Roberto Zanisi – Bradypus Tridactylus

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Musicamorfosi/EGEA
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Artista poliedrico, sensibile alle sonorità etniche che gestisce con rara maestria, Roberto Zanisi esce con il nuovo disco su etichetta Musicamorfosi, distribuito dalla Egea e intitolato Bradypus Tridactylus. Il bradipo tridattilo, un simpatico animaletto che abita le foreste pluviali dell’America centro-meridionale, presenta due caratteristiche che s’intonano con il nostro: possiede solo tre dita ed è conosciuto come il mammifero più lento sulla faccia della terra. Caratteristiche che ben si addicono a Roberto Zanisi che, come lui stesso dichiara, suona tutti i suoi strumenti a corde con sole tre dita e lo fa assecondando la sua natura ‘lenta’.
Di strumenti a corde ne imbraccia veramente tanti, dal cümbüs turco – una sorta di ibrido tra il sarod, a sua volta una specie di sitar indiano, il dobro, il banjo e l’oud – al bouzuki greco e allo cifteli albanese. E non solo: percuote strumenti a percussione come il doumbek arabo e crea melodie cromatiche con lo steel pan di Trinidad. Infine, usa anche la voce e percorre generi di ogni parte del mondo, rimescolando il tutto secondo un gusto molto personale.

Roberto Zanisi, che comunque è un abile chitarrista fingerpicking, ha collaborato  con Giovanni Venosta alla realizzazione di colonne sonore dei film di Silvio Soldini, tra cui Giorni e nuvole di cui è assoluto protagonista musicale. Ha suonato dal vivo con Sainkho Namtchylak, Steward Copeland nella Notte della Taranta, Amy Denio e David Fiuczynski, oltre che con Giovanni Falzone e Arsene Duevi.
Bradypus Tridactylus è un fantastico percorso in un universo geografico musicale nel cui ambito si propone come un album cólto nelle citazioni e negli arrangiamenti, molto misurati, ma di gran classe. Tutta la scaletta accompagna l’ascoltatore (anche quello a digiuno di certi suoni) in territori dove c’è spazio sia per la ricerca che per l’intrattenimento.
Zanisi è un abile alchimista dei suoni e delle atmosfere, e con l’’anima del bradipo ha saputo tagliare e cucire un disco dalle trame coraggiosamente articolate, capaci di rapirti e portarti dal Bosforo alla Mongolia, dall’India a Trinidad o agli Appalachi di John Fahey, dall’Africa ancestrale alla Sicilia delle processioni, mantenendo un costante senso di unitarietà artistica davvero rara.

Gabriele Longo

 

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