Giacomo Bigoni – Take Time

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Tike TimeUn CD come questo dovrebbe chiudere definitivamente la questione del mondo della chitarra cosiddetta classica percepito come arroccato, chiuso e diffidente. Si tratta invece di un mondo estremamente composito e vitale, in cui convivono certamente sacche di accademismo e di vecchiume ma anche voglia di nuovo, di proposta, di dialogo e di confronto. Certo, parliamo di ‘nylon’, di ‘pentagramma’, di ‘repertorio’, ma questi sono tratti identitari che connotano decisamente uno stile, non barriere. Se poi l’artista è un giovane talentuoso ma assolutamente scollegato da vezzi e tic del concertismo tradizionale (è davvero una bella esperienza ascoltarlo dal vivo), allora forse vale proprio la pena di prendersi del tempo e mettersi in sintonia con musiche così affascinanti e piene di significato. E dunque non è un caso se Giacomo Bigoni, emiliano, classe 1991, ha scelto per la sua prima uscita discografica (che corona un’attività concertistica italiana e internazionale già intensissima) il titolo Take Time, un invito a fermarsi un attimo per ascoltare, scoprire, riscoprire e aprirsi a orizzonti forse insospettati. Per le notizie approfondite su di lui rimando come sempre al sito (www.giacomobigoni.com, dove si troveranno anche tutte le info per l’acquisto del CD, fieramente autoprodotto e che vanta la presentazione di un grande nome come Carlos Bonell) e passo subito ai contenuti, rimarcando come Bigoni abbia privilegiato il moderno e il contemporaneo, scegliendo brani racchiudibili in un fazzoletto temporale che conta meno di 150 anni, eppure testimoni di una varietà stilistica tale da far comprendere anche a un ascolto poco approfondito quale strumento prezioso sia la chitarra classica. Si parte da Astor Piazzolla e dal fascinoso “Café 1930” (secondo episodio della suite Histoire du tango) in cui, in coppia col violinista Tiberiu Anton Horvath (l’originale è per flauto e chitarra), Bigoni fa emergere la nuova linfa del tango argentino nel momento in cui divenne musica meno danzata, più introspettiva e incline a una dolente e appassionata malinconia. Poi irrompono il lato virtuosistico con il “Capriccio diabolico” di Mario Castelnuovo-Tedesco, dichiarato omaggio a Paganini (citato letteralmente nel finale), e quello più concettuale con l’”Homenaje pour le tombeau de Debussy”, famoso ‘foglio d’album’ di Manuel de Falla su cui sono state scritte svariate pagine di analisi musicale e stilistica, e qui restituito a una abbacinata fissità ritmica scandita dalla ricorrente pulsazione del basso in stile habanera. Poi, dal momento che anche l’epoca moderna ha ormai i suoi classici, in rapida successione troviamo i due capolavori di Isaac Albéniz, “Asturias (Leyenda)” e “Cordoba”, pagine che hanno connotato indelebilmente il repertorio chitarristico pur essendo state scritte originariamente (qui vale forse la pena ricordarlo) per pianoforte, per le quali Bigoni centra una cifra esecutiva che nel gioco delle risonanze e degli echi sembra rimandare proprio a questa destinazione pianistica primigenia, cosa che non è una scelta stilistica da poco perché dimostra una volta di più la grande versatilità delle nostre care sei corde. È poi la volta di “La notte di Penelope (Notturno)” del compositore siciliano Rosolino Di Salvo, in cui Bigoni tesse magistralmente una trama delicata, trapuntata di gemmati armonici che introducono una melopea infinita di ardita espressività. È la sontuosa introduzione al ritorno verso il grande ’900 storico chitarristico con le celebri “Five Bagatelles” di Sir William Walton, il compositore inglese che elesse l’Italia (e Ischia in particolare) a sua seconda patria, un omaggio allo strumento di cui vengono scandagliate molte caratteristiche espressive e timbriche, e non a caso dedicato al mito Julian Bream. Forse la prova più riuscita dell’intero CD: ascoltate Bigoni addentrarsi con passo sicuro nella complessità di questa musica sorretta da equilibri delicatissimi di dissonanze e slanci ritmici, uniti ad aperture melodiche bellissime e insidiose. Si chiude da dove si era partiti, con Piazzolla e col “Night Club 1960”, terzo episodio della Histoire du tango eseguito sempre in coppia con Horvath: ormai il tango è divenuto un movimento culturale di respiro internazionale più che una danza, una musica di rara eleganza, precisione e libertà. Le tre parole chiave dell’intero CD e delle capacità esecutive e interpretative di Giacomo Bigoni.
Un particolare plauso alla qualità della registrazione.

Carlo de Nonno

PUBBLICATO

Chitarra Acustica, 02/2015, p.15

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