Il Festival internazionale di chitarra di Menaggio

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Sergio Fabian Lavia & Dilene Ferraz - foto di Jean Marie Guerin

Dalla classica all’elettronica
(di Gabriele Longo) – Si è svolta da giovedì 27 a domenica 30 agosto l’ottava edizione del Festival internazionale di chitarra a Menaggio, la splendida località affacciata sul lago di Como. Quest’anno la grossa novità è stata l’aggiunta di un quarto appuntamento rispetto alle passate edizioni, giovedì 27 agosto appunto, il giorno di apertura della rassegna. In verità una sorta di anteprima si è verificata sabato 22 agosto con Aspettando il festival, quando si è esibita l’Orchestra di chitarre della Scuola di musica del Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano, un ensemble formato da bambini e adolescenti allievi di Sergio Fabian Lavia, direttore artistico del festival nonché docente presso quel Conservatorio. Questa edizione della manifestazione ha registrato un vigoroso crescendo di partecipazione di pubblico, formato non solo da musicisti, chitarristi o addetti ai lavori, ma soprattutto da appassionati e turisti – molti dei quali stranieri – che sono venuti a Menaggio con il preciso intento di assistere ai concerti, serali e pomeridiani, richiamati sia dalla bellezza dei luoghi, sia dalla fama guadagnata dal festival lungo il suo percorso di crescita iniziato nel lontano 2007.

Piazza Garibaldi
Piazza Garibaldi

La piazza Garibaldi – il salotto buono di Menaggio, con il palco in buona posizione centrale – si è riempita ogni sera a conferma della validità della proposta culturale ideata e realizzata da Lavia con l’aiuto di un valido team di collaboratori, la cantante Dilene Ferraz e Lia Sala, dinamica organizzatrice attenta a risolvere ogni aspetto pratico legato al festival, e con il sostegno economico di esercizi commerciali e ristoranti del luogo.
Anche quest’anno la rassegna ha rispettato la sua mission, quella di offrire un viaggio affascinante nel mondo della chitarra, con le sue varie sonorità e linguaggi musicali, compresi alcuni aspetti inediti e affascinanti come la spazializzazione del suono e le sperimentazioni elettroniche, che in questa edizione sono state orientate ed espresse in una direzione molto suggestiva: l’acqua e le sue sonorità.
Infine, l’internazionalità dell’evento è stata degnamente onorata dalla proposta di un crossover culturale che andava dalla tradizione europea al folklore spagnolo, da quello argentino al country americano, non tralasciando aspetti divulgativi, quasi didattici, con workshop dedicati all’elettronica al servizio della chitarra classica o all’improvvisazione tout court. L’elegante Villa Vigoni, le sale del Grand Hotel Menaggio, le chiese e i vicoli più nascosti della località comacina hanno offerto un’adeguata cornice all’autorevolezza e all’importanza che questo festival ha saputo guadagnarsi.

Il festival è iniziato alle 18.30 di giovedì 27 con l’apertura di Ruben Hutter – giovane promettente chitarrista classico del Conservatorio della Svizzera Italiana – al Youth Hostel, seguìto dal concerto del trio folk Harvest Home formato da Camilla Conti, chitarra, Irish bouzouki e voce, dalla lituana Rimgaile Panraite, violoncello e voce, e da Simone Bonanomi, mandolino, chitarra, banjo e voce, che hanno proposto un repertorio tradizionale nordamericano arricchito da begli arrangiamenti vocali e strumentali di successi pop internazionali.
In prima serata, scesi con buona lena nel centro storico di Menaggio al Bar Costantin, si è potuto assistere all’esibizione del duo formato da Valentina D’Agnano & Marco Cases, voce e chitarra acustica, che ha presentato il coinvolgente spettacolo Sulle note di Pino Daniele, trasmettendo feeling e poesia a un pubblico partecipe.
La conclusione della prima giornata ha avuto luogo al CineLario, dove si è svolto lo spettacolo multimediale Rain del chitarrista classico Andrea Vettoretti, raffinato e sensibile musicista, in cui la commistione sonora, visiva e narrativa messa in atto dalla sapiente regia e dagli allestimenti digitali di Mirko Artuso, ha dato vita a un interessantissimo esempio di fusione di linguaggi a favore di un risultato artistico di grande impatto emotivo.

Andrea Vettoretti
Andrea Vettoretti

Il secondo giorno, venerdì 28 agosto, si è aperto alle 18.30 con un ‘concerto aperitivo’ al pub Il Tana, vicino all’imbarcadero, con alcuni giovani chitarristi classici dell’Istituto civico di formazione musicale Soulart, seguìto da una jam del trio blues del chitarrista elettrico Alessio Lorenzi.
Una veloce camminata verso il centro menaggino, in via Calvi, ci ha permesso di ascoltare l’energetico sound dei Blueaces, un quartetto con solide basi di blues elettrico metropolitano, dove l’armonica di Giancarlo Crea e la chitarra elettrica di Fabio Colombo hanno dialogato con vigore.

Il concerto serale in piazza Garibaldi è stato tutto dedicato alla tradizione del tango argentino. Con il primo concerto, Sergio Fabian Lavia alla chitarra classica – tecnica eccellente unita ad un suono rotondo, caldo ed espressivo – e María Isabel García al canto – elegante, dai toni scuri, profondi – hanno proposto una carrellata di tanghi argentini molto apprezzati dal pubblico. A seguire, il duo formato da Orlando Di Bello al bandoneón e Carles Pons alla chitarra classica si è speso con espressività, ironia, grande intesa e padronanza del palco a suonare un repertorio di tanghi, milongas e huellas argentini che hanno strappato applausi e ovazioni meritatissimi. Una piacevole coda fuori programma ha accompagnato la richiesta di bis, per la quale si è presentato sul palco il trio inedito formato da Lavia, Di Bello e Pons dando vita a una jam improvvisata sulle note di “Libertango” di Astor Piazzolla. Scontata quanto meritata l’ovazione del pubblico, numeroso fino alla fine.

Carles Pons e Orlando Di Bello
Carles Pons e Orlando Di Bello

Siamo arrivati al terzo giorno, è sabato 28 agosto, e il tempo meteorologico ha continuato a regalare un sole e un’aria estivi, senza afa, che la sera hanno lasciano il posto a una piacevole brezza proveniente dal lago.
Alle 15, ospitati in una bella e luminosa sala del Grand Hotel Menaggio, è iniziato il primo dei due workshop in programma al festival, quello dedicato all’improvvisazione a tutto campo, curato dai chitarristi di ‘lungo corso’ Claudio Tuma e Juan Carlos ‘Flaco’ Biondini. I due non hanno bisogno di presentazioni: per Claudio basta ricordare la lunga collaborazione con l’icona della canzone napoletana Aurelio Fierro e, successivamente, quella con il cantautore Franco Simone; per ‘Flaco’, la quarantennale collaborazione, anche compositiva, con il grande Francesco Guccini. È stata quasi una lezione, con domande del pubblico, aneddoti e spiegazioni, dove al posto degli appunti scritti si è potuto godere di una serie di esempi musicali su come e dove intervenire con fraseggi chitarristici adeguati ai vari linguaggi e stili affrontati.

Claudio Tuma e Juan Carlos ‘Flaco’ Biondini
Claudio Tuma e Juan Carlos ‘Flaco’ Biondini

Una bella passeggiata sul lungolago ci ha permesso di raggiungere il bar Il Gabbiano, in tempo per assistere al concerto aperitivo della giornata in compagnia dei giovani chitarristi Gabriele & Matilde Geninazza, allievi del Conservatorio di Lugano, e della cantante Anita Carter con il chitarrista acustico Bruno Tettamanti in un repertorio che ha declinato l’acqua nei suoi tanti aspetti.

Alle 17.30 presso la chiesa Santa Marta si è svolto il suggestivo concerto di chitarra acustica di Pino Forastiere. Il chitarrista lucano ha saputo creare ancora una volta quelle sonorità e quelle dinamiche che lo hanno reso famoso e che gli hanno fatto guadagnare un posto autorevole nel panorama dei chitarristi acustici moderni. Ha suonato una serie di sue composizioni che hanno attraversato il linguaggio classico, rock, contemporaneo, minimalista, trovando sempre un ‘non luogo’ da cui partire e al quale ritornare. Pubblico attento e consapevole.

Pino Forastiere - foto di Gabriele Longo
Pino Forastiere

Dopo due aperitivi musicali tra le 16 e le 17.30 in cui si sono avvicendati un gruppo rock di giovanissimi della scuola Soulart, sotto i portici davanti al bar ‘Al paladar de la memoria’, e il duo All-in2 di Basilea con musica ambient, siamo arrivati alla serata clou del Festival, con i tre spettacoli previsti nella bella piazza Garibaldi, illuminata da una luna piena in gran spolvero.

Il primo appuntamento è stato con il duo formato da Sergio Fabian Lavia & Dilene Ferraz. La loro esibizione prevedeva una musica, la loro musica, che riflette la ricchezza culturale dell’Argentina da una parte e del Brasile dall’altra, grazie a un insieme di esperienze plasmate da suoni tradizionali mescolati ad aspetti sperimentali, il tutto attraverso un dialogo tra voce, chitarra e tecnologia digitale in tempo reale. Purtroppo le ‘bizze’ del computer di Sergio non hanno permesso tutto ciò, se non in parte, ma l’esperienza, la classe e il talento di entrambi hanno saputo comunque comunicare l’energia e l’espressività che il pubblico si aspettava da loro.

Sergio Fabian Lavia & Dilene Ferraz - foto di Jean Marie Guerin
Sergio Fabian Lavia & Dilene Ferraz – foto di Jean Marie Guerin

Alle 22 circa è salito sul palco il duo Juan Carlos ‘Flaco’ Biondini & Claudio Tuma. I due chitarristi hanno suonato una solid body classica e un’altra tradizionale classica, elettrificate entrambe, e hanno suonato un repertorio tradizionale argentino di tanghi e milongas ottenendo una calda risposta da parte del pubblico.

Il terzo appuntamento è stato con l’esplosivo trio di chitarre acustiche Guitar Republic con Pino Forastiere, Sergio Altamura e Stefano Barone, che detto per inciso si erano già esibiti in un’edizione passata del festival. Diciamo subito una verità; qui siamo di fronte a un vero e proprio ossimoro: il trio in questione è vestito in acustico… ma ha l’anima rock! Il volume di suono che fin dal primo brano ha prodotto è stato quello di un trio rock di notevole caratura in termini di decibel, con i ruoli dei tre a coprire virtualmente quelli della batteria, del basso e della chitarra vera e propria, ruoli comunque scambiati di continuo nell’arco dei pezzi. L’uso delle accordature aperte, delle sperimentazioni ad opera soprattutto di Sergio Altamura, che si è avvalso anche di strumenti ‘impropri’ come una radiolina, un archetto da violino e altri aggeggi, unite alle tecniche percussive (Stefano Barone) e all’uso del tapping (Pino Forastiere) hanno plasmato una materia sonora originale e sorprendente, che ha avuto il suo bell’effetto su un pubblico trasversale quanto entusiasta.

L’ultima giornata, domenica 30, è iniziata con l’interessante workshop di Sergio Fabian Lavia sulla composizione, presso la bellissima Villa Vigoni di Loveno di Menaggio, dimora italo-tedesca per l’eccellenza europea, dotata di un auditorium capace di ospitare persone e suoni in assoluto agio. La lezione-concerto di Sergio ha reso accessibile a un pubblico attento, quanto a digiuno di concetti un po’ ‘astrusi’, un tema come L’utilizzo di sorgenti acquatiche ed elettronica grazie all’ausilio di videoproiezioni e di ascolti in quadrifonia.

Alle 17.30 un piccolo spostamento logistico fino alla chiesa dei SS. Lorenzo e Agnese ha reso possibile l’incontro di musica classica con il duo di Ferdinando Trematore al violino e di Luciano Pompilio alla chitarra classica: musiche di Paganini, Agustín Barrios e Astor Piazzolla per un duo che ha fornito una prova eccellente sul piano degli equilibri sonori e del carattere.

La giornata musicale – ma anche culinaria – è proseguita alle 19 presso il ristorante La Vecchia Magnolia con due altri allievi del Conservatorio della Svizzera Italiana, Matteo & Filippo Geninazza, con il folksinger americano Mark Vermillon, tornato a suonare in pubblico dopo trentatre anni di assenza dalle scene, e con il cantautore peruviano Cachito Luna Victoria; bravi e adeguati alla circostanza rilassata.

La conclusione dei quattro giorni è stata riservata alle chitarre acustiche di Sergio Altamura e Stefano Barone, i due terzi del trio Guitar Republic qui in veste di solisti. Anche loro, sempre nello splendido auditorium di Villa Vigoni, hanno dato prova di originalità e classe da vendere, a prescindere dall’energia del trio nel suo complesso.

Sergio Altamura ha approfondito il tema delle contaminazioni tra chitarra acustica e ausilio dell’elettronica, aggiungendo l’uso filtrato della voce (ha cantato anche utilizzando direttamente il pickup della chitarra alla buca). Le sue composizioni, con in testa “Before the Sea”, si sono rivelate un territorio dove tutto ciò, da ardito ed estremo, è arrivato a trovare una collocazione ‘armoniosa’ che ha incantato i presenti.

Sergi Altamura - foto di Marquis
Sergi Altamura – foto di Marquis

Stefano Barone, con la responsabilità di chiudere, ha dal canto suo dimostrato le sue capacità, padroneggiando con spirito e maestria le sue doti percussive sullo strumento, l’uso dei loop e delle sovraincisioni in tempo reale, il minimalismo ipnotico, consegnando al pubblico una performance di grande intensità.

Stefano Barone - foto di Marquis
Stefano Barone – foto di Marquis

Nota finale. Non a caso è ricorso spesso il richiamo all’acqua: in questa edizione, vista la concomitanza con l’Expo, gli organizzatori hanno voluto potenziare le caratteristiche internazionali e multiculturali del festival, invitando più artisti di rilievo internazionale. Visto che il leitmotiv dell’Expo è «Nutrire il pianeta, energia per la vita», hanno inserito spettacoli sul tema dell’acqua e le sue problematiche con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico. Da tutto ciò è nata una collaborazione con la Biblioteca di Menaggio e il professore Ezio Munno, che ha invitato la popolazione a presentare fotografie e poesie sul tema dell’acqua.
E il cerchio si è chiuso. In attesa di riaprirlo alla prossima edizione.

Gabriele Longo

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