martedì, 27 Settembre , 2022

Giovanni Bailo – Not So Fast… A Weissenborn Project

Not-So-Fast_coverA chi frequenta Sarzana da un po’ di anni sarà capitato di vedere qualche capannello di gente attorno ad un personaggio simpaticissimo con i baffi intento a disquisire con la stessa competenza di legni e di vino. Bene. Questa persona è il dr Giovanni Bailo, di professione uno dei migliori enologi italiani, ma anche uno dei più creativi chitarristi italiani, tanto sconosciuto quanto prolifico: ha all’attivo vari CD e metodi tutti su progetti originalissimi (vedi la raccolta di brani Partial Capos dove ha utilizzato tutti i tipi di capotasto) o le trascrizioni per chitarra di brani di Ludovico Einaudi). Da alcuni anni la sua attenzione si è spostata sulle lap steel guitars e fin qui ha prodotto 3 album (uno distribuito da Carisch Lap steel guitar collection: book con CD allegato) e l’ultimo della serie è questo Not so Fast – a Weissenborn project. Il titolo è un manifesto programmatico dell’attuale Bailo pensiero, lui che ha iniziato a scrivere in tapping quando i nuovi guitar hero acustici italiani portavano ancora le braghette corte (ascoltare il primo disco The Silver Lining). Conosco Giovanni da circa 15 anni e l’ho sempre ammirato per la sua capacità di esplorare e trovare cose nuove sulla chitarra tanto da trasmettermi la passione per la lap steel guitar e devo dire che ha trovato una via italiana a questo strumento. Da grande enologo qual è sa che la musica è come il vino: un blend di melodia (i vitigni aromatici) e di armonia (i vitigni che danno struttura e corpo ad un vino) non disdegnando un pizzico di sperimentazione. Queste sono le componenti di tutti i lavori di Bailo. E in questo CD c’è tutto questo filtrato dal suono di una lap steel. Per chi volesse ascoltare arrangiamenti tanto belli quanto originali di C’era una volta l’West, Summertime o la minimalista Gnossienne n.1 di Erik Satie suonate in accordature impensabili o volesse abbandonarsi alle note scivolate dell’originale Aquamarine suonato in due versioni diverse, o volesse capire come suonare Nuages di Django Reinhardt in slide questo è il disco adatto. Non manca la sperimentazione: nell’ultima traccia Bailo fa il verso ai Pink Floyd di Ummagumma e a tutti i chitarristi elettrici fumati degli anni ’70: qui la lap steel è utilizzata come generatore di suoni e rumori in un brano a-tonale. Vi chiederete a cosa serva un brano del genere; mi sono dato una risposta: è un ottimo intro al primo brano, perché finito di ascoltarlo lo farete ripartire una seconda volta e poi una terza. 16 brani da ascoltare attentamente tra originali e arrangiamenti mai scontati o banali. Nell’era del click e dei like spesso poco sinceri in rete a favore di tanti picchiatori o presunti musicisti finalmente uno che sa dove mettere le dita o meglio la barra…. E not so fast.

Gabriele Posenato

Related Articles

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Stay Connected

21,988FansMi piace
3,502FollowerSegui
20,100IscrittiIscriviti

Ultimi Articoli