Menaggio 2016 – Marco Battaglia e la chitarra di Mazzini

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Marco Battaglia

«La chitarra, così intima, tutta personale, che riflette meglio di qualsiasi strumento l’anima di chi la suona […] era per Mazzini parte della sua vita stessa.»
Maria Rita Brondi, Il liuto e la chitarra, Fratelli Bocca, Torino 1926

Al pari di Philippe Villa, anche Marco Battaglia è uno specialista della musica dell’Ottocento, di cui interpreta molte partiture con l’ausilio di chitarre originali dell’epoca. Dopo il liceo classico, ha frequentato la Civica Scuola di Musica ‘Claudio Abbado’ e il Conservatorio ‘Giuseppe Verdi’ a Milano, conseguendo il diploma in chitarra classica. Dal 1994 svolge un’intensa attività come solista, anche con orchestra, esibendosi in centinaia di concerti che lo hanno portato in venticinque nazioni dei cinque continenti.

Marco Battaglia
Marco Battaglia

In particolare ha tenuto recital con una chitarra appartenuta a Giuseppe Mazzini, conservata nella casa natale del patriota a Genova. Oggi sono parte della sua collezione di strumenti d’epoca due chitarre appartenute rispettivamente a Giuseppe Mazzini (un’altra rispetto a quella conservata a Genova) e al fondatore del Futurismo musicale, Francesco Balilla Pratella. Ambedue sono delle Gennaro Fabricatore, la prima del 1811 e la seconda del 1801. Dal 2008 Battaglia cura la direzione artistica dell’annuale ’800 Musica Festival da lui ideato, che si è svolto nelle sue otto edizioni in sedi importanti di Milano, tra cui il Castello Sforzesco. È inoltre coordinatore dell’800 Musica Ensemble e del TrioQuartetto da lui fondati.

Il seminario
La giornata conclusiva del festival di Menaggio si è aperta nel pomeriggio a Villa Vigoni con un seminario a cura di Marco Battaglia, dal tema molto affascinante: “Quando Mazzini suonava la chitarra…”. Quella che segue è la trascrizione della relazione svolta da Battaglia.

«Benvenuti a questo incontro. Ringrazio innanzitutto per l’invito molto gradito il direttore artistico del festival, Sergio Fabian Lavia, che conosco da tempo, da quando eravamo ancora studenti alla Civica Scuola di Musica di Milano.
Prima di arrivare a parlarvi della chitarra che vedete, appartenuta a Giuseppe Mazzini, vorrei delineare un prologo in cui mettere a fuoco la figura di quest’ultimo, soprattutto in rapporto alla musica e alla chitarra in particolare. Giuseppe Mazzini fu, come sapete, un personaggio molto importante del periodo risorgimentale. Fu un personaggio contraddittorio, che viene ricordato più che altro per non aver fatto seguire dei risultati coerenti con le sue parole, piuttosto che per le sue qualità. Da un punto di vista generale non è considerato così importante come Garibaldi, Cavour o Vittorio Emanuele. Nonostante ciò, attraverso la mia ricerca, ho voluto sottolineare quanto e come egli fosse considerato dai contemporanei un apprezzato intellettuale dai molteplici interessi, che andavano dalla politica all’algebra, dalla pittura alla musica. Lo testimoniano i sei volumi delle sue opere, pubblicate dalle Edizioni Nazionali, di cui una quarantina sono lettere.
Quando Mazzini si trasferì in Inghilterra agli inizi del 1837, pensò di potersi mantenere scrivendo di letteratura. Era una persona molto colta, infatti, molto attenta alla trasformazione delle estetiche, ed era particolarmente sensibile all’immagine musicale. La sua Filosofia della musica del 1836, che risale al suo primo, breve periodo di esilio in Svizzera, è un saggio molto interessante in cui, oltre ad essere espressa questa idea della musica italiana e di quella tedesca contrapposte tra loro, possiamo trovare lo spunto per ragionare sul concetto di interpretazione musicale che lui esprime. Riguardo a ciò parla, infatti, di sentimenti, di affetti, col suo linguaggio altamente retorico. Scrive a questo proposito: “La musica italiana è in sommo grado melodica […]. Lirica fino al delirio, appassionata fino all’ebbrezza, vulcanica come il terreno ove nacque, scintillante come il sole che splende su quel terreno […] balza di affetto in affetto, di pensiero in pensiero, dalla gioja estatica al dolore senza conforto, dal riso al pianto, dall’ira all’amore, dal cielo all’inferno […]”.

Chitarra Gennaro Fabricatore Napoli 1811 appartenuta a Giuseppe Mazzini - collezione Marco Battaglia
Chitarra Gennaro Fabricatore Napoli 1811 appartenuta a Giuseppe Mazzini – collezione Marco Battaglia

Tra i musicisti che Mazzini amò particolarmente c’è Rossini, di cui disse: “Rossini è un titano. Titano di potenza e d’audacia. Rossini è il Napoleone d’una epoca musicale”. In Rossini vede una sorta di compendiatore di tutto ciò che l’aveva preceduto, un musicista dell’avvenire. La musica di Rossini esprime passioni decise, ira, dolore, amore, vendetta, giubilo, disperazione. La musica italiana, dice Mazzini, “definisce, esamina, e t’impone un affetto”, quella tedesca “lo affaccia velato, misterioso, appena tanto che basti a lasciarti la memoria e il bisogno di ricrearlo”. Un giudizio piuttosto opinabile, ma sicuramente suggestivo. Sempre nella sua Filosofia della musica, Mazzini cita altri grandi compositori come Bach, Palestrina, Porpora, addirittura Mozart. Ad un certo punto introduce l’idea dell’etica dell’estetica musicale, che era scevra dal concetto dell’arte per l’arte, al contrario, carica di questa tensione morale che era sempre sottesa al suo essere.
Per quanto riguarda il Mazzini chitarrista, c’è da dire che fu introdotto da ragazzo nella sua Genova allo studio della musica e della chitarra dalla stessa madre, anch’essa appassionata chitarrista. In alcune lettere dall’esilio londinese, Mazzini le scrive chiedendole di mandargli spartiti: “(…) inviate pure qualche poca musica che deve rimanervi – mi distrarrebbe – intendo sempre di autori: Giuliani, Legnani, Moretti, etc. – Carulli no, per amor di Dio”. Mazzini conosceva perfettamente quelli che erano i principali chitarristi-compositori italiani, ma anche non italiani, dell’epoca. Disdegnava Carulli, peraltro autore un po’ bistrattato in generale dai contemporanei, salvo poi considerarlo quando lo suonava nei suoi concerti presso alcune famiglie di amici a Londra [Gioachino Rossini, Sinfonia nell’opera La Gazza Ladra, trascrizione di Ferdinando Carulli – ndr].

Siamo arrivati al tema centrale del nostro incontro: le chitarre di Mazzini. Ci sono due strumenti conservati in due luoghi che sono fatalmente il luogo di nascita e quello di morte di Mazzini: rispettivamente Genova, presso il Museo del Risorgimento, e la Domus Mazziniana di Pisa.
La chitarra conservata a Genova è una Gennaro Fabricatore del 1821, che è stata restaurata su una mia idea alcuni anni fa per la prima volta nel 1997. Dal ’98 in poi è stata utilizzata da me e da altri esecutori, com’è giusto che sia, per suonare musica degli autori che ho citato poc’anzi. È uno strumento costruito da un liutaio importantissimo, appunto Gennaro Fabricatore, probabilmente Gennaro I. Le chitarre di Fabbricatore sono conservate in tutti i musei del mondo. Quella di Genova è abbastanza simile a quella di mia proprietà, che è del 1811, quindi di dieci anni precedente.
L’altra chitarra è quella conservata a Pisa, che sarà restaurata nei prossimi mesi, sempre su mia iniziativa. In questo caso si tratta di uno strumento anonimo, senza etichetta, poiché non ha il cartiglio completo che si trova solitamente sul fondo dello strumento. Il cartiglio è strappato tranne che per le due ultime cifre dell’anno, scritte a penna. Quindi la data che ne risulta è il 1821.

Cartiglio della chitarra Gennaro Fabricatore Napoli 1811 appartenuta a Giuseppe Mazzini - collezione Marco Battaglia
Cartiglio della chitarra Gennaro Fabricatore Napoli 1811 appartenuta a Giuseppe Mazzini – collezione Marco Battaglia

Arriviamo alla chitarra che ho qui ora con me e che è quella che mi appartiene. È abbastanza curioso il modo in cui ne sono venuto in possesso.
Nel gennaio del ’98, quando tenni al Teatro ‘Carlo Felice’ di Genova il primo concerto con lo strumento conservato al Civico Museo del Risorgimento di Genova, mi si avvicinò una persona che mi disse di essere in contatto con una famiglia discendente dal marchese Gaspare Ordoño de Rosales, un personaggio molto benestante che aiutò Mazzini, oltre che finanziariamente, anche a nascondersi in Svizzera nel Cantone dei Grigioni, dal 1834 al 1837, per sfuggire alle varie condanne che gli furono inflitte a causa della sua attività cospirativa. La tradizione orale riporta che la chitarra di Mazzini che lui portò e tenne con sé a Londra per tutti i venticinque anni circa in cui vi soggiornò, fu conservata successivamente in una cantina la cui umidità provocò alcuni danni come la deformazione del piano armonico. Inoltre fu rilevato uno spostamento del ponticello. Il piano armonico presentava un decoro liberty non coerente con l’anno di costruzione dello strumento, e quindi – durante il restauro – fu sostituito da una copia di decoro utilizzata in una chitarra della scuola del Fabricatore del 1808. Il liutaio milanese Federico Gabrielli ha ripristinato il diapason originale del ponte togliendo poi la tastiera, che in questi strumenti era originariamente montata a filo con il piano armonico, e riuscendo in fase di rimontaggio a ‘schiacciarla’ sul manico, ridandole così la sua posizione originaria. Per il resto, tranne i piroli e i capotasti che non sono più quelli originali, lo strumento nel suo insieme è identico all’originale, compresa la sua architettura interna. La chitarra è stata ovviamente ripulita e riverniciata nelle parti in cui mancava la vernice originale. In conclusione è stato fatto un intervento di restauro quasi completamente reversibile.

A conclusione di questo nostro incontro, vi suonerò alcuni brani che metteranno in evidenza la sonorità di questa chitarra, molto diversa da quella delle chitarre moderne e che esalta appunto l’elemento cantabile, non quello ‘orchestrale’.»

Gabriele Longo

 

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