È online “Chitarra Acustica” n. 11/2019

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È online il numero 11/2019 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su fingerpickingshop.com o nei migliori negozi di strumenti musicali.

Tema: la frutta di stagione

Arriva novembre e già le tavole si arricchiscono dei profumi di agrumi, con arance e mandarini, mentre le castagne sul fuoco raccontano l’autunno e il prossimo arrivo dell’inverno. Non è più tempo di ciliegie, nespole e pesche, perché la stagione è passata e c’è un tempo per ogni cosa.

Con questo incipit, in terza media, avrei sicuramente superato abbondantemente la sufficienza, e il mio tema sarebbe stato idoneo e ben esposto. Invece i miei voti erano sempre tendenti allo zero, ai tempi in cui la valutazione ortodossa e bigotta della scuola antica prevedeva un range di valori da zero a dieci, con due argini ben precisi: lo zero tagliato e il dieci e lode, che dovevano rimarcare il massimo elogio o la più profonda incapacità. Io mi avvicinavo con successo sempre a questa seconda categoria, ricevendo a commento del mio ormai abituale zero tagliato un altro inevitabile giudizio: «Fuori tema».

Non riuscivo a comprendere cosa volesse significare quella laconica espressione, e il perseverare della mia cosciente incapacità nel riconoscere cosa fosse in o fuori tema rese le mie prestazioni scolastiche una sorta di evento mediatico: tutti attendevano la votazione del tema in classe declamata dalla professoressa (all’epoca la privacy era tutt’altra cosa rispetto ad adesso). E quando arrivava il momento del mio voto – cioè quasi subito, essendo io ostinatamente saldato per tutto il mio percorso scolastico al terzo posto nel registro di classe – il coro della classe, al nome Brandoni, enunciava senza alcuna possibilità di errore: «Zero tagliato e fuori tema!»

Era il mio piccolo trofeo. Oltre a essere mancino, cosa che già rappresentava con sospetto una mia evidente diversità, non riuscivo a centrare mai gli obbiettivi dettati dalla traccia del tema. Per me la composizione era fantasia e creatività, cercavo di immaginare il suono delle parole, provavo ad accoppiare assonanze piuttosto che significati, mi piaceva la cadenza di una frase; e anche se questa non descriveva nulla, la difendevo per la sua eleganza. Continuai così senza curarmi dei richiami dei professori e dei genitori. Infatti, per quanto mi sforzassi di rimanere agganciato all’argomento richiesto, alla fine mi lasciavo sempre andare volando sulle parole. Non facevo uso di nessuna particolare ‘sostanza’: ero già cosi e mi bastavo. Anzi mi piacevo.

La sorpresa più grande, dopo questo triennio di frustranti insoddisfazioni, fu quando agli esami di terza media, licenziato con poco più della sufficienza, il suggerimento della commissione esterna per i futuri studi fu quello di indirizzarmi a un liceo classico, vista la mia capacità di scrittura creativa.

Capite? Avevo la ‘scrittura creativa’, che per i piani scolastici valeva uno zero tagliato… Ricordo l’espressione sconcertata di mio padre, che immaginava un suggerimento più tecnico, tipo: si suggerisce una scuola industriale per specialisti del tornio! Invece, secondo i professori, dovevo immergermi negli studi classici, tra latino e greco, Socrate e Gomorra… Si comprenderà che poi ho scelto una strada diversa.

Nella musica ho fatto pressappoco lo stesso percorso, rinunciando alle convenzioni didattiche, rifiutando il conservatorio che, al secondo anno, mi aveva insegnato postura, tocco, solfeggio, ma poca chitarra; e seguendo ossessionatamente la filosofia blues di Stefan Grossman, che mi suggeriva di suonare come mi piaceva, nella posizione a me più idonea e interpretando lo spartito secondo una mia sensibilità. Anche in quel periodo si crearono delle grandi fratture: la scuola di Marcel Dadi/Chet Atkins indirizzava i miei colleghi verso un tocco preciso, un dettaglio di suono, una virtuosa ‘aritmetrica’. Io invece suonavo a modo mio, completando frasi e armonie secondo l’istinto. Non riuscivo a suonare con gli altri, perché anche in quel caso ero quasi sempre ‘fuori tema’. Nonostante questo riuscivo a farmi ascoltare e apprezzare, pur non suonando o conoscendo nessuno dei brani del momento eseguiti da tutti. Un po’ come oggi “Mombasa”, che se non la sai suonare non sei nessuno…

Ora non so bene perché vi ho raccontato tutto questo. Forse per rappresentarvi che, anche se la strada che percorrono tutti è dritta e ben precisa, si può anche decidere di abbandonarla per seguire istinto e fantasia, scegliendo in autonomia il proprio percorso. O forse solo perché, parlando della ‘frutta di stagione’, ho perso il filo e sono andato fuori tema.

Buon fingerpicking!

Reno Brandoni

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