Ricordi in quarantena

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(di Alfonso Giardino) – Era il 1982 o il 1984? Sarà l’età o la quarantena casalinga da Coronavirus, di cui non si vede l’epilogo, ma la memoria incomincia ad offuscarsi.

Arrotondiamo…

Saranno ormai quasi quarant’anni fa che a tre amici appassionati di chitarra acustica si presentò un’occasione più unica che rara!

Per i “ggiovani”: immaginatevi un periodo nel quale non c’era internet, non c’era YouTube, un periodo nel quale l’unico modo per condividere musica era riunirsi in casa ed ascoltare un disco insieme.

Bene, in un periodo così, il solo modo per “procurarsi” musica era quello di affidarsi ai cataloghi per corrispondenza.

Dell’epoca ricordo il mitico Nannucci, a Bologna, che ha chiuso i gloriosi battenti nel 2009!

È in questo modo che i tre arrivarono al catalogo della Blue Goose Records, della quale era “sorella” un’altra etichetta discografica, la Yazoo Records, la quale pubblicava il Gotha degli eroi del blues: Blind Blake, Big Bill Broonzy, Reverend Gary Davis, Mississippi John Hurt, Blind Lemon Jefferson e tanti altri.

Di disco in disco, di nuovo catalogo in nuovo catalogo, ecco che un giorno ci arriva in allegato una notizia: “… per quanti si trovano in Europa, Stefan Grossman è in Italia ed è disponibile per lezioni di chitarra…” e di seguito i riferimenti per contattarlo in quel di Monte Porzio Catone, provincia di Roma.

Grossman già lo conoscevamo e avevamo anche reperito qualche suo disco.

Io lo avevo visto in concerto a Napoli, in un Teatro Tenda Partenope letteralmente gremito!

Impossibile da concepire oggi, migliaia di persone ad ascoltare un chitarrista acustico!

Ragazzi, che si fa? Ci proviamo? Non è poi così lontano…

Detto fatto.

Lo chiamiamo timorosi per l’inglese, ma visto che ci risponde in buon italiano (lui diceva che aveva l’accento “bareese”), la tensione si scioglie e tutto fila liscio.

Prendiamo appuntamento e… si va all’avventura!

E tale era.

Considerate una FIAT 126 anni ‘80, con tre passeggeri e tre chitarre dentro (scordatevi il bagagliaio…): una tra le gambe del passeggero d’avanti, la seconda dietro accanto all’altro passeggero, la terza (la mia, classica) sulla mensola posteriore.

Non proprio il massimo della comodità, da Castellammare di Stabia, Napoli, fino alle porte di Roma.

Finalmente il giorno tanto atteso, siamo in viaggio per Monte Porzio Catone, eccitati dal poter finalmente conoscere di persona il nostro “eroe”.

Arriviamo. Ricordo ancora: Via Tuscolo, poco al di sotto dell’Osservatorio Astronomico, una bella villetta nel verde dei Castelli Romani. Stefan ci viene incontro sorridente e dopo i primi saluti ci presenta un suo amico che era lì in giardino, un giovane barbuto, sembra coetaneo, che solo dopo qualche tempo scoprirò essere… Reno Brandoni (carramba…!).

Una volta dentro, Stefan vuole sentirci suonare, per capire qual è il nostro livello e quando ci consegna una copia della dispensa con i brani che ci avrebbe proposto nel corso delle lezioni, la scritta “Advanced Fingerpicking Guitar Techniques” ci lusinga, ma in fondo anche un po’ preoccupa.

Quello che ricorderò sempre di quel primo incontro è il “tocco” di Stefan.

Avere a meno di un metro (distanza oggi rischiosa…) un chitarrista di quel livello, poterne ammirare la tecnica, sentire il suono delle sue dita, il controllo delle dinamiche, godere della vista della sua Franklin è stato entusiasmante, una lezione nella lezione.

Alla fine, abbiamo fatto solo quattro lezioni, un po’ complicato continuare, per il viaggio e per gli altri impegni, ma è stata l’esperienza formativa più stimolante che abbia mai avuto chitarristicamente parlando.

Oggi mi sono rimaste le registrazioni delle lezioni, il ricordo di una pasta quattro formaggi cucinata da Stefan e della visione di alcune videocassette in bianco e nero con i vecchi bluesmen, la dispensa con i suoi brani che ancora oggi sfoglio e la voglia di suonare, sempre.

Però, una cosa non mi è rimasta: un selfie con Stefan!

Eravamo proprio un’altra generazione…

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