Musicisti in trincea (7) – Erminio Zambello, il riciclatore di chitarre sfondate

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(di Francesco Manfredi) – Buongiorno colleghi e commilitoni chitarristi! Mi chiamo Erminio Zambello e sono un accattone di chitarre. Tutta la mia vita ho sognato di fare questo mestiere, cioè recuperare chitarre sfondate o comunque destinate al caminetto. Pensate, sono nato durante un concerto di chitarra, mia madre ebbe le doglie durante il mitico Friday Night in San Francisco mentre faceva l’assolo Paco de Lucía! So che non ci crederete, ma persino la mia culla era una cassa di chitarra folk dreadnought recuperata in un cassonetto, e la mia stessa casa oggi è costruita tutta con manici e ponticelli di chitarre rotte. Mi piacerebbe anche creare una rivista un giorno e intitolarla Chitarre Sfondate, bella no?
Ma veniamo a noi musicisti in trincea. Il sergente Manfredi mi ha dato l’opportunità di parlarvi un po’ di me e, visto che siamo in trincea da mesi senza un granché da fare, ho accettato. Questa guerra contro il sistema consumista e il mercato della musica commerciale un giorno finirà e sono sicuro che uniti vinceremo!
Intanto vorrei darvi qualche utile consiglio derivante dalla mia esperienza e dal mio mondo fatto di chitarre. Cosa potrei dirvi che già non sappiate? Siete tutti chitarristi provetti voi che leggete questa rivista…

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José Más classica modello economico, Eko classica modello sconosciuto, Eko folk modello cassetta d’arance

Ho trovato! Potrei parlarvi di come recuperare una chitarra sfondata! Direi che me ne intendo parecchio. Ne ho salvate a centinaia dai cassonetti di mezza Europa. Come? In genere basta incollare la cassa con colla epossidica e/o colla vinilica. Semplice no? La colla epossidica si indurisce come pietra e fa da catenatura; la colla vinilica diventa praticamente legno. Avrete delle chitarre un po’ più brutte – la colla epossidica è grigia – e con un piano armonico meno libero di vibrare, ma perfettamente funzionanti! Non fatelo su chitarre pregiate, ovviamente, ma solo su chitarre su cui non volete spendere nulla. Ecco tre esempi.

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La forza del Vinavil e il peso della cultura musicale

1. Incominciamo con una chitarra sfondata a cassa piccola dal suono fino e insignificante, la cui cassa è scollata. Se ne trovano nelle cantine di Roma e di Budapest e anche qui al fronte non mancano esemplari degni di nota. La più comune è la Eko folk anni ’60-70 con cui molti hanno cominciato a suonare in quegli anni, il famigerato modello ‘cassetta d’arance’, così soprannominata per la sua qualità costruttiva e per i suoi legni. Visto che i bassi sono quasi inesistenti, il mio consiglio è di togliere del tutto le quattro corde più basse e sostituirle con quattro corde da accordare un’ottava sopra, come le relative quattro corde intonate all’ottava superiore nella dodici corde. Cosa otterremo? Una splendida chitarra in Nashville tuning! Praticamente, se la registrate traccia su traccia insieme a una chitarra normale, otterrete un suono simile appunto a una dodici corde. Credo che questa accordatura sia stata inventata a Nashville proprio quando serviva una dodici corde, ma ormai l’incisione era stata fatta con una sei corde! Di necessità virtù, e così loro salvarono un disco e noi salviamo una chitarra…

2. Prendiamo ora una chitarra sfondata con cassa dì profondità media dal suono ‘medioso’ e tedioso. Dopo averla incollata, l’idea potrebbe essere quella di usare delle corde flat-wound, ribbon-wound o round-wound da chitarra jazz, e vi assicuro che anche una chitarra classica diventerà immediatamente ansiosa di mostrare la sua anima gipsy alla Django Reinhardt

3. Ma la soluzione più geniale e per cui di sicuro diventerò famoso è quella che ho inventato per la classica chitarra stonata e apparentemente da buttare, ma con cassa grande dal suono basso e cavernoso. In questo caso però la cassa deve essere integra e il manico leggermente incurvato. Infatti, dopo tanti anni di incuria, quando la chitarra non regge più la tensione delle corde il manico si incurva e, se non si ha il truss rod, non si può correggere la curvatura senza andare da un liutaio e spendere più del valore della chitarra stessa. Allora ecco la soluzione: una bella chitarrra baritona! Se accordare una quarta sotto è per voi troppo audace, anche una terza va benissimo, a patto di usare corde del calibro giusto e di limare un po’ il ponticello se necessario, per avere gli armonici al dodicesimo tasto intonati con le note premute allo stesso tasto. Mettendo poi il capotasto avrete, volendo, anche una chitarra ‘normale’.

Spero che questi consigli di recupero vi siano d’aiuto per salvare le vostre vecchie Eko di Recanati lasciate a marcire in cantina o dimenticate al sole di luglio. Io sono riuscito a salvare migliaia di chitarre, ma purtroppo non il mio matrimonio. Mia moglie, già alla dodicesima chitarra sfondata e impolverata, mi disse: «Scegli: o me o le chitarre, questa casa non è un magazzino!» Già sapete cosa scelsi.

Per ogni dubbio, commento o saluto a Erminio Zambello:
facebook.com/groups/acoustictellers oppure francescomanfredi.net

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