giovedì, 22 Aprile , 2021

Straordinario – L’editoriale di Reno Brandoni

Reno Brandoni
Reno Brandoni

‘Straordinario’ è un aggettivo che ho imparato da adulto. Forse perché è una parola da adulti. Non sentirai mai un bambino pronunciarla, solitamente userà altri sinonimi: grande, bello, wow, figo, fantastico… ecc. Mai straordinario.

L’uso di questa parola me lo ha insegnato il mio amico Carlo. La usava per manifestare il suo stupore di fronte alla meraviglia della natura. Cosi un prato di peonie diventava ‘straordinario’, come il volo di una aquila imperiale, il silenzio di un nuraghe, la pecora col cappotto cucinata da un pastore sardo o il profumo dell’elicriso. La sua esclamazione esplodeva nel silenzio per attirare l’attenzione, cosicché, nelle nostre passeggiate tra i monti, nulla passasse inosservato essendo a suo dire, tutto meritevole di particolare interesse. Una grande lezione di vita. La sua incessante frenesia veniva rallentata solo dalla bellezza della natura e dell’arte, in qualunque forma si esprimesse, e le due cose – natura e arte – nelle sue parole sembravano figlie della stessa emozione.
Poi si innamorò della mia musica e straordinaria diventò la mia chitarra, le mie note, i miei racconti. Non c’era occasione o incontro in cui non mi invitasse a partecipare, e dovevo presentarmi accompagnato dal mio strumento. Lui mi presentava, anzi mi narrava, facendomi apparire nella mia normalità ‘straordinario’. Mi chiedeva di suonare “Malena” e di raccontarne la storia. Io cercavo ogni volta di abbreviarne il racconto, per non annoiare chi l’avesse già ascoltato, invece lui insisteva per la versione estesa, quella che faceva galoppare la fantasia, quella che… ogni parola una nota, fino a vederne il passo e sentirne il profumo di Malena.
Nonostante fosse anagraficamente più anziano, era giovane, molto più di me e di tanti altri che come me adoravano seguirlo nei suoi esuberanti fermenti. Sempre alla ricerca dell’ignoto e dell’inesplorato.

Qualche volta ho provato a rivisitare da solo i luoghi del suo stupore, ma la normalità ha sopraffatto ogni particolare, rendendo banale anche il colore dei fiori, allora ho capito che la maestosità stava nell’entusiasmo con cui ogni singola cosa veniva osservata, rispettata e amata. Per fare questo la tua anima deve appartenere alla natura colmandola di ammirazione. Merce rara, di cui Carlo era abile proprietario e generoso dispensatore.
Ora lo immagino a guardare l’infinito delle stelle, il profondo del mare, il soffio delle nuvole, l’origine della rugiada e il suono del vento. Ovunque c’è bellezza, lui sarà presente e sicuramente, stupito più che mai, sussurrerà al cielo sottovoce: ‘straordinario’ e il nostro cuore sensibile e ben educato a quel suono, lo raccoglierà come un urlo di gioia e felicità.

Buon vento Carlo.

Reno Brandoni

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