Effedot Day a Un Paese a Sei Corde

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(di Patrizia & Mauro Gattoni / foto di Roberto Aquari) – Dopo aver invitato nel corso delle passate stagioni i più prestigiosi artigiani liutai a mostrare e raccontare i propri strumenti sulle rive del lago d’Orta, quest’anno gli organizzatori di Un Paese a Sei Corde hanno deciso di presentare un nuovo marchio di  chitarre di produzione industriale. Per giunta costruite in Cina. Che diavolo succede? Lidia e Domenico sono forse impazziti? D’accordo, l’idea della produzione e commercializzazione è nata dalla mente di Reno Brandoni, una persona cui tutti i chitarristi acustici italiani devono davvero molto (anche se non tutti lo sanno), nonché affezionato ‘padrino’ di questo festival. Ma la faccenda lasciava un po’ perplessi.

Effedot-3562Noi de La Sesta Corda, invece, allergici all’italico sport del ‘criticare senza conoscere’, abbiamo deciso di verificare di persona. E così, armati di una buona dose di curioso scetticismo, nel pomeriggio di sabato 18 giugno siamo partiti alla volta della sede dell’associazione Una Finestra sul Lago, nella frazione Lagna di San Maurizio d’Opaglio, per assistere alla presentazione di queste neonate chitarre Effedot. Se non altro avremmo avuto modo di conoscere Gavino Loche e Nazzareno Zacconi, oltre che salutare Dario Fornara e riabbracciare Reno Brandoni.
Al nostro arrivo, il clima perturbato aveva costretto Nazzareno a cominciare la sua performance all’interno di un salottino d’antan. E questa intimità coi presenti ha reso ancor più chiare ed efficaci le spiegazioni delle caratteristiche tecniche della sua chitarra, oltre che delle peculiarità costruttive di questi nuovi strumenti. La sicurezza e la competenza del professionista, la simpatia dell’accento marchigiano e la bella melodia dei suoi brani, scritti con amore ed eseguiti con maestria, hanno reso molto piacevole questo momento, mentre finalmente smetteva di piovere. Almeno per un po’. Fuori, nel caratteristico cortile, il palco era già pronto per accogliere il piccolo concerto di Gavino Loche, spirito sardo trapiantato a Bologna, capace di arrangiare per chitarra sola il meglio del pop internazionale. In lui spicca un guizzo da artista di strada, capace di attrarre il pubblico con la sua musica e anche con qualche trucco smaliziato, come la cravatta rosa per “The Pink Panther Theme” o la micropalla da discoteca per “Children”, cui nemmeno i più distratti potrebbero restare indifferenti. È toccato poi a Dario Fornara salire sul palco, scherzando sul fatto che lui una Effedot tutta sua ancora non ce l’ha. Intensa e delicata la sua versione di “Hallelujah” di Cohen, più cupo e melanconico “Cielo nero”, nuovo brano per il suo prossimo CD.

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Quando la pioggia è parsa scongiurata, anche per Nazzareno Zacconi è venuto il momento di suonare all’aperto e far ascoltare alcuni brani dal suo ultimo disco. In “Akustiko”, tarantella e influenze celtiche trovano una nuova dimensione, così come in ogni suo brano spicca la voglia di sperimentare e mettere a frutto tutta la sua esperienza, dal mondo classico all’elettrico e al jazz. Reno ha preferito risparmiarsi per il concerto serale e così è toccato ancora a Gavino concludere il pomeriggio, prima di trasferirci tutti al Teatro degli Scalpellini di San Maurizio d’Opaglio.

Effedot-3679Finalmente, dopo averle sentite suonare così bene dai chitarristi che tanto si sono profusi nell’illustrarne i pregi, è venuto anche per noi il momento di toccare con mano queste chitarre e dare sfogo a tutta la nostra curiosità. Belle son belle, i particolari curati, la finitura satinata a renderle eleganti, la paletta originale e distintiva. Ma come si comportano tra le mani di chi non ha la professionalità dei musicisti appena ascoltati, insomma, di quella fascia di chitarristi per cui sono state pensate? Molto bene: comode e leggère, anche grazie alle catene forate, con il manico ben calibrato e la tastiera precisa, non necessitano di nessuno sforzo di adattamento. E il suono che restituiscono è molto piacevole, sia che si tratti di corde di acciaio che di nylon. No, non hanno nulla da invidiare ai marchi più noti e blasonati, che fanno costruire comunque in Cina i loro strumenti dedicati al medesimo tipo di clientela. Anzi, forse, con il trussrod presente persino nel manico delle classiche e delle baby, riescono ad offrire quel qualcosa che le può far preferire a un pubblico un po’ più consapevole ed esigente. Speriamo che sappiano anche resistere alla prova del tempo. A questo punto, l’unico appiglio per il nostro scetticismo è rimasto l’attuale mancanza di rivenditori in Piemonte…
Effedot-3642Il concerto serale ha visto protagonista Reno Brandoni. Per chi già lo conosce e ha già avuto modo di ascoltarlo, in fondo, non ha offerto grosse novità, ma Reno ha spiegato di sentire la necessità di raccontare la sua storia musicale, per fissare i ricordi, per non dimenticare. E proprio questa narrazione ha costituito il fulcro della serata, su cui hanno ruotato i brani eseguiti come sempre in maniera impeccabile, intervallati da piccole parentesi riservate ai musicisti che lo hanno accompagnato durante il pomeriggio e, più ampiamente, nella nuova avventura delle chitarre Effedot. A sentire i nomi dei personaggi che hanno costellato gli esordi e le collaborazioni di Reno veniva quasi la pelle d’oca: Stefan Grossman, John Renbourn, Dave Van Ronk. Eppure lui, da ragazzo, voleva solo imparare a suonare per conquistare le ragazze… Ora è un uomo che pensa che ‘chitarrista’ sia solo chi vive per la chitarra e sa farsi ispirare dal suo strumento per scrivere pezzi come “Il mondo invisibile”, dove forte è lo struggimento nel riabbracciarla dopo esserne stato forzatamente separato. Poi sono venuti il blues e l’amore, che ha fatto nascere “Woman from San Teodoro” e “Il vento e la follia”, la Sardegna di “Non potho reposare”. Il “Mare tra Ponza e Tavolara” racconta di un altro sentimento, quello per il mare, mentre “Malena” ha il sapore della nostalgia dei torridi pomeriggi siciliani. Qua e là piccoli interventi di Dario Fornara, Gavino Loche e Nazzareno Zacconi, quasi degli spot pubblicitari con tanto di cartello fatto scorrere sotto il palco dallo stesso Gavino, che hanno suonato un brano a testa per far conoscere le nuove chitarre Effedot insieme alla propria musica, a chi non era stato presente nel pomeriggio. Reno invece ha continuato imperterrito a lasciarle suonare agli altri, come a non voler mischiare un’operazione commerciale con l’affetto personale. Ragioni del cuore. La performance, dalla regia precisa e studiata, è arrivata così al suo finale, nel quale tutti i musicisti sono saliti sul palco per un classicissimo “Mississippi Blues”, in cui riunire le diverse caratteristiche musicali di ognuno per farci ascoltare un pezzo di tutto rispetto. Nel mezzo, seduto con gli occhiali calati sul naso, Reno a guidare tutti quanti come un vecchio maestro di scuola. E che scuola!

Patrizia & Mauro Gattoni

 

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