Intervista a Darragh O’Neill

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Un chitarrista classico che piace anche agli acustici
(di Giorgio Gregori / foto di Gerry Grace) – Il giovane chitarrista classico irlandese Darragh O’Neill, allievo di Carlos Bonell al Royal College of Music di Londra, è stato invitato per la prima volta in Italia l’anno scorso in occasione del Guitar International Rendez-Vous della ADGPA a Pieve di Soligo. E la sua esibizione ha riscosso un grande successo, al punto tale che il chitarrista acustico australiano Simon Fox, anche lui ospite del Rendez-Vous, ha raccontato: «Il suo set ha fatto venir giù il teatro! È stata una di quelle cose rare che si vedono solo ogni dieci anni!» Come Fox, anche un altro degli artisti presenti a Pieve di Soligo, Reno Brandoni, è rimasto particolarmente colpito da O’Neill e ha voluto segnalarlo a Giorgio Cordini, che a sua volta lo ha invitato quest’anno ad Acoustic Franciacorta.

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Anche in questa occasione il pubblico è rimasto incantato. Insomma, in poco tempo Darragh O’Neill sembra essere diventato in qualche modo una ‘scoperta’ e un beniamino del popolo della chitarra acustica in Italia. Del resto sembra che la sua musica, presente con sei composizioni originali insieme a suoi arrangiamenti di classici del periodo barocco nel suo primo album Fountain del 2012, sia in generale molto bene accolta nel mondo della chitarra acustica. Pare che lo stesso Tommy Emmanuel abbia detto: «Prestate attenzione alla mano destra di questo chitarrista». E in effetti c’è qualcosa nella sua cura del suono e del tocco, che lui ha così bene illustrato nei seminari tenuti a Pieve di Soligo e in Franciacorta, e nel suo modo di portare il ritmo delle proprie composizioni, che si sposa sorprendentemente con il gusto e la sensibilità musicale dei chitarristi acustici. Ne abbiamo parlato con lui dopo il suo concerto a Provaglio d’Iseo, che ha chiuso nel migliore dei modi questa edizione di Acoustic Franciacorta. (a.c.)

Nel tuo sito sono riportate queste parole di Carlos Bonell: «Darragh O’Neill è un chitarrista con una bellissima sensibilità e senso artistico. Lui porta avanti la grande e nobile tradizione dei compositori-esecutori, come brillante interprete della propria musica. Come chitarrista, dona in egual misura finezza e virtuosismo alla musica di altri compositori, come fa alla sua. La sua musica possiede una semplicità rara e ingannevole, che tocca il cuore di chi ascolta, mentre allo stesso tempo infiamma l’immaginazione». Una bella sintesi, non c’è che dire! Puoi raccontarci come hai iniziato? E introdurre il tuo percorso musicale?
Devo darmi un pizzicotto quando leggo questa citazione del mio ex professore al Royal College of Music di Londra. Quando una leggenda musicale del mondo della chitarra esprime sentimenti simili su di te, è una cosa che ti rende più umile, e ti ricorda di dover onorare la responsabilità che ti deriva da questo riconoscimento. Per il suo talento e la sua generosità d’animo, Carlos Bonell è stato ed è una delle persone più influenti nella mia vita musicale.
La mia storia, musicalmente, è una storia di buona fortuna e di gentilezza. Sono stato straordinariamente fortunato per aver incontrato gli insegnanti giusti al momento giusto. Persone di valore, che hanno compreso il potere e la magia del fare musica. Prima di intraprendere lo studio della chitarra, ho iniziato con il violino all’età di sei anni. E la fortuna ha voluto che il mio insegnante di violino fosse un musicista di livello internazionale: David Lillis viveva proprio dietro l’angolo di casa mia a Dublino. Per un certo numero di anni ho frequentato corsi di violino sia a casa sua che alla Royal Irish Academy of Music. È stato un momento formativo molto speciale. Fin dal primo giorno, senza comprendere pienamente perché, ebbi la certezza che la musica era un obiettivo importante e utile. Sentivo di aver scelto una buona strada, e questa idea mi ha dato grande conforto e felicità. Fin dai miei primi ricordi, io sapevo già che tutto quel che desideravo era fare musica, e scoprire quante più cose potevo sul fare musica per condividerla con gli altri.

Come ti senti in rapporto al mondo dei chitarristi acustici? Qual è la differenza con il mondo classico?
Mi sento benissimo! È stato bellissimo notare, soprattutto negli ultimi anni, come i miei sforzi musicali vengano bene accolti nel mondo della chitarra acustica, nella comunità dei musicisti che suonano la chitarra con corde metalliche. Mi è stato detto che ciò accade perché la musica che compongo e che eseguo, anche se classica nella tecnica e nell’approccio, è stilisticamente in qualche modo in linea con la loro sensibilità musicale e il loro gusto. Suppongo che sia stata una conseguenza naturale di tutto il tempo che ho passato, nel corso degli anni, a suonare in stili diversi sulla chitarra elettrica e altri strumenti con corde in acciaio. Si può prendere un chitarrista classico da una blues band, ma non si può prendere una blues band da un chitarrista classico!
Una delle differenze più significative tra la comunità della chitarra acustica e quella classica, è che i chitarristi acustici sembrano comporre la propria musica molto più spesso del chitarrista classico standard. Ma, in realtà, la linfa vitale di questa grande e nobile tradizione della chitarra classica ha sempre beneficiato, ed è stata arricchita, dagli esecutori-compositori che hanno contribuito all’evoluzione del suo repertorio e della sua tecnica. La musica classica non è mai consistita soltanto nel suonare la musica dei compositori del passato. A volte sembra che i chitarristi classici dimentichino questa realtà.
Io invito tutti i miei studenti a comporre. Penso che questa sia una lezione che i chitarristi classici possono trarre dal mondo della chitarra acustica. Quando componi della musica per tuo conto, tendi a sviluppare un senso di fiducia e di autonomia nelle tue convinzioni musicali che, per fortuna, è trasferibile anche nel tuo modo di eseguire i brani più tradizionali del repertorio classico. A parte le ovvie differenze di approccio tecnico nel suonare questi due strumenti diversi, io non faccio più alcuna grande distinzione tra loro: la buona musica è buona musica, in qualunque modo la fai.

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Hai mai partecipato a concorsi di chitarra classica? E… che cosa pensi del mondo delle competizioni?
Come studente, sì, partecipavo regolarmente. Tuttavia ero un animo sensibile e quindi, che vincessi oppure no, la competizione mi faceva sentire a pezzi. Se perdevo, la mia autostima riceveva un duro colpo; se vincevo, mi sentivo male per i ragazzi che erano arrivati al secondo e terzo posto. È una cosa curiosa a ripensarci adesso, ma credo che gli studenti dovrebbero essere preparati correttamente dal punto di vista psicologico, per poter partecipare ai concorsi con lo spirito giusto e il giusto stato d’animo. Ora, se si parte da un presupposto positivo, penso che ci sia molto da guadagnare dalla partecipazione ai concorsi. Il miglior libro che ho letto su questo argomento è The Inner Game of Golf di Timothy Gallwey. Nel capitolo finale, Gallwey esamina i modi più sani per affrontare le competizioni e i nostri concorrenti. Si tratta in realtà di situazioni e persone che ci aiutano a ottenere il meglio da noi stessi; di fatto, ci rendono un servizio. Quel libro è davvero un’ottima lettura. L’ho trovato sulla libreria di Carlos Bonell in occasione della mia prima lezione con lui molte lune fa. E così, una volta che ho deciso di non ingaggiare più una competizione con gli altri, ma piuttosto con me stesso, una cosa strana e meravigliosa ha cominciato a verificarsi: ho iniziato a ricevere premi! E ci si sente molto meglio a ricevere premi, piuttosto che a ottenere vittorie nelle competizioni. Tutto sommato, è più bello essere individuato e riconosciuto per quello che sei, piuttosto che per essere in contrasto con qualcun altro.

Quale pensi che potrebbe essere il futuro della chitarra classica?
Dio solo lo sa! Quello che mi auguro, tuttavia, è che continui semplicemente a esistere e a prosperare. Quand’ero piccolo, i chitarristi classici più importanti come John Williams, Julian Bream e Segovia erano dei nomi familiari ed erano presenti regolarmente in televisione. Oggi, se citi i migliori esponenti della chitarra classica durante una tavolata, in pochissimi sapranno chi sono. D’altra parte, una volta che che li hai citati, i commensali potranno immediatamente prendere i loro smartphone e cercarli su Google; c’è anche questo! Ad ogni modo, il livello di eccellenza tecnica raggiunto ai giorni nostri è straordinario. Penso che siamo già nel bel mezzo di un nuovo stadio di evoluzione della chitarra classica. La cosa più importante è assicurare che questo strumento meravigliosamente intimo e dinamico, e la sua musica, continuino a essere valorizzati nel nostro frenetico mondo saturato dai media.

Che rapporto hai con le tue chitarre? Il tuo suono al concerto di Provaglio d’Iseo era molto bello…
Grazie, quello è stato un concerto veramente speciale. Non vedevo l’ora di esibirmi ad Acoustic Franciacorta, perché il pubblico italiano è il più entusiasta che io abbia mai incontrato. Ed è stato un festival così accogliente e amichevole!
Quanto al mio suono, è un aspetto che curo con grande attenzione. E riguardo all’amplificazione, cerco il massimo. Secondo me i sistemi di amplificazione di Carlos Juan sono l’ultima parola in materia: i prodotti artigianali che quest’uomo ha creato non temono confronti. Lui dirige una piccola azienda da una piccola bottega di Stoccarda, ma questa situazione non durerà per molto. Il mondo lo sta scoprendo velocemente. La sua lista di clienti sembra un Who’s Who delle leggende della chitarra. La voce corre, e col tempo tutti verranno a cercarlo! Carlos è anche una persona eccezionale, si merita e gli auguro ogni successo. Lo scorso aprile ha installato il suo sistema High-End sulla mia Greg Smallman del 2004. E devo dire che questo sistema mi permette di dimenticare tutto ciò che riguarda l’aspetto dell’amplificazione durante la performance, e di concentrarmi sulla parte che riguarda il fare musica.
Il rapporto che ho con le mie chitarre è piuttosto utilitaristico. Ho scoperto che più tempo si passa a suonare professionalmente, meno si percepisce la chitarra come quel feticcio che a volte sembra essere per alcuni. Si tratta di uno strumento. Il ‘suono della musica’ viene dal cuore, dalle mani e dalla mente dell’artista. D’altra parte, ho la fortuna di aver suonato alcune chitarre fantastiche, ed è sorprendente quanto questi strumenti mi hanno insegnato. Tuttavia, quasi ogni volta che trovo una nuova sfumatura del suono o del tocco su uno strumento di qualità, quell’espressione – se non il suono esatto – può spesso essere riprodotta anche su una chitarra più ordinaria ed economica. Questo, naturalmente, non è sempre il caso, ma l’osservazione è comunque interessante. In ultima analisi, poi, la ‘sagomatura’ del tuo suono e dell’intenzione musicale passa attraverso le mani e le unghie. Detto questo, apprezzo naturalmente l’eccellenza artigianale e la suonabilità di uno strumento. Non vi è dubbio che una grande chitarra può stimolare ad andare oltre. Attualmente uno dei migliori liutai italiani, Maurizio Cuzzolin della Great Owl Guitars, sta costruendo per me una nuova chitarra con alcune specifiche personali. Non vedo l’ora di provarla!

Darrag-ONeill-2Quali sono i tuoi gusti musicali? Nel tuo disco Fountain del 2012 si trovano tuoi arrangiamenti di classici di Johann Sebastian Bach, Domenico Scarlatti, Gaspar Sanz, Turlough O’Carolan…
Be’, la mia intenzione iniziale era di fare di Fountain un album tutto barocco. Però, durante le registrazioni, avevo anche cominciato a lavorare su sei mie composizioni. E alla fine mi è parso che le due cose si combinassero piuttosto bene assieme, così ho deciso di inserire anche i pezzi originali. I miei gusti variano peraltro da periodo a periodo: in ogni caso riguardano sempre piuttosto la vecchia scuola, che si tratti di musica moderna o classica. Se poi parliamo di preferiti, allora mi ritrovo sempre a tornare indietro a Johann Sebastian Bach: resto a bocca aperta di fronte alle opere di quell’uomo; è semplicemente il più grande di tutti i tempi! Ma in senso generale i miei gusti sono molto ampi: mi piace qualsiasi cosa da Bach, Debussy, Schubert alla popular music di artisti come Kate Bush, Steely Dan, Little Feat, fino a Chet Baker… Non ho mai dimenticato l’impressionante collezione di dischi di mio fratello, che mentre crescevo da ragazzo ha veramente piantato i semi del mio gusto per la vita. Se le mie preferenze avessero tutte una cosa in comune, sarebbe nel fatto che amo ascoltare artisti che progettano musica come se non avessero niente da perdere.

Oltre al CD, hai pubblicato anche gli spartiti delle tue composizioni. Cosa pensi del mondo delle edizioni musicali?
Con l’aiuto del mio amico e copista Scott Ouellette, ho pubblicato un album di spartiti su pentagramma e tablatura dei miei sei pezzi originali dal CD Fountain. Ho anche realizzato molti spartiti singoli delle mie composizioni, che sono disponibili attraverso il mio sito. L’album di spartiti è autoprodotto, e ho parlato con delle persone che sono interessate a distribuirlo qui in Italia. Ma a parte questa iniziale escursione nell’editoria musicale, ho poca esperienza al riguardo.

Che suggerimenti daresti a un giovane chitarrista classico? E a un chitarrista acustico?
Direi la stessa cosa a entrambi: sviluppate un rapporto con le vostre ore di pratica in modo che siano occupate da qualcosa che vi piace fare, non da qualcosa che dovete fare. Non permettete mai di viverle come dei compiti sgraditi. Siate pazienti e gentili con voi stessi, ma lavorate sodo. Aspettatevi delle frustrazioni, e quando arrivano sconfiggetele accettandole come parte del gioco; nove volte su dieci, accettare una frustrazione potrà o renderla tollerabile, o farla sparire. Perseverate: è una maratona, non una corsa di velocità! Coltivate la vostra curiosità in tutti gli aspetti delle cose che catturano il vostro interesse. Trovate buoni modelli e buoni insegnanti, e apprendete da loro, tormentateli, derubateli e imitateli fino a quando siete pronti per rivelare qualcosa di voi stessi. Cercate la vostra propria voce in ogni circostanza, e ad ogni costo. Nelle arti, l’individualità e il fatto di avere qualcosa di nuovo e di qualità da dire sono la cosa più importante.

Come consideri te stesso, come un chitarrista o un compositore?
Come entrambi. Ma poiché le mie composizioni sono molto informate dalla voce della chitarra, dalla fisicità e dal ‘terreno’, penso che l’appellativo di chitarrista-compositore sia quello che mi descrive meglio.

Quale chitarrista vorresti maggiormente che interpretasse le tue composizioni?
Manuel Barrueco.

Darrag-ONeill-1Hai avuto esperienze nella musica rock o nella musica folk e acustica?
Ho messo le mani nella maggior parte dei generi musicali in momenti diversi del mio percorso, e trovo che avere una vasta comprensione di stili e tecniche diverse mi sia molto utile come insegnante, compositore e arrangiatore. Ciò che più mi interessa in questi ultimi anni, però, è la ricerca della mia propria voce e del mio proprio stile. E ho scoperto che non si tratta in realtà di una ricerca, ma di qualcosa che si permette semplicemente di accadere. Non è qualcosa che possa essere coltivato, si può solo consentirgli di emergere. Ed è appassionante notare che ci sono vene di familiarità che attraversano tutto il nostro lavoro, e che non possono essere spiegate e descritte semplicemente come comuni caratteristiche stilistiche o tecniche. Il solo pensiero che qualcosa di noi stessi sia stato catturato, che un campione della propria essenza possa essere trasmesso e condiviso, mi emoziona e mi spinge a fare di più.

Se possedessi la lampada di Aladino, quali sarebbero i tuoi tre desideri?
Ah, bella domanda! Il mio primo desiderio sarebbe quello di rallentare il ritmo della vita su questo pianeta terra; di abbassare la pentola a pressione. Terrei le città veloci e frenetiche per coloro che scelgono di vivere in quel modo, o che desiderano visitarle brevemente per provare quel tipo di eccitazione e poi ritirarsi. Ma, per la maggior parte, noto che le persone in tutto il mondo sono sempre più tese in ragione del loro tempo e denaro, con sempre meno posti a disposizione dove ritirarsi in pace e in serenità. Abbiamo tutti bisogno di più tempo per noi stessi e per gli altri. C’è troppa pianificazione degli orari, mentre abbiamo bisogno di più spazio semplicemente per essere, per poter sognare di più ad occhi aperti, per suonare di più la chitarra!
Il mio secondo desiderio sarebbe quello di metter su famiglia in questo nuovo mondo più pacifico, e di crescere un branco di piccoli chitarristi amanti della musica!
In terzo luogo, ovviamente, chiederei di poter formulare altri tre desideri!

Giorgio Gregori

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