mio padre mi regalò la mia prima chitarra.» Trasferitosi poi a Córdoba, ebbe occasione di incontrarlo più volte di persona: «Be’, conosco Paco da tempo, e così è arrivato un momento in cui gli ho proposto di suonare qualcosa insieme, e Paco ha detto “va bene, tu pensa a un tema, lo butti giù e poi lo facciamo insieme”.» Il risultato fu il duetto di “Querido Metheny”, una composizione di Vicente dedicata a Pat Metheny, altro suo mito musicale, e contenuta nel suo secondo album Vivencias imaginadas del 1995.
Questo brano, a metà strada tra l’atmosfera per esempio di “Canción de amor” di de Lucía e una classica composizione in più sezioni di Metheny, è emblematico del clima musicale in cui Amigo si era trovato a crescere, e di cui Paco de Lucía era stato il principale iniziatore: l’incontro cioè della profonda e rispettata tradizione flamenca con altre culture musicali di alto livello e rappresentative della moderna globalizzazione, come in particolare il jazz-rock e la fusion di musicisti come John McLaughlin, Al Di Meola e appunto Pat Metheny.
In questo clima Vicente è cresciuto e divenuto adulto. In un’intervista del 1998, citata nella biografia del suo sito, dice: «Credo che il flamenco sia sempre stato qualcosa per gli adulti, non solo per i bambini. Per capire il flamenco, ci vuole maturità. Si può imparare a suonare la chitarra da bambino, si capisce la tecnica. Anche del canto si può più o meno capire la tecnica. Ma l’essenza del flamenco è una cosa che richiede maturità.»
Oggi, quindi, Amigo ha raggiunto quella maturità che gli permetterà di assumere sulle sue spalle il pesante fardello costituito dall’eredità di Paco de Lucìa, con tutto l’immenso bagaglio di tradizione e innovazione musicale che lui ha incarnato. L’ha raggiunta nel nome del duende che, come dice lui stesso nell’intervista che pubblichiamo, «è la sicurezza in te stesso, è quella cosa che ti fa sentire libero sul palcoscenico. Ed è anche un momento, un regalo che ti arriva se la tua mente sta pensando in musica.»

Andrea Carpi

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