domenica, 28 Novembre , 2021

La ‘mise en place’ delle tavole

La ‘mise en place’ delle tavole

Mise en place è l’espressione francese che, in tema di ristorazione, sta ad indicare il corretto allestimento della tavola da pranzo, predisponendola al servizio che dovrà svolgere. Apparecchiare la tavola non deve solamente soddisfare un gusto estetico, ma deve anche assecondare l’aspetto funzionale e pratico dei vari ‘strumenti’ che utilizzeremo: posate, piatti, bicchieri, in funzione del menu proposto o richiesto dal cliente. La mise en place è materia da esperti, non la si può improvvisare. È altrettanto vero che molte persone, come me, a volte si trovano in difficoltà nell’utilizzare correttamente quanto con tanta cura e attenzione è stato messo a disposizione sulla tavola. E ammetto di essere tra coloro che spesso sbagliano l’utilizzo della posateria ritrovandomi, a fine pasto, un numero di forchette assai superiore a quello previsto.

Niente di grave, intendiamoci, ma è indubbio che un minimo di competenza in più probabilmente non ci starebbe male! Una riflessione che mi ha fatto pensare anche alle ‘nostre’ tavole, quelle delle nostre amate chitarre, e su come dovremmo pensare di… apparecchiarle!

L’importanza della tavola armonica è fondamentale nella liuteria. La scelta del tipo di essenza da utilizzare deve essere consapevole, soprattutto per chi dovrà utilizzare lo strumento. Il tipo di legno e il tipo di incatenatura sono elementi che influenzano in modo significativo la risposta timbrica e dinamica di una chitarra, e con questo, prima o poi, ci dovremo sicuramente fare i conti.

Parlando – ovviamente – di legni masselli, il materiale più utilizzato rimane l’abete, in particolare l’abete Sitka (Picea sitchensis), che cresce prevalentemente nel Nord-Ovest del Canada e in Alaska. Abbinato al palissandro ci restituisce un suono equilibrato, ricco di attacco e volume, con i bassi definiti e gli acuti in evidenza, in grado di dare al nostro suono grande proiezione e volume.

Altro eccellente materiale è l’abete rosso (Picea excelsa), che cresce in abbondanza sulle Alpi, già conosciuto e utilizzato nel ’500 e successivamente in epoca barocca per la costruzione dei migliori strumenti ad arco, come i famosi violini Stradivari. Parlando di abete rosso mi riferisco in particolare alla varietà Val di Fiemme, un legno in grado di conferire alla nostra chitarra un timbro più vivace e dettagliato, un legno meraviglioso del quale, come italiani, possiamo sentirci particolarmente fieri e orgogliosi.

Se abbiamo deciso di farci costruire una chitarra da un bravo liutaio potremmo anche pensare di scegliere dell’abete tedesco, German spruce, la cui bellezza è spesso esaltata da bellissime fiammature, che se di fatto non fanno suonare meglio uno strumento, lo rendono indiscutibilmente più bello.

Una valida alternativa è rappresentata dell’abete Engelmann (Picea engelmannii), una pianta che cresce tra le montagne rocciose americane. L’abete Engelmann ha venature più larghe e meno regolari rispetto alle varietà europee, una caratteristica che forse lo rende meno attraente, ma più flessibile, come il suo suono, caldo e profondo.

E poi abbiamo tutta la famiglia dei cedri, da sempre considerata un preciso riferimento timbrico in ambito classico, e a volte ingiustamente bistrattata se parliamo di steel-string.  In linea di massima possiamo ritenere che il cedro sia un legno più ‘pronto’ rispetto all’abete e, senza entrare nel dettaglio, diciamo che la sua particolare struttura linfatica ne permette una maturazione ed una stagionatura più veloce.

Il più conosciuto e utilizzato è il western red cedar (Thuja plicata), che proviene dagli Stati Uniti, in particolare dal Nord-Ovest del Pacifico. Il timbro del cedro rosso è caratterizzato da bassi caldi e acuti frizzanti, mentre i medi sono leggermente meno in evidenza e il timbro risulta particolarmente morbido, donando una piacevole sensazione di ‘controllo’ sulla dinamica di esecuzione. È il materiale che prediligo: la mia chitarra principale è una Chatelier con tavola in red cedar e fondo e fasce in American curly walnut.

L’Alaskan yellow cedar, che cresce sulla costa nord-occidentale degli Stati Uniti vicino al Canada, è più rigido rispetto al red cedar ed è più adatto a chi ricerca una risposta timbrica più simile all’abete.

Ma oltre ad abete e cedro la scelta potrebbe indirizzarsi a legni quali il koa, il redwood, il mogano…

Il discorso meriterebbe davvero pagine e pagine di approfondimento. Per non parlare dell’importanza delle catene e dei materiali con cui sono realizzate, della loro forma e geometria.

In conclusione, nel decidere in quale materiale sarà la tavola della nostra prossima chitarra, ricordiamoci lo scopo di una corretta mise en place. Prendiamo la nostra decisione in funzione del timbro che vogliamo ottenere, ma anche dello stile e del repertorio che andremo a proporre, magari tenendo conto del vantaggio di aver tra le mani una chitarra versatile, in grado di adattarsi senza troppi problemi a vari menu musicali!

Dario Fornara

www.dariofornara.com

 

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