I consigli dell’ ‘esperto’

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(di Mario Giovannini) – Tralasciando per un attimo l’impatto emotivo del momento contingente che stiamo vivendo, come se fosse possibile spegnere premendo uno switch (magari a pedale) l’empatia che rende – o dovrebbe rendere tale – l’essere umano, l’impatto del lockdown, dell’isolamento sociale non è facile da assorbire. Anche se si continua a lavorare da casa o, quanto meno, se ci si prova, è necessaria una certa ‘solidità’ mentale per non farsi prendere dall’ignavia.

Cinque anni fa, quando ho lasciato l’ultimo incarico come direttore responsabile di una testata (in realtà sono stato accompagnato alla porta, neanche tanto gentilmente, dalla nuova proprietà), ho cominciato a lavorare quasi esclusivamente da casa, incrementando una serie di collaborazioni che già avevo in piedi come free lance. Inoltre, nell’ultimo anno mi sono trasferito in campagna, in una casa in mezzo al nulla.

Con queste premesse, ovviamente, il lockdown non ha avuto grosse conseguenze sul mio stile di vita e sui miei ritmi lavorativi. Ma, confrontandomi spesso con amici e conoscenti che fanno un lavoro simile al mio, mi sono reso conto che, se non si è preparati, è una realtà non semplice da affrontare. Non per tutti almeno. Sulla carta è bello e facile lavorare da casa. Ti alzi quando vuoi, fai quello che vuoi quando vuoi, senza tempistiche e senza ritmi frenetici. Senza pressione.

In realtà finire sul divano in pigiama, davanti alla TV e accorgerti che è passata una settimana senza aver concluso nulla è un attimo. Davvero. Soprattutto se si lavora per obbiettivi, con consegne stabilite senza confronti costanti. Si sprofonda nel paradiso del procrastinatore, per ridursi a fare delle tirate assurde nelle ultime 24 ore oppure, più tragicamente, a mancare le consegne.

Ci vuole disciplina! Ma come, anche a casa? Soprattutto! L’uomo è un animale abitudinario, che ha bisogno di una routine di base su cui appoggiarsi. Prendere cattive abitudini è un attimo, ma per perderle ci vuole una vita. E non sto parlando dell’eroina, eh…

Ecco qualche suggerimento utile, dettato dall’esperienza e ricavato da tanti errori:

  • Puntate la sveglia al mattino. Non dico di svegliarsi all’alba tutti i giorni, ma almeno in un orario che sia un buon compromesso tra non essere suonati come una campana e l’ora della merenda. Io mi alzo molto presto, quasi sempre prima delle 7, ma mi devo occupare dei cani, che se ne sbattono altamente di tutto e hanno fame. Se invece avete un gatto in casa non c’è problema, ci pensa lui comunque a svegliarvi. Ne ho tre…

  • Vestitevi. Non state in pigiama tutto il giorno. E’ un rituale che contribuisce a riattivare la materia grigia (quello che è rimasto almeno) e a entrare in modalità ‘lavoro’. Da quando ho il giardino, personalmente evito anche di stare in ciabatte tutto il giorno. Mi sono reso conto che la schiena se ne giova non poco e contribuisce a essere più attivi.

  • Preparate un programma di lavoro e cercate di rispettarlo. Il Procrastinatore che è in ognuno di noi è sempre in agguato, bisogna cercare di non dargli modo di prendere il sopravvento. Personalmente lo faccio il giorno prima, come ultima cosa prima di interrompere l’attività, in modo da fare il punto di dove sono arrivato e pianificare cosa resta da fare.

  • Fate pause frequenti. Che sia lavoro al computer – come nel mio caso – sullo strumento o su quello che vi siete inventati da fare. Soprattutto per Pc e chitarra è necessario distogliere gli occhi e fare un po’ di rilassamento muscolo scheletrico. Perché, se non si è abituati, dopo un paio d’ore si rischia davvero di essere finiti. Ma niente televisione o Social, altrimenti si finisce dritti dritti in uno di quei buchi neri temporali in cui hai la percezione che siano passati dieci minuti mentre nella ‘realtà’ sono volate due ore.

  • Fate pausa pranzo. Bisogna staccare dal lavoro per almeno un’ora. Sei a casa, tranquillo, approfittane. E’ questo il momento per dedicarsi a facebook e affini, al telegiornale o… a una sana pennichella che non ha mai ammazzato nessuno. Io mi occupo dei cani (ancora? Già!) che hanno il vizio di mangiare e altre necessità…

  • Fissate un orario di fine lavoro e cercate di rispettarlo, compatibilmente con gli impegni contingenti. Se proprio non è questione di vita o di morte, evitare di lavorare dopo cena e fino a tarda notte. Poi di solito si dorme malissimo, per ovvi motivi, e riprendere la routine il giorno dopo diventa complicato.

  • Pianificare anche il tempo libero. Soprattutto ora che non è possibile uscire. Fai un elenco di tutte quelle cose che di solito non riesci a fare per mancanza di tempo e un po’ per volta depenna i ‘compiti’ effettuati.

  • Fare un po’ di attività fisica. Detto da un pigro cronico può sembrare un’eresia, ma fa un gran bene. Io, che ho eletto Oblomov a mio spirito guida filosofico, in tempi normali mi limito a lunghe passeggiate con i cani e ho ripreso da un paio d’anni a tirare con l’arco. Ora, ovviamente tocca ingegnarsi un po’, ma qualcosa da fare anche a casa si trova. Certo, avere un giardino oggi è davvero un tesoro.

Non ho parlato espressamente della chitarra, perché bisognerebbe fare un netto distinguo tra professionisti e amatori, per capire se la musica sta nel ‘lavoro’ o nel ‘tempo libero’. Nel secondo caso, ovviamente, è il vostro momento per sfogarvi… il tempo non manca. Per i professionisti, invece, vale tutto quello che si è detto prima.

Personalmente, come spesso mi capita nella vita, sto nel mezzo: sono un giornalista che scrive di chitarra e non un chitarrista che scrive. A volte suono per lavoro, a volte per passione… anche se devo ammettere che in questo periodo faccio fatica a prendere in mano lo strumento, che sia per un motivo o per l’altro. Ci vorrebbe proprio il pedalino per mettere in mute testa e pensieri in questo periodo…

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