Kalabriacustica – Giovani calabresi coraggiosi

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Zacconi, Loche, Brandoni e Bazzani

(di Reno Brandoni / foto di Giuseppe Gerbasi) – Eravamo quattro amici al bar: Daniele, Nazza, Gavino ed io. Parlavamo di Kalabriacustia e di cosa sarebbe successo; ma se solo avessimo previsto tutto questo…<

Arrivo dalla Sicilia e imbocco la Reggio Calabria-Salerno, convinto di infilarmi nell’inferno. Il ricordo dei miei viaggi giovanili fa innalzare l’attenzione alla guida: mi aspetto lavori, strade dissestate, corsie unificate, traffico e file interminabili sotto un sole che non perdona. Siamo a metà agosto e non posso far altro che pregare affinché il sacrificio di questo viaggio sia ricompensato da un buon festival…
Tutto inizia sotto una buona stella, l’autostrada non è più quella di una volta: ora, incredibilmente, è ben messa, si viaggia piacevolmente, poco traffico e nessun imprevisto. Soffro di più a fare la Bologna-Firenze che questo pezzo di autostrada, che regala una vista mozzafiato sullo Stretto di Messina e sulla Sicilia che si allontana. Saranno passati quasi quarant’anni da quel «Bella terra» detto a John Renbourn in uno dei nostri viaggi, ma l’emozione rimane sempre la stessa.

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Zacconi, Loche, Brandoni e Bazzani

Arrivo facilmente a destinazione e anche in anticipo: vedo Sibari e il suo mare, i miei mi supplicano una sosta. Accolgo l’invito e ne approfitto per salutare mia figlia che è in vacanza giusto da quelle parti. Nel primo pomeriggio riparto per Francavilla Marittima, dove mi aspettano i ragazzi di Kalabriacustica: è la prima volta che organizzano un evento del genere, sono ansiosi e preoccupati. «Giustamente!» penso io, ma non lo dico per non accrescere la loro tensione. Come si può organizzare un festival di chitarra acustica con tanto di master class in un posto dove questa musica non è conosciuta, dove il paese è popolato da pochi giovani, dove d’estate si pensa a tutt’altro? Bisognava essere folli o sognatori, sicuramente affamati di musica.

Così è stato certamente per Antonio, che mi aveva contattato qualche mese prima chiedendomi una mano in questo ambizioso progetto. Lui ci ha creduto da subito e io, ‘incoscientemente’, l’ho seguito senza rendermi conto della pazzia, fidandomi soltanto del suo entusiasmo. Questo mi ha fatto ricordare i vecchi tempi, quando nulla si calcolava ma ogni progetto era stimolato solo dal puro istinto e dall’eccitazione che ci creava: credevamo possibile ogni cosa e così affrontavamo la vita e il nostro futuro, incoscienti e sprovveduti, ma pieni di carica emotiva.
Ora sono in macchina, con più di cinquant’anni sulle spalle e col baule pieno di chitarre, pronto a incontrare ‘giovani calabresi coraggiosi’ con negli occhi la speranza e nel cuore la paura. Avevo assecondato un progetto temerario in pieno agosto, solo perché il solito Antonio mi aveva ‘circuìto’ con le sue chiacchiere rassicuranti.

Ci siamo, fermo la macchina in una strada che sa di nulla: tabacchino, farmacia, alimentari, fruttivendolo; basta poco per chiamarlo paese. Alzo gli occhi al cielo: la natura urla la sua grandezza, il monte che sovrasta la zona, conosciuto come ‘il Cetaceo’, mi sorprende con la sua maestosa bellezza. Non so perché ma inizio ad assorbire l’energia di un popolo concreto e ostinato, orgoglioso e determinato. Attendo l’equipaggio che mi accompagnerà al mio albergo. Arrivano: ecco i volti sorridenti di Antonio, Raffaele, Leonardo e lo straripante entusiasmo di Roberto, che mi stringe la mano consegnandomi due peperoncini turbospaziali. «Benvenuto in Calabria» mi dice.
Come fai a non crederci, come fai a non essere contagiato da questa stretta di mano calorosa, da questi sorrisi, da questa ospitalità che non lascia spazio ai tuoi desideri e alla tua fantasia, perché tutto è come vorresti?

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Zacconi, Brandoni, Bazzani e Loche

L’organizzazione è formidabile. I partecipanti alle master class rimangono coinvolti dal clima amichevole, cosicché si decide di rinunciare alla pausa pranzo mangiando un panino insieme, per non perdere nessun attimo di questa esperienza.
Anche i concerti la sera attirano sempre più persone; forse grazie allo straordinario inizio di Gavino che li corteggia, li ammalia e poi li conquista con il suo show da giocoliere chitarrista. E che dire di Daniele: ho visto una signora commuoversi durante la sua esibizione… Poi, quando l’ultima sera sono salito sul palco e ho invitato Nazzareno, sono partite le prime gocce di pioggia e ho temuto che il sogno svanisse. Invece nessuno si è alzato dalla sedia, tutto il pubblico è rimasto immobile, curioso, desideroso di musica, tant’è che dopo poco la pioggia ha rinunciato alla sua battaglia lasciando al palco la sua voce, al sogno la sua realizzazione. E la serata non è più finita.

Kalabriacustica-Nazza-Reno
Nazza-Reno

Così siamo ancora quattro amici al bar e ricordiamo questa esperienza, con Nazzareno che beve sempre un po’ più di noi, che già beviamo tanto. Kalabriacustica era solo un’idea, un pensiero, un ambizioso progetto. Ora è realtà. E noi, che volevamo cambiare il mondo, continuiamo a crederci.

Reno Brandoni

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