Acoustic Guitar Village 2016 – La grande scommessa

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(di Reno Brandoni) – L’ingresso non poteva generare maggiore ansia: fermi sul tappeto rosso ad aspettare l’apertura dei cancelli eravamo noi, i soliti Lallo Costa, Andrea Carpi, Leo Petrucci, Giuseppe Tropeano, Alessio Ambrosi…  Mani sudate come il primo giorno di scuola, pronti alla grande scommessa. Non so se siete mai stati a Las Vegas o a Macao: le sale sono grandi ed eleganti, sono aperte ventiquattro ore al giorno e – se arrivi la mattina presto – le trovi quasi vuote con tanti addetti ai lavori che girano indaffarati; e nonostante ancora non sia il momento della ‘grande kermesse’, senti già la tensione del gioco: puoi vincere o perdere, ma entri sempre con la speranza che le tue scelte siano quelle giuste e cambino in meglio la tua vita.

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Mi hanno insegnato che ‘crederci’ è la prima regola per far sì che un progetto abbia successo. E quest’anno, il primo vero dell’Acoustic Guitar Village nell’ambito di Cremona Musica International Exhibitions, metteva sul tavolo quasi vent’anni di storia dell’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, uno storico meeting, oserei dire il più grande e importante per la storia della chitarra acustica in Italia. Venti anni in cui si pensava che, al di fuori dell’indiscussa abilità del suo ‘patron’ Alessio Ambrosi, la manifestazione dovesse la sua fortuna al luogo, alla Fortezza Firmafede di Sarzana che faceva da cornice a un evento che non aveva pari in Italia. E già, non erano tanto le attività, ma il luogo che attirava, il luogo che creava il successo e l’attenzione…
Quindi spostare il meeting a Cremona, in contemporanea con Mondomusica, non avrebbe potuto che far evaporare la magia e l’interesse per la creazione di Ambrosi. E quando è stato chiesto aiuto in questa complessa metamorfosi, non tutti si sono prodigati a dare una mano alla nuova scommessa.

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Strano, girando quest’anno l’Italia ho incontrato espositori e liutai nei posti più impensabili e reconditi, ospiti di festival ‘ignoti’, dove la speranza, l’ombra di un solo visitatore risuona come una scommessa, quasi sempre persa. Sono gli stessi che lamentano la crisi, per poi disertare gli eventi che offrono opportunità e professionalità. È un problema di costi, mi dicono. Ma come sempre il prezzo è proporzionale alla visibilità.
Molti hanno preferito stare alla finestra, come si fa di solito, o perlomeno come ci hanno abituato a fare, in attesa della sconfitta o dell’impensabile successo. Perché credere e investire sui nuovi progetti non è cosa semplice, e non piace tanto rischiare. Meglio lasciar fare a gli altri e, in caso, saltare sul carro del vincitore, inventando una qualche sorta di scusa per giustificare la non presenza.
Allora adesso siamo noi, tutti insieme con qualche grammo di ansia, ma chili di fiducia per il serio lavoro svolto in tutti questi anni. Il giovedì sera precedente all’apertura della manifestazione, è con più entusiasmo e più cura degli anni precedenti che abbiamo allestito i nostri stand.

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Così è arrivato il momento. I croupier hanno scoperto le loro roulette urlando «Faites vos jeux», che i giochi abbiano inizio. I cancelli aperti davano il via al nuovo ciclo, alla nuova storia dell’Acoustic Guitar Village, evento fondamentale per le attività di Cremona Musica, tant’è che l’ingresso del padiglione dei fiati e delle corde si apriva proprio con il villaggio della chitarra acustica, regalando a questo evento una visibilità e un’importanza di sicuro prestigio.
All’inizio ho visto facce smarrite. Il nostro direttore Carpi, per esempio, faceva fatica a orientarsi rispetto a quelli che erano i punti certi della Fortezza Firmafede. Ma a tutto si fa l’abitudine, quindi pian piano diventava sempre più facile darsi un appuntamento alla Martin o da Ignazio Vagnone per provare una nuova Collings, passando per lo stand della Aramini con Larrivée, Lakewood, Sigma e le nuove Effedot in prima fila. I palchi esterni, due, iniziavano a rumoreggiare con i loro imperdibili appuntamenti, dando sempre più voce e forza al nostro nuovo festival.

Non nascondo che la nostalgia ogni tanto faceva capolino, e l’idea dell’assenza del fossato della Fortezza sembrava incolmabile, ma è bastato poco per far volare entusiasmo e fantasia. Cremona si presenta come una città magica, ricettiva, piacevole da vivere e da visitare e – a cancelli chiusi, quando si pensava che si sarebbe avvertita sempre di più la mancanza della cittadina spezzina – Cremona è diventata ancora più accogliente, ancora più eccitante, e passeggiare fino a tarda notte nella Piazza del Duomo ha ripagato di tutte le nostre nostalgie.

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I giorni sono stati lunghi e intensi, il pubblico ha premiato certamente il coraggio e si è incuriosito per la novità, per il nuovo luogo che sicuramente testimonia una partenza, un nuovo viaggio, che può solo crescere e diventare ancora più grande e importante del suo ormai lontano antenato. Un plauso particolare va al direttore artistico del villaggio, Alessio Ambrosi, che ha dimostrato ancora una volta come la professionalità sia sempre vincente.
Al prossimo anno, e come tanti, ho già chiesto uno spazio più grande.

Reno Brandoni

 

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