Nulla sarà come prima

0
89

(Andrea Tarquini) –

In questi giorni così drammatici, strani ed insoliti, a tutti noi può essere capitato di chiederci che posto abbiano la musica, le chitarre, le canzoni… Ora che la salute e i suoi budget sembrano essere l’unico tema fondamentale che si scopre ovviamente trascurato negli anni.

E’ capitato anche a me di pormi domande al riguardo e sono felice di condividerle con voi.

Suonare ho sempre suonato e ho organizzato eventi, ma è solo da quasi dieci anni che faccio dischi o mi occupo a vario titolo di produzioni discografiche e di musica acustica e d’autore. Ripensando a questi anni e ai tanti amici e colleghi con i quali capita di aiutarsi, di stimolarsi a vicenda a fare qualcosa (a fare di più) oppure coi quali è capitato di lamentarsi di qualcosa che non va, c’è una sorta di leit-motiv ricorrente che drammaticamente riguarda autori, musicisti, organizzatori, editori ecc… la mancanza di fondi.

Si assiste ormai da molto tempo ad un paese che guarda a noi come gente improduttiva…basti pensare alla famosa domanda: “si, ma di lavoro cosa fai?” o al gestore di locali che ti chiede “quanta gente mi porti?” come se tu facessi il P.R.

Il tema è senza dubbio culturale anche se nel tempo ho scoperto che nella discografia il modo di rientrare di un investimento è meno difficile di quel che si creda ma molti artisti, forse per mantenere una sorta di sciocca purezza decidono puntualmente di non interessarsi di SIAE, diritti connessi ecc.

Ma, come dicevo, il tema è senza dubbio culturale e scottante, il nostro paese non investe e, cosa più grave, non investe in ciò che è nato qui come la liuteria, e tutti quegli strumenti come il mandolino che hanno trovato fortuna altrove.

In tutta questa tragedia io trovo sia avvenuta l’ombra di un piccolo e possibile big bang.

La richiesta a gran voce, avanzata da tutto il paese verso chi sa suonare uno strumento di affacciarsi ogni sera alle 18 e suonare, dimostra come non si possa vivere senza artisti. Certo, è una richiesta emergenziale e per questo irrazionale. Ma la dice lunga su quanto ci sia bisogno in Italia come in ogni società cosiddetta avanzata di qualcuno che decida di fare musica perché è giusto ed importante che ci siano gli artisti, e non solo perché si senta il bisogno di fare arte.

Siccome nulla sarà più come prima, siccome questo paese porterà a lungo i segni di quanto avviene oggi, io spero che questa sia l’occasione per rilanciare l’idea di una nuova economia basata sul piacere del sapere, del conoscere, del vivere e dell’indagare la bellezza. Spero che, passata la nottata, il nuovo giorno sia fatto da persone che ricorderanno di aver avuto bisogno dei chitarristi e dei cantautori e che sappiano dire: “mai più senza!”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui