Chitarra acustica – Lukas Milani Experia Small Jumbo

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Il sorriso di Mnemosyne
(di Roberto De Luca) – C’era una volta… «Un re!» esclamerebbero subito i piccoli lettori. «Un pezzo di legno!» diranno invece i lettori di Collodi e di Chitarra Acustica. Certamente avrebbero ragione. Molte storie nascono infatti da oggetti all’apparenza semplici, ma capaci di evocare forti suggestioni.

lukas-milani-guitars-04L’idea
Il nostro mastro Geppetto ha un nome settentrionale e una bella fetta di vita trascorsa in mezzo al Mediterraneo. Lukas Milani ha la sua base in un bosco della provincia vicentina, ma si è fatto le ossa in Grecia, in particolare a Creta. È da lì che è tornato dopo anni di lavoro. Tra i bagagli di un’esperienza liuteristica tanto originale quanto preziosa, l’oggetto da cui prende le mosse questa avventura. Si pronuncia come si scrive, katràni, un’espressione locale che indica il legno di cedro. Già questa cosa è intrigante quanto basta. Un po’ come chiamare cerqua un pezzo di quercia proveniente dalle mie parti. È un imprinting culturale che è garanzia di appartenenza, con tutto ciò che ne consegue. Cedro del Libano, quello dei Fenici. Una tavola proveniente dalle coste dell’Asia minore, arrivata sull’isola greca nella metà degli anni ’70 e recuperata nel laboratorio di un liutaio locale. Impossibile stabilire con certezza gli anni di stagionatura. Quel legno potrebbe avere grosso modo la mia età. Non oso pensare all’albero originario e alla storia che è sfilata sotto i suoi rami. Questo è l’input da cui parte l’idea e che suggerisce il nome proprio della chitarra: Mnemosyne, personificazione mitologica della memoria e che, a futura memoria, verrà vergato a mano sulla superficie interna della tavola.

Molte sono le motivazioni che conducono alla liuteria artigianale, in genere dopo anni e anni di peregrinazioni sonore. Credo però che l’approccio del cliente ‘tipo’ sia ascrivibile essenzialmente a due categorie: quella di chi scodella sul tavolo tutta l’esperienza accumulata e procede per precisi calcoli e combinazioni, e quella di chi segue una bussola interiore orientata su un’immagine appena intuita. Esprit de géométrie ed esprit de finesse, insomma, come al solito. Lascio volentieri il primo al maestro Lukas, col quale però discuto a lungo del secondo. L’idea di un legno stagionato per più di quarant’anni all’aria intrisa di sole e di salsedine porta con sé il progetto di una chitarra lontana dai consueti canoni liuteristici, di un prodotto che sappia interpretare, nel suono come nelle fattezze, uno strumento musicale dallo spirito mediterraneo. Nella realizzazione della chitarra tutti gli elementi, dai materiali alle forme, dai dettagli estetici alle soluzioni cromatiche dovranno essere ispirati per quanto possibile al gioco luce e ombra, giorno e notte, acqua e terra, evocando un luogo in cui gli elementi naturali la facciano da padroni, dove la presenza umana sia discreta e perfettamente in armonia con questo insieme. Uno strumento ‘povero e selvaggio’ frutto della nostra natura e della nostra storia. Lukas Milani è la persona più adatta a un simile progetto e lo è fin dalla premessa: esclusa qualsiasi lavorazione a macchina, lo strumento nascerà in modo ‘naturale’ direttamente dalle mani dell’artigiano.

lukas-milani-guitars-05L’oggetto
L’intuizione di partenza si rivela preziosa fin dalla scelta delle forme. Il catalogo Milani offre infatti il modello Experia, una small jumbo dalle linee semplici e aggraziate; il suo nome (secondo gli antichi Greci, la terra dove il sole andava a dormire) sembra messo lì a indicare la strada da percorrere. La scelta dei legni ruota naturalmente attorno al cedro katràni, che fa da fulcro al lavoro. L’aspetto estetico della tavola è inaudito, familiare forse solo a musicisti abituati a strumenti vintage. Le venature, tutt’altro che regolari nelle dimensioni e talvolta persino nella direzione, suggeriscono un’idea di movimento; la brunitura disomogenea del legno invecchiato evoca davvero l’idea di un oggetto cotto al sole. In ossequio all’essenzialità alla quale lo strumento si ispira, il corpo è realizzato in gelso bianco, un legno comunissimo in tutta l’area mediterranea, dall’aspetto chiaro e luminoso. La scelta del fondo a tre pezzi è dettata dalla difficoltà di reperire tavole sufficientemente grandi, vista l’abitudine di sottoporre questi alberi a regolare potatura. L’incatenatura ad ‘X’ visibile sul fondo sostituisce la tradizionale soluzione a catene parallele ed è un particolare finalizzato a guadagnare ulteriore risonanza. Assieme alla tavola, la cifra più originale della chitarra si annida però nel particolare più nascosto. Lo strumento è realizzato con la tecnica del ‘tacco spagnolo’ ed è di fatto costruito e incollato intorno al manico. In altre parole, nessun incastro manico-corpo. Nel manico alla spagnola tastiera, manico e parte superiore della tavola armonica sono un tutt’uno indeformabile. A detta di Lukas, questa soluzione arricchisce i bassi di armoniche, restituisce cantini puliti e pieni su tutta la tastiera, diminuisce il gioco delle tensioni, minimizzando quindi eventuali problemi di assetto. Gli elementi inconsueti non finiscono qui. Ancora rimandi geografici autoctoni nella scelta del legno del manico, che è un monoblocco in noce nero. Lukas Milani motiva questa scelta con la sua esperienza sulle Selmer-Maccaferri, che utilizzavano spesso questa essenza nelle costruzioni originali. A suo dire, l’impiego di questo legno sulle acustiche determina una leggera differenza timbrica in direzione di una voce meno mediosa e più profonda. Per la tastiera (45 mm al primo tasto) non si può prescindere dall’ebano, mentre il ponte riserva un’ulteriore sorpresa, essendo costituito in acero opportunamente mimetizzato ed ‘ebanizzato’ con tannini del legno. Questa soluzione è indirizzata ad alleggerire le masse in gioco sul piano armonico, secondo un criterio mutuato dalla liuteria classica.

lukas-milani-guitars-03L’ultimo aspetto fuori dal coro è senz’altro la forma della paletta. Stando alle parole di Lukas, questa insolita ‘finestratura’ – meravigliosamente in linea con lo spirito dello strumento – nasce dalla ricerca di una soluzione al problema degli angoli in uscita delle corde dal capotasto. L’intenzione è quella di diminuire l’angolo soprattutto delle corde ‘interne’ Re e Sol, restituendo maggior corpo al suono. Si tratta di un disegno originale, frutto di dieci anni di sperimentazione, una soluzione peraltro molto stabile, poiché costituita da un sandwich tra vari legni, di spessore superiore rispetto a quello delle palette tradizionali (23 mm invece dei consueti 17) e molto equilibrata nelle tensioni interne. Le meccaniche aperte Schertler brunite (rapporto 18:1) si sposano alla perfezione col disegno d’insieme. I tasti sono di dimensioni ridotte, sella e capotasto in osso naturale. Persino i piroli reggicorda in ebano sono lavorati artigianalmente al tornio. Tutte le parti dello strumento sono tenute insieme da colla animale, anche detta garavella, una colla d’osso a caldo utilizzata dalla notte dei tempi fino agli anni ’30 e poi progressivamente rimpiazzata da colle sintetiche o viniliche. Il materiale offre notevoli benefici, essendo facilmente reversibile, verniciabile e privo di effetti di scivolamento, pur imponendo al liutaio tempi di lavorazione più lunghi (ed esponendolo a un ‘profumo’ non dei migliori). Ultimo particolare ‘ecologico’ è la verniciatura in gommalacca (com’è noto, resina naturale secreta da un piccolo insetto), realizzata manualmente con la tecnica a tampone. Il vantaggio è quello di ottenere una verniciatura naturale facilmente ripristinabile, che lascia i legni liberi di respirare e di vibrare, imponendo però al musicista una certa accortezza nel maneggiare lo strumento. La chitarra è impreziosita da piccoli particolari estetico-funzionali armonizzati alla sobrietà dell’insieme: la spalla mancante veneziana; il prolungamento della tastiera sospeso sulla buca; il binding in ebano senza particolari fronzoli; il riporto posteriore della paletta, anch’esso in ebano, che concorre a creare un impatto visivo di particolare eleganza; il sorriso a ‘mezzaluna’ della rosetta, che riproduce un curioso effetto ‘sabbia bruciata’, richiamando il motivo dell’eclisse e del gioco ‘luce-buio’ al quale si ispira lo strumento. Elemento quest’ultimo esplicitato dall’intarsio ‘sole-luna’ presente al XII tasto e replicato nelle forme di una piccola soundport posizionata sulla fascia superiore. Insomma, il risultato finale è perfettamente in linea con le aspettative estetiche: un pezzo di ‘natura’ che vibra tra le mani.

lukas-milani-guitars-02La voce
L’idea di partenza era che le caratteristiche estetico-strutturali dello strumento trovassero preciso riscontro in un suono che ne rispecchiasse appunto la natura. Un timbro essenziale, chiaro, caldo e privo di tanti fronzoli. Aperta l’elegante custodia rigida marcata Milani, si viene letteralmente schiaffeggiati dal profumo intenso del legno di cedro. È pazzesco constatare come un pezzo di legno così vecchio conservi ancora tale fragranza eppure è proprio così. La chitarra è leggera, perfettamente bilanciata. L’ergonomia è quella di una piccola jumbo; l’impressione generale di calore viene rafforzata dalla comodità di un manico dal profilo moderno, dal radius della tastiera particolarmente accentuato e dalla regolazione delle corde letteralmente da chitarra elettrica. Equipaggiato con una muta Elixir Nanoweb .012-.053 Bronze, lo strumento regala una voce imponente. La prima impressione è legata al volume d’insieme e alla definizione timbrica. Le frequenze appaiono tutte intellegibili, opportunamente separate e ben bilanciate, con una leggera preminenza delle medio-basse, caratteristica ovvia trattandosi di una piccola jumbo. I bassi sono chiari e caldi mentre i cantini sono brillanti. Avverto distintamente alcune delle caratteristiche tipiche dei top in cedro, pur trattandosi in questo caso di un’essenza molto differente da quelle abitualmente impiegate sul mercato. Il suono non ha la complessità generata dalle tavole in abete, l’attacco è molto rapido, le armoniche fondamentali sono tutte in bella evidenza, il calore e la definizione aumentano notevolmente modificando la posizione della mano destra. Quello che arriva alle orecchie è un suono essenziale eppure molto ricco. Le code sonore sono lunghissime, la riverberazione naturale è notevole, potenziata in qualche modo dalla piccola soundport, che aggiunge un pizzico di ‘aria’, quasi uno ‘spiffero sonoro’ che sembra non esserci e invece c’è. Insomma, nessun effetto ‘scatoletta’ o ‘legno povero’. Al contrario, nonostante la sua giovinezza, la chitarra ha un’esuberanza che al principio può disorientare. L’impressione generale è quella di suonare una classica con corde in acciaio. Poco incline allo stoppato e al thumb, lo strumento predilige suoni lunghi e unghie naturali, sotto le quali restituisce le sue caratteristiche timbriche più autentiche. Il volume delle note è ben bilanciato in ogni punto della tastiera; montando un capotasto si avverte un alleggerimento del suono, sensazione che scompare quando invece si compie l’operazione inversa e si lasciano le corde libere di vibrare per tutta la lunghezza della tastiera. La sensazione allora è quasi quella di sgranare un accordo su un pianoforte. Prova questa che il potenziamento del suono generato dalla strana paletta finestrata esiste ed è pure evidente. Il setup dello strumento non permette di valutare appieno l’efficacia in strumming, ma le caratteristiche sopra elencate (soprattutto il volume e la definizione) lasciano pensare che una regolazione meno spinta, e una distanza più generosa delle corde dalla tastiera, potrebbero trasformare questa chitarra in uno strumento infallibile per il flatpicker indemoniato. Non a caso, lo strumento è stato spedito con due sellette aggiuntive diversamente dimensionate, in modo da poter ottenere un rapido cambio dell’action.

Alla fine del viaggio
È bene tenersi prudentemente alla larga dalla logora polemica che oppone la liuteria artigianale a quella industriale, disquisizione insensata quanto quella di chi mette a paragone un buon sigaro cubano con un toscano invecchiato. Molti di noi avranno sperimentato almeno una volta (si spera) l’ebbrezza di sedersi in un negozio da paese dei balocchi, provando e riprovando decine di strumenti da favola per poi scegliere la propria ‘bella del reame’. In questo caso invece ci addentriamo in contrade differenti. La realizzazione artigianale di una chitarra è piuttosto un curioso percorso; si comincia da un’intuizione che prende forma, si modifica, si definisce, in un rapporto empatico con quell’omino dall’altra parte del tavolo, un po’ mago, un po’ psicologo, un po’ confessore. Sicuramente personaggio armato di dosi non comuni di pazienza. Quello che ci aspetta alla fine del viaggio è la curiosa sensazione di avere tra le mani la materializzazione di un’idea, il prodotto finito di un passaggio dall’astratto al concreto. E come sempre accade, il ritorno a casa ci trova più ricchi e consapevoli, padroni di un ‘viaggio’ che è stato solo e solamente il nostro. Un ‘viaggio’ che mi sento di consigliarvi, almeno una volta nella vita.

Difficile fornire indicazioni precise sul prezzo dello strumento, tenendo conto della recente modifica dei listini. Però attenzione: anche in questo caso la sorpresa potrebbe essere dietro l’angolo e regalarvi l’emozione di un’avventura allo stesso prezzo di una decente entry level di qualche ditta blasonata.

Roberto De Luca

Lukas Milani è facilmente contattabile sul sito www.milaniguitars.com

Scheda tecnica
Tipo: chitarra acustica small jumbo (larga 38 cm)
Modello: Lukas Milani Experia ‘Mnemosyne’
Costruzione: Italia
Top: katràni (cedro del Libano)
Catene: abete
Fasce e fondo: gelso bianco (wild Mediterranean mulberry)
Manico: noce
Tastiera: ebano
Ponte: acero ‘ebanizzato’
Binding: ebano
Meccaniche: Schertler open brunite (18:1)
Capotasto e sella: osso
Amplificazione: no
Larghezza al capotasto: 45 mm
Scala: 646 mm
Tasti: 21 (+3)
Cutaway: venetian

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