Faccia a faccia con Croz: la leggenda dei Byrds, CSN, CSNY, CN e CPR

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Foto di Francesco Lucarelli

(di Elisa Minelli) – Abbiamo incontrato David Crosby il 7 dicembre scorso in un hotel milanese per una conferenza stampa ristretta a otto testate giornalistiche. Il giorno prima aveva ritirato il Premio Tenco al teatro Ariston di Sanremo e la sera stessa sarebbe stato ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa. Nei giorni seguenti è poi salito sul palco per suonare il 9 dicembre a Lucca e il 10 dicembre a Como. Attraverso le sue parole raccolte in quella circostanza, cercheremo in questo articolo di ricostruirne la vita, la discografia, le collaborazioni, l’attivismo politico, i progetti futuri.

Crosby al Premio Tenco
Crosby al Premio Tenco

Il tempo è passato e si leggono gli anni sul suo viso segnato dal dolore, dalla malattia e dagli errori del passato. Uno sguardo sveglio e carico di energia sopra quei baffi bianchi e sotto il berretto da baseball mostra però un nuovo Croz che, orgoglioso della sua vittoria, si considera «un sopravvissuto e allo stesso tempo molto fortunato. Mi sono sempre convinto che nessun altro avrebbe potuto sconfiggere il mio problema con le droghe al posto mio; solo io, in prima persona, sarei potuto uscirne. Ce l’ho fatta, ne sono orgoglioso. Sono felice e molto grato per questo. […] Le sostanze stupefacenti intralciano il processo creativo». In riferimento al trapianto di fegato afferma: «il sopravvivere alle terapie mediche è stato però un dono. Sopravvivere per scrivere nuova musica, come quella pazzesca che sto scrivendo ora, è un dono. Non l’ho guadagnato tutto da solo, mi è stato dato»

Il californiano David Van Cortlandt Crosby, per gli amici Croz, figlio di Floyd Crosby, direttore della fotografia che vinse l’Oscar alla migliore fotografia nel 1931, dopo un approccio alla recitazione, che lo spinge a trasferirsi da Santa Barbara a Los Angeles nel 1960, intraprende la carriera di musicista iniziando ad esibirsi come cantante folk nei club. Oggi come allora è tornato ad esibirsi come solista: «amo raccontare storie. È come se vi dicessi “venite con me, vi accompagnerò in un viaggio”. Mi piace parlare al pubblico e farlo accomodare, come se entrasse nel mio soggiorno. La cosa migliore è stare seduto solo con una chitarra sul palco. Ti porta a contatto con la realtà: se non hai una canzone, non puoi far provare qualcosa con una chitarra e con la tua voce. Ti puoi lucidare quanto vuoi con una band al completo dietro ad un grandioso solo di chitarra, con fuochi d’artificio e quant’altro, ma se non hai innanzitutto una canzone che susciti delle sensazioni, allora non avrai mai una canzone. L’importante per me è stare seduto sul palco a cantare un mio brano, cercando di raggiungervi. Tutte le persone che adoro, le persone che rispetto come cantautori, uomini e donne, come Bonnie Raitt, Bob Dylan, Joni Mitchell e i Beatles, sono tutti in grado di farlo, ogni singola parola raggiunge il pubblico».
Vi accompagneremo in questo viaggio musicale con la sua parola e la sua musica, iniziando da dove tutto ha preso forma: la West Coast, precisamente nello Stato della California, area che vedeva nascere proprio negli anni ’60 quelle che sarebbero diventate le grandi band del rock ’n’ roll e del surf rock, come i Beach Boys, e del blues rock come i Doors. È proprio nel ’63 che Croz, tornato a L.A., fonda insieme a Roger McGuinn, Chris Hillman, Gene Clark e Michael Clarke i Byrds. Ecco le sue parole riguardo alla nascita del movimento musicale, politico e filosofico nella West Coast: «non ci eravamo seduti dicendo “metteremo in piedi il movimento della West Coast”; eravamo ignari di ciò che avremmo realizzato. È accaduto in maniera piuttosto naturale. Amavo le band di San Francisco perché non erano legate allo show business tipico di Hollywood. I Jefferson Airplane erano dei grandi amici, eravamo molto legati, come i Grateful Dead e i Quicksilver. Era naturale per me suonare con loro. Ho sempre rispettato con naturalezza e con amore i cantautori».

Foto di Francesco Lucarelli
Foto di Francesco Lucarelli

Nel giugno del ’65 esce il primo album firmato Columbia Records: Mr. Tambourine Man, evidente omaggio al ventiquattrenne coetaneo di David, Bob Dylan; quattro delle dodici tracce infatti sono state scritte dal ragazzino con la chitarra e l’armonica: stiamo parlando di “Spanish Harlem Incident”, “All I Really Want to Do”, “Chimes of Freedom”, oltre alla già citata “Mr. Tambourine Man”. «È stato molto divertente registrare “Mr. Tambourine Man”» racconta Crosby «prima di tutto perché nessuno aveva ancora preso dell’ottima poesia per farla girare in radio. Ha fatto esplodere il grande Bob Dylan. Sono così orgoglioso di lui. È un grande autore e un uomo grandioso. Aveva tutto il diritto di diventare un grande e sono felice che ci sia riuscito”». Con questa cover i Byrds scalano rapidamente le classifiche del 1965 guadagnandosi il primo posto negli Stati Uniti e nel Regno Unito.
Il 6 dicembre dello stesso anno esce un must per ogni amante del rock anni ’60: Turn! Turn! Turn! che prende il nome dalla prima traccia “Turn! Turn! Turn! (To Everything There Is a Season)” composta da Pete Seeger, brano celebre per il suo messaggio di pace nei versi «A time of love, a time of hate / A time of war, a time of peace […] A time for peace, I swear it’s not too late» [Un tempo dell’amore, un tempo dell’odio / Un tempo della guerra, un tempo della pace (…) Un tempo per la pace, giuro che non è troppo tardi], testo che contiene i versi del libro sacro dell’Ecclesiaste.
Il 1966 è l’anno di Fifth Dimension, un album che si allontana dal genere folk rock che aveva influenzato principalmente i primi lavori, per approdare al rock psichedelico con chiara ispirazione ai raga di Ravi Shankar e al jazz di John Coltrane. Fifth Dimension, a differenza dei due album precedenti, non contiene cover di Bob Dylan, include invece il primo brano composto unicamente da Crosby in un album dei Byrds: “What’s Happening?!?!”, che segna l’inizio di uno stile tipico di David, quello delle domande astratte senza risposta.
Con l’album Younger than Yesterday (febbraio 1967) David mette in mostra sempre più l’abilità di singer-songwriter; sarà infatti una delle sue ultime incisioni con i Byrds prima di intraprendere una nuova collaborazione, che si sarebbe rivelata duratura, con Graham Nash e Stephen Stills. Nel ’73 uscirà poi Byrds, album prodotto da Crosby, dove David si riunisce ai vecchi compagni; è anche l’album che segna la fine della collaborazione artistica della band originale.
Nel ’91 i Byrds verranno inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame: è la prima volta di Croz, che vi apparirà una seconda volta con Stills e Nash nel ’97: CSN (Crosby, Stills & Nash), la ‘Trinità’ nel mondo della musica, conosciuta come ‘la voce della generazione’, premiata con un Grammy nel 1969 come ‘Miglior nuova formazione’. Crosby, riguardo alla ‘voce della generazione’ afferma: «non mi piace vedermi come una persona importante. Sono solo un essere umano. Non mi considero la voce di una generazione, della mia generazione, no, sono solo la voce di me stesso. Se le altre persone sono d’accordo con quello che dico, che cerco di esprimere, bene… se non lo sono, fa lo stesso».
«Fare musica è chimica» afferma Croz, e quando si tratta di reagenti come Crosby, Stills e Nash non ci si può aspettare altro che dei prodotti di ottima qualità e la creazione di legami indistruttibili. Da Laurel Canyon, quartiere nell’area delle Hollywood Hills di L.A., famoso negli anni ’60 per essere la residenza di noti musicisti, al loro primo concerto come trio sul leggendario palco del festival di Woodstock, Crosby, Stills & Nash vengono inseriti anche nella Songwriters Hall of Fame, con l’onore riconosciuto sia al gruppo che a ciascun membro.
Nel 1969 la Atlantic Records pubblica Crosby, Stills & Nash, il primo album del trio. La copertina presenta la foto dei tre seduti su un divano, all’esterno di una casa abbandonata al numero 809 di Palm Avenue a Big Bear in California, quando ancora non avevano scelto il nome del gruppo. La terza traccia dell’album, “Guinnevere”, scritta da Crosby ed eseguita in duo da Crosby e Nash, è un vero classico: passa da un tempo semplice quaternario a un tempo composto, un 6/8, per poi approdare ad un 7/4. Il rock incontrerà il jazz quando nel 1970 Miles Davis registrerà la cover di “Guinnevere”. Memorabile anche “Long Time Gone”, nona traccia dell’album, scritta da Crosby in risposta all’assassinio di Robert Francis Kennedy risalente alla sera tra il 4 e il 5 giugno ’68, dopo aver festeggiato la vittoria elettorale nelle primarie della California per la candidatura alla Presidenza degli Stati Uniti: «Speak out, you got to speak out against / The madness, you got to speak your mind, / If you dare. / But don’t try to get yourself elected» [Fai sentire la tua voce, dichiarati contrario / Alla pazzia. Fai sapere quello che pensi, / Se hai coraggio. / Ma no, non provare a candidarti alle elezioni]. Con i versi «It’s been a long time comin’, / It’s goin’ to be a long time gone. / But you know, / The darkest hour is always just before the dawn» [È passato tanto tempo / E tanto ancora ne passerà. / Ma sai, / L’ora più scura è sempre appena prima dell’alba] si intravede la speranza di un futuro di pace, quello che avrebbe sperato R. F. Kennedy, contrario alla guerra in Vietnam e un convinto sostenitore del movimento dei diritti civili di Martin Luther King.
Crosby_Croz_coverCrosby è molto legato all’attivismo sociale e politico. In “Time I Have”, seconda traccia del suo ultimo album della carriera solista uscito nel gennaio del 2014, che si chiama Croz come lui stesso perché «è così che mi chiamano gli amici», dedica alcuni versi al grande Martin Luther King, utilizzando la famosa citazione del discorso tenuto sulle gradinate del Lincoln Memorial a Washington il 28 agosto del ’63, «I have a dream»: «“I have a dream” a great man said. Another man came and shot him in the head. Yet the dream floats out there visible. Still alive… Still alive» [«Ho un sogno» disse un grande uomo. Un altro uomo giunse e gli sparò alla testa. Tuttavia il sogno prende visibilmente il volo. Ancora vivo… ancora vivo]. «In un certo senso la canzone è un omaggio a M. L. King: è vero ho parlato di lui in quel brano. Gli devo molto. È stato un grande uomo. Però il testo è riferito soprattutto al non voler più essere arrabbiato. Ho un carattere irascibile, terribile. Ho sprecato molto del mio tempo ad essere infuriato, ed è una brutta condizione nella quale restare bloccato. Non voglio sprecare la mia vita ad essere ancora arrabbiato o a colpire qualcuno o ad essere triste… ho trascorso molto tempo ad esser triste. È solo uno spreco di tempo, non voglio più ritrovarmi in quello stato d’animo. Ho fatto riferimento a lui [M.L. King] e al Dalai Lama, questi saggi uomini del mondo… e penso che anche il Dalai Lama sia un uomo grandioso. Penso che le persone che non sprecano il loro tempo ad essere arrabbiate e che trascorrono la vita in modo pacifico siano da ammirare. Non ci sono ancora arrivato, ma ci sto provando. È quella la direzione che voglio intraprendere»; e mentre lo racconta i suoi occhi brillano di positività, si accendono di vita. Lo spiega nei versi: «People do so many things that make me mad but angry isn’t how I want to spend what time I have. […] fear is the antithesis of peace. I’m looking to find some peace within me to embrace, to encourage that smile to find my face» [Le persone fanno talmente tante cose che mi fanno impazzire, ma non voglio trascorrere il tempo che mi rimane ad essere arrabbiato. […] la paura è l’antitesi della pace. Sto cercando di abbracciare un po’ di pace in me, per incoraggiare quel sorriso a trovare il mio volto]. «Siamo esseri umani e purtroppo accade che talvolta l’adrenalina prenda il sopravvento, nonostante con l’avanzare dell’età io stia diventando più bravo a prendermi un momento per cercare di stabilire il centro. È accaduto però qualcosa di completamente ingiusto: la polizia ha ucciso un ragazzino disarmato a Ferguson e il poliziotto se l’è cavata, non è giusto; avrebbe dovuto pagare per quello che ha fatto. Mi sento così arrabbiato! In questo caso non è giustificata la rabbia? Il razzismo negli Stati Uniti è ancora vivo ed è assolutamente ingiusto. Quando avevamo iniziato a lavorare per il movimento dei diritti civili, negli Stati Uniti un uomo nero nel Sud del paese non poteva votare per il suo stesso paese. Ce l’abbiamo fatta a cambiare quella cosa. C’è stata una vera e propria lotta per permettergli di votare. Sapete che c’è questo problema negli Stati Uniti, tutti lo sanno. A tante persone, troppe, questo sta bene; penso che siano irritate di avere un presidente nero alla Casa Bianca e ciò non ha niente a che vedere con la sua politica. C’è un sacco di gente negli Stati Uniti che davvero non vuole un uomo nero alla Casa Bianca; io invece lo volevo. Non mi piace dovermi vergognare del mio paese, penso che ci sia qualcosa che mi renda e ci renda orgogliosi di essere americani. Delle volte abbiamo fatto qualcosa di positivo. Però sono tempi duri per noi questi, il problema è reale e non lo si può negare».
Uno degli aspetti che lo rende orgoglioso di essere americano è la Martin: «ho suonato le chitarre Martin per tutta la mia vita. Sono molto orgoglioso della Martin Guitar Company: ecco una delle cose per cui essere orgogliosi degli Stati Uniti. Dalla nascita della Martin Guitar Company fino ai giorni nostri, continuano a produrre oggetti di raffinata e ottima qualità, tra i migliori al mondo». Per un lungo periodo i suoi modelli preferiti sono stati Martin D-45 e D-28.
Parlando dei suoi guys, delle sue chitarre: «non indicherò i modelli di chitarra che preferisco, il tipo di legno o la forma… Vi racconterò invece dei ‘ragazzi’. Tempo addietro ho incontrato Roy McAlister, mi ha messo tra le mani una chitarra che è assolutamente magica, è la mia chitarra preferita. Ho cinque delle sue chitarre adesso. Penso che sia uno dei migliori, dei più raffinati liutai al mondo. Possiedo anche un modello della Olson [James A. Olson Guitars] e considero anche lui uno dei migliori liutai al mondo. Costruisce le chitarre anche per James Taylor. Possiedo anche altre chitarre di altre firme che sono veramente molto buone, ottime, ma tra tutti i liutai che conosco quelli che ho citato sono i miei preferiti».
Tra gli artisti che suonano le chitarre Olson oltre a Taylor e Croz troviamo Phil Keaggy, David Wilcox, Sting, Graham Nash, Jim Cole… Ritroviamo Nash tra i musicisti che possiedono le McAlister insieme a Jackson Browne, Marc Cohn, Renato Gasparini, Massimo Varini, Tommy Malone, Mark Mancina, Chuck Brodsky, Shawn Tubbs e Marcus Eaton perché, come dice lo stesso Roy McAlister, «l’anima di una chitarra amata per bene va oltre l’assemblaggio delle sue parti in uno strumento inanimato… ad un certo punto della sua vita diventa membro della famiglia». Da quando Croz ha imbracciato le chitarre McAlister, ha esplorato in maniera particolare il mondo del fingerstyle; prima la tecnica della mano destra era per la maggior parte in flatpicking.
Tra i musicisti che toccano le corde delle McAlister abbiamo citato Marcus Eaton; lo stesso Croz ce ne parla: «c’è un ragazzo con il quale sto lavorando in questo periodo, canto un suo brano, si chiama Marcus Eaton, è un giovane cantautore molto talentuoso e un brillante chitarrista. Ho cantato nel suo disco, ma non posso considerarmene il produttore, lo ha prodotto da solo. Lo voglio aiutare, e se dovessi avere altro tempo mi piacerebbe supervisionare tutto ciò che farà in seguito, ho già inciso con lui…».
L’idea di produrre non convince molto Crosby: «[la produzione] è un tema complesso: il fatto di produrre un album per qualcun altro ci fa impiegare lo stesso tempo che incidere un album per sé stessi. Ho una quantità di tempo limitata da vivere su questa terra, sono un uomo anziano e sto usando il mio tempo in maniera più intelligente, ecco perché non lo devo sprecare ad essere arrabbiato. Ma se dovessi incontrare qualcuno con grande talento, di alta levatura musicale, sì lo o la produrrei. Adesso però non è il momento giusto».

Crosby_1«È una storia davvero interessante», inizia così il suo racconto riguardo al mondo musicale convertito nel digitale: «le case discografiche non comprendevano la parola ‘digitale’. Non si trattava di un nuovo tipo di cassetta o altro; non comprendevano che ‘digitale’ sarebbe stata una parola totalmente nuova. E quando prendi un brano e lo rendi in forma digitale, può essere copiato migliaia di volte: questo uccide il mercato discografico. Di conseguenza loro non vedono un guadagno semplicemente perché non avevano compreso il significato di una parola… Per noi l’unico modo di guadagnare è attraverso i concerti; e questo va bene, amo suonare dal vivo, è una delle cose che mi piace fare di più al mondo. Riusciamo a vivere bene con i live. Incidiamo musica perché amiamo registrare, non ci aspettiamo di guadagnare soldi con i dischi, infatti non li guadagniamo con quelli. A qualcuno piace Spotify: devi ascoltare un milione di volte i miei brani per farmi guadagnare i soldi per pagare la cena… Ecco perché non mi piace il digitale. Ti dicono: “Ti aiuta a farti conoscere… è bene per te, per la tua carriera”; questo è vero, però non è giusto per noi, non è imparziale, per niente”.

Ma torniamo a parlare degli anni in cui non si conosceva ancora il termine ‘digitale’. Déjà Vu (Atlantic Records, 1970) è il primo album pubblicato da CSNY, un album che, secondo Stills, ha impegnato circa ottocento ore di registrazioni in studio per un lavoro preciso e molto curato. La popolarità del disco incrementò la vendita degli album solisti dei singoli membri, come quello di Croz, If I Could Only Remember My Name (Atlantic Records) uscito nel ’71, il suo primo album da solista. Negli anni ’70 escono anche: 4 Way Street (Atlantic, ’71), Graham Nash – David Crosby (Atlantic, ’72), Wind on the Water (ABC, ’75), Whistling Down the Wire (ABC, ’76), Crosby & Nash Live (ABC, ’77), CSN (Atlantic, ’77) e The Best of Crosby & Nash (Atlantic, ’78).
Crosby considera Nash «il vero genio delle armonie». David canta la parte vocale nel mezzo, secondo Craig Doerge «la colla che tiene insieme le altre parti»; «una specie di cemento vellutato del loro sound. La voce di mezzo fa funzionare l’accordo, ma non la si nota mai» come Garfunkel.
Crosby gestiva l’armonia vocale nei Byrds principalmente a due parti parallele. Con CSNY la band cerca di evitare questa tipologia di armonizzazione delle voci, nascono infatti quattro parti distinte: «molte delle armonie vocali sono nate in tempo reale, non sempre però funzionano». “Music Is Love” è nata per esempio dall’improvvisazione in sala con Nash e Young, e la possiamo considerare più di una buona riuscita.
I ‘magnifici quattro’ hanno suonato nel settembre del ’74 al Wembley Stadium davanti a più di 102.000 persone. A distanza di quarant’anni, nell’estate 2014 è stato lanciato il tanto atteso album CSNY 1974: settimo del quartetto, diciannovesimo per CSN nonché quinto come live album, contenente 40 brani suonati durante il CSNY Tour del 1974; più di due mesi, 24 città, 31 concerti, raggruppando così più di un milione di persone tra il pubblico. CSNY 1974 è disponibile anche nel cofanetto con libro, 188 pagine ricche di fotografie del tour mai viste prima, DVD, vinili e quant’altro. Croz riconosce la grandiosità di quel tour; parlando del concerto al Wembley Stadium afferma: «eravamo dei veri matti, era troppo grande! Suonare davanti a un pubblico del genere è stato grandioso, ci siamo divertiti. Non c’è niente di meglio di un grande concerto. Ma preferisco suonare nei teatri più piccoli».
Daylight Again (Atlantic, ’82), Allies (Atlantic, ’83),American Dream (Atlantic, ’88), Oh Yes I Can (A&M, ’89), Live It Up (Atlantic, ’90) segnano gli anni ’80. Nel 1993 viene pubblicato Thousand Roads con l’etichetta Atlantic Records, il terzo album solista di Crosby il quale, parlando della quarta traccia, afferma: «“Through Your Hands”, che canzone! È davvero una bella canzone. Sono davvero molto felice di quel brano. Potrei fare un’altra incisione simile a quella canzone: ci sono talmente tanti cantautori e tanta di quella buona musica qua fuori; non ho scritto tutto io»…
Negli anni ’90 vengono pubblicati: After the Storm (Atlantic, ’94), It’s All Coming Back to Me Now… (Atlantic, ’95), King Biscuit Flower Hour (King Biscuit, ’96) e Another Stoney Evening (Grateful Dead, ’98).
Croz e compagni hanno a cuore la salvaguardia dell’ambiente, si veda il concerto di beneficenza del 7 agosto 2011 di CSN al Shoreline Amphitheatre di Mountain View in California per MUSE (Musicians United For Safe Energy) a sostegno dell’iniziativa umanitaria per il disastro nucleare in Giappone e delle organizzazioni mondiali che lavorano nella promozione dell’energia sicura, alternativa e non nucleare; la data del 7 agosto vuole ricordare i tristi anniversari della bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki, rispettivamente del 6 e 9 agosto 1945.
Crosby continua a incidere e a esibirsi in tutto il mondo con i vecchi e i nuovi compagni. Purtroppo la recente discussione con Neil Young impedirà però di vederlo sul palco come CSNY: «adoro Neil e ho davvero grande rispetto per lui! Ho sbagliato ad aprir bocca, a fare commenti ad alta voce. Mi sarei dovuto tappare la bocca. Gli ho detto qualcosa che non avrei dovuto dire… non avevo alcun diritto di dirlo. Lui non ha intenzione di tornare a suonare con CSNY per un po’ e penso che non accadrà, lo so da tempo». Ci auguriamo invece di rivederli presto insieme sul grande palco.

I suoi testi, la sua musica… c’è sempre di mezzo l’ispirazione: «sono molto curioso di ciò che sono, ma non trascorro molto tempo a pensare a me stesso, trascorro molto tempo invece a pensare a cosa sono in grado di fare oggi, domani, la prossima settimana, il prossimo mese… non mi guardo affatto indietro. Cerco di imparare dal passato, ma guardando avanti, passando oltre. Quando mi viene un’idea voglio subito correrle dietro, perché è in quel momento che sprizza fuori un concentrato d’ispirazione. Delle volte scrivo prima la musica, altre volte il testo. Talvolta capita che l’ispirazione arrivi nei momenti prima di addormentarmi, allora accendo la luce e scrivo versi».

Nel 1995 Crosby fonda CPR, un trio orientato verso il jazz con il figlio James Raymond (pianoforte) e Jeff Pevar (chitarra) che durerà fino al 2004. Anche dopo questa data Raymond continuerà a suonare con il padre, anche nei tour con CN e CSN. Crosby, Pevar & Raymond sono una delle band che hanno arricchito il jazz della nuova era: una forma di jazz ricca della freschezza delle melodie rock, con un occhio costante verso il ‘classic jazz’ dal bebop al cool jazz, con accenti in levare, accordi diminuiti, tempo sincopato e blue notes. «La relazione con mio figlio è davvero molto bella. Sono così felice di averlo ritrovato nella mia vita. Lui è un grandissimo musicista, davvero migliore di me, e un uomo fantastico. È un’ispirazione per me perché è un musicista che ha studiato; io non sono in grado di leggere e scrivere la musica, ma mio figlio sa scrivere parti per orchestra, musica da film, musica per televisione. È un compositore, io non lo sono, sono solo un cantautore. Sono molto orgoglioso di lui. È anche un mio amico e scriviamo davvero molto bene insieme».
Nel 1998 escono con la Samson Music CPR e Live at Cuesta College. Nello stesso anno viene anche pubblicata una nuova edizione dell’autobiografia di Crosby: Long Time Gone – The Autobiography of David Crosby; la prima edizione risaliva al 1988.
Ecco i lavori di Crosby e delle sue band tra gli anni ’90 e il nuovo millennio: Live at the Wiltern (Samson Music, 1999), Looking Forward (Reprise, 1999), Live (EMI Special Markets, 2000), Just Like Gravity (Gold Circle, 2001), The Best of Crosby & Nash – The ABC Years (MCA, 2002), Déjà Vu (Disky, 2002), Greatest Hits Live (King Biscuit, 2003), From the Front Row… Live! (2003), Crosby & Nash (Sanctuary, 2004), Crosby & Nash – Highlights (Sanctuary, 2006) e Voyage Box Set (Rhino/Wea, 2006).

A circa vent’anni di distanza dall’ultimo album solista, nel gennaio 2014 esce Croz (Blue Castle Records), prodotto da James Raymond, Daniel Garcia e dallo stesso David Crosby: «Contiene più tracce scritte da mio figlio che da me». Ci sono special guest come Mark Knopfler e il trombettista Wynton Marsalis. Il primo ha suonato in “What’s Broken”, traccia d’apertura: «Mark Knopfler non era un amico, non ci conoscevamo ancora. Lo adoro, ma l’unica ragione per cui è nell’album è grazie ad Adolfo Galli [il manager italiano di Crosby]. Adolfo mi aveva consigliato di suonare qualcosa insieme a Mark, perché entrambi gli piacciamo. E l’ha reso possibile. Così abbiamo inviato il brano a Knopfler, che ha dato prova della sua generosità suonando con noi. È semplicemente geniale».
E ancora a proposito del figlio: «James ed io componiamo insieme ed entrambi adoriamo la struttura degli accordi complessi tipici del jazz. Musicalmente parlando, abbiamo sempre provato qualcosa di particolare verso questo genere, il jazz, anche prima di incontrarci. E poi, quando ci siamo incontrati, siamo andati in quella direzione in modo molto naturale. Ovviamente continueremo a scrivere nuova musica sempre in quella direzione, tra lo stile tipico del cantautore e il jazz, perché è quello dove ci ritroviamo musicalmente, quello che viviamo effettivamente… Ecco perché continuo a cambiare le accordature: non riuscirei ad eseguire quel tipo di accordi con l’accordatura standard, non sono abbastanza bravo; però riesco a ottenerli con le accordature aperte”. L’influenza artistico-musicale di McCoy Tyner e Coltrane gli fanno ricercare quel tipo di accordi. Il suo primo passo verso le accordature alternative è stato il Drop D, che era solito utilizzare con i compagni di CSNY, insieme a DADGBD e DADDAD. La sua preferita però è EBDGAD, che può essere considerata come un accordo di Emin11, simile agli accordi principalmente suonati nei brani “The Lee Shore” e “Triad”.

Il settantatreenne di L.A. potrebbe essere paragonato al buon vino: con l’avanzare degli anni, non si può far altro che apprezzare la maturità stilistico-musicale coltivata grazie all’esperienza e al grande talento di un artista che ha segnato la storia della musica, lasciando una traccia indelebile. Anche le nuove generazioni continuano ad ascoltare non solo i lavori più recenti, ma anche i brani che hanno rivoluzionato gli anni d’oro di Woodstock, quelli degli ideali di pace, amore e libertà. Ha raggiunto il grande successo in ogni generazione e questo lo fa sentire «benissimo. Amo il fatto che la mia musica continui ad essere trasmessa. Il nostro pubblico raccoglie persone di ogni età, ci sono molti giovani e ciò mi rende felice. Credo che la mia musica, anche dopo tanto tempo che me ne sarò andato, continuerà ad essere ascoltata». La buona musica non muore mai: «Se fai buona musica la tua musica andrà avanti, come quella dei grandi compositori classici come Bach, Beethoven e Chopin. Loro sono morti, ma grazie ai loro capolavori musicali continuano a vivere. Non mi reputo grande come loro, ma penso che il meglio della nostra musica, di quella di Bob Dylan, Joni Mitchell e altri durerà. Ciò è grandioso e spero che le future generazioni di tutto il mondo continueranno ad ascoltare la musica di Joni Mitchell, dei Beatles e di altri, se ne innamoreranno». Il riferimento alla musica classica non è casuale: “Critical Mass”, brano scritto da Crosby, viene «da tutta la musica classica che ascoltavo da piccolo».

Per David è importante «trovare artisti che cerchino di variare il loro modo di esibirsi, con diverse formazioni, evitando di proporre solo una modalità. Mi piacciono tutte le mie formazioni: Crosby, Stills & Nash, Crosby, Stills, Nash & Young, Crosby & Nash, CPR e il mio progetto solista. Penso sia salutare, un buon modo per tenersi lontano dal bloccarsi artisticamente. Penso che sia positivo e che ti faccia crescere». Sempre alla ricerca di nuove collaborazioni, «troverò altre strade musicali che mi faranno divertire: canterò in una band chiamata Snarky Puppy, è una grandiosa e fantastica big band di funky jazz. I ragazzi sono sorprendentemente bravi! Guardateli e ascoltateli su YouTube; e se non vi faranno lasciare a bocca aperta e non vi rimarranno impressi, allora vi darò cento dollari. Sono musicisti eccezionali, talmente bravi da rendermi fiero di essere musicista. Li adoro! Sono sulla scena musicale già da tempo. Il leader della band, il bassista Michael League, è un grandissimo compositore: scrive bellissima musica!”.

Il 6 dicembre 2014 Croz ha ricevuto il Premio Tenco, come riconoscimento per il suo encomiabile lavoro e la sua brillante carriera, ed è stato quindi ospite d’onore al teatro Ariston di Sanremo. Siamo certi che continuerà a scrivere nuova musica: «Amo la musica. Non ho alcuna intenzione di fermarmi».

Elisa Minelli

Ringraziamo Adolfo Galli per aver invitato Chitarra Acustica alla conferenza stampa ristretta di David Crosby del 7 dicembre scorso a Milano.

PUBBLICATO

 

 

 


Chitarra Acustica, 01/2015, pp. 24-30

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