Graham Nash – This Path Tonight

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Great South Bay Music
nash-coverGraham Nash è da sempre ‘Willie’. Non ha mai avuto la genialità visionaria del vecchio (ex) amico David Crosby, nè l’energia rock-blues di Stephen Stills, ma neanche la strampalata versatilità di Neil Young. Lui è ‘Willie’, quello delle canzoncine facili e immediate, l’inglese degli Hollies che fecero una fugace apparizione al Festival di Sanremo nei sixties. Colui che, a dispetto della sua provenienza, ha tenuto incollato il gruppo grazie al suo buon carattere. Certo che di pazienza devi averne portata, caro ‘Willie’, per sopportare i trip devastanti e le paranoie di Crosby, o l’arroganza spocchiosa di Stills o ancora i silenzi depressi del vecchio Neil. Tu sei quello della voce più alta, non quella in falsetto del canadese, hai l’estensione migliore e, come gli altri, hai sempre suonato benino sia il piano che la chitarra, oltre che l’armonica. Proprio per tenere tutto incollato, hai spesso rinunciato alla tua carriera solista, producendo la pochezza di 5 o 6 dischi solisti in cinquant’anni. Il primo “Songs for beginners”, pur nella sua disarmante semplicità, è un disco dignitoso che ha anche  venduto bene, anche se distante dai milioni di “Harvest” o dalle vette armoniche inarrivabili  di “If I could only remember my name”… ed è  un must per i collezionisti di vinili, reso immortale dal tormentone che recitava che con le loro canzoncine avrebbero  cambiato il mondo. La vita di ‘Willie’ è stata caratterizzata per decenni dalla solida amicizia con David il baffone, con il quale ha scritto pagine indelebili delle nostre vite di adolescenti in una strana,  ma fantastica, commistione fra le complessità armoniche dell’amico e l’orecchiabilità dei suoi brani, cucite in maniera indissolubile dai loro intrecci vocali. “Ma adesso basta: non ce la faccio più a sopportare i suoi alti e bassi, il suo essere totalmente inaffidabile, a 74 anni suonati sono stufo di fargli da baby sitter… in più, nella mia autobiografia ho svelato alcuni segreti che di sicuro lui non avrebbe voluto si sapessero in giro… finalmente mi faccio i fatti miei” sembra aver voluto dire e così nasce questo inaspettato lirismo di “This path tonight”.  E’ un disco di chitarre, grazie ad un partner di eccezione, il bravo Shane Fontayne che comunque ha un passato di prestigio grazie a collaborazioni con gente tipo Sting e Bruce Springsteen.  Li ho visti recentemente dal vivo: un ‘Willie’ stanco e stranamente serio, con un’intonazione un po’imprecisa e tremolante, ma supportato da Shane in forma smagliante, il quale ha rifatto magistralmente dal vivo i grandi riff chitarristici impressi nelle vecchie tracks delle nostre memorie, dei vari Garcia, Stills, Lindley, Kortchmar, Pevar. Molto in questo disco è dovuto a lui, in veste di produttore, compositore, strumentista, quindi datore di un apporto indispensabile nei confronti del nostro vecchietto. I brani non sono per niente ‘canzoncine’: lo spessore musicale è notevole e i testi hanno abbandonato il consueto impegno sociale per cercare una dimensione molto più intima. Il livello, come dicevo, è mediamente elevato e una volta tanto penso non sia necessario esaminare i singoli brani perché quello che conta è la capacità di fare un prodotto complessivamente bello e coinvolgente. Mi pare importante mettere in evidenza delle belle evoluzioni, delle armonie forse già sentite, ma anche per questo capaci di generare qualche sano brivido. Chiaro che non posso pretendere che i miei figli ascoltino tutto il giorno questo ellepì (si, è previsto anche lui), ma questa nuova esperienza discografica lascerà qualche traccia nelle nostra memoria. Un’unica citazione per un piccolo capolavoro: “Back Home”, molto  rarefatto, in cui il nostro amabile ‘Willie’ si lancia in armonizzazioni affascinanti e complesse, quasi volesse dire al suo vecchio ex amico David: “Vedi che sono capace anch’io di fare queste cose?”. Ma è proprio vero che non suonerete mai più insieme?

Alberto Grollo

 

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