È online Chitarra Acustica n. 2/2013

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È online il numero 2/2013 di Chitarra Acustica, di cui proponiamo gli editoriali di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su chitarra-acustica.net o nei migliori negozi di strumenti musicali.

«Stefan e John»

In questo numero succedono in particolare un paio di cose, che a molti di noi potranno apparire assai significative. Da una parte la visita di Reno Brandoni alla fiera del NAMM in compagnia di Stefan Grossman, paragonata scherzosamente al viaggio iniziatico di Dante con la guida di di Virgilio; e la similitudine forse non è solo uno scherzo… Dall’altra il fatto che John Renbourn ci abbia gentilmente inviato una preziosa trascrizione di un suo pezzo risalente al 1968.

“Chitarra Acustica”, n. 2, febbraio 2013
Il binomio tra Grossman e Renbourn, ancora una volta a molti di noi, soprattutto a quelli che portano addosso qualche anno in più, rievoca un periodo a cavallo degli anni ’70 e ’80, in cui i due collaborarono molto insieme, dando vita a dischi fondamentali e a numerose tournée. Una sorta di età dell’oro per la musica acustica in Italia, in cui la loro musica – e non solo la loro – riempiva i teatri e i teatri tenda, e aveva ampio spazio nelle ‘radio libere, ma libere veramente’. Reno Brandoni è stato toccato da quello straordinario periodo in modo tutto particolare, avendo aperto in prima persona molti di quei concerti. Ma anche la maggior parte di noi, in un modo o in un altro, è stata segnata profondamente da quegli anni.
Alcuni diranno che è solo nostalgia. Ma – a parte il fatto che la nostalgia non è un sentimento che si debba per forza sminuire, visto che anzi ci coinvolge tutti fin dalla nascita – non si tratta soltanto di questo. La verità è che quell’epoca ha rappresentato come un ‘mito di fondazione’ della musica acustica nel nostro paese. E dio sa se di questi tempi non ci sia bisogno di miti di fondazione, per rimettere in ordine alcuni punti di riferimento della nostra esistenza.
Da una parte c’era l’opera titanica di Grossman, che ha incarnato nel modo più completo l’assimilazione della tradizione blues da parte di un musicista bianco. Eventualmente con tutte le implicazioni legate alla simbologia della ‘musica del diavolo’ o alle fantasie di patti con il diavolo at the crossroad, evocate in questo numero da Roberto De Luca, e – perché no – alla rigeneratrice discesa dantesca agli inferi. Così tutti i conti tornano.
D’altra parte c’è l’altrettanto prodigiosa opera di Renbourn, di fusione tra una musica di ritorno del Nuovo Mondo rivivificata dagli influssi afroamericani, tra le sue sopravvivenze folkloriche in grado di riportare alla memoria gli aspetti più tradizionali del sostrato celtico del Vecchio Mondo, e la musica d’arte del periodo rinascimentale e barocco, che meglio impersona le radici più profonde della cultura europea.
Tra i due grandi poli delle tradizioni africane e delle tradizioni celtiche si è andata così fondando la nostra nuova identità contemporanea, la nostra moderna epopea. Grazie Stefan, grazie John!

Andrea Carpi

«Volando e sognando California»

Volare è contro la natura umana. Eppure il volo ha sempre affascinato l’uomo. Nei secoli egli ha sempre cercato di vivere questa esperienza e di farla sua. Non so perché e dove stia il fascino di questo ricorrente desiderio. Ma ci penso sempre ogni qual volta sorvolo l’oceano a bordo di un aereo.
Vedo il cielo e la profondità della terra che scivola sotto i miei piedi, e sembra che il mondo si allontani portandosi dietro i pensieri e le emozioni più profonde. È un momento magico, un estasi profonda, che libera l’individuo dalla frenesia del quotidiano e lo porta ad aprirsi verso l’infinito. Molti musicisti percepiscono questo senso di libertà e molti approfittano di questi viaggi per comporre, pensare alla propria musica, riflettere sui contenuti contorti della propria esistenza quotidiana. Gli affanni e i malumori, ma anche le gioie e i successi. La musica dovrebbe essere storia, colonna sonora della vita, ma spesso gli eventi che ti bombardano distruggono il sapore del racconto e lasciano solo spazio a intricate costellazioni di perché, dubbi e domande. Quello che produci musicalmente non è più storia o percorso, ma solo rabbia modulata che sembra suono.
Generalizzo e chissà quanti penseranno diversamente, anche se le crisi – come quella che stiamo vivendo – livellano i giudizi e molti si riconoscono in altri, in tanti. E così l’individuo da solitario diventa moltitudine, massa, opinione, e il pensiero di uno può diventare quello di molti. E nel male e nel dolore non si è più soli. Le fratellanze nascono dal bisogno, così come nel bisogno distingui gli amici più veri. E allora la musica non è più tappeto sonoro ignoto e incomprensibile, ma sillaba umana che risuona di nuovo armoniosa e sensuale, pronta a conquistarti nel silenzio profondo del tuo essere.
La mia chitarra mi accompagna sempre, anche se fisicamente non è sempre con me. Ed ora, così sospeso nel vuoto, vorrei imbracciarla e accordarla in una della miriadi di accordature aperte possibili per suonare una nota, un solo accordo. Comporre non dovrebbe essere solo utilizzo sfrontato di posizioni e acrobatiche armonie, ma anche produrre un suono, tenerlo sospeso e lasciarlo morire nel silenzio, prima della prossima nota. Ho voglia di questo, di musica pulita, di musica sussurrata e mai sfrontata. Il volo pulisce ogni scoria dal tuo animo e libera la passione nascosta nella tempesta del tuo inconscio. Per questo quando volo scrivo, e quando scrivo sogno e non riesco a pensar male, da qui in alto, così lontano da tutto, così vicino a Dio.

Reno Brandoni

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