È online “Chitarra Acustica” n. 11/2016

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È online il numero 11/2016 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su chitarra-acustica.net o nei migliori negozi di strumenti musicali.

I ladri di idee
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Si aggirano sorridenti e con pacche sulla spalla annunciano il loro arrivo. Ti chiedono come stai e tu ti sorprendi della gentilezza, del loro dialogare educato. Cortesia e simpatia narrano di un’amicizia mancata, di una sicura sintonia, di cordialità e molto altro. Ci si incontra e si beve qualcosa, una birra o un semplice caffè, promesse di un nuovo incontro per approfondire questa amicizia che sta nascendo, anzi che è già nata. In solitudine scoprirai di aver raccontato di te e dei tuoi progetti, ma di sapere poco o nulla di loro.
Passerà poco tempo e tra le loro mani troverai parte delle tue idee, reinterpretate, riarrangiate, forse anche migliorate. Ma riconoscerai l’origine, il principio e la modalità a cui stavi lavorando.

Sono i ladri di idee, i poveri di fantasia, quelli per cui l’originalità è un bene altrui che va catturato e utilizzato. È vero che Picasso diceva che i mediocri ‘copiano e i veri artisti ‘rubano’, ma questo non è il mondo dell’arte in cui l’interpretazione di un’idea può diventare idea nuova. Qui parliamo di progetti e idee lavorative rubate con furbizia e ingegno, che passano di mano in mano senza un grazie o il minimo di riconoscenza.

Così la fantasia si assopisce per far posto alla furbizia. La chiamano ‘ottimizzazione’, e così la copia diventa moda e fa tendenza. Allora vedi in TV tutti i programmi uguali, e senti musica e fai fatica a capire chi, come e quando. Sparisce il bianco e il nero, il rosso e con lui tutti i colori, per far posto al grigio. Cataloghi e liste si assomigliano e non c’è più spazio per le novità.
Spotify e iTunes combattono a colpi di playlist, dimenticando per ogni brano copertine, note e crediti dei musicisti, ignorando tutto il lavoro che è stato necessario per arrivare a ‘bruciare’ quei tre minuti di musica. Diventa quasi inutile lavorare a un progetto, studiare un layout, decidere una sequenza di brani. Si cerca il video che fa più like, che quasi sempre è simile a un altro, a quello precedente ma anche al prossimo.
Puoi cercare di stupire, ma spesso ti allinei. Cerchi il suono che hai già sentito, il riff che ti è piaciuto, perché così nessuno ti potrà criticare e non corri rischi. Osare mai, anche se potresti provare, ma forse nessuno capirebbe. Quando suoni, suoni per gli altri non per te stesso.

Ho appena visto un documentario, Harlem Street Singer, dedicato alla musica di Reverend Gary Davis. Già solo nel trailer si può capire cosa intendo per fantasia: ciò che sembra moderno, nuovo, evoluzione tecnica, è solo copia, frutto del passato. Reverend Gary Davis suona percussioni e tapping sulla chitarra, aggiungerei con ritmo e gusto. Ma questo non era il futuro, la novità che avrebbe cambiato il mondo della chitarra?
La presunzione del nuovo e l’arroganza del ‘meglio’, sono frutto dell’ignoranza e generano la convinzione di una originalità inesistente. Solo furti di poveri ladri di idee.

Reno Brandoni

 

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