Il cuore della chitarra celtica – Intervista ad Andrew White

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(di Paolo Ventafridda) – Andrew White ha iniziato la sua carriera di chitarrista acustico e compositore ad Auckland, in Nuova Zelanda, dove nel 1984 ha rilasciato il suo primo album Conversations. Sotto contratto con la casa americana Narada Records, specializzata in musica new age, ha poi prodotto nel 1989 Island, una collaborazione con il multistrumentista David Arkenstone di buon successo negli USA. In Inghilterra invece ha registrato nel 1999  Guitarra Celtica, un album con sedici tracce originali. E nel gennaio del 2005 Andrew White – Live è stato integralmente trasmesso da CBC Radio Canada con una audience di oltre due milioni di persone. Nel 2007 ha prodotto Traces of Silver, un album dove alla chitarra unisce anche la sua voce, entrando a far parte della CandyRat Records con cui ha realizzato nel 2009 il suo ultimo Walk in Light. Inoltre White ha affiancato in tournée artisti come John Renbourn, Tommy Emmanuel, i Clannad, The Corrs, Michelle Shocked, le Indigo Girls, Taj Mahal e altri.
White_The-Heart-of-the-Celtic-GuitarLo stile fingerstyle di Andrew è tecnicamente brillante, e allo stesso tempo esprime una grande struttura melodica. In questo genere, a livello internazionale, è uno dei pochi artisti capace di comporre ‘bella musica’ per chitarra acustica. Come possiamo constatare spesso, la tecnica attuale della chitarra fingerstyle è progredita oltremodo, a scapito però della capacità di comporre brani in grado di attirare un pubblico non limitato ai soli appassionati. Su YouTube, cercando «White, Andrew: the Heart of the Celtic Guitar», è possibile ascoltare interamente il suo album del 1997 The Heart of the Celtic Guitar oggi quasi introvabile, compreso il brano “I Dream of Her” oggetto della nostra trascrizione. Ci sono poi altre quattro composizioni che vale la pena ascoltare in questa raccolta: “Dingle Bay Dream”, suonata in accordatura aperta di Sol, meravigliosa e semplice; “Primavera”: ricorda le sonorità acustiche dei migliori lavori di Mark Knopfler ai tempi di Local Hero; “To Say Goodbye to You”: sarebbe perfetta come colonna sonora di un bel film; e “St. Patrick’s Parade”, un capolavoro di poco piu di tre minuti, con dei legati molto interessanti. Tutti questi brani hanno una linea melodica molto gradevole.

Naturalmente, per avere il permesso di pubblicare la trascrizione di “I Dream of Her”, abbiamo contattato direttamente Andrew White. Quale migliore occasione per parlare con lui? E lui si è gentilmente prestato a un’intervista telefonica su Skype.

Hello, Andrew, gli amici di Chitarra Acustica in Italia ti ringraziano per la tua disponibilità!
È un piacere, prima o poi verrò a suonare anche nel vostro paese!

Da dove ci parli?
Dalla Nuova Zelanda, dove vivo con la mia famiglia. Sono nato in Inghilterra, ho vissuto in Canada, ma mi sono stabilito qui. Per la precisione sono nato a Newcastle upon Tyne, la città natale di due illustri musicisti: Mark Knopfler e Sting!

WHITE-Andrew_promo-2013Che musica ascoltavi da ragazzo?
I miei miti erano Ralph McTell, Bert Jansch, John Martyn, Jan Ackerman e Bo Hansson; oltre naturalmente ai gruppi del momento…

Come hai incominciato?
A dodici-tredici anni circa, sempre e solo con l’acustica, fin da allora.

Quali sono i musicisti che apprezzi adesso?
Pierre Bensusan, Antoine Dufour, Peppino D’Agostino, Ian Melrose…

Nel sito della CandyRat si scrive di te: «Anche se è tecnicamente brillante, il suo lavoro sulla chitarra non è volto a fare colpo: ha una struttura piacevole, fortemente melodica»
È un bel complimento… veramente! La tecnica è una bella cosa, ma la musica nasce in modo distinto e naturale. Personalmente, la tecnica sterile mi annoia moltissimo. Di solito nasconde una melodia scadente, o una mancanza di idee. Mi piaceva la tecnica del tapping usata da Michael Hedges, perché dietro c’erano grandi melodie.

Come nascono le tue composizioni?
Ti dico come non nascono: non mi alzo la mattina e dopo il caffè provo a tirare fuori qualcosa. Non funziona cosi. Diciamo che a un certo punto ho in testa la melodia e ci lavoro sopra… Sono un musicista ‘intuitivo’, non leggo la musica o le tablature.

Che chitarre usi?
Se possibile una sola chitarra, una Yamaha LJX36C. Non sono un fanatico di chitarre, preferisco utilizzare sempre la stessa, o perlomeno lo stesso modello. Ho avuto in passato una Maton 808, poi una Stonebridge; da sei anni sono endorser della Yamaha Canada. La mia chitarra deve avere un bel suono microfonico, ma sopratutto il miglior suono possibile amplificato. Yamaha è perfetta per questo, ma anche la vecchia Maton 808 non scherzava affatto.

Microfono o DI? Effetti?
Entro diretto nel banco, e mi metto nelle mani del tecnico del suono. Questa gente sa cosa fare, e lo sa fare meglio di quanto lo possa fare io con degli effetti. Tanto tempo fa utilizzavo un controllo volume con delay, ma ho lasciato perdere. Poi, quando ho suonato in tour con Tommy Emmanuel, ho considerato la possibilità di utilizzare anch’io quel suo ‘aggeggio’ che equalizza e riverbera… ma alla fine ho lasciato perdere. A me piace il suono pulito, il più possibile semplice e naturale. Le complicazioni non fanno per me.

Corde?
Scalatura Light, .012-.052; non ho una marca preferita. Mi capita di usare le Martin, sono economiche e vanno bene. Ma Secondo me non c’è una grande differenza tra le varie marche. Io, poi, cambio le corde tutte le sere…

Aspetta, le cambi tutti i giorni?
Esattamente. Ogni sera, quando sono in tour, cambio le corde. Quindi non ha senso spendere per delle corde [che costano di piu quando sono fatte in modo da durare nel tempo].

Plettri?
Solo plettri per il pollice; e ancora una volta non ho una marca preferita. Come per le chitarre e gli effetti, per me questi sono solo dettagli. Uso il thumbpick quasi sempre, ma ci sono pezzi in cui ne faccio a meno.

Che accordature usi?
Quando sono a casa e cambio le corde, ogni volta cambio accordatura, provo qualcosa di nuovo e la tengo per un po’ di tempo. Questa cosa mi permette di sperimentare cercando nuove idee. Quindi non ho un’accordatura preferita, perché in realtà le uso ‘tutte’. La mia ultima canzone si chiama “Grindle Spin”, dura nove minuti ed è suonata con una accordatura molto particolare… la troverete nel mio songbook in uscita a marzo!

WHITE_foto-di-David-LeyesLa tua composizione preferita?
Within These Walls” dall’album Pray for Rain [Vertical Records, 2001].

La tua composizione più complicata da suonare?
The Hierophant and the Fool” dall’album International Guitar Night con Antoine Dufour, Brian Gore e Peppino d’Agostino [Warner Bros., 2006].

Con questa intervista esce anche lo spartito di “I Dream of Her” [che troverete sul numero di marzo di Chitarra Acustica, ndr]; cosa puoi dirci di questo tuo brano?
L’ho registrato in Nuova Zelanda quasi vent’anni fa: è semplicemente un brano romantico, che ho scritto a quel tempo per una persona. Ho finito la registrazione con gli altri strumenti e fatto il missaggio a Melbourne in Australia, con l’aiuto di Jon Mark della White Cloud Records. La trascrizione che mi hai fatto avere è molto buona!

Allora arrivederci in Italia, Andrew!
Arrivederci e un saluto a tutti

Paolo Ventafridda

Paolo Ventafridda, 49 anni, informatico, suona da quando aveva tredici anni ed è stato allievo di Pietro Nobile, con il quale condivide la passione per il volo degli alianti e per Marcel Dadi.

PUBBLICATO

 

 

 

 

 

Chitarra Acustica, n.03/2015, pp. 26-27

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