Un Paese a Sei Corde 2015 – Diario di bordo

0
277
Duo Ida Presti

(di Mauro e Patrizia Gattoni) – La decima edizione di Un Paese a Sei Corde ha portato in un angolo di Piemonte, incuneato tra laghi e montagna, un’esplosione di musica di altissima qualità, presentata da chitarristi di grande valore e baciata da un clima indulgente. Una bella estate, insomma, scandita da venti concerti per questo festival itinerante che ha fatto incontrare, come è nella sua natura, realtà musicali insolite e luoghi inconsueti. E che l’edizione 2015 sarebbe stata straordinaria, lo si era già potuto intuire fin dalla conferenza stampa, al termine della quale gli organizzatori – gli inimitabili Lidia Robba e Domenico Brioschi de La Finestra sul Lago – hanno voluto offrire un’anteprima gustosa, direttamente nella loro sede sulle rive del Lago d’Orta.

Ad aprire le danze sono stati i Triesis, trio di chitarristi a km 0 formato da Franco Bordino, Marco Dondi e Massimo Vecchio, che hanno deciso di ripercorrere con spirito innovativo i propri studi musicali intrapresi al Civico Istituto Musicale Brera di Novara sotto la guida di Abner Rossi, mescolando Bach, Morricone e Dick Dale, corde di nylon e di metallo, usando il plettro per scandire le note.

Triesis
Triesis

No, la tecnica non è nuova, i brani non sono inediti, ma c’è qualcosa nel loro modo di fare musica che lascia comunque sorpresi. E così gli spettatori che hanno riempito l’accogliente cortile di ‘Casa Brioschi’ hanno cominciato a seguire con sempre maggiore attenzione e curiosità le esecuzioni dei tre musicisti, per scoprire l’arcano delle trascrizioni ‘circolari’, non basate sulla tradizionale divisione tra melodia, accompagnamento e linea di basso, ma strutturate sul sequenziale reciproco passaggio della linea melodica. Un esercizio tecnico di grande livello e impegno premiato da un grande risultato.

Il primo concerto ufficiale della rassegna, il 13 giugno, ha visto due grandi ritorni: quello della pioggia, che aveva accompagnato tutta la passata edizione, e quello assai più gradito di un grande amico quale Giovanni Pelosi.

Giovanni Pelosi
Giovanni Pelosi

Attorniato dalle splendide chitarre del liutaio Maurizio Cuzzolin, che ha costruito per lui degli incredibili strumenti ‘dalle aperture nei posti sbagliati’, e che nel pomeriggio era stato protagonista del primo appuntamento di “Liutai sul Lago” in collaborazione con Fingerstyle Life di Dario Fornara, Giovanni ha cominciato a suonare qualcuno dei suoi brani preferiti e la sua aria tranquilla e sorniona, quasi dimessa, non faceva certo sospettare che le sue mani potessero letteralmente far esplodere le note in tutta la loro energia, mentre al suo fianco la sua Trudy – vecchia chitarra malconcia con uno strano buco sulla cassa sgargiante, salvata dall’oblio di un banco dei pegni in un’insonne notte americana – condivideva applausi e riflettori. Intanto, tra una chiacchiera e l’altra, Pelosi ha proposto anche qualche bellissimo inedito, pronto per il suo nuovo CD, mescolato a memorabili arrangiamenti. Con la sua disarmante simpatia si è divertito a regalare a tutti i presenti un concerto sobrio e scoppiettante, stretto nell’abbraccio affettuoso di tanti amici sinceri. E, tra amici, può anche succedere che la serissima “Parole parole” di Mina, su cui la voce profonda di Domenico Brioschi voleva improvvisare il celeberrimo monologo di Alberto Lupo, si trasformi in una gag involontaria e spassosa, grazie al testo traditore scaricato da uno smartphone dispettoso.

Il 20 di giugno sempre ‘Casa Brioschi’ ha accolto il secondo appuntamento di “Liutai sul Lago”, con le straordinarie chitarre di Davide Serracini magistralmente suonate da Davide Sgorlon.

Davide Sgorlon
Davide Sgorlon

Sono passati sei anni dal suo debutto come chitarrista solista proprio a Un Paese a Sei Corde e, nel frattempo, Sgorlon non ha fatto altro che evolvere fino alla perfezione. Il pubblico ha dimostrato di conoscerlo e amarlo moltissimo, riempiendo fino all’inverosimile l’antico cortile della sede de La Finestra sul Lago. E Davide non ha deluso, regalando un concerto strepitoso. Pura musica, raffinata ed evocativa, per questo artista che può vantare una perfetta padronanza sia delle sei corde che dei più estremi effetti elettronici. Una vera e propria colonna sonora in grado di accompagnare i pensieri di ciascuno. E mentre il cielo si riempiva di stelle, nell’aria il profumo dei tigli si mescolava agli echi di terre lontane, Africa, Sud America, Oriente, deserti, metropoli, spazi siderali, nell’incanto di un magico concerto applauditissimo dal pubblico.

L’ultimo appuntamento con “Liutai sul Lago” – la piccola rassegna pensata e voluta da Dario Fornara e Fingerstyle Life – il 27 giugno, ci ha portato due giovani artigiani di Riccione, Mauro Gaudenzi e Samuele Fabbri, che con le loro GF Guitars hanno fatto suonare un duo di chitarristi sorprendenti, che hanno riempito di estate questa bella serata. Il nome Incipit Suite Guitar Duo con cui si sono presentati incuriosiva i presenti che, pur fiduciosi nelle scelte degli organizzatori, forse non si aspettavano un concerto così bello, elegante e travolgente. Marco di Meo e Roberto Gargamelli hanno cominciato a suonare una musica che sapeva di jazz, di Brasile, di ritmi sudamericani, con un pizzico discreto di elettronica, ma proprio poca. Quel loro delicato accento romagnolo, un po’ da balera, con cui raccontavano ogni brano, contribuiva a rendere il tutto più simpatico e leggero.

Marco Di Meo & Roberto Gargamelli
Marco Di Meo & Roberto Gargamelli

Sabato 4 luglio ha accolto un evento straordinario legato al mondo delle chitarre José Ramirez, storico marchio giunto alla quinta generazione. Il nome Ramirez nel mondo è sinonimo di chitarra classica, e Piero Bonaguri è sembrato il musicista perfetto per rappresentare questo strumento, avendo studiato con Alirio Diaz, Oscar Ghiglia e il grande Segovia, la cui storia si è spesso incrociata con quella di questa grande liuteria spagnola. Ma, per Un Paese a Sei Corde, chitarra classica vuol dire Francesco Biraghi, formidabile curatore della sezione “Chitarra Femminile Singolare” del festival, che questa volta ha proposto non uno, ma ben due concerti. Villa S. Remigio a Verbania, con i suoi magnifici saloni, è stata appositamente aperta in questa occasione per ospitare una piccola esposizione di chitarre, con la possibilità di provarne alcune, oltre che una conferenza stampa di Cristina ed Enrique Ramirez. Al termine, un delizioso recital pomeridiano di Domenico Brioschi, autore e voce recitante di piccoli racconti enogastronomici, incorniciati dalla musica mirabilmente eseguita dall’amico Biraghi. Dopo cena, ancora Francesco Biraghi protagonista, stavolta all’interno del Talete Duo in coppia con la bravissima Sara Collodel, tra le suggestive mura della chiesa romanica di S. Remigio, a due passi dall’omonima villa.

Talete Duo
Talete Duo

Come sempre, le impareggiabili presentazioni del maestro Biraghi hanno condotto per mano il pubblico tra le note, mentre il sorriso di Sara aggiungeva leggerezza e freschezza. Più intenso e drammatico il programma eseguito da Piero Bonaguri, ma sicuramente mai banale. E, al termine di questa calda giornata estiva, il pubblico è tornato a casa con la piacevole sensazione di una bella scorpacciata di chitarra.

Ancora chitarra classica il giorno dopo a Briga Novarese con lo strepitoso Duo Ida Presti. Le giovani Alessandra Luisi e Giusi Marangi, ispirandosi non solo nel nome alla grande e poco conosciuta chitarrista francese, hanno dato vita a un concerto fresco e originale, che ci ha fatto conoscere nuovi paesaggi del mondo per chitarra classica.

Duo Ida Presti
Duo Ida Presti

L’intesa fra le due concertiste era splendida e le loro dita correvano veloci e leggere, senza far perdere neppure una nota all’ascolto. Meravigliosa la naturalezza con cui le due chitarriste eseguivano ogni brano, ben lontana dalla prosopopea troppo spesso attribuita ai musicisti classici; e il successo non poteva che essere strepitoso.

Nel mondo della chitarra acustica ci sono nomi che da qualche tempo stanno emergendo prepotentemente e Un Paese a Sei Corde ha voluto dar loro la possibilità di ampliare il proprio orizzonte con la rassegna “Volare in alto”, curata da Davide Sgorlon. Sabato 11 luglio uno strano vento caldo, inusuale per il Lago d’Orta, ha così portato Raf Qu e Antonello Fiamma ad Omegna, due giovani animati dalla voglia di far conoscere il loro modo di fare musica anche qui, in questo angolo di Piemonte. Il primo a salire sul palco è stato Raf Qu, un guerriero dal cuore salentino e dalla determinazione teutonica. Accucciato su di un basso sgabello, concentrato e sereno come l’azzurro dei suoi occhi, ha cominciato a suonare mentre la brezza gli scuoteva i capelli. Raccontandoci di sé e della sua musica, delicata, ipnotica, sentimentale, e sempre accompagnato dagli applausi del pubblico, Raf ci ha fatto ascoltare brani tratti dal suo CD Homeless più qualche chicca tutta speciale, per poi lasciare il palco ad Antonello Fiamma. Nonostante il suo spirito lucano, Antonello ha portato al pubblico di Omegna uno stile di concerto più metropolitano, in cui le sue bellissime composizioni originali si intrecciavano ad arrangiamenti di grande qualità. Grandi gli applausi che hanno premiato la simpatia e la grande tecnica di questi due preziosi artisti venuti dal Sud per ‘volare in alto’. Sempre di più.

Il 18 luglio le sorelle Conti hanno ospitato per il secondo anno, nelle loro cantine di Maggiora, uno splendido doppio concerto della rassegna “Chitarra Femminile Singolare”. Nel loro regno dell’imprenditoria in rosa, hanno permesso a due giovani musiciste di portare la loro arte anche a chi non aveva la possibilità di fare un salto ad Austin, in Texas, o in Francia per ascoltarle. Già perché è da lì che sono arrivate Giulia Millanta, cantautrice fiorentina volata oltreoceano e Illona Bolou, chitarrista parigina dalla pelle d’ebano.

Illona Bolou
Illona Bolou

Un piede rotto il giorno prima, Giulia si è appollaiata sulla sua sedia non senza difficoltà, ma – appena ha cominciato a cantare – l’atmosfera si è riempita della sua voce e della sua forte personalità. E non importava se cantasse in inglese o in francese, in italiano o in spagnolo, ogni persona presente era catturata dalla sua musica che usciva dalla chitarra suonata con tecnica impeccabile, oltre che da una voce chiara e potente, morbida e viva. Al suo fianco, ad accompagnarla, c’era Paolo Clementi, un gigante buono pronto a proteggerla, armato di una viola dal suono magico e prezioso. Impossibile non impazzire per la piccola, grande Giulia! Un rapido cambio palco, ed ecco la diciannovenne Illona Bolou, attesissima dopo aver fatto ammirare i suoi virtuosismi in rete. La sua tecnica spettacolare non ha deluso, sia nelle cover che nei bellissimi inediti, e il suo sorriso disarmante le ha fatto perdonare anche i cambi di accordatura troppo lunghi e il suo francese troppo veloce.

Di tutt’altro genere il concerto a cui abbiamo assistito a Bolzano Novarese il 25 luglio. I due chitarristi che si sono esibiti nella piccola piazza del Comune arrivano da frequentazioni famose e importanti, e hanno calcato i palchi più prestigiosi che il mondo musicale italiano possa offrire. Forse non tutti si sono resi conto di trovarsi di fronte un vincitore di Sanremo, ma quando Fausto Mesolella ha imbracciato la chitarra, la sua incredibile ‘Insanguinata’, è cominciata la magia. Poche note, con bassi profondi regalati dalle corde di nylon e da una vasta pedaliera, un po’ di jazz e incursioni di chitarra elettrica, per chiamare poi sul palco Armando Corsi tra grandi applausi scroscianti. L’aria da simpatico vecchietto e una chitarra ricoperta per metà da nastro adesivo nero, non facevano certo sospettare i suoi trascorsi al fianco di grandi nomi della musica italiana e non solo, e nemmeno la grande tecnica chitarristica, così agile e moderna.

Armando Corsi e Fausto Mesolella
Armando Corsi e Fausto Mesolella

E se l’italianissima voce di Roberta Alloisio, invitata a cantare, ci ha regalato un momento di ‘chitarra bar’, il finale con cui Mesolella ha salutato il pubblico ci ha riportati in quell’atmosfera magica che solo un grande artista come lui poteva evocare.

Dopo due straordinari musicisti di grande esperienza, ecco tornare “Volare in alto” con due giovani promesse della chitarra. Il 1° agosto ci ha portati a Gravellona Toce, accolti ancora una volta nel Salone Parrocchiale, perfetto riparo da una gelida pioggerellina. La sala si è presto riempita di un pubblico eterogeneo giunto da ogni dove per assistere al doppio concerto di Andrea Baileni e di Luca Stricagnoli.

Luca Stricagnoli
Luca Stricagnoli

Baileni ci ha subito condotti lungo un percorso musicale che lo ha portato dal fingerpicking più classico fino a un nuovo progetto fatto di canzoni inedite, suggestive e intense, in cui la sua voce ha sorpreso per il timbro morbido e aperto, come ali spiegate in volo. Un po’ di elettronica a sostituire gli strumentisti con cui di solito si accompagna (i Giulia’s Mother) ed ecco fatto un bel concerto, delicato ed esplosivo, che ha conquistato i presenti. Niente elettronica, invece, per gli effetti speciali con cui Luca Stricagnoli, idolo del Web, ha deciso di stupire il pubblico, ma una tecnica sorprendente e un’abilità non comune. Già perché, in fondo, a che servono due mani se non per suonare due chitarre? E perché non aggiungerne una terza, usando anche un piede? E un’armonica a bocca, e un archetto? Il risultato è stato uno spettacolo incredibile, sia per gli occhi che per le orecchie, poiché non ci siamo trovati davanti un semplice acrobata delle sei corde, ma un grande chitarrista e un autore e arrangiatore originale, in grado di trovare un modo diverso di ricreare il suono che cerca. I suoi modi semplici e cordiali, poi, hanno fatto il resto e l’affetto del pubblico si è fatto sentire.

Stresa ha accolto il nostro festival l’8 di agosto, un sabato vacanziero pieno di vento e di turisti. E Sergio Altamura era là, nella meravigliosa scenografia offerta dalla Villa Ducale, sede del Centro Studi Rosminiano con la sua scalinata, i suoi archi, le sue luci. Un gradito ritorno, il suo, per chi già lo aveva conosciuto, e una magica scoperta per chi, ascoltando la sua incredibile musica, ne veniva catturato. Suoni registrati e mandati al contrario, voci cantate nella buca e che sembravano venire da altri mondi, percussioni coinvolgenti e travolgenti si fondevano con melodie intense e armoniose. Fino all’ultimo brano in cui Altamura, dopo aver catturato tutte le sue note nell’incantesimo della loop station, ha posato la chitarra e se ne è andato mentre la musica continuava come per magia, facendo esplodere un grande applauso entusiasta.

In un’estate fin qui secca e torrida, la sera di Ferragosto ha accolto il pubblico di Un Paese a Sei Corde con un tremendo nubifragio, che sferzava lo sperone di roccia proteso sul lago d’Orta e su cui sorge, magnifico, il Santuario della Madonna del Sasso. Dentro, la chiesa era piena e il concerto si è rivelato perfetto per questo luogo suggestivo, tra le fiammelle delle candele, mentre fuori i boschi si agitavano sotto la pioggia scrosciante. Quando Roberto Bongianino, fisarmonicista, e Maurizio Verna, chitarrista, sono entrati in scena, è sembrato che uscissero direttamente da una fiaba, col loro sguardo dolce e i lunghi ricci precocemente ingrigiti.

Roberto Bongianino & Maurizio Verna
Roberto Bongianino & Maurizio Verna

Due maghi, due folletti dei boschi che, alternando chitarre a 6 o 10 corde, bouzouki irlandese, fisarmonica e bandoneón, ci hanno regalato un concerto originale e garbato che ha mescolato antiche musiche piemontesi e ritmi irlandesi, composizioni inedite e un pizzico di jazz.

Il giorno seguente, in una serata ancora fresca ma serena, tutti ad Armeno sulla via che sale al Mottarone, per ascoltare e applaudire il Bruskers Guitar Duo, formato da Matteo Bignozzi ed Eugenio Polacchini, partiti dall’Emilia per conquistare il mondo. Eleganti nei loro completi scuri, le chitarre classiche tra le mani, sembravano avere quell’aria seria e compita che fa prevedere qualche sbadiglio, ma sono bastate le prime note per far capire che non ci avrebbero offerto uno spettacolo troppo convenzionale. L’esecuzione perfetta, condita con un’ironia garbata, ha dato vita a un concerto che – attraverso rivisitazioni di brani più o meno celebri e pezzi originali scritti dai nostri due musicisti – ha saputo donare ai presenti una serata di allegria. Tutto il pubblico li seguiva incantato e nessuno voleva rischiare di perdere quella smorfia, quell’occhiata tra i due, quell’incredibile scatto del collo con cui Matteo si voltava a guardare Eugenio, atteggiamenti che davano ancor più forza alla loro interpretazione e scatenavano sorrisi. Aggiungendo tocchi personali e contaminazioni, mescolando stili e, qualche volta, in veste di autori, hanno regalato uno spettacolo allegro e raffinato, tanto prezioso in un periodo cupo come quello che stiamo vivendo. Che sia questa la ragione per cui, in altre lingue, per giocare e suonare si usa la stessa parola?

Un Paese a Sei Corde è fatto di tanti luoghi diversi e, in ognuno di essi, porta la musica più adatta. Lo ha fatto anche stavolta a Baveno dove, nella piazza del Municipio a ridosso del lungolago, la sera del 21 di agosto, l’Officina Acustica Quartet non è certo passata inosservata. Sarà stato il piacevole mix di generi riuniti sotto la definizione di new flamenco, sarà stata la bravura di Claudio Bellato e di Enzo Cioffi, i due chitarristi, ben supportati dalle percussioni discrete e non invadenti di Maurizio Pettigiani, o saranno stati i lunghi dreadlocks del bassista Andrea Bottaro, fatto sta che questo ensemble di musicisti genovesi si è fatto notare anche senza incredibili effetti speciali.

Officina Acustica
Officina Acustica

La sobria allegria della loro musica, mescolando classici del jazz, ritmi mediterranei e composizioni originali, ha conquistato il pubblico vacanziero che ha dimostrato con grandi applausi di apprezzare moltissimo questo spettacolo spensierato.

Il direttore artistico della sezione classica di Un Paese a Sei Corde, Francesco Biraghi, ci ha ormai abituato al meglio tra le chitarriste classiche del panorama mondiale, ma la musicista che ci ha presentato il 22 agosto ci ha letteralmente lasciato senza fiato.

Martina Barlotta
Martina Barlotta

Fresca della maturità classica e del diploma di Conservatorio, la diciannovenne Martina Barlotta è arrivata a Pettenasco accompagnata dai genitori e da una grinta incredibile, che il suo meraviglioso accento grossetano rendeva ancora più gradevole. Elegante e appassionata, stringeva la sua chitarra con tenerezza e maestria, dimostrando grandi doti interpretative al servizio di un talento coltivato sotto la guida dei più grandi maestri. E non ha nemmeno rinunciato a presentare da sé la sua musica al pubblico, estasiato, con la sicurezza di chi frequenta i palchi fin da bambina, senza mai smettere di divertirsi. Il pubblico l’ha subito amata alla follia, donandole interminabili applausi.

Ogni volta che Beppe Gambetta torna a far visita a Un Paese a Sei Corde è sempre una gran festa. Sarà perché questa manifestazione lo ha visto protagonista fin dalla primissima edizione, sarà per l’affetto che lo lega a Lidia e Domenico, instancabili organizzatori e anfitrioni, fatto sta che è sempre come se tornasse a casa per ritrovare degli amici speciali. I palchi a lui riservati, poi, hanno sempre un che di peculiare e, in questo ultimo sabato di agosto, sono stati i magnifici affreschi appena restaurati di Villa Nigra, a Miasino, a fargli da sfondo. Se durante l’assolato pomeriggio si è dedicato a un piccolo seminario con l’ausilio dei sistemi di amplificazione della Schertler, la sera è salito sul palco fresco e caricato, pronto a regalarci uno dei suoi concerti più belli. Vestito di nero, con le immancabili scarpe rosse, ha cominciato a suonare rivolgendo al pubblico quel suo abituale, perenne inchino da chitarrista, incantando i presenti con le sue note. I cambi di accordatura sono diventati il pretesto per raccontarsi al pubblico, in un succedersi di aneddoti, blues, musica sarda o per campane, storielle, canzoni d’amore e folk americano. E persino in una sfida di velocità, in musica, al piccolo scoiattolo che condivide il suo giardino americano. Tanta musica di tanti generi diversi per parlare a un pubblico vario e internazionale, nata dalla sua voglia di trasformare in note ogni storia e ogni sguardo incontrato nel mondo. E il pubblico, anche questa sera, non ha potuto fare a meno di adorarlo.

Beppe Gambetta
Beppe Gambetta

L’accogliente cortile di Casa Curioni, nel centro di Invorio, ha ospitato in questo primo sabato di settembre uno dei concerti più incredibili di Un Paese a Sei Corde, grazie a due artisti che, provenendo da due regioni diverse del Sud America, hanno scelto l’Italia per intrecciare le loro vite e la loro musica: Sergio Fabian Lavia, dall’Argentina, e Dilene Ferraz, dal Brasile. Musica tradizionale dei due paesi, ricerca e innovazione, grandi voci, virtuosismi strumentali sono stati gli ingredienti per scaldare una fresca serata settembrina, sapientemente dosati da questi grandi artisti che hanno saputo combinare tranquilla eleganza e spirito al peperoncino, per farci gustare uno spettacolo impareggiabile. L’esuberante presenza scenica di Dilene, capace di stupire con la sua voce usata come uno straordinario strumento musicale dai mille registri ed effetti speciali, si specchiava nella pacata compostezza di Sergio la cui voce, fresca ed elegante, sembrava arrivare direttamente da un vecchio caffè di Buenos Aires. E quando la chitarra di Sergio Fabian Lavia ha cominciato a interagire direttamente col computer per qualche brano di musica elettronica, incantevole e spiazzante, in cui anche la voce di Dilene giocava con la macchina, mentre i suoni rimbalzavano magicamente tra le pareti per raggiungere poi ognuno dei presenti, la meraviglia del pubblico è stata grandissima.

Dilene Ferraz e Sergio Fabian Lavia
Dilene Ferraz e Sergio Fabian Lavia

Il 10 settembre, il nostro festival ci ha regalato un fuori programma di quelli da prendere al volo, col concerto straordinario di Tony McManus nella chiesetta di S. Antonio a Vacciago di Ameno. Ritmi celtici, per far correre le sue dita sulla chitarra, e languide ballate, con cui ascoltare anche la sua bella voce, si sono intrecciati a meravigliosi quanto inaspettati brani della tradizione classica, a cui le corde di metallo hanno donato un’aria nuova e, forse, addirittura più intensa. Grandi gli applausi del pubblico, che si sforzava anche di capire le battute di Tony e le lunghe spiegazioni, spesso mimate in maniera esilarante, con cui accompagnava ogni brano. Ma se il suo inglese non era alla portata di tutti, la sua musica e la sua grande tecnica non necessitavano di traduzione per arrivare al cuore dei presenti e regalare tanto divertimento.

L’affetto che lega molti chitarristi a Gérard e Philippe Chatelier ha spinto gli organizzatori di Un Paese a Sei Corde a creare un evento straordinario, interamente dedicato a loro e agli strumenti scaturiti dal loro ingegno e dalle loro mani. Una bella festa che ha riunito a Cressa alcuni dei musicisti legati a questo marchio, arrivati da varie parti d’Italia e d’Europa, richiamati da Dario Fornara, direttore artistico della sezione acustica della rassegna.

Gerard e Philippe Chatelier
Gerard e Philippe Chatelier

La sala consiliare del Municipio ha accolto una piccola conferenza dei fratelli Chatelier e un’esposizione delle loro chitarre, con la possibilità di provarle, mentre nel bel cortile un piccolo palco ha permesso ai musicisti presenti di far ascoltare un piccolo anticipo del concerto serale. Felici di questa bella atmosfera allegra e rilassata, anche i fratelli Chatelier hanno deciso di esibirsi, cosa rara, con qualche brano country per chitarra e banjo. Il delizioso Dialogo divino, scritto e recitato da Domenico Brioschi con l’accompagnamento magistrale della chitarra di Dario Fornara, ha chiuso il pomeriggio con leggerezza. Dopo la cena, il Museo del Baco da Seta ha accolto il concerto di tutti i musicisti. Il suo ambiente intimo, con la sua aria rustica ed elegante al tempo stesso, li ha invogliati a tentare una formula diversa, riducendo l’amplificazione al minimo e disponendo le sedie a semicerchio intorno a loro, per stare a più stretto contatto col pubblico. Il risultato è stato a dir poco magico. Uno dopo l’altro, hanno suonato Giulio Redaelli, arrivato da Lecco, e Giovanni Ferro, tornato a suonare dopo un bruttissimo incidente stradale, reinventandosi una nuova tecnica e un nuovo modo di tenere la chitarra. Dopo di lui, è stata la volta dell’unica donna della compagine, Nadine Rodot, prima di lasciare la scena a un altro chitarrista francese, Luc Fenoli: col suo sorriso, che non lo ha abbandonato per tutto il giorno, è riuscito a coinvolgere nella sua musica anche il pubblico, che si è sentito ancor più partecipe di una grande emozione. E l’emozione è continuata anche con lo svizzero Angelo Guarino, che con la sua dolcezza e la sua musicalità ha dimostrando quanto la caparbietà possa aiutare a non farsi piegare dagli incidenti della vita; anche quando colpiscono le mani di un chitarrista. È infine giunta la volta di un applauditissimo Dario Fornara: grandi sorrisi e grandi applausi hanno inondato l’aria intorno a noi, ma c’era ancora una sorpresa. Sono stati nuovamente Gérard, col suo banjo, e Philippe, alla chitarra, a esibirsi in un paio di ballate dal sapore di country e di festa, sprizzando gioia e soddisfazione da ogni poro.

E così, eccoci all’ultimo concerto straordinario, che segna il termine della decima edizione di Un Paese a Sei Corde e la fine di questa lunga estate piena di musica. Il 20 settembre, il salone SOMSI di Gozzano ha accolto il folto pubblico venuto ad applaudire due musicisti spettacolari quali Ian Melrose e Manfred Leuchter.

Ian Melrose e Manfred Leuchter
Ian Melrose e Manfred Leuchter

Due miti per chi già li conosceva, e una sorpresa mozzafiato per chi li ha ascoltati per la prima volta. Se al primo sguardo potevano aver l’aria del folcloristico duo di vecchietti con chitarra e fisarmonica, non appena hanno cominciato a suonare hanno sbalordito anche i più scettici. La fisarmonica di Leuchter, suonata come mai avremmo potuto credere possibile, ha condotto il pubblico in un fantastico viaggio fra i più vari mondi musicali, tra Medio Oriente e arie celtiche, musiche del ’600 e della douce France, ritmi africani e allegria americana anni ’50. Al suo fianco uno straordinario Ian Melrose ad aggiungere ritmi e melodie con la sua chitarra capace di tutto, ma anche pronto ad ammaliarci con la magia di un flauto dal suono languido.
Grandi gli applausi festosi per questo ultimo concerto, così meravigliosamente gioioso e commovente. Perfetto per salutare, in un grande abbraccio, il pubblico che per tutta questa lunga estate ha voluto esplorare insieme a noi questo fantastico Paese a Sei Corde.

Patrizia & Mauro Gattoni

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui