Richard Thompson – Acoustic Classics

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THOMPSON_Acoustic-Classics_webÈ difficile parlare di Richard Thompson senza usare toni encomiastici o parole che sembrerebbero in altro caso esagerate. Giovanissimo fondatore dei Fairport Convention e reclutato dal produttore Joe Boyd (che di lui disse di essere rimasto stupefatto, perché nel suo chitarrismo si sentivano Django, Charlie Christian, la tradizione britannica…) come ospite di Nick Drake, per il quale scrisse quel gioiello che è “The Poor Boy Is Taken Away” in omaggio dopo la morte; artista solista (e con l’allora moglie Linda) prolificissimo, autore formidabile i cui brani sono stati interpretati da nomi come Bonnie Raitt, David Gilmour, Robert Plant per dirne tre, avanguardista (con Kaiser, France e Frith), chitarrista elettrico personalissimo (Lou Reed, dopo aver ascoltato l’album Shoot Out the Lights, disse che nessun altro avrebbe mai più potuto fare niente del genere) e altrettanto personale chitarrista acustico (e didatta per Homespun), ‘illustre sconosciuto’ finito nella colonna sonora di una puntata di Dr. House – Medical Division (con “Just the Motion”, purtroppo qui assente, ma suonata spesso in versione acustica) e nella selezione di Nick Hornby per 31 Songs (con “The Calvary Cross” insieme a Linda), autore di colonne sonore (Grizzly Man di Herzog), Thompson è un mito.
In Acoustic Classics, che viene dopo le recenti escursioni col suo Electric Trio, Thompson ripropone da solo alcuni suoi classici acustici e altri suoi classici originariamente elettrici (ma spesso già proposti solo all’acustica) e fa una scelta perfetta, che mette in mostra le sue doti d’autore, cantante e chitarrista acustico maestro dell’hybrid picking: dalle parti più semplici in accordatura standard a quelle più impegnative in accordature alternative, il suo mondo di abbellimenti mutuati dalla musica tradizionale britannica (e dalle varie ‘corde’ americane) risalta ed è esplorato appieno. Ed è impressionante rendersi conto di come riesca a fornire ancora nuove versioni di brani che suona da così tanto tempo (un esempio: “Persuasion”, dove ha reinventato le voci, gli abbellimenti, le melodie di passaggio e raccordo interne all’armonia fra le sei corde), ogni volta facendone un’altra possibile versione definitiva. Si ascoltino “1952 Vincent Black Lightning”, qui con una parte strumentale più lunga del solito, “Walking on a Wire”, “Wall of Death”, “From Galway to Graceland”, “Shoot Out the Lights”, la canzone dell’amore perduto “Beeswing”, “Dimming Of The Day”: ma che musica, maestro!

Sergio Staffieri

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 01/2015, p. 20

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