Musicisti in trincea – Creazione, autoproduzione e tecnologie di sopravvivenza

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Editing per tutti i gusti

(di Francesco Manfredi) – Cari combattenti, come va? State smanettando con canzoni e arrangiamenti? Vi sono stati utili i consigli su armi hardware e software per vincere la nostra guerra contro l’indifferenza generale? Mentre l’arte ha sempre avuto bisogno di un pubblico sin dai primordi del genere umano, quello che è cambiato con la tecnologia è il fatto che questo pubblico si sta spostando sempre più sui media anziché nelle sale e nei teatri. Come raggiungerlo allora senza produrre i nostri brani? La performance non basta più, ci vuole qualcosa che la riproponga in forma di audio e video, che hanno soppiantato ampiamente lo spartito scritto che divulgava le opere quando non esisteva neanche la radio.
Vi sarete resi conto di quanto sia difficile però registrare un brano chitarra e voce e diffonderlo senza arrangiamento né video. Mentre il live si basa sul coinvolgimento visivo ed energetico del pubblico, per noi cantautori è molto più difficile tenere l’attenzione viva per i tre minuti e mezzo di una canzone col solo accompagnamento di uno strumento, e ancora più difficile far ascoltare un intero album al nostro malcapitato amico o parente. Idem per eventuali produttori, che sono sommersi di CD e MP3 e sono abituati a uno standard più alto. Certo, se la canzone è bella è bella, ma sviluppare un proprio sound originale aiuta.
Che c’entra tutto ciò con l’editing? Il sound non può essere sviluppato suonando in cantina con la propria band come hanno fatto i Coldplay e tanti gruppi ancora prima? Certo, ma senza arrangiamento, editing e missaggio ad opera di professionisti è tutto molto più difficile.

Editing-e-produzione_webDiamo per scontato che abbiate una bella canzone e che dobbiate sperimentare struttura, tonalità e arrangiamenti alternativi: quali sono gli strumenti più adatti, prima ancora di coinvolgere i fantomatici produttori, ammesso che esistano ancora e che stiano aspettando di sentire la vostra idea (di questi esseri mitologici parleremo in una prossima battaglia)?
Per quanto riguarda la prima registrazione chitarra e voce potremmo usare una semplice app come Recordium o Recorder Plus, che ci permettono di registrare e avere subito una forma d’onda per tagliare gli errori ed eventualmente mandare un MP3 ai nostri collaboratori per avere consigli e feedback. Poi potremmo usare Take, un’app gratuita che ha metronomo, batteria e tre tracce.
Se poi ci serve anche il midi e dei suoni campionati abbiamo già visto la volta scorsa come Garage Band e Cubasis possano essere un primo approccio all’arrangiamento audio-midi. Se avete bisogno di arrangiamenti automatici o basi per improvvisare c’è poi iReal che è ottimo per i jazzisti, vista la possibilità di scaricare migliaia di standard, ma anche per altri generi. Basta indicare gli accordi e lo stile e l’arrangiamento è fatto. Per chi ama l’elettronica ci sono Launchkey, Launchpad e Figure, app piene di suoni e loop fantastici. Tutte queste applicazioni sono gratuite o costano meno di dieci euro l’una, tranne Cubasis che è più cara ma più completa.
Dopo la prima bozza di arrangiamento, la cosiddetta preproduzione, arriva la produzione vera e propria, quella che un tempo si faceva in studio tutti insieme, o per lo meno la sezione ritmica, e poi si sovraincidevano le voci. Oggi si tende a fare tutto traccia su traccia, e un po’ la dinamica e l’energia ne risentono. Quindi si pensa spesso che sia colpa del digitale e che l’analogico fosse più caldo. In realtà è l’approccio che oggi è più freddo, non il mezzo su cui si registra. Spesso prima si provava tantissimo, non si usava neanche il metronomo e, nel caso di Phil Spector, si registrava tutti in un’unica stanza compresa l’orchestra! Ti credo che poi quel suono compatto e compresso è diventato il caratteristico Wall of Sound: non riuscivano neanche a muoversi i poveri musicisti!
Oggi è tutto più facile, abbiamo infinite tracce e non abbiamo un produttore come Phil Spector che era capace di entrare in studio col fucile e sparare in aria… forse per abbattere il muro di suono, chissà, fatto sta che ora è in carcere per omicidio. Gli eccessi del rock.

Torniamo al nostro editing, in particolare a quello cosiddetto ‘non distruttivo’, quello che cioè ci consente di cambiare volume, tempo, intonazione delle nostre tracce e correggerle a piacimento potendo poi cambiare idea e tornare alla performance di partenza. Questo tipo di editing, compresa la quantizzazione audio, lo troverete solo nei programmi professionali: Reaper, il più economico; Logic, il migliore come rapporto qualità/prezzo; Cubase, il più completo; ProTools, lo standard professionale e tanti altri compresi Reason, Ableton Live, Presonus Studio One, Digital Performer, Sonar, tutti ottimi.
Le possibilità sono infinite, allora come scegliere? Il criterio per acquistare l’hardware e risparmiare, abbiamo detto che è la regola N-1, cioè acquistare la penultima generazione. Qual è un buon criterio per il software? Secondo me non ha senso acquistare la versione vecchia e imparare un software desueto. In campo software gli aggiornamenti sono molto frequenti, quindi meglio avere un software attuale e diffuso o addirittura il più diffuso, in modo da potersi confrontare e scambiare progetti con colleghi e amici; soprattutto un software di cui possiamo trovare tutorial gratuiti su YouTube, il modo più veloce di imparare.

Vi faccio un esempio nel campo parallelo dell’editing video. Per il programma “Acoustic Tellers”, che voi già conoscete, ho investito 100 euro circa su un ottimo software della Magix, che mi sembra il più completo per quella fascia di prezzo. L’unico problema è che ho dovuto imparare tutto da solo smanettando. Poi compro un Mac mini di seconda mano (regola N-1) in cui c’è già Final Cut ProX: tutto un altro mondo! Prima in senso negativo, perché è completamente diverso da ogni altro programma di editing: non esistono le tracce! Poi in senso positivo, perché effettivamente si ragiona per oggetti audio e video e le tracce non servono più. Una vera rivoluzione e un vero rompicapo. Poi, dopo smanettamenti e smadonnamenti vari, scopro un canale YouTube con 300 tutorial gratuiti! E via con il binge watching, cioè la maratona di ore e ore di visione per recuperare il tempo perso come se fosse Breaking Bad.
Morale della storia: anche nell’editing, come nella scrittura e nella composizione, non conta tanto il martello ma il carpentiere, come dicono gli inglesi. È la conoscenza e l’abilità del muratore che fa la differenza; quindi, pigliàte ’sto martello e incominciate a picchiare! Per ogni dubbio, proposta, commento, resto comunque a disposizione.

Francesco Manfredi
Facebook.com/groups/acoustictellers
Twitter.com/fungosound

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 01/2015, pp.14-15

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