Gian Paolo Lopresti & Massimo Riva: Volver – Works for Two Guitars

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VolverPer segnalare il pregevole CD dei due chitarristi Gian Paolo Lopresti e Massimo Riva (info e notizie sul blog loprestiriva.blogspot.it) riprendiamo quanto dicevamo recensendo, nel numero di gennaio 2015, il primo volume del ‘trattato’ del Bruskers Guitar Duo dedicato al difficile e delicato lavoro di un duo chitarristico. Parlavamo di affiatamento, di equilibrio e di rispetto reciproco, ma anche di tecniche di arrangiamento, di disposizione delle parti, di equilibri timbrici, di come insomma ‘chitarra 1 e 2’ debbano vivere in un rapporto non gerarchico ma complementare e armonico.
Tutto questo e altro ritroviamo in Volver – Works for two guitars, un viaggio, allo stesso tempo colto e popolare, in un genere che del ‘colto e popolare’ è l’emblema: il tango argentino. Da Troilo a Villoldo, da Ginastera a Piazzolla – per citarne solo alcuni – il gotha degli autori principali di questo straordinario genere musicale è rappresentato alla grande. Ma c’era un rischio, altissimo: la maniera, la routine. Eppure attraverso la sapienza compositiva – perché alla fine il lavoro di arrangiamento per duo è davvero un lavoro di composizione – e una capacità fuori dal comune di far sentire tanto le rusticherie delle radici profondamente affondate nel popolo che le elaborazioni concettuali delle élite, che ne sono state l’imprevista e originalissima evoluzione, Lopresti e Riva offrono una prova maiuscola di cosa significhi ‘essere’ un duo originale e inventivo.
Si ascoltino, in questa ottica, proprio alcuni dei brani più conosciuti: “El choclo” abbandona per una volta le aie e gli ammiccamenti per addentrarsi in arditi accenti asimmetrici, che danno al celebre tango di Ángel Gregorio Villoldo un’aria allucinata e punteggiata di dissonanze ardite e quasi jazzistiche; “Adios muchachos”, di Julio César Sanders, viene restituita allo spirito del suo struggente testo e dunque rallentata e addolcita dall’uso del tremolo nell’accompagnamento; la “Volver” del titolo, opera del mitologico Carlos Gardel, diventa una magistrale prova contrappuntistica; “Alfonsina y el mar”, di Ariel Ramirez, accompagna la tragica fine della sua eroina eponima sottolineandone le inquietudini attraverso inediti impasti timbrici su ottave vicine. E la caduta vertiginosa dell’angelo morente di Astor Piazzolla (“La muerte de l’Angel”) resta impressa nella mente grazie al serrato gioco delle sincopi, agli scatti ritmici, alle ribattute ossessive nel basso. Insomma, nel duo la tecnica di arrangiamento è sempre funzione dell’espressività, ma nel caso di Lopresti e Riva vorremmo dire della rappresentazione (e infatti la loro presentazione dal vivo di questi tanghi può prevedere anche l’apporto fisico di una coppia di ballerini).
Un disco che si fa ascoltare con emozione e partecipazione e che rivela gioielli preziosi quali la “Milonga de mis amores” (di Pedro Láurenz), in cui le chitarre evocano l’inevitabile bandoneon, o gli insospettati echi reinhardtiani e americaneggianti di “Flores negras” (Francisco De Caro), la spavalderia ritmica di “Golondrinas” (ancora Gardel), la colta “Canción al árbol de l’olvido” (Alberto Ginastera), lo scatto brioso di “La trampera” (Aníbal Troilo), l’ambiguità metrica di “Romance de barrio” (ancora Troilo) e la struggente melodia di “Vuelvo al Sur” (Piazzolla).
Nel booklet molte e interessanti notizie sui brani, sugli autori e sugli esecutori e, per chi volesse cimentarsi con questa scrittura lussureggiante e incisiva, c’è la possibilità di richiedere, sul sito dell’editore Vigormusic (dal quale è anche possibile acquistare il CD), gli spartiti su pentagramma dei brani.
Da non perdere.

Carlo de Nonno

PUBBLICATO

 

 

 


Chitarra Acustica, 02/2015, p. 15

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