L’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana

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(di Andrea Carpi / foto di Piero Angelo Legari, Corrado Pusceddu e Dante Veroni) – L’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana si arricchisce di anno in anno. Con tutta la buona volontà e malgrado il dispiegamento di forze che abbiamo potuto mettere in campo, non siamo riusciti neanche stavolta ad essere esaustivi su tutti gli avvenimenti che hanno animato questa diciottesima edizione, dal mercoledì 27 alla domenica 31 maggio. Ma abbiamo cercato comunque di toccare un buon numero di argomenti. Nelle pagine seguenti Letizia Sampaolo, che ha assistito Danilo Cartia nel coordinamento dell’evento, ci racconta la giornata dell’Italian Bluegrass Meeting. Abbiamo poi intervistato Francesco Lucarelli e Stefano Frollano, coordinatori del Neil Young Celebration Day. Reno Brandoni ci ha quindi descritto i saggi di fine anno di ScuolacusticA, e le esibizioni degli allievi e degli insegnanti. Giorgio Gregori ha parlato dal di dentro dei corsi di liuteria. Mentre Dario Fornara ha intervistato uno dei titolari dei corsi, la grande liutaia Linda Manzer, e provato due chitarre di Peggy White, amica e allieva della Manzer. Mario Giovannini ha illustrato in una galleria fotografica i momenti più significativi dell’esposizione di strumenti. E Gavino Loche ha visitato in particolare lo stand della Scuola di liuteria del Centopievese. In questo articolo introduttivo, invece, raccontiamo il momento spettacolare centrale del Meeting, con i suoi tre principali concerti serali.

New Sounds of Acoustic Music

Pietro Nobile - foto di Piero Angelo Legari
Pietro Nobile – foto di Piero Angelo Legari

Dopo l’anteprima serale di mercoledì 27 maggio – con l’esibizione di musicisti e gruppi presentati dalle scuole e dai centri musicali della provincia di La Spezia, tenuti a battesimo dal bel set finale di Pietro Nobile, che in questa edizione è stato uno dei docenti dei corsi di formazione per chitarra acustica – l’AGM ha aperto ufficialmente i suoi battenti nel tardo pomeriggio di giovedì 28 maggio con la XIII edizione del concorso New Sounds of Acoustic Music, quest’anno Premio Mogar-Ibanez 2015 ‘in memoria di Stefano Rosso’, rivolto alle nuove proposte del chitarrismo acustico e dal 2010 aperto anche ai cantautori-chitarristi. Hanno guadagnato l’accesso a questa finale cinque chitarristi e tre cantautori-chitarristi, sottoposti ora al vaglio di una giuria importante, con buona parte degli insegnanti dei corsi di formazione, Alex de Grassi, Dick Boak e Pietro Nobile, e i rappresentanti di diverse associazioni come il direttore artistico Alessio Ambrosi, Giovanni Unterberger per Lizard Accademie Musicali, il nostro Reno Brandoni per Fingerpicking.net, Marino Vignali per la Atkins-Dadi Guitar Players Association, Roberto Ragazzo e Francesco Longhi per Mogar-Ibanez, coordinati dal sottoscritto. Potrebbe sembrare una formalità dire che il livello dei partecipanti migliora di anno in anno, ma in linea di tendenza è la pura verità, a conferma della vitalità che il mondo della chitarra acustica mette in mostra. Alla fine, per la sezione chitarristi, ha prevalso il giovane Giorgio Maria Napoleone di Viterbo, che ha testimoniato il livello di maturità raggiunto dai seguaci italiani delle nuove tecniche percussive e di tapping, spesso tacciate di sterile funanbolismo e di inconsistenza compositiva, ma che nelle sue mani rivelano un sorprendente controllo delle dinamiche e delle armonie.

Giorgio Maria Napoleone - foto di Piero Angelo
Giorgio Maria Napoleone – foto di Piero Angelo
Samuele Puppo - foto di Piero Angelo Legari
Samuele Puppo – foto di Piero Angelo Legari

Tra i cantautori-chitarristi si è imposto il giovanissimo Samuele Puppo, classe 1998 di Celle Ligure, con buone doti vocali e felicemente ispirato dal nuovo cantautorato americano. Tutti secondi ex aequo gli altri partecipanti, nelle nostre intenzioni e perché in toto da tenere d’occhio: i chitarristi Luigi De Cicco, con una spiccata sensibilità jazzistica e introspettiva, Gianfilippo Fancello in particolare per il suo bellissimo arrangiamento di “Forbidden Colours” di Sakamoto, Luigi Trevisan e la sua tecnica mista plettro-dita, Fabrizio Fanini con le sue composizioni ben costruite; e i cantautori Alessandro Lepore, tra blues e ballad, e Johnny Fishborn dalla personalità ‘new wave’, entrambi in lingua inglese come già Puppo.

I virtuosi dello strumento
La scintilla originaria del Meeting è scaturita dalla passione per i grandi interpreti della chitarra acustica, e anche quest’anno non sono mancati due ‘campioni’ del fingerstyle come Tim Sparks e Alex de Grassi che, insieme a Pietro Nobile e con il coordinamento di Giuseppe Tropeano, hanno condotto i corsi di formazione per chitarra acustica.

Tim Sparks e Alex de Grassi - foto di Piero Angelo Legari
Tim Sparks e Alex de Grassi – foto di Piero Angelo Legari

Mentre Nobile ha affrontato diversi argomenti intorno al tema “La chitarra fingerstyle contemporanea”, dagli armonici artificiali al crosspicking e alle prime tecniche percussive, fino alle problematiche del chitarrista acustico in studio di registrazione, Sparks si è concentrato sul linguaggio blues per sviluppare uno stile solistico, nato dall’unione di frasi melodiche che combinano la scala pentatonica blues maggiore e minore con riff di accordi e linee di basso boogie; dal canto suo de Grassi ha sviscerato il tema “L’arrangiamento per chitarra sola”, traendo spunto dal suo recente libro Fingerstyle Guitar Method, edito da Acoustic Guitar Private Lessons.
Tim Sparks ha poi aperto il concerto serale del giovedì presentando una serie di brani dal suo ultimo album Chasin’ the Boogie, tra i quali hanno spiccato un arrangiamento inconsueto della “Blackbird” di McCartney, in tonalità di Re invece che in Sol, e “The Mississippi Blues”, probabilmente la miglior versione in circolazione di questo standard del blues.
Al termine del suo set Tim ha invitato sul palco Alex de Grassi. I due hanno approfittato del soggiorno a Sarzana per preparare alcuni duetti ben congegnati: l’arrangiamento in 7/8 della rollingstoniana “Paint it Black”, già incisa da de Grassi in deMania nel 2006 con Michael Manring e Christopher Garcia; “Eu só quero um xodó” di Dominguinhos dall’album One String Leads to Another di Sparks del 1999; e lo standard “All Blues” di Miles Davis.
De Grassi si è infine prodotto in un set da solo durante il concerto del sabato, esemplificando dal vivo i concetti espressi nel suo seminario, attraverso gli arrangiamenti di alcuni brani tradizionali dal suo bellissimo album Now & Then: Folk Songs for the 21st Century del 2003, e di un pezzo rock del calibro di “Angel” di Jimi Hendrix, per concludere con la composizione originale “Mr. B Takes a Walk in the Rain”, pezzo funky dedicato a James Brown.

Barenberg, Johnson, Lester, Cartia - foto di Piero Angelo Legari
Barenberg, Johnson, Lester, Cartia – foto di Piero Angelo Legari

Dal fingerstyle allo stile bluegrass con il banjoista Mark Johnson, il mandolinista e chitarrista Emory Lester e il chitarrista Russ Barenberg, che hanno occupato la prima parte del concerto del venerdì dopo una giornata passata come ospiti speciali dell’Italian Bluegrass Meeting, nel corso del quale hanno tenuto seminari sui loro rispettivi strumenti. Ha aperto il concerto il duo composto da Johnson e Lester che, al di là delle incisioni e collaborazioni portate avanti singolarmente, suonano insieme da diciotto anni e hanno condiviso quattro album, dalla trilogia di Acoustic Campaign del 2002, Acoustic Rising del 2006 e Acoustic Vision del 2010 fino all’ultimo 1863 del 2013. Il duo ha acquisito recentemente una grande notorietà grazie al particolare stile banjoistico di Johnson, ribattezzato clawgrass, che è un adattamento del tradizionale stile clawhammer – caratterizzato dal modo di suonare le note melodiche con colpi in giù dati con il dorso delle unghie di indice e medio – alle performance degli ensemble bluegrass: in pratica uno stile altrettanto virtuosistico, ma in qualche modo più ‘rotondo’ e ‘saltellante’ rispetto al ‘rigoroso’ three-finger style tipico del bluegrass, che Lester sostiene dal canto suo con una plettrata estremamente nitida e scorrevole, sia sul mandolino che sulla chitarra. In virtù di questa particolarità, quindi, Johnson nel 2012 ha ricevuto lo Steve Martin Award for Excellence in Banjo and Bluegrass, con l’opportunità di esibirsi insieme a Lester al Late Show di David Letterman. Verso la fine del loro brillantissimo e divertito set a Sarzana, i due hanno gentilmente chiamato sul palco Barenberg e Danilo Cartia, per omaggiare quest’ultimo riguardo all’infaticabile e appassionato coordinamento dell’Italian Bluegrass Meeting, suonando tutti insieme la sua recente composizione “Ridge”, ritmica e ben articolata. Un’evidente soddisfazione era dipinta sul volto di Danilo.

Russ Barenberg ha visto il suo When at Last premiato nel 2007 come ‘album strumentale dell’anno’ dalla International Bluegrass Music Association, e lo ricordiamo in importanti dischi di newgrass come Skip, Hop & Wobble del 1993 in trio con Jerry Douglas ed Edgar Meyer: potremmo immaginarlo come un funambolo del flatpicking, ma ci troviamo invece di fronte a un artista totalmente concentrato sull’aspetto compositivo, sulla cantabilità, sul lirismo dei motivi, con un uso del plettro che lascia spazio a una tecnica mista plettro-dita, per meglio sottolineare certi elementi armonici, e a passaggi a note singole di melodia scarna e pura. Il suo set da solo è stato un gioiello di raffinatezza, gusto e poesia, alternando brani dal suo passato a brani ancora inediti, con frequenti tributi al ‘pathos’ celtico come nella vecchia melodia scozzese “The Dark Island” e in due fiddle tunes da Cape Breton in Nova Scotia.

Djambo Lulù Swing Trio & Italian Manouche All Stars - foto di Corrado Pusceddu
Djambo Lulù Swing Trio & Italian Manouche All Stars – foto di Corrado Pusceddu

Dal bluegrass al jazz manouche, un altro stile acustico di gruppo, che dà ampio spazio all’improvvisazione e che, come ci ha fatto notare Frank Vignola nell’intervista sul numero scorso, condivide insieme al bluegrass elementi comuni con il jazz tradizionale e lo swing. Maurizio Geri, traendo spunto dalla presentazione del suo metodo La chitarra jazz manouche in Italia edito da Fingerpicking.net, ha concluso il concerto del venerdì con il suo Djambo Lulù Swing Trio formato insieme al chitarrista Jacopo Martini e al contrabbassista Matteo Anelli, ai quali si è unita via via la Italian Manouche All Stars creata per l’occasione con i chitarristi Augusto Creni, Tolga During e Dario Napoli, che insieme a Martini hanno appunto coadiuvato Geri nella stesura del suo libro. Ne è scaturito un set trascinante e vitale, che ha visto alternarsi le diverse personalità stilistiche dei singoli musicisti tra standard del gipsy jazz e composizioni originali, per concludere tutti assieme in un incandescente finale sulle note di “Minor Swing” del padre Django Reinhardt.

Corde & Voci

Giovanna Marini e Francesca Breschi - foto di Piero Angelo Legari
Giovanna Marini e Francesca Breschi – foto di Piero Angelo Legari

La parte centrale del concerto del giovedì è stata consacrata alla VII edizione del Premio ‘Corde & Voci per Dialogo & Diritti’, assegnato quest’anno a Giovanna Marini tornando così a onorare un protagonista di quello straordinario movimento internazionale di folk music revival che ha visto il suo momento di maggiore diffusione negli anni ’60, e che ha saputo coniugare lo studio del folklore musicale con la riproposta delle musiche della tradizione popolare e la composizione di nuove canzoni ispirate a quella tradizione. A Giovanna Marini è stata consegnata una targa scolpita da Luigi Mainolfi, mentre la Martin Guitar – partner dell’evento distribuita in Italia da Eko Music Group – ha voluto donarle simbolicamente una Ed Sheeran X Signature Edition, una chitarra i cui diritti d’autore saranno completamente devoluti da Sheeran agli East Anglia’s Children’s Hospices. Giovanna ha risposto con un appassionato concerto, nel quale ha ripercorso diversi momenti del suo vasto repertorio, inframmezzandoli con racconti e storie di vita presentati con la sua proverbiale abilità affabulatoria. Con lei sul palco era la cantante Francesca Breschi, con cui ha inciso la recente raccolta antologica L’Italia in lungo e in largo. Francesca è una componente dello storico Quartetto Vocale di Giovanna Marini e il suo contributo ha portato, anche nei brani più personali e solistici di Giovanna, un po’ di quella preziosità polifonica del Quartetto, cresciuta con l’esecuzione di composizioni originali madrigalistiche e con il lavoro di ‘ricalco’ delle ricchissime forme polivocali del canto contadino italiano. Da sola, in particolare, Francesca ha riproposto magnificamente un pianto rituale abruzzese e una “Solfatara” siciliana registrati nel 1954 da Alan Lomax e Diego Carpitella, lasciando intravedere quale enorme lavoro sta dietro a queste forme di ricalco musicale.

I blues del mondo

Watermelon Slim - foto di Piero Angelo Legari
Watermelon Slim – foto di Piero Angelo Legari

La presenza di Giovanna Marini ha quindi richiamato, oltre che la canzone d’autore, anche la forte ispirazione alle varie espressioni del folklore musicale, che nella visione di Bob Brozman rappresentano tutte – come ha voluto ricordare il suo amico Alessio Ambrosi – i ‘blues del mondo’. E del blues, in questa edizione del Meeting, abbiamo incontrato in apertura del concerto del sabato un interprete davvero singolare, Watermelon Slim, un musicista bianco attivo fin dagli anni ’70, che appare come una vera e propria ‘reincarnazione’ di un bluesman nero del Delta: la sua voce cavernosa ricorda quella di un Son House, la sua espressività riflette consapevolmente la profonda ‘africanità’ di John Lee Hooker, il suo stesso modo di vestire richiama l’eleganza di un artista di colore degli anni ’20 alla ricerca di una promozione sociale attraverso la musica. Particolare è il suo stile slide eseguito con il plettro sulla chitarra resofonica lap steel. Interessante, in uno dei brani presentati, l’accorgimento di accordare la sesta corda in Mi, partendo da un’accordatura aperta di Sol, per suonare in tonalità di Mi. L’impianto musicale rimane costantemente ispirato al Delta blues, con testi letterari attualizzati e caratterizzati da uno spiccato impegno civile, che gli deriva da un periodo di servizio in Vietnam e dal conseguente coinvolgimento nelle battaglie antimilitariste dei reduci dalla guerra. Il suo set è stato molto emozionante e la sua carica umana e comunicativa ha conquistato l’affetto del pubblico di Sarzana.

Tama Trio - foto di Dante Veroni
Tama Trio – foto di Dante Veroni

“Blues del mondo” è quindi anche il Tama Trio, che ha suonato subito dopo e che potremmo definire un ‘supergruppo’ della riproposta e innovazione folk italiana, nato dall’unione di due veterani come il sardo Mauro Palmas e il campano Nando Citarella con il siciliano Pietro Cernuto. Palmas suona il liuto cantabile e la mandola, ha esordito con i Suonofficina e il lungo sodalizio con Elena Ledda, compone musiche per teatro e cinema, ha collaborato tra gli altri con Maria Carta, Mauro Pagani, Riccardo Tesi, Paolo Fresu, Enrico Rava. Citarella, voce e tamburello, attore e cultore delle tradizioni popolari, teatrali e coreutico-musicali mediterranee, ha studiato e collaborato con Eduardo De Filippo, Dario Fo, Lindsay Kemp, Roberto De Simone, Ugo Gregoretti e, dal ’79, con la compagnia MTM (MimoTeatroMovimento) di Lydia Biondi. Cernuto, zampogna a paro, flauto di canna siciliano (friscalettu) e armonica, è diplomato in sassofono e ha vinto numerosi concorsi musicali, fino a diventare primo sax tenore della banda dell’Esercito Italiano; collabora inoltre con il gruppo Unavantaluna. Il loro spettacolo ha spaziato dalla lamentazione tradizionale siciliana “O Nici, Nici” a “Carmela” dal repertorio di Sergio Bruni, una serenata nella tradizione dei carrettieri e dei ‘posteggiatori’ divenuta un classico della canzone napoletana; e da un’interessante rielaborazione di “Treno a vela” di Lucio Dalla fino ai balli tradizionali come la tammurriata, la pizzica pizzica e il ballo sardo arrangiato per mandola. Un set di altissimo livello e di grande intensità, con Citarella abilissimo intrattenitore, con i plettri di Palmas a sostenere tutta l’armonia e gli interventi caratterizzanti di Cernuto.

I cantautori e la chitarra
Da quando è stato istituito il Premio ‘Corde & Voci per Dialogo & Diritti’ e da quando, in ricordo di Stefano Rosso, è stata aggiunta la categoria ‘cantautori-chitarristi’ al concorso New Sounds of Acoustic Music, la canzone d’autore è stata sempre più di casa al Meeting di Sarzana. E quest’anno, oltre alla partecipazione di Giovanna Marini, ogni serata ha dedicato uno spazio a questa forma di espressione, offrendole una sponda più intima e acustica in questi tempi di crisi della discografia e di ridimensionamento dello spettacolo musicale.

Eugenio Finardi - foto di Corrado Pusceddu
Eugenio Finardi – foto di Corrado Pusceddu

Il giovedì è stata la volta di Eugenio Finardi, appunto nella veste più raccolta del suo progetto Parole & Musica, in un incontro/concerto in quartetto con Federica Goldberg al violoncello, Giovanni Maggiore alle chitarre e Paolo Gambino alle tastiere. La sua voce la fa sempre da padrona e il suo spirito è sempre ribelle come un tempo, anzi più di prima in ragione di «questo tempo orrendo» descritto in canzoni nuove come “La storia di Franco”, dedicata al dramma dei padri separati, “Come Savonarola”, un invito all’indignazione, o “Cadere sognare”, l’urlo di una storia di disoccupazione e disperazione dal Sulcis, tutte dal recente disco Fibrillante, che arriva dopo quindici anni dall’ultimo album di inediti Accadueo. E non mancano naturalmente i suoi cavalli di battaglia come “Musica ribelle”, “Extraterrestre”, “Cuba”, “Dolce Italia”, insieme ad alcuni omaggi come “Hallelujah” di Leonard Cohen e un tributo al blues con “Hoochie Coochie Man”.

Cristina Donà - foto di Corrado Pusceddu
Cristina Donà – foto di Corrado Pusceddu

Il venerdì è invece il turno di Cristina Donà, che abbandona per l’occasione la sua fedele Gibson 335 elettrica, lasciandola però sul palco come arredo ‘rassicurante’, e imbraccia una Gibson acustica per affrontare Sarzana in duo con Saverio Lanza, suo collaboratore dal 2010 come coautore delle musiche e produttore artistico, il quale a sua volta suona una bellissima Collings, a tratti con lo slide, insieme ad alcuni interventi con la tastiera elettronica e la Stratocaster. I due propongono brani da quasi tutti gli album di Cristina, da Tregua del 1997 fino al recente Così vicini, rappresentato da “Il tuo nome”, “Il senso delle cose” e “Siamo vivi”. Saverio è un musicista molto preparato, che ricama e asseconda con gusto, e lei indubbiamente seduce con quella personalità così definita, che sa coniugare l’intelligenza dei pensieri, la poesia, le esplosioni di energia, il rock. Moderno e di classe.
Due dei nostri migliori cantautori che si uniscono per condividere le loro canzoni, è una notizia infine da non trascurare. Sembra che i due abbiano sviluppato un’amicizia e una reciproca sintonia a partire dagli incontri a Radio2 Social Club, una trasmissione che Luca Barbarossa conduce dal 2010 con ospiti e musica dal vivo, e alla quale Ron ha partecipato in diverse occasioni. La prima importante verifica in concerto della loro collaborazione è poi avvenuta durante una recente tournée in Canada, seguita da una serie di esibizioni in Italia che sono felicemente approdate a Sarzana per chiudere l’ultimo concerto serale di sabato. Entrambi appassionati di chitarra acustica, si sono presentati al Meeting in una raffinata formazione in quartetto: Ron alla chitarra acustica e al piano, Barbarossa alla chitarra acustica e all’ukulele, accompagnati dalla bravissima collaboratrice di Ron, Giovanna Famulari, al violoncello e ai cori, e dallo storico collaboratore di Luca, Mario Amici, alla chitarra acustica, all’armonica e ai cori.

Ron e Barbarossa - foto di Dante Veroni
Ron e Barbarossa – foto di Dante Veroni

L’esperienza di Radio2 Social Club, tra l’altro, ha portato via via alla luce una spiccata abilità di Barbarossa come intrattenitore, dalla disinvolta ironia, alla quale Ron ha risposto dal canto suo con grande disponibilità e voglia di raccontarsi. Così la lunga carrellata delle loro bellissime canzoni si è arricchita di un’atmosfera di piacevole e rilassato divertimento. Inoltre i due, che sono anche dei convinti estimatori della musica westcoastiana, non hanno mancato di inserire in scaletta “Una città per cantare”, traduzione di Lucio Dalla della celebre “The Road” di Danny O’Keefe portata al successo da Jackson Browne, poi “Sciogli l’amore”, traduzione di Barbarossa di “Shower the People” di James Taylor, e infine il vero e proprio inno “You’ve Got a Friend”, presentata come primo bis. Un altro punto a favore per far entrare definitivamente nei cuori del popolo di Sarzana questo ultimo concerto serale. Che si conclude con le parole di Luca: «Quando tornate a casa, date una carezza alla vostra chitarra e dite che questa è la carezza di Ron e Barbarossa».

Andrea Carpi

Chitarra Acustica, n.07/2015, pp.20-25

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