Un americano ai Castelli Romani – Intervista a Stefan Grossman

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(di Andrea Carpi) – Dopo i miei ultimi incontri con lui ad Acoustic Franciacorta nel 2007 e a Ferentino Acustica nel 2012, ritrovo Stefan Grossman ad Albano Laziale ai Castelli Romani, vicino a Monte Porzio Catone e Grottaferrata dove aveva soggiornato a lungo tra gli anni ’70 e ’80, istruendo un folto manipolo di allievi italiani – tra cui il nucleo dei fondatori di Fingerpicking.net – e gettando le basi per la diffusione del fingerpicking in Italia. Oggi è qui allo scopo di registrare per il suo Stefan Grossman’s Workshop il video didattico di Alberto Lombardi, un chitarrista italiano che lo ha conquistato su YouTube con il suo arrangiamento fingerstyle di “Volare”.

Durante l'intervista
Durante l’intervista

Tra una pasta alla carbonara e una ciambellina al vino alla taverna da Bobbo di Albano, mentre la televisione trasmette l’incontro tra Manchester City e Real Madrid, Stefan ci racconta della continuità della sua attività di fronte ai mutamenti e alle difficoltà che il nuovo secolo porta con sé, del suo perenne amore per i vecchi blues e delle innovazioni tecnologiche, delle diverse ‘voci’ della chitarra fingerpicking nel mondo, del suo ricordo dell’amico John Renbourn e del ruolo di Fingerpicking.net.

È un po’ di tempo che non ci vediamo. E allora vorrei farti subito una domanda da un milione di dollari: cosa pensi dei grandi cambiamenti che sono avvenuti in campo musicale in questo inizio di secolo? Più precisamente, cosa pensi dei nuovi orizzonti della chitarra acustica, in particolare del mondo chitarristico che ruota intorno alla CandyRat Records?
Sai, io non ho ascoltato nemmeno un disco della CandyRat. Ho conosciuto Andy McKee, Don Ross, Gareth Pearson, un giovane che conosco da molti anni e che ha realizzato un disco con quell’etichetta [Urban Echoes – voll.1-2, 2010-2012]: boh… Sono interessanti, però in realtà non li seguo veramente. Io… sono sempre lo stesso. Ad esempio, nelle ultime sei settimane che ho trascorso in Inghilterra, ho ascoltato la stessa musica che ascoltavo cinquant’anni fa, buttando giù delle tablature per capire come Blind Blake suonava certi pezzi, oppure Lonnie Johnson. È sempre la stessa storia per me.

Ma, più in generale, cosa pensi delle difficoltà che attraversa il mondo musicale, delle innovazioni tecnologiche e dei cambiamenti che queste hanno determinato?
Con il Guitar Workshop siamo andati avanti, nel senso che all’inizio producevamo soltanto audiolezioni, poi siamo passati ai video, e adesso la metà delle nostre vendite avviene attraverso il download diretto. È un fatto interessante, ma il mio problema è di riuscire a stare al passo con quello che avviene nel campo della tecnologia. Per la verità dovrei ingaggiare qualche tredicenne per farmi spiegare quali social media conviene utilizzare! Perché quando ho detto a una mia nipote che avevo una pagina Facebook e se voleva diventare mia amica, lei mi ha risposto che Facebook ormai è superato, che devo prendere Instagram, e poi quest’altro e quest’altro ancora… Anche per capire come promuovere i nostri lavori, bisognerebbe essere giovani, per conoscere tutte le novità. E io non sono giovane giovane!

Eric Clapton osserva la Stella di Stefan al Crossroads Guitar Festival 2010
Eric Clapton osserva la Stella di Stefan al Crossroads Guitar Festival 2010

Quindi tu continui a sentire che la ‘missione’ del tuo Guitar Workshop è sempre la stessa, oppure si è modificata?
È sempre la stessa. E sai perché sono qui in Italia adesso? La mia ‘luce guida’ funziona così: quando ascolto qualcuno che suona la chitarra e voglio imparare quello che suona, questo per me significa che si tratta di qualcosa che desidero inserire nel mio Guitar Workshop. Per esempio qualche anno fa, navigando su YouTube, ho scoperto un ragazzo che suonava benissimo: si chiama Tom Feldmann, l’ho contattato e adesso che ha trentotto anni – è ancora giovane per me! – ha già realizzato una quindicina di DVD didattici stupendi. Recentemente, sempre girando su YouTube, ho visto un chitarrista acustico suonare un arrangiamento in fingerpicking di “Volare”, e “Volare” è una canzone bellissima, anche con il testo tradotto in inglese, ha una melodia stupenda…

stefan-grossman-2È una canzone molto conosciuta in America, vero?
Sì, e credo che sia conosciuta in tutto il mondo. Così, quando ho visto il video di questo ‘ragazzo’ italiano – Alberto Lombardi – che suonava “Volare”, mi sono detto: «Ammazza, voglio imparare questo arrangiamento!» Ho copiato il video e l’ho inserito su Transcribe!, il programma che ti permette di passare i file o video musicali alla velocità che vuoi. Ci sono volute due settimane per trascriverlo e impararlo. Poi ho pensato: «Adesso voglio vedere cos’altro fa questo ragazzo». E ho trovato altri pezzi italiani famosi, come “Tu vuo’ fa’ l’americano”, del quale ho sempre detto a Reno Brandoni che volevo farlo in concerto quando venivo in Italia. Inoltre c’era anche “Georgia on My Mind”: «Mamma mia» ho pensato «questo ragazzo fa degli arrangiamenti pieni di cose che voglio imparare!» Allora, parlando con Reno, gli ho chiesto se conosceva questo Alberto Lombardi e Reno mi ha dato il suo contatto. È andata proprio così. Per prima cosa ho chiesto ad Alberto se parlava inglese, e in effetti lui parla un inglese quasi perfetto. Così gli ho proposto di venire in America per registrare un video didattico, però lui in America ci era appena stato a ottobre-novembre dell’anno scorso. E siccome dovevo venire in Inghilterra a febbraio-marzo, ho pensato che potevo fare io un salto a Roma. Quando poi gli ho chiesto dove abitava e mi ha risposto che viveva ad Albano, sono trasalito: «Cosa? Io ho abitato per anni ai Castelli Romani, a Monte Porzio Catone e a Grottaferrata!» Quasi un segno del destino! E adesso abbiamo finito di registrare qui il suo video, che è bellissimo e molto interessante. Alberto ha fatto arrangiamenti di un sacco di altre canzoni italiane e, in un primo momento, avevamo pensato di realizzare un titolo tipo Fingerpicking Italian Songs o qualcosa del genere. Poi però ho considerato che questa scelta avrebbe funzionato bene in Italia, ma non altrettanto bene fuori dall’Italia. Perché gli appassionati del fingerpicking di solito non associano questo stile alla musica italiana. Così ho pensato di fare un video con tre-quattro canzoni, di cui una o due italiane… innanzitutto “Volare”, perché volevo impararla! E alla fine, oltre a “Volare”, abbiamo selezionato “Tu vuo’ fa’ l’americano”, “Georgia on My Mind” e “Blue Moon”. A quel punto il problema era che titolo dare al lavoro; negli ultimi due-tre giorni in studio ci abbiamo pensato e ripensato: ascoltando le registrazioni di Alberto, ho trovato che si trattasse proprio di ‘avventure’ chitarristiche, di qui il titolo Fingerpicking Adventures with Alberto Lombardi.

Comunque sia, la presenza delle due canzoni italiane nel DVD di Alberto riporta a un concetto di ‘voce italiana’ della chitarra fingerpicking, un concetto che mi sembra tu abbia sempre avuto a cuore nei confronti dei musicisti italiani.
Sì, sempre. Quando ho vissuto in Italia, oppure quando ho girato in Giappone, in Inghilterra o in Norvegia, sono sempre stato felice di insegnare a suonare la chitarra, ma naturalmente ho sempre insegnato la musica che io suono, che è americana. Però ho sempre cercato di incoraggiare gli studenti, una volta che hanno raggiunto il livello necessario per suonare “Mississippi Blues” o la musica di Mississippi John Hurt, di ricercare la propria musica, la musica del proprio paese, del proprio sangue. Infatti Reno, per esempio, all’inizio suonava sempre e soltanto il blues e il fingerpicking, poi a un certo punto ha cominciato a scrivere molti pezzi originali. La stessa cosa in Giappone, dove c’è Tokio Uchida, che prima suonava come un clone di Stefan Grossman e adesso suona musiche giapponesi o anche arrangiamenti con uno stile personale.

Si tratta semplicemente di passare dal fatto di suonare un repertorio blues a comporre brani originali, oppure c’è effettivamente un qualche contributo ‘locale’ al modo di suonare, che sia italiano o giapponese o di qualsiasi altro luogo?
Prendiamo per esempio Reno: lui suona molti brani originali e adesso anche pezzi tradizionali italiani; questa è una bella cosa. Alberto invece suona “Volare” e altre canzoni italiane, sì, ma quello che è più importante per me è il suo modo originale di arrangiare qualsiasi brano musicale. È molto interessante come lui lavora: prende un pezzo e ne ascolta le vecchie registrazioni; per esempio “Blue Moon”, che è stata scritta nel 1934 e ripresa poi da tanti interpreti come Ella Fitzgerald o Frank Sinatra. Ora, Alberto ascolta tutte queste versioni, tutte queste ‘storie’ della canzone, e quello che ne viene fuori è qualcosa di suo, dove si ritrova anche un sapore italiano, possiamo dire…

Tu lo avverti?
Sì, io sento questo…

Stefan Grossman con John Renbourn
Stefan Grossman con John Renbourn

Eppure Alberto si è formato in California al Musicians Institute…
Sì, è vero che quando lui – o anche Reno – eseguono per esempio un blues lick, quello deriva da Freddie King, da B.B. King o Charley Patton; però nel loro modo di suonare c’è ‘qualcosa’: loro sono arrivati a un punto in cui mostrano di essere entrati in contatto con la propria anima italiana. Anche Gavino Loche è un altro musicista splendido, che sarebbe bello far ascoltare fuori d’Italia, perché il suo modo di arrangiare i brani musicali è molto originale, c’è qualcosa di unico. E ce ne sono altri. Per esempio c’è Francesco Buzzurro che è mostruoso, madonna!

Lui ha una formazione classica, però ha suonato parecchio anche in gruppi siciliani di folk revival…
Questo per me è interessante, sembra che in Italia ci sia qualcosa adesso. Dopo anni e anni, ci sono tanti chitarristi che suonano veramente bene.

Quale ruolo pensi che Fingerpicking.net possa avere in questa scena italiana?
Dipende, perché si tratta di un albero con tanti rami. Per esempio sono stato da Reno in Sardegna, dove è stata organizzata una festa per noi, e c’era un suonatore di chitarra sarda, c’era un coro disposto in cerchio, è stata un’esperienza stupenda. Quindi c’è un primo ramo di musicisti che desiderano seguire la tradizione, come hanno fatto Martin Carthy e altri in Inghilterra; il che significa che devono trovare un altro modo di suonare la tradizione italiana che non sia il boom-chick, che non sia il ragtime americano. Poi ci sono altri che vogliono suonare la chitarra jazz, che cercano di inserire una voce italiana nell’improvvisazione. Altri ancora che amano arrangiare per chitarra le più belle canzoni americane, inglesi, italiane. Insomma, ci sono tante strade diverse e penso che Fingerpicking.net possa dare un grande aiuto a tutte queste espressioni, creando un palcoscenico adatto a loro.

Visto che siamo entrati in questo discorso delle diverse voci della chitarra acustica, cosa pensi del lavoro che Peter Finger ha portato avanti in Germania con la Acoustic Music Records? Si può parlare di una ‘voce tedesca’ della chitarra acustica?
Assolutamente sì. Infatti la penso proprio in questo modo, che io ho portato avanti un certo lavoro in America e in Inghilterra, Peter Finger ha proseguito in Germania, Tokio Uchida in Giappone e adesso Reno in Italia. E io sono come un vecchio con i suoi bambini!

A proposito di Inghilterra, so che negli ultimi tempi avevi in programma un incontro con John Renbourn, che non si è potuto realizzare a causa della sua scomparsa. Che ricordo puoi lasciarci di John?
Sì, circa un anno fa ero in tournée come solista nel Regno Unito, mentre John era in tournée con Wizz Jones. E loro due stavano suonando in quasi tutti gli stessi club dove dovevo suonare anch’io. Così John mi ha lasciato dei messaggi e io l’ho chiamato al telefono: ci siamo detti che avremmo potuto incontrarci la settimana successiva, visto che lui sarebbe venuto vicino a dove ho una casa nello Yorkshire. E il giorno dopo ho appreso che era morto. È stato uno shock terribile. Perché lui era quasi come un fratello per me, lo conoscevo dal 1967, abbiamo girato il mondo insieme per quindici anni e lui è stato sempre molto vicino alla mia famiglia, ai miei figli. Una cosa molto triste per me è stata anche che John aveva scritto tantissima musica, non ancora incisa. E io gli dicevo sempre: «John, tu dovresti registrare un disco all’anno, perché la gente lo desidera!»

Riguardo alle sue composizioni, hai visto il libro John Renbourn: Guitar Works – Solo compositions for classical or acoustic guitar, curato dal chitarrista classico Marco Rossetti nel 2013?
Sì, John era molto contento di questo libro, gli era piaciuto molto il fatto che le sue composizioni vi erano guardate come musica classica. Adesso, per me, ci sono soprattutto due chitarristi che in qualche modo raccolgono la sua eredità, sono molto nella sua linea: uno è Tony McManus, che è incredibile; l’altro è Clive Carroll, che ha girato molto in tournée con John. Clive è bravissimo, può suonare ogni tipo di musica, ama molto la musica antica, rinascimentale, ma anche la musica classica contemporanea, costruisce dei pezzi molto complessi.

stefan-grossman-1Per concludere, quali sono le cose su cui stai lavorando per la tua etichetta? E insisto: tu hai detto che sei sempre lo stesso ma, come imprenditore, come hai reagito di fronte alla crisi economica che comunque ha interessato anche il settore musicale?
Noi non sentiamo la crisi. Perché quello di cui mi occupo come imprenditore è una nicchia di una nicchia di una nicchia… [risate] Come dicono nel mondo dell’editoria, puoi andare un miglio in ampiezza e mezzo pollice in profondità, oppure puoi andare mezzo pollice in ampiezza e un miglio in profondità. E io, appunto, vado mezzo pollice in ampiezza e un miglio in profondità! Veramente, quando domani andrò a casa in Inghilterra, troverò ancora un sacco di trascrizioni di blues da fare, di Arthur Pettis, Blind Blake, Blind Lemon Jefferson, Lonnie Johnson, tutte queste musiche che ho sempre amato trascrivere. E oggi è molto più facile farlo, grazie ai software digitali.

Andrea Carpi

 

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