Gabriele Posenato – Fifty Fifty

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Fingerpicking.net
Posenato-Fifty-Fifty-coverNon so se vi sia mai capitato, ma suppongo di sì. Che abbiate conosciuto una storia, intendo, che l’abbiate ascoltata, letta, vissuta in un film o in qualunque altro modo. Poi magari capita che la storia non ve la ricordate, gli accadimenti li avete dimenticati; ma quello che ricordate con esattezza sono gli stati d’animo, le atmosfere, le suggestioni. Così che la storia non è più una sequenza di fatti, ma uno srotolarsi di emozioni. Quello che fa Gabriele Posenato con la sua musica mi sembra essere questo. Racconta storie. Non con le parole, con la chitarra. Poi se vai a sentirlo dal vivo capita anche che ti racconti aneddoti, persone e pensieri che hanno suscitato i suoi brani, ma sul disco no, non importano le parole, importa viaggiare con la musica dentro storie che sai che ci sono. Non le sai ma le hai vissute con lui, in un certo senso. Avendo assistito al concerto di presentazione del disco ho ascoltato molti di questi aneddoti e riferimenti, e di seguito, raccontando i brani, ne riporto alcuni.

Gabriele Posenato, classe 1965 ha già all’attivo tre dischi propri e diverse partecipazioni a dischi più collettivi, come i sampler di Fingerpicking.net o le varie iniziative – da Posenato stesso pensate e realizzate – legate al Wine and Guitar Clan, che con eventi discografici e live unisce due grandi passioni, la musica e il buon vino, a scopi di raccolte fondi per beneficenza.
Chi, come me, ama da tempo la musica di Posenato ha già un’idea di cosa aspettarsi di familiare e forse qualche idea su cosa aspettarsi di nuovo. La sua musica si caratterizza da sempre per la qualità rara del tocco – il tocco di Posenato sulla chitarra dovrebbe essere dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO –, per la qualità melodica e armonica, per la poesia di una musica mai ripetitiva ed una tecnica molto solida, che non è mai esibita in gare di bravura ma sempre al servizio dell’espressività della musica.
Veniamo al nuovo disco e a cosa c’è di nuovo: Fifty Fifty è un titolo che fa riferimento al proprio cinquantesimo compleanno, occasione per Posenato di incidere un disco dedicando ciascun brano a persone che sono o sono state significative per lui; il titolo suona come un augurio (a cui ci uniamo) di altrettanti anni, ma fa riferimento, consapevolmente o meno, a un’intenzione di condivisione. Si fa fifty fifty, si condivide, ci si nutre insieme delle emozioni. E così, in questo disco si condividono emozioni che un vero artista è capace di trasformare in musica.

Posenato - foto di Tommaso Mangione
Posenato – foto di Tommaso Mangione

La caratteristica principale dell’album, rispetto ai precedenti, è la varietà degli strumenti (e quindi dei suoni e dei colori). Oltre alla fidata Lakewood M-32 Custom, Posenato infatti suona due chitarre lap steel e due harp guitar, una antica – Meinel & Herold del 1900, che per la prima volta compare in una registrazione – ed una costruita apposta per lui dal liutaio Lukas Milani di Vicenza.
Alla varietà delle accordature, invece, Posenato ci ha abituato da sempre: uno studio sulle accordature che ha sempre valorizzato il potenziale di suono dello strumento acustico senza penalizzare le possibilità melodiche.

Veniamo ai brani, seduti comodi, che comincia il viaggio. Apre il disco “Quiete”, una bellissima melodia in DADGAD dedicata all’amico Reno Brandoni (ogni brano del disco ha una dedica esplicita ad una persona). L’impronta è quella che ha fatto amare a molti la musica di Posenato, gusto, tocco, poesia, melodia, respiro e suono. Il viaggio è iniziato, si è già catapultati dentro il mondo artistico di Gabriele.
La seconda, “Mare calmo”, fa entrare in scena la lap steel. Tutt’altro strumento e posizione rispetto alla Lakewood, eppure l’impressione è quella di riconoscere immediatamente il musicista. Uno strumento diverso, di cui Posenato sfrutta appieno le potenzialità espressive senza smarrire di una virgola la propria identità.
Con “Migranti” si presenta un altro strumento, la Milani Hybrid Harp: due manici, uno è una chitarra acustica, l’altro è di corde basse. Il brano è dedicato al ramo della famiglia Posenato che a fine ’800 emigrò in Brasile. Attraverso di loro Posenato dedica un pensiero e della buona musica ai migranti di oggi. Suggestioni molto belle, attraversate da una vena di malinconia che il tema della partenza e della lontananza richiamano.
“Hymns” è una trilogia di inni sacri e tradizionali: in una sequenza quasi senza stacco emotivo tra l’uno e l’altro, Posenato arrangia “The Water Is Wide” (è il terzo arrangiamento di questo brano in altrettanti dischi, a testimoniare l’amore per questa melodia), “Amazing Grace” e “Thank You My Lord”, tutto con la lap steel. O meglio, con la lap steel con il suo tocco e la sua sensibilità musicale.
“Caro Mr. Lake” non poteva essere suonato che con la Lakewood: un bel brano in accordatura aperta dedicato a Roberto Bini, scomparso qualche anno fa, molto amico di Gabriele e principale artefice della presenza della Lakewood nel mercato italiano della chitarra acustica. Ascolti il brano e ti sembra di vederli, come dieci anni fa: Bini, un signore discreto e gentile che racconta le chitarre Lakewood, e Posenato spiritoso ed estroverso, che fa vedere come si suonano. Lo si percepisce il senso del disco. Colonna sonora di avvenimenti, ricordi ed immagini. Qualcuno lo conosci e qualcuno no, o forse non ne conosci nessuno, ma non importa: quello che conta è come la musica te ne racconta il senso.
“A presto” si ispira senza esitazioni e in modo esplicito al Morricone migliore delle colonne sonore western, quelle che descrivono paesaggi e arrivi, e partenze, e sguardi. Posenato, che di Morricone è grande ammiratore, ne fa una sua giocando con la lap steel, descrivendoci chissà quali paesaggi e arrivi, e partenze, e sguardi. Il brano è dedicato a un caro amico recentemente scomparso e apparsogli in sogno, a cavallo, in una prateria sconfinata.

Posenato con la Milani Hybrid Harp - foto di Stefano Piccoli
Posenato con la Milani Hybrid Harp – foto di Stefano Piccoli

Arriva poi uno dei momenti più toccanti del disco, “L’abbraccio del padre”, un pensiero al padre, scomparso quando Gabriele era ancora in giovane età. C’è della tenerezza in questa bellissima melodia, che è la colonna sonora di un re-incontrarsi, avvenuto in sogno. Forse un incontro con se stesso, con la parte di sé che porta l’immagine delle persone che non ci sono più. Curioso come questo momento così personale e intimo sia quello in cui Gabriele ha chiesto due ottime collaborazioni, di Fulvio Turra nell’arrangiamento e di Michele Lideo come seconda chitarra. Ma è chiaro che il tema della musica come condivisione sia un tratto di questo artista. Si fa fifty fifty anche delle emozioni più intime.
“Canzone per uno sconosciuto” sembra fatto apposta per esplorare le possibilità espressive della lap steel. Il brano è dedicato a un musicista, Dennis Pisetta, che Posenato non ha mai conosciuto ma ne ha sentito la storia raccontata da Ermanno Pasqualato, costruttore di lap steel, al quale Dennis aveva commissionato una chitarra pur sapendo di non avere ancora molti giorni da vivere. E così fu, purtroppo: quella chitarra fu solo sfiorata da Dennis, in ospedale. Come dice Posenato, una storia così meritava di essere messa in musica.
“Danny Boy” è “Danny Boy”: un arrangiamento, pensato con Fulvio Turra, del noto brano tradizionale che avete sentito cantato e suonato già da un sacco di gente, sconosciuta, famosa, famosissima. Questa versione è proprio bella. Ed è dedicata a Rodolfo Maltese, scomparso di recente. Insieme agli inni di “Hymns” sono i soli momenti in cui, nel disco, Posenato suona musica arrangiata ma non scritta da lui. Ed in tutti i titoli pesca nella tradizione.

Posenato - foto di Stefano Piccoli
Posenato – foto di Stefano Piccoli

Chiude il disco “Finale da Vangog”, uno dei brani che Posenato ha scritto ed eseguito per lo spettacolo teatrale Vangog tutto attaccato e senza l’acca di Andrea Ciresola. Il brano è suonato con la Meinel & Herold. Rispetto a quella moderna mostra un po’ di fatica a mantenere suono e accordatura, cosa che dà ancora più fascino al brano. Una sorta di omaggio allo strumento stesso, che alla veneranda età di 115 anni compare per la prima volta in una incisione pubblicata. Gli altri brani scritti per lo spettacolo teatrale compaiono in diversi dischi precedenti.

E così si scende. Il viaggio è finito. Sono trascorsi circa tre quarti d’ora. Senza un momento di noia, senza una caduta di ispirazione, senza una nota inutile. La sensazione è quella di trovarsi di fronte a un disco di chitarra sola di rara qualità. Chi conosce il lavoro artistico di Posenato potrebbe condividere con me la sensazione di trovarci tutte le sue caratteristiche, in una raggiunta piena maturità artistica, con una intensità davvero rara. Chi non conosce il lavoro di Posenato, beh, è una buona occasione per conoscerlo. E quando lo avrete amato su disco andate a sentirlo dal vivo. Sarete felici di averlo fatto. Buon viaggio.

Riccardo Sonzogni

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