Effetti collaterali (del virus)

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(Marco Manusso) –

Una decina di anni fa ero riuscito a creare una rubrica da affiancare a “Suono ed effetti” e a chiamarla “Effetti collaterali” uno spazio dove si poteva parlare di chitarre e non solo, di filosofia spicciola e di passioni irrefrenabili…insomma un modo per dialogare a sei corde con gli amici di “Chitarre”…poi la rivista ha preso altre strade, la rubrica si è dissolta così come il mio rapporto con la testata…anzi avrei preso molte persone…a testate! Ma, nonostante le burrasche, le rivoluzioni, i golpe e la crisi della carta stampata, il mio rapporto con Andrea Carpi è rimasto inossidabile e questo è il motivo per cui non appena ho letto la mail di Andrea ho acceso il computer ed eccomi qui a scrivere…ma di cosa?

Non ha nessuna importanza: scrivere, per il sottoscritto, è come mettere le mani sulla tastiera della mia chitarra preferita…ecco l’idea…la mia chitarra preferita, ovviamente acustica, e questa chitarra ha alle spalle una storia molto bella e gratificante che, opinione estremamente personale e di parte, vale la pena raccontare.

[tono fiabesco{ Tanti, tanti anni fa vivevamo in un mondo fatato dove le riviste, come “Chitarre”, vendevano molte copie e quindi si potevano permettere di mandare noi inviati alla fiera di Francoforte per una immersione totale in quella che è stata sempre la fiera musicale più importante d’Europa.

La mia prima volta è stata nel 1986 e ricordo ancora la sensazione di felicità incredula, un po’ effetto Disneyland a dieci anni, nell’incontrare Seymour Duncan in persona (ignaro del fatto che lo avrei incontrato nuovamente a Roma, molti anni dopo, per una clinic al Saint Louis).

Prendere un caffè (italian espresso) in compagnia di Larry Di Marzio che tentava di rispolverare quel poco d’italiano che si ricordava (bestemmie incluse), accennare alcuni riff dei Mountain gomito a gomito con Leslie West!!!

Il quale, ogni volta che ci incontravamo, mi apostrofava con: “Marco…mafia” nonostante avessi tentato di spiegargli che non era un complimento. Provate ad immaginare come ci si può sentire sul sedile posteriore di un taxi tra Jack Bruce e Chris Jagger (fratello del più famoso Mick) per le vie di Francoforte, o allo stand Di Marzio ad ascoltare, a qualche centimetro di distanza, Jack Bruce e Leslie West che improvvisano “Theme from an imaginary western

Questa era, e penso lo sia ancora, la fiera di Francoforte, almeno per il sottoscritto che zigzagava tra gli stand alla ricerca di depliants, foto, volantini… insomma tutto quello che potesse servire per il reportage su “Chitarre”.

Questo avveniva nel 1986 ma è del 1999 che voglio parlare:

[tono avventuroso} L’amico e collega musicista/giornalista Stefano Tavernese mi chiede se posso sostituirlo alla fiera di Francoforte e ovviamente accetto molto volentieri, ignaro che sarei finito nella peggior stamberga tedesca, ma questi sono i rischi da correre…anzi con le difficoltà ti senti più ‘inviato speciale’, il tutto è più avventuroso, così come trovare una doccia libera quando l’unico bagno è in comune con sei stanze!

Superati i problemi logistici, mi avventuro nel caos della fiera e, da buon capricorno, comincio il giro in ordine alfabetico e ovviamente lo stand della AER è tra i primi: come ciliegina sulla torta trovo anche l’amico Bob Brozman armato di bottleneck e chitarra a risuonatore.

Ancora con il sorriso sulle labbra per le battute esilaranti di Bob scopro che accanto al suddetto stand c’è quello della Maton.

Premessa: il marchio Maton era praticamente sconosciuto nel ’99 ma io lo conoscevo bene per due motivi: conoscevo la conduttrice radiofonica Luisa Mann (purtroppo scomparsa un paio di anni fa) con la quale avevo condiviso i microfoni di Radio 2, la quale conosceva i Violent Femmes e uno dei membri della band suonava una chitarra Maton, quindi il marchio l’avevo conosciuto ma l’illuminazione è arrivata a Parigi nel negozio di dischi FNAC: era il 1997 e l’Orchestra Italiana di Renzo Arbore si esibiva all’Olympia, ovviamente a Parigi, e dato che il sottoscritto all’epoca era un “orchestroitaliano” (come mi apostrofava Max Tortora) a Parigi mi trovavo (Montalbano…sono! (cfr. A.Camilleri)).

Approfittando di un day off mi precipito nella catena di negozi di dischi FNAC che in Italia non si era ancora palesata per cui ero sempre affamato di musica, magari introvabile nel nostro paese.

Ero all’interno del negozio quando dagli altoparlanti parte la versione acustica di “Day Tripper” per mano dell’allora sconosciuto Tommy Emmanuel…in poche frazioni di secondo il CD è nelle mie mani. Uscito da FNAC mi rendo conto che ho ancora la bocca spalancata dallo stupore e in albergo si spalanca di nuovo mentre ascolto tutto il CD (e chi se lo sarebbe mai “creso” che anni dopo saremmo stati insieme sullo stesso palco)

Nelle note di copertina scopro che Tommy suona un’acustica Maton… il gioco è fatto: attraverso Tommy e i Violent Femmes vengo a conoscenza del marchio australiano, ma torniamo allo stand Maton.

Tra chitarre e canguri incontro Alan Samin, responsabile della diffusione all’estero del marchio australiano ancora sconosciuto in Europa…

Alan si rivela molto “responsabile” e cerca in tutti i modi di convincermi a dargli una mano in Italia con le chitarre Maton, cosa che avverrà l’anno seguente dopo il mio factory tour a Melbourne all’interno della fabbrica.

Qualche anno dopo, esattamente nel 2004, invito Alan, il quale era sempre in Italia per ragioni di marketing ma sempre molto interessato a degustare la qualità e la varietà dei nostri vitigni, al mio spettacolo teatrale “Ma lei, a parte la chitarra, che lavoro fa?”.

Alan viene a trovarmi a teatro, si diverte e si annota che all’interno dello show interpreto un personaggio che si chiama Mario Manubrio (in realtà sono le mie generalità storpiate da una segretaria ottusa) e la storia finisce qui… penso io, ma mi sbagliavo.

Dopo un mese o due mi chiama Alan per dirmi che ha un regalo per me. Il regalo si trova dentro un fodero Maton che all’apertura rivela un’acustica con gli stessi colori della locandina dello spettacolo… per un attimo mi sento come un bambino alla vigila di Natale ma l’affondo finale arriva quando all’interno leggo sull’etichetta : Model M225 “Mario Manubrio Custom”…doppio regalo = doppia “libidine” (cfr. J.Calà)

Eccola! È lei in tutto il suo splendore “marittimo” ed è proprio lei che mi aspetta in Sardegna ogni volta che torno a trovarla, sempre pronta a scrivere nuovi brani ispirati dal mare, dal profumo del elicriso, dal mirto ma sempre e comunque rigorosamente “fingerpicking”, perché, come asserisce saggiamente Herman Usso (filosofo e chitarrista elettrico del ‘700): “La chitarra acustica va affrontata a mani nude”.

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