Intervista a Palma Cosa

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(di Paola Selva) Incontriamo la chitarrista pugliese Palma Cosa, insegnante di ruolo nelle scuole medie statali a indirizzo musicale, un’artista che ha fatto della musica la propria professione e che passa con disinvoltura dalla chitarra classica a quella acustica, coniugando diversi stili. Le abbiamo fatto qualche domanda per conoscerla meglio.

Ciao Palma, raccontaci del tuo percorso musicale. Hai una formazione classica, ma ti vedo e ti ascolto spesso con la chitarra acustica. Come nasce e come si evolve la tua passione per la chitarra?

La mia passione nasce quand’ero bambina grazie a mio padre, anch’egli chitarrista. Lui mi ha dato tutte le basi necessarie per approcciarmi allo strumento classico, in vista di entrare poi in Conservatorio,e mi ha fornito diversi insegnamenti fino al diploma, compresi quelli sulla conoscenza degli accordi e le basi per l’improvvisazione. All’ultimo anno di studio ho scoperto, attraverso l’ascolto di alcuni dischi del grande Michael Hedges, la chitarra acustica e la musica new age.

Il mondo della chitarra è ancora oggi prevalentemente maschile. Cosa significa per te essere una chitarrista donna? Quali i pregi e quali le difficoltà?

Essere una chitarrista donna pone non poche difficoltà in uno scenario prevalentemente maschile. D’altra parte, però, una chitarrista donna viene vista come una rarità dal momento che di chitarristi uomini ce ne sono un’infinità! Alla fine sono convinta comunque che, laddove esiste un’autentica passione per la musica e la voglia di trasmettere le proprie emozioni, non si debba fare distinzione tra il musicista uomo e la musicista donna.

Composizione e arrangiamento: ci parli del tuo approccio con questi mondi musicali?

Sin da adolescente mi è sempre piaciuto scegliere un brano famoso e riarrangiarlo a mio gusto, cosa che faccio tutt’ora, cercando di ottenere un’identità personale. La composizione dei miei brani inediti nasce dallo sviluppo di idee melodiche a volte scaturite da lunghe sessioni di studio, altre volte invece da sperimentazioni di effettistica varia.

Quali sono le emozioni che provi quando suoni?

La musica per me è il mezzo con cui esprimo tutte le mie emozioni. A volte capita che, durante particolari concerti, mi integro totalmente con chi mi ascolta. Mentre suono cerco di dare sempre il meglio che posso donare al pubblico, e alla fine del concerto – quando vedo che è preso emotivamente e mi applaude – sento di aver raggiunto lo scopo della mia esibizione, cioè ‘emozionare’.

Ci sono dei chitarristi che ti hanno in qualche modo influenzata?

Sicuramente Michael Hedges, per la profondità delle sue meravigliose melodie e quei suoni particolarmente ricercati sullo strumento, e Tommy Emmanuel per il suo carisma sul palco.

Quali chitarre usi? Come hai scelto i tuoi strumenti?

Possiedo una Takamine CP132 come chitarra classica, scelta per il suo suono e la comodità sulla tastiera, che riesce a farmi esprimere al meglio, visto che parliamo del mio strumento principale. Come chitarra acustica, invece, ho scelto una Maton ‘Michael Fix’, oltre che per il suono anche per il suo particolare sistema AP5, che mi permette di usare una tecnica fingerstyle e percussiva allo stesso tempo.

So che utilizzi diversi effetti sulla chitarra, ce ne parli? Qual è il tuo rapporto con l’elettronica?

Durante i miei concerti dal vivo utilizzo i riverberi dell’Acus One Forstrings 8 attraverso il Kemper, che mi danno sia una certa spazialità che una grande nitidezza, laddove la mia Maton deve far emergere il suo suono naturale. Grazie a questa macchina fantastica sono riuscita a elaborare diverse idee melodiche e, a volte, la affianco all’utilizzo di una loop station.

Qual è il posto in cui ti è piaciuto di più suonare, magari dove hai trovato un pubblico particolarmente accogliente?

Uno dei palchi che mi ha emozionato molto è stato quello del FIM, la Fiera Internazionale della Musica, dove mi sono esibita lo scorso anno a Milano per la prima volta. Ma sicuramente i posti in cui trovo un pubblico particolarmente attento, curioso e accogliente sono i teatri: è tutta l’atmosfera che si crea attorno che mi emoziona tantissimo, dal palco al sipario, alle luci, all’intimità dei suoni, al calore degli applausi. Secondo me tutto questo è il top!

Raccontaci dei tuoi lavori discografici e dei tuoi progetti futuri…

Dopo l’uscita nel 2017 del mio primo Ep Acoustic Dream, che è andato abbastanza bene, adesso sono al lavoro per il mio secondo album, che uscirà a breve e di cui realizzerò sia le copie digitali che quelle fisiche con l’etichetta discografica Joe Black Production.

Hai dei consigli per chi desidera avvicinarsi alla chitarra?

A chi desidera avvicinarsi al mondo della chitarra consiglio di dedicarsi con amore allo studio di questo meraviglioso strumento, di andare ad ascoltare dei concerti dal vivo di bravi musicisti, di non abbattersi alle prime difficoltà, di ascoltare tanta buona musica di diversi generi, in modo da poter costruire il proprio bagaglio culturale. Credo fermamente che la musica sia un arricchimento nella vita di ognuno, un dono da custodire, per cui consiglio di coltivare questa passione che un giorno si potrà condividere con chi ci ascolterà, al di là se si diventerà un professionista oppure no.

(p.s.)

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