Tommy Emmanuel – It’s Never Too Late

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EMMANUEL-Tommy-t’s-Never-Too-Late-coverCaro direttore, le scrivo per manifestarle innanzitutto la mia opinione riguardo la sua richiesta di recensire un disco di Mr. Tommy Emmanuel: farlo per me equivale a scalare un K2 intero, guidare una Formula 1, fare un’immersione a venti metri sott’acqua. Ma forse non è neanche così… In effetti chi conosce Tommy sa quanto sia una gran bella persona, esuberante, disponibile, positiva. Ho sempre detto che è il più grande ambasciatore mondiale della chitarra, capace di entusiasmare noi appassionati, come attrarre chi non sa neanche che suono abbia ’sto pezzo di legno cordato. A differenza dei nostri concerti, normalmente frequentati da ventisette-ventotto persone, il nostro raccoglie senza problemi migliaia di fan scatenati, che se non lo erano prima lo diventano durante le sue performance. Sì, perché a sessantun’anni suonati e dopo quasi cinquanta di concerti in tutto il mondo, dopo aver suonato ovunque (anche alla cerimonia di chiusura delle olimpiadi australiane) e con tutti, ha ancora voglia di stupire, di divertire e divertirsi. L’animale da palcoscenico, il nostro grande comunicatore, poi, non può fare a meno di registrare qualche bel disco (eh sì, lo facciamo pure noi poveri mortali…) e allora qui le cose cambiano, ma di poco, perché abbiamo più possibilità di farci cullare da una vena intimista, che spesso viene accantonata on stage. Tommy non ha bisogno di dimostrare alcunché a nessuno, quindi non può essere condizionato dalle necessità che molti di noi hanno, la prima della quali è che devi – almeno inconsciamente – dimostrare che sai suonare bene la chitarra.

“Only Elliot” è un tipico suo pezzo allegro, ritmato, e ti immagini che lo suoni con la sua espressione perennemente sorridente. Il pezzo che dà il titolo al disco è un godibilissimo fingerpicking, con molta musicalità nella sua affascinante semplicità. “The Bug” comincia a preoccupare: un gipsy a velocità ultrasonica che ti lascia incollato alla poltrona… Qualcuno potrà dire che è capace a sua volta di farlo, che in effetti Tommy non è tutta ’sta bravura… Andate a quel paese! Per suonare bene la chitarra, per lasciare un segno indelebile nella storia di questo strumento, ci vogliono almeno tre requisiti: mani, cervello e cuore. E lui li ebbe ‘ambetrè’ (come disse il grande principe De Curtis). “El vaquero” avrebbe melodie vagamente western, se non fosse suonato alla velocità della luce. Con “Hope Street” torniamo ai suoi naturali stilemi, con fingerpicking pulito, grandi variazioni armoniche, qualche strizzatina d’occhio alla melodia facile, il che non guasta. I brani in tutto sono quattordici, tanti, e questa è la testimonianza che ha ancora tanto da dire e che non è mai troppo tardi per continuare ad affascinare: “One Day” è una ballata che potrebbe uscire anche da un Pietro Nobile nei suoi migliori momenti di intimismo, mentre la finale e old fashioned “Old Photographs” ci porta in ambito familiare, un giorno di pioggia in cui per caso scopriamo un vecchio album di foto in bianco e nero, che ci riportano agli anni dell’ingenuità. Lacrimuccia concessa, siamo anche noi dei vecchietti e a quest’età dicono sia più facile commuoversi.

Ritorna in Italia presto, caro vecchio Tommy, abbiamo bisogno della tua poesia, della tua simpatia, della tua faccia da simpatico mascalzone australiano.

Alberto Grollo

 

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