Un inedito Chopin sulla chitarra acustica con il plettro – Intervista ad Adam Palma

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Un inedito Chopin sulla chitarra acustica con il plettro

Intervista ad Adam Palma

di Gabriele Longo

Quella che leggerete non è una normale intervista. Col senno di poi la leggerete, ne siamo sicuri, con un atteggiamento emotivo molto particolare, quale solo certe vicende umane possono suscitare in chi le ascolta. Penso che tutti, compreso chi scrive, saremo mossi da un forte senso d’empatia riguardo a questo formidabile musicista che, grazie alla musica, al credere in sé stesso e all’affetto dei tanti che gli vogliono bene e lo stimano, ha superato una grandissima prova che avrebbe potuto annientarlo. Sì perché Adam Palma, pochi giorni dopo l’intervista che ci ha rilasciato, è stato gravemente colpito dal Coronavirus a Manchester dove vive. Quasi subito il suo quadro clinico è apparso molto compromesso, tanto che gli stessi medici gli davano solo il venticinque per cento di possibilità di sopravvivere. Dopo sette settimane tra la vita e la morte, Adam ha sconfitto la bestia ed è tornato dalla moglie e dal figlio. 

Ed è dopo questa dolorosissima esperienza che Adam ha fatto suo, ancor di più, il motto «credi in te stesso», come ha tenuto a farci sapere in un breve scritto di ringraziamento per la nostra partecipe vicinanza. Ha aperto il suo cuore, e non dev’essere stato facile, rivelandoci che i medici hanno pensato alla sua guarigione come a un miracolo, e lo ha pensato anche lui da uomo credente. Per la scienza lui era spacciato… 

Nei giorni più drammatici, sulla sua pagina Facebook si sono espressi centinaia e centinaia di fan, amici, semplici appassionati di musica e di concerti dal vivo, che magari lo avevano ascoltato solo una volta, tutti per manifestargli amore, affetto, vicinanza. Un’onda positiva che deve avere in qualche modo raggiunto Adam, sebbene spesso sedato dalla morfina. Ed è questo esercito silenzioso che il chitarrista polacco ha voluto ringraziare di cuore: tutti coloro che hanno pregato, pensato o desiderato una sua pronta guarigione. Oltre la sua famiglia, per essere stata forte e solidale in ogni fase del cammino. E per ultimo, e non ultimo, lo staff del Wythenshawe Hospital di Manchester, che si è preso cura di Adam e che il chitarrista non potrà mai ringraziare abbastanza! Nei suoi ringraziamenti ha incluso ovviamente i suoi amici musicisti Tommy Emmanuel e Leszek Cichoński, chitarrista blues e compositore polacco, particolarmente vicini con il loro toccante supporto online.

Felici di avervi potuto raccontare una storia a lieto fine, abbiamo pensato di lasciare la vecchia introduzione all’intervista così com’era, per riportarvi alla dimensione originale dell’articolo.

Abbiamo realizzato un’intervista con il talentuoso Adam Palma, che ha registrato il primo disco in assoluto con musica di Chopin suonata alla chitarra acustica con il plettro. Del disco abbiamo parlato nel numero di ottobre 2019 e, visto l’altissimo livello del progetto, non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di farci una chiacchierata con il suo ideatore.

Dalle parole di Adam abbiamo appreso che ha iniziato a studiare musica suonando il contrabbasso, anche se il suo interesse era per la chitarra, e che grazie a quella pratica ha rinforzato particolarmente le sue dita, a tutto vantaggio del suo particolare approccio ritmico. La grande determinazione gli ha fatto superare la delusione iniziale di non essersi potuto dedicare fin da subito all’amata sei corde, delusione che ben presto si è trasformata in amore per la musica classica e il suo repertorio. Nel 2014 ha vinto il titolo di ‘miglior chitarrista acustico’ in Polonia. Trasferitosi in Inghilterra, Adam è ora considerato anche un chitarrista britannico di altissimo livello ed è tutor di chitarra all’Università di Salford. Il resto, e molto altro, ce lo dice lui stesso nell’intervista che segue.

Puoi dire ai nostri lettori quando e come hai iniziato a suonare la chitarra?

Ho iniziato a suonare la chitarra elettrica a dodici anni. Volevo diventare un chitarrista rock, ma era molto difficile trovare musica rock alla radio o in TV a causa del regime comunista a quel tempo in Polonia. Non c’era YouTube, niente Internet e nessuno in giro che potesse insegnarti a suonare la chitarra, a parte alcuni accordi di base. Così sono andato alla scuola di musica classica locale in una piccola città della Polonia, Włocławek. Con mia grande delusione, non erano previste lezioni di chitarra e quindi, durante l’audizione, mi hanno offerto lezioni di contrabbasso. Insomma, invece di vivere la vita come una rockstar, ho finito per suonare musica classica sul contrabbasso con l’arco! A quel tempo ho pensato che fosse il momento peggiore della mia vita, invece si è rivelato il modo migliore per entrare nella musica che sarei andato a esplorare e suonare più tardi nella mia vita. Grazie alla scuola leggo a vista, ho imparato la teoria e molto sulla musica classica in generale. Inoltre, le mie dita sono diventate più forti suonando il contrabbasso, al punto che non sarei stato in grado di suonare la chitarra acustica come faccio ora se non fosse stato per gli otto anni in cui ho suonato quello strumento! In conclusione, suonavo musica classica durante il giorno, e mi scatenavo la sera…

Raccontaci della tua passione per la musica rock, i tuoi chitarristi preferiti e la chitarra elettrica come strumento.

Sì, in effetti la chitarra rock, i riff e gli assoli improvvisati erano qualcosa che mi ha attratto tantissimo quand’ero giovane. Mi hanno offerto la libertà di esprimermi suonando ciò che volevo suonare, e mi hanno anche permesso di essere creativo scrivendo la mia musica; a differenza delle cose classiche studiate a scuola, dove non c’era spazio per l’improvvisazione. Ho adorato Yngwie Malmsteen, Eddie Van Halen e Randy Rhoads. E ho anche formato la prima tribute band di Ozzy Osbourne in Polonia. Ascoltando quei musicisti ho potuto verificare il loro approccio ‘classico’: tutti suonavano voci e progressioni di accordi che avevo ascoltato nella musica di Bach, Chopin, Mozart, Beethoven. Ma lo facevano dando anche spazio all’improvvisazione, e questo era qualcosa che desideravo esplorare. A quel tempo ho anche ascoltato gli AC/DC e Jimi Hendrix. Dieci anni dopo ho scelto come argomento della mia tesi magistrale l’album Band of Gypsys di Hendrix, e sul mio album Palm-istry del 2017 ho registrato un medley acustico di tre sue hits, “Little Wing”, “Hey Joe” e “The Wind Cries Mary”.

Inoltre, quando avevo quattordici anni, un mio amico mi ha fatto conoscere il jazz, e sono rimasto stupefatto dal modo di suonare dei musicisti jazz: Django Reihardt, Al Di Meola, Pat Metheny, John Scofield creavano talmente tanti colori durante i loro assoli, che stentavo a crederci! Dovevo imparare quelle cose il prima possibile…

Cosa ti ha fatto cambiare direzione e passare dalla chitarra elettrica alla chitarra acustica?

Ho iniziato a pensare ai concerti da solista, e se suoni la chitarra elettrica hai bisogno di una band; a quel tempo nessuno suonava ancora con le basi o i looper. Ora, come membro di una band, era difficile sopravvivere sul mercato, mentre la carriera solista mi ha offerto molte più possibilità. È stata anche l’occasione per costruire la mia immagine e mettere in evidenza il mio nome, una cosa che è stata fondamentale per rimanere nel mondo della musica.

Ma c’era anche qualcos’altro che mi ha portato alla chitarra acustica: il suono naturale dello strumento, senza dispositivi elettronici, amplificatori e pedali; era come ascoltare l’anima dello strumento!

È proprio vero, Adam. Puoi parlarci adesso dei tuoi ascolti musicali e degli stili che ti hanno fatto sviluppare la tua passione per la chitarra acustica e il fingerstyle?

C’erano diversi artisti che suonavano la chitarra acustica, dai quali ero sicuramente attratto quand’ero un adolescente. Django e Al Di Meola mi hanno lasciato senza fiato quando ho ascoltato i loro dischi. Adoravo le loro sonorità, ma negli anni ’90 non avevo modo di imparare da solo la musica complessa che suonavano. Non c’era nessuno in giro che potesse mostrarmi gli accordi che usavano, il loro approccio. E non potevi vederli dal vivo o su YouTube, non c’era Internet! La conoscenza del gypsy jazz è circolata solo all’interno della comunità gypsy, e le cose di Al Di Meola erano troppo avanzate per me in quel momento. Senza nessun insegnante in giro e nessuna fonte d’informazione, ho dovuto rinunciare. Continuavo a suonare musica rock con la chitarra elettrica, ma sapevo che un giorno sarei tornato alla musica di Django e Al. 

Intorno ai trent’anni, poi, mi sono appassionato alla musica country e al fingerpicking quando ho scoperto Tommy Emmanuel. Penso sia stato l’album The Day Finger Pickers Took Over the World inciso da Tommy e Chet Atkins a farmi decidere di scegliere davvero la chitarra acustica. Ho iniziato imparando tutti i brani di quell’album, ma non conoscevo il thumbpick, quindi suonavo tutto a mani nude. Tommy mi ha dato il mio primo thumbpick quando l’ho incontrato in Polonia.

Hai avuto il piacere e la soddisfazione di suonare sul palco con mostri sacri come Al Di Meola, Tommy Emmanuel e Biréli Lagrène. Puoi parlarcene?

Al, Tommy e Biréli hanno sicuramente avuto l’impatto maggiore sul mio modo di suonare la chitarra acustica. Li chiamo la ‘santissima trinità’ della chitarra acustica! Ho deciso di studiare la loro musica perché sentivo nel mio cuore che era semplicemente ‘bellezza pura’. Ma non avrei mai immaginato che un giorno ognuno di loro mi avrebbe invitato sul palco per suonare insieme: se vent’anni fa qualcuno mi avesse detto che sarei stato invitato sul palco da Al Di Meola a suonare “Mediterranean Sundance”, da Tommy a suonare “Guitar Boogie” o da Biréli a suonare “Sunny”, avrei pensato che fosse matto! Ma, credimi, ho lavorato follemente per raggiungere questo obiettivo. Ho studiato e imparato meticolosamente la loro musica. Ma penso che mi abbiano invitato sul palco perché hanno visto che non li stavo solo copiando, e che stavo usando la loro musica e le loro tecniche come veicolo per muovermi nella mia direzione. Li amo molto per quello che hanno fatto per me e per la musica che ci hanno regalato. Sono anche molto felice di poter dire che posso sempre chiamarli e chattare con loro.

Qual è il tuo rapporto, se c’è o se c’è stato, con la chitarra classica?

Non c’è mai stato. Non ho mai suonato con le unghie, quindi non potevo suonare il repertorio della chitarra classica. Mi piace ascoltare i chitarristi classici, ma non sono mai stato ispirato dalla loro ‘pronuncia’. Penso che quando cresci circondato dal tocco plettrato e articolato di Di Meola, Malmsteen e Rhoads, hai un’idea precisa del suono che stai cercando. Della chitarra classica ho studiato l’armonia, i procedimenti di arrangiamento, ma sicuramente non il timing, il groove o la tecnica del pizzicato.

Tornando al fingerstyle, dai tuoi video su YouTube ho notato che lo suoni con la tecnica ibrida ‘plettro-dita’. Puoi parlarcene?

Ad essere sincero, non so veramente se ciò che suono adesso o su Adam Palma Meets Chopin possiamo ancora chiamarlo fingerstyle. Se la definizione di fingerstyle significa suonare la chitarra acustica in un modo non classico, allora forse suono ancora il fingerstyle. Ma penso di essere più un ‘chitarrista acustico’ che un ‘chitarrista fingerstyle’. Oggi suono maggiormente con il solo plettro o in hybrid picking, che prevede anche l’utilizzo delle dita. Penso di aver ereditato questa tecnica da chitarristi country come Albert Lee, ma ho visto che anche Al Di Meola e Tommy Emmanuel la usano molto. A differenza della tecnica con il thumbpick, l’hybrid picking ti consente di ottenere un attacco più deciso quando passi a suonare frasi solistiche o quando suoni frasi veloci sulle corde basse.

In particolare, nel tuo album Palm-istry c’è il brano “Gondolier”, che penso dia l’opportunità di illustrare i tuoi vari approcci tecnico-stilistici sulla chitarra acustica: vi ho trovato l’uso dell’hybrid picking, del solo plettro in arpeggio, del fingerstyle, dello staccato, del palm muting e dello strumming… Puoi parlarci di questi diversi aspetti del tuo chitarrismo?

Sì, dici bene, perché “Gondolier” è stato una delle mie prime composizioni in cui ho iniziato a fondere tutte le idee e le tecniche che avevo imparato nel corso degli anni. Più tardi, ho esplorato questo approccio in modo molto più dettagliato, fino ad arrivare ad Adam Palma Meets Chopin. Come hai notato, quella melodia conteneva un po’ di tutto, tranne il fingerpicking boom-chick. E non ho sentito il bisogno di includere il boom-chick nel nuovo album, anche se indubbiamente adoro ascoltare Chet o Tommy che lo usano nei loro dischi.

Veniamo quindi al tuo ultimo album Adam Palma Meets Chopin. Prima di tutto: quanto ha influito il fatto di essere polacco come Chopin?

Molto. Al Di Meola e Tommy Emmanuel mi hanno esortato a seguire questa idea, dicendomi che un musicista con un cuore polacco avrebbe saputo come realizzarla correttamente. Crescere in Polonia e studiare musica classica ti dà una duratura familiarità con Chopin. Ho sempre ascoltato questa musica con le orecchie e con il cuore, anche se non l’avevo mai suonata sulla chitarra. C’è anche un’altro aspetto, analogo in Chopin, e cioè il fatto che da molto tempo non vivo nella mia patria: negli ultimi quattordici anni ho vissuto a Manchester, nel Regno Unito, e posso capire quello che lui aveva provato: il desiderio di casa, della famiglia, degli amici. Questa nostalgia ha giocato un ruolo chiave nella musica di Chopin. Insomma, per me era solo una questione di tempo…

Che ruolo hanno avuto le tue molteplici influenze – blues, rock, country – nell’affrontare la complessa materia sonora presente nelle composizioni di Chopin?

Un grande ruolo. Tutta l’esperienza fatta suonando rock, jazz, country è stata essenziale per questo progetto, e mi ha dato fiducia per suonare la musica di Chopin a modo mio. Sapevo di non voler registrare la musica di Chopin sulla chitarra acustica come avrebbe fatto un chitarrista classico, semplicemente trascrivendo gli spartiti di piano. Ho cercato invece di ‘immaginare’ come Chopin avrebbe scritto e suonato quelle composizioni se fosse stato un chitarrista che suonava la chitarra acustica con il plettro. Nessuno l’ha mai fatto prima, e quindi ho dovuto fare attenzione a non superare la soglia oltre la quale la gente non avrebbe riconosciuto i brani originali. D’altra parte, adoro improvvisare e suonare i brani a modo mio e, come ho già detto, nell’approccio classico tradizionale non c’è spazio per questo. Perciò è stata la lezione che ho imparato suonando musica improvvisata a permettermi di incorporare un po’ di me stesso in quelle belle composizioni.

Puoi dirci come si è sviluppata la collaborazione con i pianisti che ti hanno dato una consulenza? Come hai tradotto le loro indicazioni in passaggi chitarristici?

Sì certo. Ho avuto diversi incontri con eminenti pianisti, profondi conoscitori della musica di Chopin, al fine di conoscerla meglio. È stato molto utile e mi ha davvero aperto gli occhi. Ho anche letto la maggior parte delle biografie di Chopin, tutte le sue lettere, appunti e persino i ricordi dei suoi studenti. Quando ho realizzato gli arrangiamenti e registrato questo album, credimi, ero ben preparato. Ma, naturalmente, convertire il linguaggio del pianoforte nel linguaggio della chitarra è estremamente difficile. Un pianista può suonare un accordo composto di dieci note, spaziare su sette-otto ottave. Noi chitarristi possiamo suonare solo sei note alla volta, ma spesso ridotte a cinque o quattro a seconda della lunghezza delle dita. Ogni cosiddetta ‘vera trascrizione’ è quindi già un compromesso. Ma comunque, come ho detto, non mi interessava veramente suonare la musica di Chopin nota-per-nota sulla chitarra. Ho aggiunto assoli di chitarra (in “Prelude in E minor” e “Mazurka in F Major”), improvvisato l’intera melodia (in “Prelude in C minor”), cambiato il ritmo (in “Polonaise in A Major”), allungato gli accordi con arpeggi sincopati (in “A Maiden’s Wish”) e così via. Leszek Możdżer – uno dei migliori pianisti, compositori e arrangiatori jazz polacchi – è presente nell’album e ha suonato una parte bellissima nel mio arrangiamento del “Waltz in B minor”. Aggiungendo il piano nel disco, ho anche reso omaggio allo strumento originale.

Molto interessante, Adam. In parte hai già risposto a quanto pensavo di chiederti riguardo alle libertà che ti sei preso nell’affrontare questo progetto. In particolare avevo letto che volevi ‘espandere’ alcuni passaggi, specialmente sul fronte del ritmo. Vuoi approfondire questo aspetto?

Volevo stare vicino allo strato armonico e melodico della musica di Chopin, così ho fatto esperimenti sul ritmo e aggiunto un elemento di improvvisazione. Il modo in cui modifico il ritmo attraverso le sincopi è ampiamente influenzato da Al Di Meola. Ho sempre amato il modo in cui scandisce gli arpeggi, gli accenti in levare. E mi sono sentito al settimo cielo quando Al mi ha inviato questa citazione per promuovere il mio disco: «Chopin mai come prima d’ora, nell’interpretazione del chitarrista Adam Palma, con un approccio ritmico più moderno come esemplificato lungo tutto il disco, è sorprendentemente originale! Chopin, nella visione di Palma alla chitarra, è molto insolito nel senso migliore del termine, sia dal punto di vista sonoro che della bellezza! Chi ha mai detto che Chopin deve limitarsi al piano? Qui Adam Palma fa un coraggioso balzo in avanti per espandere la sua interpretazione con uno strumento mai associato a un compositore come Chopin! Un’opera appassionata! Bravo!» Parole come queste, da un tale maestro e leggenda vivente, ti danno una grande gioia, ma soprattutto ti dicono che sei sulla strada giusta per creare un linguaggio musicale unico.

Un grande riconoscimento, Adam. Quanto tempo dedica al giorno un virtuoso come te allo studio della chitarra?

Per quanto posso, oggi come oggi direi tre ore al giorno. Una parte della mia pratica di routine consiste semplicemente nell’ascoltare musica, trascrivere, adattare parti di altri strumenti per renderli suonabili sulla chitarra. Inoltre, devo spendere una-due ore al giorno solo per allenare i muscoli delle mani. Suonare la musica che suono adesso, richiede molta forza nelle mani: la chitarra acustica è molto impegnativa, hai davvero bisogno di molta potenza nelle dita per premere le corde in tutti quegli accordi estesi. L’action della mia chitarra è regolata alta, per ottenere il miglior suono possibile, ma questo raddoppia la difficoltà nel suonare.

Adam, vorresti parlare delle tue chitarre? Quale scalatura di corde usi? Sei interessato all’elettronica applicata al tuo strumento?

Suono chitarre Fylde da otto anni. Roger Bucknall, costruttore di chitarre e fondatore di Fylde, è un buon amico e una persona davvero adorabile. Possiedo cinque Fylde: tre sono dei modelli Falstaff identici con spalla mancante e ‘tasto zero’, una ha un corpo più piccolo e una ha corde di nylon. Suonano tutte alla grande in ogni genere. La cosa più importante che offrono è un fantastico suono compatto quando eseguo assoli nelle posizioni più alte. È così difficile trovare una chitarra acustica che ti dia lo stesso volume e la stessa dinamica su ogni tasto. Adoro Fylde! Queste chitarre mi permettono davvero di esprimere pienamente la mia visione artistica.

Per quanto riguarda l’amplificazione, uso un ampli AER Compact 60. Se qualche volta mi vedi sul palco con effetti a pedale, si tratta del TC Electronic Tuner/Reverb. E viaggio sempre con il mio ingegnere del suono Piotr Matuszkiewicz: ha un orecchio perfetto ed è anche un insegnante di piano; non puoi aspettarti di più da un tecnico del suono, non pensi? Piotr è proprio la persona che lavora instancabilmente dietro le quinte per garantire la migliore performance possibile. Ha anche registrato e mixato i miei due ultimi album. Non posso sottolineare abbastanza il suo talento.

Per quanto riguarda i plettri, qualsiasi marca tra 0.88 e 1.20 mm va bene. Più di recente utilizzo i Flex Tortex della Dunlop. Quanto alle corde, negli ultimi otto anni ho usato esclusivamente le DR Hi-Beam 80/20 scalatura .012-.054.

Com’è andata la promozione del tuo album? Anche se il drammatico momento che stiamo vivendo non promette nulla di buono, potremo nel prossimo futuro ascoltarti dal vivo in Italia?

L’album è stato pubblicato a settembre 2019 e ha ottenuto molte recensioni fantastiche su riviste di chitarra di tutto il mondo, su riviste di jazz (compresa la famosa JazzWise del Regno Unito), e anche da critici e musicisti di musica classica! Janusz Olejniczak, uno dei più grandi interpreti della musica di Chopin al pianoforte, mi ha telefonato per dire quanto abbia amato l’album e mi ha invitato al suo programma radiofonico. Ho partecipato anche a numerosi spettacoli televisivi e concerti. L’album è ora sia su CD, sia su vinile, e le vendite stanno andando molto bene. Nelle mie recenti esibizioni, ho suonato la musica di Adam Palma Meets Chopin con un quartetto d’archi e un’orchestra d’archi. Avevamo già pianificato molti concerti in Polonia e in Europa per l’estate prossima, ma sfortunatamente abbiamo dovuto rimandarli all’autunno e all’inverno prossimi a causa del Coronavirus. Mi piacerebbe suonare per il pubblico italiano. Sono attualmente in trattative con l’Istituto Polacco in Italia per suonare un paio di concerti nel vostro bellissimo paese. Ho suonato diverse volte in Sicilia. Un mio caro amico e grande chitarrista, Francesco Buzzurro, mi ha invitato a suonare in concerto con lui insieme con il grande chitarrista jazz Fabio Mariani. L’atmosfera che offre l’Italia è affascinante e il cibo e il paesaggio sono assolutamente unici. In effetti, polacchi e italiani hanno molto più in comune di quanto pensassi inizialmente. È una nazione bellissima, con delle persone e una cultura meravigliose. Sapevi che il testo dell’inno nazionale polacco “Mazurek Dąbrowskiego” è stato scritto nel 1797 da Józef Wybicki a Reggio Emilia?

Gabriele Longo

photo 1: by Grzegorz Lorenc
photo 2: by Maciej Margielski

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