Dipingere la musica – Intervista a Franco Ori

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009_John-Lee-Hooker(di Reno Brandoni) – Può capitare di girare per festival trascinati dalla passione oppure impegnati dal lavoro. Se la chitarra acustica vi affascina, i posti dove andare sono quelli, ben definiti e conosciuti. Se lo fate seriamente e con costanza, inizierete ad avere un’idea del mercato e dei suoi attori. Le facce diventano sempre le stesse, va a finire che fate amicizia anche con gli espositori, perché così come voi riconoscete loro, anche loro inizieranno a ricordarsi di voi. In fondo non siamo così tanti e i volti sono quasi sempre quelli dei ‘soliti noti’. Lo stesso avviene anche tra noi addetti ai lavori: si gira di fiera in fiera allestendo e smontando stand, e alla fine si fa amicizia con i colleghi che come noi cercano di mettere in mostra i propri prodotti o la propria arte: editori, distributori, liutai, artigiani della musica, tutti insieme a rappresentare il ‘mondo della musica’. Tra i tanti incontrati negli anni, uno mi ha particolarmente colpito sin dal primo momento. È un artista, un pittore che dipinge i personaggi della musica: lo fa con perizia e velocità, esponendo davanti a tutti il suo talento. Inizia un nuovo quadro proprio il primo giorno di ogni fiera e completa prima della chiusura la sua opera, spesso di dimensioni gigantesche. Ho imparato a conoscerlo sempre meglio e ad avvicinarmi alla sua arte con maggiore attenzione. Credo si sia creata una sorta di sintonia, tant’è che in ogni evento la prima cosa che cerchiamo d’individuare è la posizione l’uno dell’altro. Questo mese ho pensato a lui: ci serviva una copertina dedicata a Robert Johnson e non sapevamo cosa mettere, così ho chiamato il mio amico Franco Ori e gli ho chiesto se poteva fare un disegno per noi. Lui è stato subito pronto e, con entusiasmo, ci ha proposto dopo un paio di giorni due splendidi disegni. Così il numero di gennaio ha avuto la sua copertina ‘inedita’ e io finalmente, attraverso questa breve conversazione, ho avuto modo di conoscerne l’autore un po’ meglio.

Da quanto hai iniziato a dipingere?
Da bambino ho scoperto il piacere del disegno e della pittura, che mi hanno accompagnato per lungo tempo. La pittura è stata una buona medicina. Una valvola di sfogo per le frustrazioni e i disagi. Mi ricordo che nei momenti di malessere cresceva la voglia di disegnare e dipingere, e mi abbandonavo in queste attività per lunghe ore.

Che tipo di tecnica usi?
Non ho una tecnica precisa. Mi piace sperimentare e scoprire nuove possibilità di utilizzo dei materiali. Mi ritrovo spesso a utilizzare materiali vari insieme alla pittura. Quando dipingo prediligo i colori acrilici, che trovo più compatibili con la mia modalità di pittura. Il modo in cui dipingo ora è figlio della sperimentazione e cambierà nel tempo.

Hai scelto di rappresentare sopratutto temi musicali: c’è una ragione ben precisa per questo?
Ho deciso in un momento difficile della mia vita che la pittura sarebbe potuta diventare un lavoro. In quel periodo stavo cercando di imparare a suonare la chitarra e i risultati erano scarsi. Stavo dipingendo totem indiani e pensai a cosa avrebbe potuto rappresentare un totem per i nostri tempi . La musica si rivelò il soggetto più adatto: la più potente delle arti, capace di andare diritto al cuore; attraverso i suoi eroi, sarebbe stata il territorio del mio lavoro. Organizzai una mostra dei primi lavori e incominciò un viaggio che continua tutt’ora.

Quali sono le tue passioni musicali, visto che spazi da Robert Johnson a Jimi Hendrix?
La musica che mi emoziona di più è il blues nelle sue varie sfumature e derivazioni. Quando ascolto blues, ho l’impressione che tutto il corpo – respiro, cuore, muscoli – entri in uno stato di indipendenza e si muova per conto suo. Jimi Hendrix e Miles Davis sono i miei preferiti. La musica che ascolto mentre dipingo, ha una grossa influenza sul modo di lavorare. Una musica calma e meditativa mi porta ad essere più preciso, lento e poco trasgressivo; mentre ci sono musiche che muovono le mie mani in maniera più veloce e mi invitano ad un tratto più trasgressivo e ribelle. A volte musiche tristi si sposano alla perfezione con le gocce di colore che cadono.

069_Dylan-violaQual è la modalità con cui selezioni un soggetto?
Spesso è la curiosità che mi porta a voler conoscere un musicista. Leggo la sua biografia, o testi che parlano di lui, ascolto la sua musica e sento che cresce in me la voglia di dipingerlo e di mettere nel dipinto la sua essenza. Spesso da un dipinto nasce l’interesse per un altro soggetto o un altro filone. Ad esempio ricordo che lavorando su Dylan scoprii Woody Guthrie, e attraverso Woody è nato l’interesse per la canzone di protesta. Altre volte parto dalla richiesta di un cliente e inizio il mio lavoro di ricerca e ascolto, prima di accettare l’incarico.

Lo studi prima o la realizzazione avviene ‘di getto’?
Divido il mio lavoro in due fasi. La prima è lo studio e la documentazione sul soggetto: musica, vita, testi e immagini. La seconda fase è il trasferimento della ricerca sulla tela. Questo avviene di getto in maniera istintiva, guidato dalla musica e dalle informazioni raccolte. Credo che i lavori fatti di getto, improvvisati o istintivi, abbiano una freschezza che li rende più autentici; ma penso che senza un lavoro di ricerca sia impossibile improvvisare con una buona qualità.

La velocità di realizzazione è una tua ‘dote’ o hai sviluppato una tecnica particolare?
Forse ti riferisci ai dipinti dal vivo che realizzo durante eventi o manifestazioni. In questi casi le circostanze mi hanno portato ad adattare il modo di dipingere alla situazione. La tecnica si è sviluppata nel tempo fino ad arrivare a quella attuale. Per i lavori in studio la tecnica che posso permettermi di usare è diversa. L’utilizzo di materiali vari, colle, resine e la possibilità di intervenire più volte sullo stesso lavoro in un respiro di tempo più lungo, restituisce un lavoro diverso.

Questo mese hai realizzato la copertina per il nostro magazine: hai mai realizzato altre copertine e, se sì, per quali giornali.
È stato davvero un piacere realizzare Robert Johnson per la vostra copertina. Era da tempo fra i soggetti da dipingere. Ho già realizzato copertine e immagini per l’interno della rivista Buscadero. Immagini dei miei lavori vengono anche usate da altre associazioni od organizzazioni per locandine e pubblicazioni: Vinilmania, Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, Hi-End, Jazzit.

È possibile acquistare le tue opere on line?
Sì, si possono acquistare sia i dipinti originali che le riproduzioni (stampe su tela) dei miei lavori. Direi che attraverso Internet svolgo la maggior parte dell’attività commerciale del mio lavoro. Inoltre partecipo a eventi di carattere cultural-musicale come fiere, festival o altro, dove oltre che esporre e vendere miei lavori dipingo dal vivo. Dipingere dal vivo è un’attività a cui tengo particolarmente. Penso che in un’epoca ‘virtuale’ sia importante farsi vedere in modo vero e autentico. Spesso le mostre di pittura sono una cosa statica, triste, dove manca qualcosa. Dipingere dal vivo e ascoltare musica danno un valore di autenticità al mio lavoro.

Cosa ci conservi per il tuo futuro ?
Ho alcuni progetti nel cassetto che aspettano. Uno di questi è sul blues e le sue origini. Non so ancora se saranno tavole per una specie di fumetto, o se saranno immagini da animare per un video; vedremo dove mi portano gli eventi…

Qualche progetto ambizioso?
Raccontare, attraverso i colori della musica, l’anima dei protagonisti che hanno fatto la storia.

Per saperne di più: www.francori.it

Reno Brandoni

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 01/2014

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