L’anima della NCCP tra moresche e villanelle – Un ricordo di Corrado Sfogli

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L’anima della NCCP tra moresche e villanelle

Un ricordo di Corrado Sfogli

di Luca Masperone

Il 25 marzo 2020 è scomparso, all’età di 69 anni, Corrado Sfogli, chitarrista e direttore musicale per buona parte del percorso del più longevo e importante gruppo di musica tradizionale del Sud Italia, la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Ci lascia in eredità, oltre a una discografia pluridecennale in equilibrio tra la valorizzazione del repertorio popolare e la scrittura di materiale inedito, un ultimo album, pubblicato quest’anno con il titolo di Napoli 1534. Tra moresche e villanelle. 

La Nuova Compagnia di Canto Popolare muove i suoi primi passi tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70. Tra i fondatori c’era Eugenio Bennato, che ci raccontò in una intervista: «Eravamo ragazzi atipici, che sceglievano ritmi, formule musicali e strumenti diversi, fortemente in controtendenza rispetto ai tempi – gli anni ’70 – quando tutti i giovani erano orientati verso la formazione chitarra elettrica, basso e batteria. Io invece fui colpito da uno strumento raro e antico che si chiamava mandoloncello, […] Il passo successivo è stata la chitarra battente, strumento a quei tempi assolutamente sconosciuto» (Chitarra Acustica, gennaio 2018).

Nel periodo iniziale della sua attività la NCCP opera, con la supervisione e direzione artistica di Roberto De Simone, sul recupero e sulla riproposta di materiale originale orale o ritrovato in archivi e biblioteche. Lo stesso Corrado ci aveva spiegato: «Le antiche villanelle cinquecentesche, ad esempio, sono state reperite nella Herzog August Bibliothek di Wolfenbüttel, in Germania» (Chitarra Acustica, febbraio 2017).

Il nucleo dei successi dei primi anni ’70 è formato da Eugenio Bennato, Carlo D’Angiò, Giovanni Mauriello, Patrizio Trampetti, Fausta Vetere, Peppe Barra, Nunzio Areni. Dopo poco, per motivi di lavoro, D’Angiò lascia il gruppo, seguito poi da Bennato e Barra. Corrado Sfogli, al tempo giovane e talentuoso chitarrista classico, entra a far parte della formazione nel 1976, divenendone quasi subito il nuovo direttore musicale. I membri originali, gradualmente, andranno via tutti e il cuore del gruppo resterà composto da Corrado e Fausta, uniti anche nella vita, che sapranno circondarsi di musicisti sempre ottimi e in grado di sprigionare, della musica popolare, tanto la forza ritmica dirompente quanto le struggenti melodie.

L’avventura del gruppo vive stagioni diverse nei decenni, dagli anni ’70 nei quali la NCCP partecipa ai grandi raduni e concerti rock a fianco di band come PFM, Banco del Mutuo Soccorso e Area, e nei quali nasce e si sviluppa anche il movimento musicale e sociale denominato Napule’s Power, fino a momenti in cui il pubblico è meno attento alle proposte musicali non convenzionali; ma senza mai interrompere l’incessante attività dal vivo, che riscuote consensi a qualsiasi latitudine e longitudine, dall’Australia all’Islanda, come da Buenos Aires a San Pietroburgo. 

Quella della NCCP è una storia ricca di tradizione, ma anche di originalità e di inventiva. Il gruppo infatti si concentra sempre di più sulla scrittura di brani inediti, che proseguono e portano avanti il filo conduttore della musica popolare. Corrado teneva molto a questo punto e ci aveva ancora spiegato: «Oggi la padronanza acquisita in tanti anni trascorsi a suonare questo tipo di musica ha reso noi stessi ‘popolari’, nel senso puro del significato, e quindi scrittori di brani legati alla tradizione. […] Oggi la tradizione è entrata nel nostro DNA a tal punto, che qualsiasi cosa scriviamo ha delle reminiscenze popolari. Quindi noi non attingiamo, ma esprimiamo un certo modo di essere ‘popolari’ che proviene dalla nostra anima» (idem).

Nel 2020, con l’uscita del nuovo album Napoli 1534. Tra moresche e villanelle, assistiamo a un vero e proprio ritorno alle origini del gruppo, che chiude il cerchio poco prima della morte di Corrado. Dieci dei dodici brani che compongono il disco, infatti, sono dei tradizionali, magistralmente arrangiati e reinterpretati, mentre sono presenti soltanto due composizioni inedite. Corrado Sfogli si è occupato della direzione musicale e della ricerca e rielaborazione delle villanelle presenti nell’opera e, come strumentista, ha inciso buona parte degli strumenti a corde come chitarra, chitarra battente, mandola, mandoloncello, bouzouki. I brani sono caratterizzati dalle voci stilisticamente perfette di Fausta Vetere e Gianni Lamagna, dai fiati di Marino Sorrentino, le percussioni di Carmine Bruno, il basso acustico di Pasquale Ziccardi, il violino di Michele Signore e, in diversi brani, compare come ospite anche il chitarrista della PFM Marco Sfogli, figlio di Corrado e Fausta.

Luca Masperone

NCCP

Napoli 1534. Tra moresche e villanelle

Squilibri

Il disco è contenuto all’interno di uno splendido minilibro, ricco di disegni e dipinti, fotografie e testi. La lunga introduzione, scritta da Corrado Sfogli nella lingua partenopea dell’epoca, ci immerge nella Napoli della prima metà del ’500 immedesimandosi – attraverso un espediente narrativo – nei panni e nelle parole del principe Ferrante Sanseverino, nipote del re Ferdinando il Cattolico e amante dell’arte, della filosofia, della letteratura e della musica, caduto in disgrazia per aver appoggiato l’opposizione popolare all’introduzione dell’Inquisizione spagnola.

Traduciamo liberamente dall’originale in dialetto riportato nel libro, a partire dal paragrafo “Su li mmuseche de li campagnuole dette villanelle”: «Nella nostra città giravano, cantando allegramente per le vie e le piazze, un gruppo di musicisti che si accompagnavano con strumenti fatti da loro e che producevano suoni belli e curiosi. […] Questi erano soliti andare nei paesi e alle feste che si facevano intorno alla nostra città, e là imparavano le canzoni dei campagnoli e, dopo, le suonavano e le facevano sentire nelle vie e nelle piazze di Napoli. […] E chiamavano queste canzoni ‘villanelle’». E dal paragrafo su “Le moresche”: «A un certo punto, mentre parlavamo dei tanti fatti successi, mi ricordai di quegli schiavi che aveva comprato al molo e chiesi a Giovanni che fine avessero fatto. Senza dire una parola mi fece segno di non parlare e mi portò nella cucina di casa sua. […] Un po’ di lato, vicino alla finestra, vidi due di quegli schiavi che stavano provando una rappresentazione che dicevano che avrebbero dovuto fare lungo il Castello, […] Erano uno spettacolo: […] saltavano, ballavano, facevano facce strane con la lingua di fuori, muovevano le braccia come i galli e cantavano come loro, muovevano le gambe e mi mostrarono a un certo punto pure il culo.»

(l.m.)

Parola di Corrado Sfogli

«Senza guardare a ciò che è il passato non si può costruire il futuro. Noi però chiediamo alle persone che si avvicinano alla musica popolare di capirne la storia e il significato. Questo porterebbe ad avere coscienza di quel che si vive durante una festa popolare e non a parteciparvi solo superficialmente, superficialmente, come avviene nella stragrande maggioranza dei casi. Inoltre, in un mondo globalizzato come quello in cui viviamo oggi, la differenziazione fra noi e gli altri avviene proprio nell’appartenenza alla terra dove siamo nati e perciò a quelle che sono le nostre radici.»

«La tradizione e la musica popolare sono come la pioggia, che nessuno può fermare. Raggiungono una certa categoria di persone che ama le storie, i misteri e i profumi della propria terra.»

(Chitarra Acustica, febbraio 2017)

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