Diritto d’autore – 4: La normalizzazione dell’intonazione degli strumenti musicali

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La differenza nelle forme dell’acqua fra il La a 440 Hz ed il La a 432 Hz (Holonmusic.com)

Con questo articolo interrompiamo l’iniziale trattazione del diritto d’autore propriamente detto, per affrontare un argomento esposto da Luca Francioso nel numero 9 del 2011 di Chitarra Acustica: l’intonazione degli strumenti a 432 Hertz (Hz).

O meglio a 440 Hz.

La differenza nelle forme dell’acqua fra il La a 440 Hz ed il La a 432 Hz (Holonmusic.com)
La differenza nelle forme dell’acqua fra il La a 440 Hz ed il La a 432 Hz (Holonmusic.com)

In Italia, infatti, vige una legge che appositamente regolamenta la normalizzazione dell’intonazione degli strumenti musicali: la legge 3 maggio 1989, n. 170.
Come facilmente intuibile, nel corso della storia e dell’evoluzione musicale si è reso necessario risolvere il problema dell’intonazione degli strumenti musicali e porre dei parametri per la normalizzazione della stessa, al fine di eliminare alcune problematiche, anche e soprattutto dal punto di vista pratico. Si è reso infatti necessario stabilire convenzionalmente la base per poter costruire determinati strumenti e, susseguentemente, aver un punto di inizio comune per l’esecuzione musicale.
Negli scritti storici si legge come la musica, dal punto di vista che qui ora ci interessa, risultava alquanto varia! Scusate l’ironia, ma, in effetti, l’intonazione degli strumenti musicali poteva oscillare da una frequenza di 415 Hz a 450 Hz.
Ciò ha portato alla necessità di una regolamentazione in tal senso già a partire dal 1800.
Occorre evidenziare, in prima battuta, come quanto si andrà a trattare prenda le mosse da una considerazione europea ed eurocentrica della musica, e della musica anche di un certo tipo, cioè quella da orchestra, essendo questa ‘la Musica’, ossia quella in qualche modo riconosciuta e considerata.
Prima ancora dell’interessamento di Giuseppe Verdi, a Parigi nel 1858 fu costituita una commissione – di cui faceva parte, tra gli altri, anche Rossini – volta a raggiungere proprio un accordo (!) sul La3, che fu stabilito in base ad un decreto imperiale, a 435 Hertz.
In considerazione del mancato rispetto di quanto contenuto in questa norma, la problematica esposta e la susseguente risoluzione hanno continuato a manifestarsi e riproporsi.
Come sopra accennato, anche Verdi ha ritenuto doveroso occuparsi di questo argomento e intervenire, richiedendo di adottare una normativa a riguardo al fine di evitare quanto da lui stesso rilevato, ossia la (troppo) ‘libera fluttuazione del La’ e, dunque, evitare che «la nota che ha nome La a Parigi o a Milano» diventasse «un Si bemolle a Roma».
Grazie anche al suo apporto, nel 1884 il Governo Italiano emise un decreto (custodito al Conservatorio ‘Giuseppe Verdi’ di Milano) per la normalizzazione del diapason ad un La3 di 432 vibrazioni, come era stato richiesto da Verdi e dai musicisti italiani riuniti a congresso a Milano nel 1881.
Il «diapason normale» (La = 435) a cui si riferisce Verdi è quello conservato al Museo del Conservatorio Nazionale di Parigi, mentre il cosiddetto «diapason scientifico», a cui si riferisce il decreto e che fu approvato all’unanimità dal congresso dei musicisti italiani del 1881, è quello proposto dai fisici Sauveur, Meerens, Savart, nonché dagli scienziati italiani Montanelli e Grassi Landi e calcolato su un Do centrale (indice 3) di 256 cicli al secondo.
Successivamente lo stesso Consiglio d’Europa ha affrontato per l’ennesima volta il problema alla presenza di fisici e musicisti, a seguito del cui incontro è stata adottata una risoluzione – la n. 16 del 30 giugno 1971, denominata “Sulla normalizzazione della frequenza di accordo iniziale”, votata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa – con cui si raccomandava ai Paesi membri (tra cui l’Italia) di adeguarsi a quanto in essa disposto e il cui contenuto viene totalmente recepito nella nostra legislazione nazionale.
Nel 1984 (esattamente cento anni dopo quanto adottato sulla scorta dell’intervento di Verdi) il Governo Italiano si è occupato, con non pochi problemi, di tali disposizioni mantenendo da principio il corista a 440 Hz.
Con un disegno di legge del 1988 si voleva cambiare la frequenza a 432 Hz, ma la legge che ne seguì (L. 3 maggio 1989 n. 170), invece, approvava nuovamente la frequenza di 440 Hz.
Detta norma stabilisce all’art. 1 che il suono di riferimento per l’intonazione di base degli strumenti musicali è la nota La3, la cui altezza deve corrispondere alla frequenza di 440 Hz misurata alla temperatura ambiente di 20° C, dando quindi rilievo alla parte più scientifica della questione.
La legge si occupa anche del punto di vista prettamente artistico ponendosi dalla parte degli esecutori, i musicisti, ed è apprezzabile, a parere di chi scrive, detto atteggiamento contenuto nell’art. 2 della stessa, dove esplicitamente si fanno «salve le esigenze di ricerca e artistiche», così da facilitare la fruizione della possibilità di deroga.
Allo stesso modo, non stupisce trovare anche delle sanzioni in merito, la cui motivazione è da ricercare proprio negli albori della questione. Invero, successivamente all’emanazione della regolamentazione in merito e, soprattutto, alla scarsità di risultati dovuti alle evidenti difficoltà di controllo e sanzioni, imposero l’adozione sia di un ‘metro’ comune (la frequenza di intonazione) sia le conseguenti necessarie sanzioni il cui seguito lo possiamo ritrovare nell’art. 5 della legge nazionale.
Questo tipo di sanzione, deve sottolinearsi, è riferita agli strumenti di riferimento, ossia agli strumenti necessari per l’accordatura, quali il diapason forchetta, regoli metallici, piastre, generatori elettronici e quanto altro.

Insomma, se da un lato sembra quasi impertinente l’intromissione di una legge in una materia come la musica, dall’altro, pur essendo vero che il diapason di Verdi non è un dogma, come non lo è la necessità di normalizzare l’intonazione degli strumenti musicali, è anche vero che il metro, il grammo, il minuto e via dicendo sono il frutto di una convezione, di una legge senza la quale non si avrebbe un punto in comune per poter iniziare un dialogo.

Andrea Petretto
legale@chitarra-acustica.net

Chitarra Acustica, 03/2012, pp. 8-9

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