Ferentino-Bologna e la Parigi-Dakar

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Reno Brandoni a Ferentino Acustica 2011 (foto di Alfonso Giardino)

Questa autostrada ha qualcosa di familiare. Ricordo il benzinaio e l’autogrill. I gesti si ripetono ingenuamente, solito panino, solita fermata. È strano come l’uomo cerchi di sfuggire alle abitudini e poi, inconsciamente, trovi conforto nella ricerca di qualcosa di familiare e già vissuto. Questa Ferentino-Bologna, dopo nove anni, sembra un percorso storico, una sorta di Parigi-Dakar o di Cammino di Santiago di Compostela, e ne parliamo come se avesse altrettanto prestigio e valore. Ma forse così è.

Cos’è che dà valore ai luoghi, se non il nostro stesso piacere nell’averli visitati e vissuti, pieni zeppi di ricordi e di emozioni? Cos’è però che lascia il segno? Il palco nella piazza, la cortesia degli organizzatori, gli amici, sempre gli stessi, sempre di più?
Ferentino Acustica secondo me funziona perché riassume il senso della musica, che non è solo show business, ma anche contatto, dialogo e passione.
Ricordo un bel pomeriggio di musica passato con l’amico Massimo Varini, e la sua teoria della condivisione. La gelosia o la paura di perdere pezzi della propria ‘gloria’, spesso portano il musicista a dialogare con fatica delle proprie conoscenze. È reticente, spesso guardingo e sospettoso.
Momenti come quello di Ferentino sembrano invece aprire una finestra sul dialogo, sciolgono complessi e dubbi e permettono ai musicisti (professionisti e non) d’incontrarsi in uno star bene comune, senza tensioni o diffidenze. Probabilmente è il luogo, la piazza del paese, la mancanza di vie di fuga, che imprime nell’animo di tutti la voglia di collaborare e condividere.
Ma allora mi vengono dubbi sulle strade percorse, il dubbio che tutte queste tecniche evolutive spostino l’attenzione sullo strumento più che sul cuore, e che forse la musica si sia intristita e non riesca a dare quello che dava un tempo. “Blowin’ in the Wind” di Dylan o “La gatta” di Paoli sono finite nel dimenticatoio: solo un paio di accordi facili facili, ‘purtroppo’… Ma quante volte le abbiamo ascoltate e ripetute nel tempo, per farle nostre e sentire che ci appartengono?
Da un po’ non mi succede più: ascolto svogliato e mai meravigliato, e mi sento distante da messaggi spediti e mai ricevuti. Ed è sempre così dopo Ferentino: emozione, ma nostalgia per quei chilometri che mi riportano a casa, nel quotidiano conflitto distante dodici mesi dal prossimo incontro.

Reno Brandoni

PUBBLICATO

 

 

Questo articolo è in Chitarra Acustica, n. 4, luglio 2011, p. 3.

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